15 agosto 1973: il primo Incontro nazionale dei Madonnari

di Chief Joseph (*)

Sul piazzale del Santuario di Grazie di Curtatone (Mantova) il 15 agosto 1973 avvenne il primo Incontro Nazionale dei Madonnari, una manifestazione che, da allora. si ripete ogni anno accogliendo Madonnari di tutto il mondo i quali, nello spazio antistante la chiesa, rappresentano con i gessetti colorati immagini legate alla tradizione religiosa, ma non solo. Gli inventori di tale spettacolo sono stati la giornalista Maria Grazia Fringuellini e l’allora vice-presidente dell’EPT (Ente Provinciale Turismo) Gilberto Boschesi, i quali hanno anche coniato il nome Madonnari.

L’evento di Grazie è diventato una delle più importanti manifestazioni del ferragosto italiano. Infatti, sul sagrato del Santuario c’è una presenza di circa centomila persone.

Racconta la Fringuellini. «Finché arrivò la festa, siglata da qualche Madonnaro autentico, come Prisciandaro e Picci, con un plotoncino selezionato di naïf, tantissimi giornalisti e fotografi. Tutti con la gola secca sotto il solleone. Due mesi di battage diedero subito i loro frutti. Tutto aumentò: numero di artisti, spese e lavoro».

Non c’è concordanza fra le testimonianze relative all’arrivo di Francesco Prisciandaro, il primo vincitore, a Grazie, anche perché nessuno sapeva chi e quanti fossero i Madonnari in arrivo. Infatti, in quegli anni, quando si parlava di cellulare, si intendeva l’automezzo adibito al trasporto dei detenuti. E’ certo che, con la valigia di cartone in mano, si presentò, una mattina, a casa di Romeo Nicoli, allora presidente della Pro Loco. Con molta probabilità soggiornò una notte all’albergo-trattoria “Quattro venti” di Curtatone. Sicuramente questo luogo è stato molto importante nei primi anni della manifestazione: infatti vi pranzavano, soggiornavano e si incontravano gli organizzatori, i membri della giuria e molti Madonnari. Nacquero anche duraturi rapporti di amicizia come quello fra la proprietaria, Lina Stuani (*) e Nora Baruffaldi Prisciandaro.

Tuttavia, a prescindere dalle cose realmente accadute, mi piace immaginare che l’arrivo a Grazie di Prisciandaro sia avvenuto in questo modo.

E’ quasi sera di una calda giornata d’agosto del 1973, i raggi del sole colpiscono l’ingresso del borgo producendo riverberi dorati. La vita del paese sembra essersi arrestata e una piccola folla si è radunata e scruta impaziente l’orizzonte delimitato dalla curva della “punta”. Ci sono personaggi importanti, meno importanti e i sempre presenti curiosi. Questo variopinto caravanserraglio si è radunato nella strada principale di Grazie e attende l’arrivo della corriera da Mantova. Finalmente, annunciata da un sordo suono di avvertimento, la corriera si ferma, si apre la portiera e appare un uomo magro, abbronzato, baffi curati, due grandi occhiali, un cappello bianco o forse panna. Nella mano tiene una valigetta di cartone che sembra di legno, immediatamente scoppia un grande applauso; l’uomo si guarda intorno e si presenta: «Buona sera, sono Francesco Prisciandaro, maestro Madonnaro». Strette di mano, sorrisi, sguardi ammiccanti e il piccolo corteo si avvia verso il campo di battaglia collocato nel piazzale del Santuario di S. Maria delle Grazie. Un’occhiata professionale, conciliaboli con Maria Grazia e Gibo che sono benedetti da Enzo (Tortora), sorvegliati e osservati da tutto il paese. Qualcuno in evidenza, come il Tino, e altri davanti o dentro le case.

Un sommesso ingresso nel Santuario: il coccodrillo che rimanda alla palude strappa un sincero sguardo di ammirazione da parte del maestro.

Arriva l’ora della cena: si va da Mario, è tutto prenotato; qualcuno ritorna a casa perché deve raccontare l’incontro, ma molti rimangono. Attorno al maestro ci sono Gibo, Maria Grazia, Enzo, Tino e altri che preferiscono mantenere l’anonimato.

Il menù è semplice, ma coinvolgente: anguille ai ferri e, naturalmente, Lambrusco. Mario non si stanca di sostituire i vuoti, che sono riempiti da una atmosfera nuova, dove scompaiono il famoso presentatore televisivo, il presidente di un importante ente, la giornalista in carriera, l’esponente di una specie in via di estinzione, per far posto a esseri umani che ridono e scherzano. Il Tino parla in dialetto con Francesco che non capisce una parola, ma annuisce convinto; Maria Grazia e Gibo dimenticano la freddezza dei graziolesi; Enzo ha la prima visione di una trasmissione chiamata “Portobello”. Il maestro è soddisfatto, si guarda intorno e comprende di aver trovato il posto giusto per dimenticare un “ghisa” di Milano che l’aveva invitato a cancellare la sua Madonna con la lingua. Qualcuno timidamente intona “Bella ciao”, dapprima isolato, ma pian piano tutti gli strumenti, debitamente oliati dal Lambrusco, scandiscono all’unisono «…una mattina, mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao…».

Era una serata di mezzo agosto del 1973, all’osteria di Mario muoveva i primi vagiti il percorso dei Madonnari di Grazie: una piccola storia che è andata avanti e ha prolificato proprio perché sono i piccoli accadimenti che rendono grande e importante il tempo.

Per maggiori informazioni sui Madonnari, è possibile scaricare il libro digitale: «I Madonnari delle Grazie», dal sito del comune di Curtatone o dall’Info Point dello stesso Comune.

(*) Lina Stuani, da bambina, fu testimone del massacro dell’Adriga, quando il 19 settembre 1943, dieci militari italiani prelevati dal campo di concentramento del Gradaro di Mantova, furono fucilati dai tedeschi. Il massacro si inserì in una strategia terroristica preventiva attuata nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre 1943 quando fu resa pubblica la notizia che il Regno d’Italia cessava le ostilità contro le forze britanniche e statunitensi. Nella difesa della stazione ferroviaria di Mantova il 9 settembre venne ucciso il Capitano Renato Marabini e gli altri soldati catturati. Seguirono l’uccisione di Giuseppina Rippa l’11 settembre e la fucilazione di don Eugenio Leoni il 12 settembre.  All’alba di domenica 19 settembre 1943 i tedeschi dissero agli internati del campo di concentramento del Gradaro di cercare dieci volontari per scavare delle trincee. I dieci militari che si fecero avanti, furono portati a pochi chilometri dalla città in una zona denominata Valletta Aldriga in territorio del Comune di Curtatone, non lontano dal luogo dove furono impiccati i Martiri di Belfiore. Le vittime, giovani dai 19 ai 35 anni, vennero fucilati uno a uno in modo sadico e crudele. Infatti prima di essere fucilato, ciascuno doveva seppellire il compagno già morto. La rappresaglia venne motivata con il ferimento di due soldati tedeschi in un attentato ma in realtà all’origine del ferimento fu una rissa fra austriaci e tedeschi raccontata come un’aggressione nemica per evitare pesanti provvedimenti disciplinari.

Chief Joseph – o se preferite Capo Giuseppe – è stato una guida (militare e spirituale) dei Nasi Forati, un popolo nativo americano. Da tempo riceviamo molti contributi alla “bottega” firmati Chief Joseph. Di solito si tratta di fotomontaggi per dialoghi immaginari (spesso volutamente anacronistici) a commentare una notizia o un breve testo: sono in uno spazio fisso il mercoledì mattina. Altre volte Chief Joseph propone insolite “scor-date” come questa. [db]

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

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