12 dicembre 1969 (e non solo): «Avevamo ragione noi»

di db (cioè Daniele Barbieri)

A proposito del libro «Storia della “Strage di Stato”» di Aldo Giannuli: inspiegabile ma soprattutto offensivo verso compagne e compagni della controinformazione

Quattro giorni fa c’era (tra i commenti della “bottega”) questo messaggio, firmato Paolo Brini.

«Ciao Daniele, vagando per la Feltrinelli l’altro giorno mi sono imbattuto in un libro dal titolo “Storia della Strage di Stato” di un certo Aldo Giannuli (che per mia ignoranza non conoscevo). Dalla quarta di copertina parrebbe una ricerca molto ambiziosa in cui l’autore “riprende in mano quel libro e ci offre una straordinaria inchiesta sull’inchiesta, con tutta la passione e la competenza del ricercatore che proprio allora iniziò a investigare nei meandri più oscuri della nostra Repubblica. Con la consueta acribia, Giannuli esamina La strage di Stato, con le sue rivelazioni e i suoi errori ecc.”. Tu Daniele, che a quel libro desti un importante contributo, cosa ne pensi? E’ all’altezza della quarta? A quali errori si riferisce? Se ha scritto castronerie pensi sia il caso di rispondergli nella maniera più circostanziata possibile come di tua abitudine, soprattutto per educare le nuove generazioni alla verità storica del proletariato senza lasciarla in mano alla classe dominante? Attendo fiducioso».

Ed ecco la mia risposta (sempre fra i commenti).

«ciao Paolo, grazie della richiesta e della fiducia. La questione è complessa e dunque mi prendo un paio di giorni per leggere il libro di Giannuli (che ho solo “guarducchiato” in libreria) e poi tirar fuori una risposta sensata. Intanto un’estrema sintesi: rubo tre slogan ai protagonisti di un fumetto (su testo di Gianfranco Manfredi) che è arrivato in edicola, come ho segnalato qualche giorno fa. “VALPREDA E’ INNOCENTE” – “PINELLI ASSASSINATO” – “LA STRAGE E’ DI STATO”. Questo è l’essenziale, come qui (in molte/i) abbiamo scritto. Ma proverò a meglio risponderti entrando nel merito della controinchiesta e dei suoi “critici”».

Ho mantenuto la promessa fatta a Paolo e ho letto tutto il libro di Giannuli. Mi ha lasciato stupefatto (non ne capisco il senso) e mi ha fatto incazzare (per le sue insinuazioni).

Provo a spiegare perchè. Scusate se sarò lungo ma lo devo a Paolo – “operaiaccio” e voce della «Banda POPolare dell’Emilia Rossa» e soprattutto compagno – che mi ha invitato allla chiarezza.

  Per il suo libro Aldo Giannuli ha scelto questo sottotitolo: «Piazza Fontana: la strana vicenda di un libro e di un attentato». Curioso rovesciamento storico: la strage dovrebbe venir prima, in ogni senso.    Ma – chissà perchè – a Giannuli interessa parlare soprattutto delle “stranezze” del libro.

Giannuli martella di critiche la controichiesta «La strage di Stato» (d’ora in poi siglo anche «Sds» per non farla lunga): analisi «approssimativa» e «lettura per certi versi semplicistica e non priva di eccessi ideologici, forzature e schematismi» (pagina 11); «gli errori, le approssimazioni disinvolte, le imprecisioni e soprattutto le lacune» (pag 41): ancora «omissioni» (42) e poi «la storia ha dato ragione al libro…» ma subito la stoccata: «il che non vuol dire che siano mancati limiti, errori o imprecisioni anche in questa parte del libro». E così via, sino alla fine.

 

Opinioni. Abbastanza incomprensibili per me (ma io ovviamente “valgo uno”). E vabbuò, fosse tutto qui non avrei fatto la fatica di leggermi tutto ‘sto libro e di “tediarvi” adesso con questo post.

Sono opinioni che valgono come le mie. A esempio per me questo libro è noioso e in certi passaggi monomaniacale: un conto è essere uno storico preciso e citare più documenti possibili, altro conto è dare a ogni foglio (dei “servizi segreti” italiani poi, cioè una banda di cialtroni persino sotto il profilo burocratico) un valore. Mi viene in mente la vecchia battuta su quello studioso che aveva passato tutta la vita per documentare che l’Odissea non era stata scritta da Omero ma da altro greco che si chiamava come lui. Si può spendere meglio il proprio tempo.

Quel che invece mi ha fatto incazzare sono le insinuazioni di Giannuli: accuse sempre sfumate (visto che non esistono fatti a sostegno) ma ripetute e pesanti.

Tipo.

Parlando di UAARR (cioè l’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno) Giannuli scrive a pagina 54: «quello che inquietava … era cosa altro sapessero gli estensori del libro, e da chi lo avessero appreso, sospettando, non ingiustamente, qualche contributo dai cugini del SID», cioè di altri e “concorrenti” servizi segreti

«Non ingiustamente». Ci si aspetta una prova. Non c’è.

Ma insiste Giannuli. In un paragrafo intitolato «Le notizie del diavolo» dopo aver accennato a un forum (18 anni dopo!) critico sul libro scrive: «Si formavano così due tesi estreme: per la prima il libro fu ispirato in gran parte dal SID, passando notizie agli autori, forse inconsapevoli della loro effettiva provenienza; per la seconda La strage di Stato fu opera di un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare senza alcuna influenza, diretta o indiretta, di alcun servizio segreto» (pagg 64-65). Io che sono un ingenuo, sapendo che Giannuli ha fama di persona seria, mi aspettavo qui che lui spiegasse i buoni motivi per sposare la seconda tesi. Invece (si) risponde così: «Entrambe le tesi non convincono». E giù spiegazioni che, secondo me, proprio nulla spiegano.

Dunque qualcosa di davvero strano c’è secondo Giannuli: né extraparlamentari «senza alcuna influenza» né passacarte del SID; ma una via di mezzo. Se io fossi a cena con Giannuli (mai avuto questo piacere finora) gli direi: «ma ti sei bevuto il cervello?».

Anche nella “Conclusione” (pag 141) Giannuli usa il bastone e la carota, insinua e poi ritratta, persino nella stessa frase. «Presentare tutto il libro come un depistaggio, quasi che gli autori si siano prestati a trasferire le veline del SID nel loro libro è un giudizio sbagliato e ingeneroso». Deduco: tutto il libro no, solo un pezzo. Lo ripeto: “Giannuli, ti sei fuso il cervello”.

 La chiuderei qui ma ci sono due passaggi più “politici” che forse mi (ci) aiutano a capire perchè Giannuli, considerato da molti uno studioso serio, abbia costruito questo castello di carte; e se non il perchè almeno il suo metodo, mooooolto approssimativo.

  Il primo passaggio è sempre nella “Conclusione” (pag 138) dove Giannuli riassume «i punti deboli» del libro.

 Cito per intero: «a. L’individuazione di AN come esecutrice principale della giornata del 12 dicembre. b. il teorema della “regia unica” che metteva nella stessa catena di comando SID e UAARR, MSI e partiti di centro, AN e ON eccetera e tutti docilmente sotto gli ordini degli americani» c. l’idea che gli americani e ceti imprenditoriali stessero optando per il colpo di stato fascista».

  Preciso per i “meno esperti” che MSI era il partito di estrema destra in Parlamento, mentre AN cioè Avanguardia Nazionale e ON cioè Ordine Nuovo erano gruppetti fascisti concorrenti. I «ceti imprenditoriali» sono invece i padroni. Per altri chiarimenti storici in coda a questo post trovate alcuni link ad articoli apparsi in “bottega”.

Questa valutazione sui “punti deboli” si presta naturalmente a molte discussioni e contestualizzaioni. Ma ciò che mi colpisce (conoscendo bene «La strage di Stato» e avendolo comunque riletto – 99esima volta? chissà – per l’occasione) è che nel nostro libro non c’è quello schematismo che Giannuli sostiene. Per fare un solo esempio, riguardo ai punti b e c, si legga questo discorso politico, ben più articolato, nel paragrafo intitolato “La strategia della tensione” .

Preciso per i pignoli che il brano a seguire era alle pagg 112e 113 della prima edizione; qui – come accadrà anche in seguito- le parti tagliate sono indicate con (…) ovvero i classici tre puntini fra parentesi.

«Agli inizi del 1968, la situazione economica italiana è caratterizzata, grosso modo, da un contrasto tra le linee di tendenza del capitale monopolistico (…) e le linee di tendenza della media e piccola industria (…). Le elezioni politiche del 19 maggio 1968, che ratificano la crisi del centrosinistra e della politica di contenimento delle tensioni di classe, aprono, in prospettiva, una fase di alleanza obiettiva tra le forze più avanzate del grande capitale e le organizzazioni tradizionali del movimento operaio (…) Ma il disegno riformistico, con l’esigenza di un pur timido neutralismo che esso comporta, urta irrimediabilmete contro le necessità strategico-militari dell’ imperialismo americano».

Selezionando e omettendo, tutto si può stravolgere. Non che il collettivo di «Sds» fosse privo di limiti (anche nell’analisi) per carità, ma tanto sprovveduti come vorrebbe Giannuli no; non eravamo così. E il nostro libro lo dimostra, a saperlo leggere (e contestualizzare, come è ovvio, quasi 50 anni dopo).

Il secondo passaggio – che mi interessa per chiudere il discorso – invece è a pag 59 e concerne la questione dell’«anonimato» e del perchè gli autori (e le autrici, se vogliamo parlar corretto) lo mantennero anche tanti anni dopo, abbandonandolo solo per tre persone e cioè dopo la morte di Marco Ligini, di Eduardo Di Giovanni e poi di Edgardo Pellegrini per riconoscere i loro meriti nella controinchiesta.

Scrive Giannuli: «Poco dopo Di Giovanni mi concedeva una lunga intervista (…) Al centro vi era il gruppo romano di 4 persone (Ligini, lo stesso Di Giovanni e altri due di cui ancora taceva il nome)… a Milano c’era il gruppo che si occupava del caso Pinelli (…) L’anello più “esterno” era composto da centinaia di militanti che rastrellavano tutte le notizie possibili. Di Giovanni giustificò il silenzio sugli altri due membri del gruppo centrale come un “anonimato di modestia”: evitare l’appropriazione indebita del lavoro militante di centinaia di persone da parte di chi, quasi occasionalmente, aveva avuto il compito della stesura definitiva (confesso che la spiegazione non mi convinse per niente)».

Non stento a credere che l’«anonimato di modestia» e il rispetto per il lavoro di centinaia di militanti siano poco convincenti per Giannuli come per mooooolti altri giornalisti e/o storici, abituati a lavorare da soli e/o a sfruttare il lavoro altrui. Ma è così. E questo è, per me, un altro grande pregio di quella controinchiesta: essere stato davvero un lavoro collettivo. Una spiegazione semplice ma che risulta incomprensibile per chi pensa, a esempio, che a fare la Storia (s maiuscola) siano solo gli apparati dello Stato in lotta fra loro.

Se credete potete fermarvi qui (a leggermi). Ovviamente il mio consiglio è di non buttare 13 euri per questo libro di Giannuli, ma:

  • di leggere «La strage di Stato» (ristampato da Odradek) o rileggerlo se lo avete dimenticato; con i suoi difetti è sempre un gran libro
  • se sul 12 dicembre sapete “tutto” magari vedete come ci si può occupare seriamente dei neonazifascisti, quelli purtroppo temporalmente più vicini a noi; e qui in “bottega” ci sono molti bei testi e rimandi (soprattutto a Saverio Ferrari, al collettivo Wu Ming e ora anche al neonato Osservatorio sul fascismo di Roma).

 

Se non vi siete fermati a leggere… ecco qualche altra considerazione più politica e/o esistenziale; forse a 70 anni tocca farlo, pur se non si vorrebbe. Comunque se arrivate in fondo capirete meglio anche il titolo di questo post.

Sulla questione dell’«anonimi compagni», che taaaaaaaaaaaaaanto preoccupa o scandalizza Giannuli e altri, mi citerò (anche questo a volte tocca farlo). Nella edizione di «Sds» ristampata – il 12 dicembre 1993 – con il settimanale «Avvenimenti» per la prima volta comparvero in copertina i nomi di Eduardo e Marco (che purtroppo erano morti) seguiti da «e tanti altri compagni e compagne». Lì alcune compagne e compagni del vecchio collettivo scrissero brevi note. Allora nella redazione di «Avvenimenti» c’era Edgardo Pellegrini che nel riunirci (dopo tanti anni) ci chiese di firmarle e noi, più o meno malvolentieri, lo facemmo. Malvolentieri anche perchè – rubo le parole a Sarina Aletta, la “poetessa” del gruppo – «nel regno dell’avere, al tempo dell’ufficializzazione del nulla, chi aspira a essere non può che essere clandestino».

In una breve prefazione intitolata «Anonimi compagni…» io ricordavo, fa l’altro, il senso del nostro collettivo e del nostro essere extraparlamentari. Scrivevo fra l’altro: «Noi continuiamo insomma a non avere nessuna fiducia nell’organizzazione denominata Stato». Poi concludevo così. «Se esistesse, in questo Paese, l’esercizio della memoria, le verità di La strage di Stato tornerebbero utili anche oggi, in tempo di partiti allo sfascio, di putridumi finalmente svelati, di trucchi trasformistici. Ma soprattutto servirebbe oggi riprendere quel metodo della controinformazione di massa, militante che permise a migliaia di persone di ricercare, scoprire, diffondere verità politiche (ma anche culturali e scientifiche: basti pensare a tutto il lavoro sulla nocività nei posti di lavoro compiuto da Giulio Maccaccaro, Laura Conti, Neva Maffi e dai primi Consigli) in alternativa alla propaganda di Stato. Noi continuiamo a credere in questo. Qualcuno dirà che è la sindrome di Don Chisciotte che scambiava i mulini a vento per giganti. Dopo tanti orrori siamo però sempre più convinti che il vero pericolo non sia il donchisciottismo ma il sanciopanzismo: ovvero vedere mulini a vento anche quando i giganti ci sono».

Nell’edizione Odradek per il trentennale di «Sds» c’è anche una nota, firmata «Un gruppo dei compagni/compagne che indagarono e scrissero 30 anni fa per smascherare la strage di Stato» che si conclude così.

«Ci sentiamo di sottoscrivere quanto, nel ’95, scrisse un “pazzo” compagno statunitense, Abbie Hoffman, in prima fila nel movimento degli anni ’60 e ‘ 70. “Certo eravamo giovani / eravamo arroganti / eravamo ridicoli / eravamo eccessivi / eravamo avventati / eravamo sciocchi / ma avevamo ragione noi».

Eravamo giovani, frettolosi e a volte arroganti ma – lo ridico e non solo a Giannuli – anche su Valpreda, Pinelli e lo Stato stragista «avevamo ragione noi».

IN “BOTTEGA” potete trovare molti post sulla strage di piazza Fontana e intorno alla ragnatela che fu tessuta da chi volle quei morti. Ne segnalo alcuni: intanto 12 dicembre 1969: una «scor-data» per piazza Fontana…  di db e Antonio Fantozzi, poi La via verso Piazza Fontana  «L’uomo scompare la mattina di Natale 1969 a Roma…» (entrambi di Saverio  Ferrari e con altri rimandi) ma anche Una «scor-data»: 15 dicembre 1969, Giuseppe Pinelli… (di Mark  Adin).

PS PER FATTO PERSONALE MA CHE POTETE SALTARE (poi comunque è finito, lo giuro)

E’ curioso: amo parlare di «La strage di Stato» e odio parlarne. Provo velocemente a spiegarmi.

Perchè mi piace parlarne è forse abbastanza ovvio.

  1. è un libro storicamente importante e io credo nell’importanza (e nei limiti, certamente) della “memoria collettiva”
  2. ho preso parte alla sua realizzazione e non me ne pento, anzi. Nella mia vita lunghetta spesso mi son detto “db, dovresti ricominciare da zero” ma poi ho pensato a «Ricomincio da tre», il film di Troisi. Quando ho dovuto ricominciare c’erano almeno tre punti fermi da tenere: uno è aver lavorato alla controinchiesta che divenne «Sds» (La strage di Stato).

Perchè odio (a volte) parlarne è forse meno ovvio.

  1. Dopo «Sds» per un certo periodo della mia vita ho voluto/dovuto studiare i neofascisti, scrivendo anche un libro («Agenda nera») che fu pubblicato nel 1976. Un mal di stomaco permanente che ho volentieri interrotto per occuparmi d’altro. E avendo smesso di studiare non ho particolari titoli per parlare (intendo pubblicamente) di ciò che i “nuovi” fascisti combinano oggi, eppure mi vien spesso chiesto un parere. Che palle: studiate voi o chiedete a chi è bravo. Abbiate pietà del mio stomaco…
  2. C’è chi vive incatenato al proprio passato (per mille motivi a partire dal fatto che essere giovani è bellissimo… soprattutto nei ricordi di chi oggi è vecchietto) e per la mia generazione contribuisce l’aver attraversato un passaggio storico davvero straordinario. Io però credo che non si possa vivere – umanamente e politicamente – di “allori” e di ricordi. Perciò fatemi parlare d’altro, fatemi essere parte (piccola, per carità) di quel che si muove contro l’orribile «stato delle cose» in cui viviamo. Hasta la victoria siempre.
Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

14 commenti

  • Fabio Troncarelli

    Hai ragione Dani.
    1)Hasta la victoria siempre.
    2)”Qualcuno dirà che è la sindrome di Don Chisciotte che scambiava i mulini a vento per giganti. Dopo tanti orrori siamo però sempre più convinti che il vero pericolo non sia il donchisciottismo ma il sanciopanzismo: ovvero vedere mulini a vento anche quando i giganti ci sono”. Com’è vero!
    3)Piacerebbe anche a me dire che il passato è passato. Invece purtroppo il passato è presente. Si vede che abbiamo studiato male la grammatica.
    4) Dite quello che vi pare. tanto le cose stanno così: la strage è di Stato. E non è vero che quello che è Stato è stato…Quante ce ne sono “state”di stragi di Stato da allora? Si può discutere su che cosa significhi la parola Stato e su chi abbia il diritto agire in nome dello Stato pure se vuole fare un Colpo di Stato. Ma discutere sul fatto che Pinelli sia stato spinto dalla finestra è puerile, proprio puerile. E se qualcuno l’ha spinto vorrei sapere come si fa a rompere ancora oggi i coglioni a chi ha cercato di dire la verità, anche se facendo così può avere detto cose inesatte o confuse? Lo sapevate che dice il grande storico Federico Chabod, parlando degli storici onesti, non di quelli in malafede come quelli che sono voltagabbana di professione? Ha detto: “Bisogna preoccuparsi dopo l’errore numero mille”. Errore. Non insinuazione, mezza verità, mezza bugia e mezze cose da ominicchi e quaqquaraquà :per carità, non alludo a nessuno…honny soit qui mal y pense che tradotto in gergo vor dì: che c’hai la coda de paja? Magari perché sotto, sotto lo pensi puro te che sei tutto chiacchiere e distintivo?

  • sergio falcone

    12 dicembre 1969. Valpreda innocente, Pinelli assassinato, la strage è di Stato.

    Mi limito a dire che sono d’accordo e solidale col buon Daniele. Se si è alterato, ne ha tutte le ragioni. Come ho ragione io a diffidare di chi fa del pensare una professione. Gli intellettuali, se non sono rigorosi e intransigenti, “se non cortocircuitano su un crinale di classe”, come avrebbe detto Marco Melotti – chi si ricorda più di lui? – possono prestarsi ad operazioni dubbie. La storia dei movimenti recenti e la storia dell’umanità in genere sono piene di esempi. E, visto che parliamo di libri, che dire de Il segreto di Piazza Fontana, di Paolo Cucchiarelli?

    Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della strage di Stato. Viviamo tempi bui di revisionismi e di riscrittura della storia, ad uso delle classi dirigenti e dei nuovi padroni. Aspettiamocene di tutti i colori.

  • Grazie Db, oggi ho comprato “Cani sciolti – La strage”, perché so che Marco l’avrebbe preso ed è un tema importante di cui abbiamo parlato spesso. Così stasera me lo sono letto da sola, ma avrei tanto voluto fargli un po’ di domande.. poi, mi sono ricordata che avevi collaborato e lavorato anche tu al libro “La strage di stato” citato nel fumetto e allora ho cominciato a smanettare su internet e ho trovato il tuo post. Non so cosa mi avrebbe detto lui, ma leggere il tuo articolo mi ha dato importanti riferimenti, mi è sembrato quasi di ascoltare la sua voce dietro la tua.

  • Sembra una forma di presenzialismo, di voler dire la propria, usando sofismi che ti riportano al via, che forse nascondono il desiderio di misurarsi con qualcuno che stimi ma da cui per orgoglio, hai preso le distanze. E comunque un libro che parla d’un libro o porta in dote rivelazioni tali che invalidano la credibilita’ dell’oggetto, altrimenti e’ uno sterile, inutile esercizio.

  • lella di marco

    … ho conosciuto l’esperto di stragi… da qualche sconcertante (per me) apparizione in TV. mi sconvolge il suo profilo biografico, la sua riconosciuta “competenza” il suo essere chiamato e inserito come esperto in materia ,tanto da poter mettere mano o mano-mettere che dir si voglia , a preziosissimi documenti… al suo enorme “potere” intellettuale, di orientatore ideologico-politico et similia. Chi pensa che ogni parola detta e scritta deve essere un atto di responsabilità sa anche che ogni parola scritta è un atto di fede per cui un libro diventa azione nei rapporti con il pubblico, facendo scontare i debiti di responsabilità di ogni scrittore. L’offesa è soprattutto alla verità. Alla Storia, non di parte e manipolata , che comunque ancora deve essere scritta.

  • Caparezza 2011

    Non siete Stato voi che parlate di libertà
    come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
    Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio
    ma vi divertite a fare i luminari.
    Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse
    perché circondati da una manica di idioti.
    Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in
    curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
    Non siete Stato voi né il vostro parlamento
    di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza.
    Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda
    ma non ne pagate mai la conseguenza.
    Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi
    sperando che vi rinfranchi.
    Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati
    andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
    Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

    Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa
    che ammazzate di percosse i detenuti.
    Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate
    prese a calci come sacchi di rifiuti.
    Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte
    come una carogna da una iena che la spolpa.
    Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare
    per addormentare ogni senso di colpa.
    Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati,
    sempre in cerca di un nemico per la lotta.
    Non siete Stato voi che brucereste come streghe
    gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
    Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi
    e la costituzione sotto i piedi.
    Non siete Stato voi che meritereste d’essere
    estirpati come la malerba dalle vostre sedi.
    Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.
    Non siete Stato voi che brindate
    con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.
    Non siete Stato voi che vorreste dare voce
    a quotidiani di partito muti come sepolture.
    Non siete Stato voi che fate leggi su misura
    come un paio di mutande a seconda dei genitali.
    Non siete Stato voi che trattate
    chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.
    Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato
    costumi da sovrani con soldi immeritati,
    siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati
    come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio
    e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio:
    “Non sono stato io”.

    E come sempre mi sorge spontanea la domanda: “Cui protest” a chi giova qui ed ora?

    • Andrea ET Bernagozzi

      2011: “Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi”. 2019: adesso tengono il rosario tout-court. Quando si dice l’arte.

  • Caro Daniele, ti dico anzitutto di essere lusingato di stare nella tua “listina speciale”.
    Secondo me non sei stato “troppo! in alcun senso. Al tuo posto io mi sarei incazzato di più e quindi sarei stato troppo qualcosa, di sicuro. La strage di Stato lo lessi quando uscì e ce l’ho ancora in casa da qualche parte delle scaffalature. Ho sfogliato (più che letto) di re-cente 12 Dicembre 1969 di Mirco Dondi che fa una minuziosa ricostruzione dei depistaggi susseguitisi per anni per coprire gli autori ed i complici della strage di Stato. Non c’era una regia? E chi ne tirava le fila? E com’è che dal “caso italiano” ,quello dell’economi mista, del miracolo economico (con tutte le sue distorsioni) e di alcune eccellenze italiane a li-vello mondiale nel campo dell’elettronica,del nucleare (sono un antinuclearista) e della mi-crobiologia, siamo passati alla fase attuale di declino se non a seguito di due morti acci-dentali, di due processi del tutto fortuiti e della destabilizzazione operata dalla strategia della tensione? Vuoi chiederlo a Sandulli?
    Ricordo che il 12 Dicembre del 1969 ero a cena a casa di un mio amico a Napoli. Sentii della bomba di piazza Fontana dalla televisione e dissi all’impronta non per faziosità e pregiudizio ma perché avevo colto alcuni segnali premonitori magari sui treni. Il mio amico, un po’ meno attento, mi accusò di faziosità. Ma avevo ragione io.
    Nel 1971, trasferitomi a Roma, mi parve di sentire puzza di colpo di Stato. Feci un patto con mia moglie: se vengono i fascisti tu prendi i bambini (4) e scappa in Svizzera (con quali soldi non lo sapevamo né lei né io, ma in certe congiunture qualcosa si rimedia) io resto e sparo (con quali armi non lo sapevo, ma ero fiducioso che le avrei trovate). Il colpo di Stato fallì, ma il tentativo c’era stato. Avevo avuto ragione.
    Magra soddisfazione avere avuto ragione e trovarsi ora ad 88 anni con Salvini al Ministero degli Interni.
    Dai Daniele, non sei stato “troppo”. Per altro noi Napoletani diciamo “quann’ ce vo’, ce vo’”. Dacci dentro. Ancora.
    Nino.
    Non sapevo che sei tra gli autori di un libro che ha segnato la storia del Paese. Complimenti anche per questo.

  • Si prova a riscrivere la storia? Niente di nuovo sotto il sole.
    Anzi. In genere la storia si riscrive dopo circa 30 anni, e se ce ne sono voluti 50 per provarci vuol dire che era davvero arduo farlo. Chi lo avrebbe detto, e pure è così , con il passare degli anni e con il fisiologico venir meno di tanti protagonisti della vita politica italiana, oggi tocca a noi fare Testimonianza. Noi siamo i testimoni dei racconti dei partigiani, siamo i testimoni dell’autunno caldo italiano, e della stagione delle stragi, della teologia del compromesso storico e dello sfacio del Pci. Quello iniziato molto prima delle cronache. Della teologia della liberazione, e dell’assalto al cielo. Bene, come dice Daniele c’abbiamo un’età e c’eravamo, è importante testimoniarlo. E scusate se sorridiamo davanti a chi tenta di spacciare per buone banconote palesemente false.

  • Gian Marco Martignoni

    Caro db, premesso che non leggerò il libro giustamente segnalato da Paolo Brini, penso che nel sottotitolo ci sia la spiegazione sul perchè a cinquant’anni di distanza da quell’evento si possa, pretestuosamente, prendere le distanze dalla controinformazione sviluppata coraggiosamente in quel contesto .Poichè nel 1999 alla ristampa de ” La Strage di Stato ” da parte della Odradek partecipammo anche noi come Biblioteca per Invendibili e Malvenduti, sotto la guida di Dario Paccino,l’operazione editoriale combinata da Ponte alle Grazie e da Aldo Giannuli – che fino a qualche mese fa si spacciava per testa pensante dei 5Stelle – , ha dell’incredibile !

  • sergio falcone

    Aldo Giannuli. Sul suo sito, leggo:

    Biografia

    Sono nato a Bari, il 18 giugno 1952. Sono ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano e per diversi anni, sono stato consulente delle Procure di Bari, Milano (strage di piazza Fontana), Pavia, Brescia (strage di piazza della Loggia), Roma e Palermo. Dal 1994 al 2001 ha collaborato con la Commissione Stragi ed “sono salito alla ribalta delle cronache giornalistiche” quando, nel novembre 1996, ho contribuito alla scoperta di una gran quantità di documenti non catalogati dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, nascosti in quello che poi è stato definito come l’“archivio della via Appia”.

    L’esperienza come perito mi ha permesso di sviluppare una significativa esperienza con fonti della Storia Contemporanea che spesso gli storici ancora oggi faticano ad utilizzare con familiarità, come fonti giudiziarie, fotografie, video e testimonianze orali. Frutto di quella stagione di studio e ricerca, sono stati diversi volumi, tra cui mi piace ricordare i volumi per L’Unità sulla Strategia della tensione, “Bombe a inchiostro”, “L’Abuso pubblico della Storia” ed infine, “Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro” (2011).

    Da alcuni anni, pur mantenendo passione ed interesse verso la Storia dell’Italia Repubblicana, ho cercato di rimettermi in gioco, esplorando nuovi ambiti di ricerca storica contemporanea, con particolare attenzione al ruolo dell’intelligence e dell’open source intelligence nella società dell’informazione ed alle sfide che la Globalizzazione e la crisi dei processi di modernizzazione, tradizionalmente intesi, pongono al mondo contemporaneo. In questo solco si inseriscono i volumi “Come funzionano i servizi segreti” (2009), “2012 la grande crisi” (2010), “Come i servizi segreti usano i media” (2012), “Uscire dalla crisi è possibile” (2012), “Guerra all’Isis” (2016).

    Il mio ultimo libro è “Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi)” (2016).

    http://www.aldogiannuli.it/biografia/

  • Gianluca Cicinelli

    La storia di questo libro basta da sola a smentire l’ipotesi che sia stato “guidato” da manine dell’intelligence. Giannuli è uno dei migliori analisti italiani, può accadere che troppe “sollecitazioni” sfuggano di mano a chi pensa di gestirle e ci si ritrovi con delle polpette avvelenate tra le mani. Soprattutto può accadere che si tenda a essere generosi con chi di queslla rete di misteri è colui che ha gettato la rete, come Federico Umberto D’Amato e le sue frequentazioni con Adriano Sofri. Da lì secondo me, dalla distorsione di quelle parole e dall’identificazione degli autori del libro unicamente nell’area di Lotta Continua, cosa non vera, nasce l’errore in cui è caduto Giannuli.

    Riporto l’opinione del giudice Guido Salvini dalla trascrizione dell’intervista video al giudice GUIDO SALVINI, realizzata il 18 aprile 2000, parti della quale compaiono nel documentario “12 dicembre. Critica allo Stato dei misteri” prodotto da SUTTVUESS.

    SALVINI: La strage di Stato è il titolo del lavoro di controinformazione che uscì già pochi mesi dopo la
    strage di Piazza Fontana. Io credo che, pur nella sua incompletezza, questa espressione abbia comunicato
    molto di vero, proprio alla luce di quello che ho appena detto. Quando si collocano all’interno di gruppi che
    poi devono essere colpiti dalle indagini, degli infiltrati che devono seguire le mosse delle future vittime
    delle indagini stesse, non si può dire che non ci siano responsabilità istituzionali. E lo stesso quando si
    fanno scomparire testimoni importanti. Abbiamo parlato poco fa del capitano Labruna. Il capitano Labruna,
    ebbe l’incarico, quando le indagini, fallite quelle sugli anarchici, alla fine si portarono decisamente nel
    1972, sui gruppi di estrema destra, grazie al lavoro dei colleghi Calogero e Stiz, ebbe l’incarico dai suoi
    superiori, di far espatriare Marco Pozzan di Ordine Nuovo e Guido Giannettini agente del SID, affinché fossero sottratti agli interrogatori dell’autorità giudiziaria. Per questo episodio vi è la condanna definitiva della
    Corte d’Assise di Catanzaro. In generale quando noi possiamo inanellare decine di episodi simili che sono
    emersi nel corso delle nostre indagini e hanno spesso aggiunto pezzi di verità a quello che era emerso dalle
    vecchie, è difficile negare che sia anche strage di Stato. Nel senso che lo Stato invece di reprimere, con
    buona parte dei suoi apparati, ha colluso con chi stava progettando le stragi, ha difeso chi le aveva compiute
    dal pericolo di essere incriminati e ha fatto fuggire, quando necessario, i testimoni. Quindi l’espressione,
    anche se può apparire molto forte, e se poteva sembrare una forzatura politica all’epoca, è in fondo confermata da tanti nuovi elementi. E quindi sul piano storico politico ha un senso profondo di verità.

  • sergio falcone

    L’Osservatorio sul fascismo a Roma: pubblichiamo un contributo di Daniele Barbieri. Lo facciamo senza aver letto per motivi di tempo il libro in questione, ma conosciamo al storia dei protagonisti di quella lunga indagine, l’impegno personale e i rischi corsi nello scavare le pieghe dello stragismo “nero”. Diamo spazio perciò senza esitazioni all’incazzatura di Daniele, “per sempre, uno di noi”.

    http://www.osservatoriosulfascismoaroma.org/12-dicembre-1969-e-non-solo-avevamo-ragione-noi/

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