12 anni schiavo – Steve McQueen

di Ismaele (*)

discesa all’inferno e ritorno, alla fine, dopo 12 anni di schiavitù.
milioni di altri non hanno avuto un destino simile, né mai lo avranno, senza nome.
Salomon è una persona buona e ingenua, che per dodici anni deve sopravvivere, nelle mani di gentaglia da galera, con padroni “buoni”, e altri psicopatici.
non c’è un momento di ironia o di pace, nei film di Steve McQueen, chi vede il film non ha momenti in cui il dolore e la sofferenza si dimentica o si affievolisce, in questo senso non è un film per tutti, e però è terribilmente necessario.
se c’è un film al quale si può associare, non è “Django unchained”, film bellissimo, ma ironico, spesso, e dove si gioca, e ci si diverte; “Schindler’s list” è il parente più prossimo, entrambi sono film sull’olocausto, solo che quello dei neri è durato molto di più, il padrone Michael Fassbender e il comandante del lager Ralph Finnies, con assoluto e indiscusso potere di vita e di morte, sono due figli di uno stesso padre, che forse sta nella Bibbia che insegna e ordina la sottomissione.
è assolutamente d’attualità il fatto che Salomon si salvi per un pezzo di carta che uno sceriffo sventola al padrone, tutti gli altri sono sans papier e continueranno, con assoluta normalità, a fare gli schiavi, la chiesa benedice e le leggi sembrano immutabili.
Chiwetel Ejiofor (Solomon), Michael Fassbender (Edwin Epps) e Lupita Nyong’o (Patsey) sono più che straordinari, ciascuno di loro, da solo, vale la visione del film, imperdibile, senza se e senza ma.

http://markx7.blogspot.it/2014/02/12-anni-schiavo-steve-mcqueen.html

 

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

  • «Imperdibile» scrive Ismaele e io mi associo, non fatevelo scappare.
    Tre note
    Riprendete (o inaugurate) la buona abitudine di portare con voi qualcuna/o che al cinema va poco o nulla. Per un motivo, diciamo promozionale, evidente ma anche perchè dopo il film vi verrà il bisogno di parlare, condividere, domandare…
    Se «12 anni schiavo» vincerà l’Oscar saranno 100 anni (99, direbbero i pignoli) da quando sugli schermi trionfava «Nascita di una nazione», film che celebrava il Ku Klux Klan. Un bel rovesciamento. Che non basta, né simbolicamente (cioè al cinema) né politicamente (un Obama o due non fanno primavera).
    Fate occhio ai titoli di coda del film. Fra l’altro si cita la «ferrovia sotterranea»: temo che ben pochi sappiano di cosa si tratti. A ben cercare su Wikipedia qualcosa trovate ma vi prometto che il prossimo 10 marzo (anniversario della morte di Harriet Tubman) in blog questa bella storia sarà raccontata ampiamente come merita.

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