12 marzo 1930: la marcia del sale

Sotto la guida di Gandhi (per 320 chilometri) inizia il cammino che porterà l’India a liberarsi dagli inglesi

di Domenico Stimolo

Nell’ambito delle tante lunghe e difficili lotte di liberazione che nel corso dell’ultimo secolo hanno caratterizzato l’affrancamento di popoli dalle fameliche e sfruttatrici grinfie degli imperi colonialisti europei, un aspetto di grande rilievo è rappresentato dalla “marcia per il sale”, iniziata in India il 12 marzo 1930.

Prima di entrare nel merito operativo e politico della “marcia” è bene ricostruire in maniera sintetica il contesto storiografico caratterizzante il grande Paese asiatico.

Le potenze imperiali europee, nell’ambito della graduale e massiccia espansione commerciale-militare operata su scala planetaria dopo la scoperta delle Americhe, iniziarono un’intesa azione di penetrazione anche nel subcontinente indiano. Prima arrivarono i portoghesi – iniziarono con il commercio delle spezie – poi olandesi (dalla metà del Seicento), francesi e inglesi lungo il Settecento.

Nel corso del 18° secolo nell’area sud-orientale, espropriando il controllo politico e sociale dei francesi, diventò predominante l’azione dell’inglese “East India Company”, già operativa a Bombay, Madras, Calcutta. Si estinse l’impero Moghul, la componente turco-mongola che si era stanziata lì all’inizio del 16° secolo. Nel corso del Settecento la contrapposizione tra Francia e Gran Bretagna diventò globale: Europa, America, Asia. Risultarono vincenti gli inglesi anche nel sub-continente indiano. In maniera sempre più espansiva, la Gran Bretagna successivamente al 1840 dal controllo del Bengala e dalle aree costiere centro-orientale, a seguito della sconfitta dello Stato sikh del Puniab, conquistò l’India in maniera totale. Nel 1858, dopo la sconfitta della ribellione dei militari indiani – prima guerra di indipendenza -, la Gran Bretagna spodestò la “East India Company” dal controllo diretto dell’India. Il territorio indiano diventò direttamente dipendente della monarchia britannica, si imposero tra l’altro la bandiera e l’inno inglese.

Nell’immenso Paese si registrò una situazione di gestione politica caratterizzata da poteri variegati; le decisioni finali però spettavano sempre alla Gran Bretagna. Infatti l’«intreccio» era costituito dall’India Britannica, governata direttamente (organizzata in 8 cosiddette province con quasi 230 milioni di abitanti) e dallo Stato Indiano composto da 565 Stati principeschi la cui indipendenza era alquanto limitata. Complessivamente si comprendevano le grandi zone territoriali che successivamente diventarono Stati indipendenti: Pakistan, Birmania, Bangladesh, Sri Lanka.

Sul piano economico, commerciale e militare l’India divenne il riferimento principale dell’impero inglese. Le industrie britanniche esportarono quantità notevolissime di prodotti, importavano un’ampia gamma di merci e materie prime con condizioni ampiamente sfavorevoli per i produttori indiani. Inoltre – con la stessa dinamica attuata in tutte le colonie – molti indiani furono costretti ad arruolarsi nell’esercito inglese, spediti in giro nei Paesi che costituivano il grande impero. I ceti privilegiati indiani, nell’intreccio perverso di distinzione/discriminazione in ceti e ruoli da sempre esistenti, come mandatari di potere direttamente sostenuti dai britannici, nobili e possessori di ricchezze, appoggiarono i colonialisti inglesi. E così peggiorarono in maniera significativa le condizioni sociali e di vita della stragrande maggioranza degli indiani.

Il sentimento di riscatto, autonomia e indipendenza assunse un valore condiviso da importanti parti della popolazione indiana in particolare dopo la prima guerra mondiale. Truppe indiane dell’impero britannico – ben 1.600.000 unità – furono inviate in tutti i fronti di guerra sparsi per il mondo, al servizio di “Sua Maestà”; oltre 80.000 morirono, molti di più restarono feriti o mutilati. Un grande contributo fu dato dai Sikh.

Nel corso degli anni, conseguentemente ai meccanismi di sfruttamento coloniale, le condizioni di vita della popolazione indiana peggiorarono in maniera considerevole. Tragiche furono le conseguenze determinatesi a seguito di alcuni cicli di carestie che imperversarono in parti rilevanti del Paese. Il partito del Congresso Nazionale Indiano, nato nel 1895 e di ispirazione socialista, cominciò ad assumere posizioni meno servizievoli nei riguardi degli inglesi. Dopo la rivoluzione bolscevica in Russia anche in India iniziarono fermenti di classe e rivendicazioni da parte di nuclei sempre crescenti di lavoratori, specie nei nascenti settori industriali.

Nella vastità delle diversità che da sempre caratterizzano l’India emerse già dall’inizio del Novecento una personalità che nel proseguo degli anni diventerà padre politico e spirituale della nuova India indipendente, Mohandas Karamchad Gandhi, assurto alla conoscenza globale come Mahatma – fu soprannominato “Grande Anima” dal poeta indiano (e premio Nobel per la Letteratura) Rabindranath Tagore – un personaggio complesso. Per molti versi enigmatico per i consolidati canoni ideologici e culturali occidentali, diventerà personaggio di levatura mondiale, guidando l’India alla liberazione dal dominio coloniale inglese. Padre spirituale? O forse religioso? Laico di nuova fattura? o che altro? Forse una commistione, in un ambito infarcito da violente contraddizioni plurisecolari, in particolare nelle credenze e nelle suddivisioni religiose. Rappresentò e divulgò la pratica della nonviolenza, della non collaborazione con gli inglesi in tutti in livelli organizzati della società, propugnando anche l’uso politico dello “strumento” digiuno e della disobbedienza civile, ma fu anche sostenitore della castità e della pacifica convivenza fra musulmani e induisti.

Nel 1921 diventò presidente del National Congress.

Due anni prima, nell’ambito delle tante manifestazioni violente verificatesi, 400 indiani furono uccisi dagli inglesi ad Amritsar ( Punjab).

Nel 1922 Gandhi fu condannato a sei anni di carcere.

Nel lungo percorso umano di riscatto civile e di affrancamento dalle sottomissioni interne ed esterne – specie a partire dalla rivoluzione francese- ci sono eventi che, data l’intensa capacità emotiva e psicologica coinvolgente dispiegata, rompono come un fluido “magico” il muro generale dell’indifferenza, della stratificazione sedentaria e dell’appiattimento comportamentale, diventando volano innovativo e strutturale del cambiamento. Si mette in cammino la volontà per modificare lo stato delle cose, specie nelle lotte di liberazione per l’indipendenza dall’imperialismo e nelle richieste di riscatto sociale e per la libertà.

La “marcia del sale” assunse, in maniera dirompente, tutte queste caratteristiche, pur contenendo nella propulsiva iniziativa le idee e gli obiettivi promossi nelle tante azioni di lotta e proteste che erano state attuate nei decenni precedenti. Un atto che per la forza ideale espressa divenne segnale nuovo e dirompente per il popolo indiano. Ebbe al centro della rivendicazione un elemento minimo ma fondamentale per la vita. L’impero britannico fra le tante vessazioni fiscali imposte al popolo indiano obbligava il pagamento di una tassa sul sale. Quindi, una tassa generalizzata che colpiva in maniera forte la gran parte delle persone, in quanto povere. L’iniziativa di protesta doveva esaltare il messaggio assolutamente prioritario che il sale presente o prodotto in India apparteneva al popolo indiano e non alla speculazione inglese.

La marcia iniziò il 12 marzo 1930 dalla città di Ahmedabad. Alla partenza si aggregarono 78 persone scelte personalmente da Gandhi. L’obiettivo progettato era indirizzato ad attuare un evento esclusivamente pacifico, un segnale forte di disobbedienza civile. La sera prima di fronte a una grande marea Gandhi pronunciò un solenne storico intervento incentrato sulla valore fondamentale dell’uso della nonviolenza. La marcia, dopo avere percorso a piedi circa 200 miglia (320 kilometri) in 24 giorni, si concluse a Dandi – località marina ove erano presenti parecchie saline – nello Stato di Gujarat. Arrivarono in migliaia, infatti lungo il percorso molte altre persone si erano aggregate. Il Mahatma, in sfida alle leggi inglesi che imponevano la non raccolta del sale, colse un pugno del prezioso elemento. Gli inglesi reagirono duramente attaccando i partecipanti. Subito dopo Gandhi fu arrestato. Moltissimi altri partecipanti furono rinchiusi nelle galere.

Il viaggio della liberazione continuò. Si concluse il 15 agosto 1947 con la dichiarazione dell’indipendenza.

IN “BOTTEGA” VEDI ANCHE Scor-data: 30 gennaio 1948

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

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