17 aprile: qui, qua e quorum a un passo dal culo mio (e vostro)

«Adesso scrivo a Giovanna, poi sento Marcolino ma lui dovrebbe saperlo, Sandro no perché…». A seguire consigli utilissimi di Marco Villa, “rubati” in rete

Quando leggerete questo articolo mancheranno 22 giorni al referendum su trivella selvaggia ed eterna

NoTRIV-26marzo

Adesso scrivo a “Giovanna” e le giro http://comune-info.net/2016/03/referendum-eni-no-triv-petrolio/ o qualcosa del genere. Poi telefono a “Marcolino” ma lui dovrebbe saperlo. “Sandro” no, inutile perderci tempo ché è diventato un demente: mi sa che non ha votato neppure per l’acqua pubblica e di recente quando gli ho chiesto se aveva letto cosa succede a Imola mi ha risposto «Muoia Sansone con tutti i filistei». Il cervello in pappa.

Dunque quasi-quasi mi faccio una mappa per mercoledì. Almeno 3 persone al giorno, w w w «la catena di sant’Antonio».

Allora vediamo. La mattina presto-presto vado al mercato. Di sicuro becco “Anna”, forse “Irene” e magari anche “Ludmilla”… ah già lei non può votare ché è «extra»; però è sveglissima, capace che si informa e poi ne parla in giro convincendo tutta la famiglia, brava gente credo. Sempre in mattinata vado all’uscita di scuola e lascio un po’ di volantini alle mamme che conosco: ho detto “mamme”? Non dovrei, c’è anche un nonno; i padri invece… ma lasciamo perdere che questo è un altro discorso. Se incontro “Walter” al bar – le 14 è l’ora sua – devo lasciargli il materiale: sabato appena ha visto che avevo un volantino in mano mi ha detto «dibbì ma è una protesi ormai, senza volantini saresti come Muzio Scevola» e avrà fatto almeno 10 battute (la migliore: «dibbì, ma visto che ami tanto la fantascienza e sei così preoccupato perché non lasci il pianeta, magari vengo con te») però poi lui si informa e usa la testa: infatti mi ha chiesto un po’ di opuscoli e io gli ho detto «attento a non diventare Muzio Scevola anche tu…». Ancora? Nel pomeriggio passo da “Chicco” e “Maria Paola” – detta, ma con affetto “Maria Polla” – anche se loro dovrebbero sapere tutto del 17 aprile: però meglio controllare e magari trasformarl* in attivist*. E poi devo tenere i volantini nella sacca per un volantinaggio casuale/mirato. Prima di tornare a casa passo a salutare “Pietro” e gli dò un opuscoletto. Al minimo uno, magari sette-otto così li fa circolare al lavoro. Ancora qualcosa o per mercoledì basta?

Ahhhhhh, devo parlare con “Lucia” e “Filippo”. Magari venerdì andando al cinema o a una pizza. Sono le persone giuste per apprezzare la mia “teoria”, chiamiamola così, del «a un passo dal culo mio»...

Cioè? «A un passo dal culo mio» è un’espressione (abbastanza usata a Roma) addotta a pretesto per disinteressarsi: ovvero “se non è a un palmo da me… non mi interessa”. E’ una concezione del mondo che io non condivido. Ma poi è davvero così? Se un battito di ali in Amazzonia può causare una crisi alla Banca Mondiale, il dramma della vicina di casa finirà comunque per coinvolgere anche me. Storie e dolori altrui, politica, economia o ecologia sono sempre a un palmo da noi. Far finta di non saperlo è stupido quanto inutile.

Se c’è qualcosa che è proprio «a un passo dal culo mio» – cioè dal culo nostro – è il mare d’Italia, vi pare? Lo capisce anche il papà di “Sandro” che ha le gambe un po’ andanti ma la testa è bella lucida… molto meglio del figlio: “Sandro-Sansone” è giovane ma rincitrullito ormai, parla solo di cosa là “Isola dei famosi” e non mi ricordo più che altro; e se gli nomini robe vicine al mondo reale ripete quel «Muoia Sansone con tutti i filistei» e si sente spiritoso. Contento lui; ma poi chi erano ‘sti filistei? Boh, controllerò. Ma adesso no, anzi vi devo lasciare ché vado al banchetto. Nel senso di “festino-mangiata”? No, il banchetto – asse di legno con sotto i cavalletti – dei «No Triv» per il «sì» al referendum. 

Ah però ‘sta cosa di Marco Villa, trovata in rete ve l’aggiungo. By-bit.


MARCO VILLA SCRIVE… per fornire qualche spunto utile per la campagna referendaria.

Il tempo disponibile per le attività di sensibilizzazione purtroppo è poco e i mezzi d’informazione mainstream daranno scarsa visibilità alla campagna.

Bisogna quindi intercettare coloro che s’informano tramite la tv, in particolare anziani e casalinghe. Categorie che, in genere, non sono il nostro target abituale.

Non ci dimentichiamo, tra l’altro, che le trasmissioni pomeridiane delle tv generaliste non parleranno mai del referendum.

Le fotocopie affisse ai portoni dei palazzi sono l’ideale per raggiungere quelle tipologie di persone, esattamente come fa la Caritas quando coinvolge la cittadinanza nella raccolta porta a porta di abiti e scarpe usate.

Inoltre, dobbiamo tenere ben presente che l’obiettivo è uno e uno solo: il quorum. Non bisogna pertanto cadere nell’errore di pensare a pubblicizzare il proprio logo, dando visibilità al proprio gruppo, comitato, associazione, ma si devono raggiungere quante più persone possibile, preferibilmente con il minimo sforzo.

Un altro target sono i pigri, coloro che hanno qualche strumento in più (cognitivo e tecnologico) per informarsi, ma lo fanno con estrema indolenza.

Dove si possono intercettare quelle persone?

Attenzione all’uso della parola “intercettare”: non dobbiamo aspettare che le persone arrivino a noi (magari comodamente seduti sotto un gazebo) per raggiungere il quorum, ma dobbiamo essere noi ad andare incontro alle persone per raggiungere l’obiettivo.

Coloro che io definisco pigri, indolenti, si intercettano la domenica nei seguenti luoghi:

  1. 1) i centri commerciali;2) gli stadi e, in subordine, i palazzetti dello sport;

    3) le chiese all’uscita delle messe.

Ho scritto la domenica perché è proprio in quella giornata che i centri commerciali sono letteralmente invasi dai pigri, cioè da coloro che hanno pochi interessi e non sanno che cosa fare durante il tempo libero. Il sabato invece molta gente va nei centri commerciali per fare acquisti e, probabilmente, gran parte di quelle persone sono già informate riguardo al referendum.

Per attuare una strategia del genere diventano preziosissimi, fondamentali, i volontari, gli attivisti, i giovani del Servizio Civile. Le risorse umane sono poche, bisogna “utilizzarle” nel modo più proficuo possibile.

Un’altra maniera per raggiungere i pigri è andare all’ingresso delle scuole elementari e medie all’orario di chiusura, per intercettare i genitori che vanno a prendere gli studenti. Questa strategia, ovviamente, va utilizzata nei giorni infrasettimanali.

Pongo poi una questione: i flash mob sono divertenti, ma quanto sono utili allo scopo? Nel web il quorum è già raggiunto, per cui postare sui social network foto e video dei flash mob rischia di andare a intercettare nuovamente chi ha già deciso di votare.

Non solo: i quotidiani danno spazio e visibilità ad articoli e foto dei flash mob?

Il “Corriere della Sera”, per fare un esempio, sabato scorso ha dedicato 10 righe alla notizia dell’avvio della campagna referendaria, nelle pagine delle cronache di Roma, con una piccola foto illustrativa. Poi, invece, nelle pagine economiche c’era un articolo lungo tre se non addirittura quattro volte tanto sulle strategie dell’ENI nei Paesi politicamente instabili in cui opera (Libia, Egitto, Kazakistan).

Perché dobbiamo pensare che coloro che sono pagati dai petrolieri debbano o vogliano fare il lavoro per noi?

Siamo noi che dobbiamo rimboccarci le maniche.

Ribadisco l’utilità delle fotocopie attaccate ai portoni dei palazzi. Ho lavorato così ai primi di marzo nel quartiere Monte Mario di Roma, per un’associazione che aveva organizzato una giornata di raccolta sangue in una parrocchia. Delle 39 sacche di sangue raccolte, 18 erano di nuovi donatori, i quali, appositamente interrogati, hanno spiegato che erano venuti grazie alle informazioni che avevano letto sulla fotocopia attaccata al portone.

A Terracina da anni lavoro in questo modo. Gli abitanti sono circa 45.000, per coprire interamente la città mi servono 1.100 fotocopie.

La media di affissione delle fotocopie è di 30 l’ora.

Ora sto lavorando anche a Roma per il referendum e qui la media oraria si alza nettamente, superando molto probabilmente le 50 l’ora.

Ho già coperto vari quartieri: piazza Bologna-piazzale delle Province, da Porta Maggiore a piazza Vittorio, da viale Baldo degli Ubaldi a piazza dei Giureconsulti.

Ma sono solo.

A mio avviso, se non vogliamo perdere la ghiotta occasione rappresentata da questo referendum, le persone disponibili vanno utilizzate in maniera completamente diversa.

Vanno schierate agli ingressi dei centri commerciali la domenica, senza allestire gazebi in varie piazze e piazzette sotto i quali stare comodamente seduti. Così e con i flash mob non si raggiunge il quorum.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

Marco Villa (Terracina Social Forum)

 

Il referendum è importante. Qui ogni giorno – alle 13,59 – ne scriviamo, l’opposto di ciò che fanno i “media di regime” (cioè quasi tutti) impegnati con tutte le loro forze a tacere. Ma bisogna che ognuna/o in questi giorni faccia la sua parte: si informi e informi, rifletta, racconti in giro cosa accadrà se non si raggiunge il quorum – il piano di Renzi e dei suoi tanti fans è quello – o se si perde il referendum (in teoria possibile, praticamente impossibile). Contro la «dittatura del petrolierato», contro chi vuole giocare con le nostre vite. Aiutateci mandando alla “bottega” informazioni, storie, vignette, immagini… Noi posteremo tutto. Ma soprattutto passate parola: il 17 aprile si vota, è importante.

L’ILLUSTRAZIONE, trovata in rete, è di un giovane scultore ceco, David Cerny… intelligente provocatore a vedere le sue opere. 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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