198 anni dopo Mary

  Recensione, quasi ovazione, a «Quando la fantascienza è donna: dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea» di Eleonora Federici

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Chi passa spesso da questa “blottega” saprà che in molte/i amiamo la fantascienza e spesso consigliamo le aliene/scrittrici: Ursula Le Guin, James Tiptree junior (alias Alice Sheldon) e Marge Piercy, tanto per dirne solamente tre. Dunque l’idea di un libro come questo è per me, per noi della “blottega” una festa, anzi doppia perché si tratta di un testo molto ben fatto. «Quando la fantascienza è donna» – sottotitolo «Dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea» – di Eleonora Federici è uscito, a fine 2015, per Carocci: 192 pagine per 19 euri. Se autrice ed editore pazientavano 700 giorni circa potevano lanciarlo con una fascetta tipo: «Quasi tutto cominciò esattamente 200 anni fa». Infatti è nel 1818 che Mary Shelley con «Frankenstein» inaugura la fantascienza “moderna”. E non poche/i dalle parti della letteratura fantastica infatti contano così: siamo tot anni D. F., dopo Frankenstein.

«Perché una fantascienza al femminile?» è la giusta domanda che apre il libro. La risposta è di grande semplicità e chiarezza: perché «propone un punto di vista diverso da quello maschile, in un certo senso anch’esso alieno». Se fra i maschi e fra le donne rimodellate sul gorilla capo c’è ancora chi non capisce questa diversità/alienità… sono spiacente di avere l’ennesima conferma che una parte dei bipedi del ceppo presunto Sapiens affonda ancora nella pre-pre-preistoria, altro che futuro.

Empatia, cyborg, «riscrittura della storia», antimilitarismo, margine, bisessualità, critica femminista, contaminazioni, utopie e distopie, politica di genere sono alcune fra le parole chiave di «Quando la fantascienza è donna» che non riassumerò ma vi invito caldamente, caldamente a leggere.

Spero che i nomi sin qui fatti – e tantissimi altri da Catherine Moore a Joanna Russ, da Naomi Mitchison a Leigh Brackett, e sul versante saggistico Rosi Braidotti, Donna Haraway e ancora “zia” Ursula in veste più accademica – vi siano noti. Donne della fantascienza e del fantastico da integrare con altre (Margaret Atwood in testa) che si collocano nel filone mainstream ma che, non per caso, “devono” usare fantascienza quando hanno di fronte muri ancora più alti del solito. Autrici di testi meravigliosi perché/quanto inquietanti. E qui sempre ben inquadrati.

L’invito ad approfondire, dopo aver “studiato” il testo di Eleonora Federici, vale anche per me. Personalmente conto di rileggermi – anche per meglio contestualizzarle – Charlotte Perkins Gilman, Doris Lessing o Suzette Haden Elgin che fra l’altro inventò il linguaggio Láadan. Ma soprattutto voglio/devo colmare alcune mie ignoranze perché vi sono nomi qui da noi purtroppo poco o nulla conosciuti… persino da un competente/appassionato qual sono: a esempio Sally Miller Gerhart, l’afro-americana Lilian B. Jones (1880-1965), Katherine Burdekin… oltreché molte utopiste «fra i due secoli» quando persino il suffragio universale sembrava irrealizzabile. Non è facile colmare certe lacune per chi non legge inglese, infatti c’è anche lo scandalo di tanti libri non tradotti in italiano, magari… il terzo di una bellissima trilogia come capitò ad Octavia Butler.

Difetti in questo volume? A voler cercare il classico pelo nell’uovo, avrei speso qualche parola per Joan Slonczewski, Pat Murphy, Nancy Kress o Pat Cadigan; e avrei “amato” di più il dolore e la provocazione di Tiptree/Sheldon.

Disaccordi? Chi mi conosce sa che considero il movimento cyberpunk assolutamente sopravvalutato e dunque dissento dai suoi cantori e da qualche cantrice.

Terminata questa recensione e/o chiuso il libro di Eleonora Federici, cara Zk e/o caro Wq che passate da qui ti/vi invito a un piccolo esperimento. Pensate al concetto di «riscrittura della storia» e poi andatevi a leggere il racconto «Relazione sommaria della spedizione Yelco all’Antartico, 1909-1910» (*) di Ursula Le Guin. Adesso è tutto più chiaro? L’ironia spesso fa più male di un pugno allo stomaco.

(*) se proprio non lo trovate guardate qui in bottega Ben pensato, zia Ursula (1)

 

redazione bottega
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Wow… Diventerà mio…. Sai quanto amo questo punto di vista…. Complimenti vivissimi all’autrice… Bella la recensione…. Ma suvvia… Cos’hai contro il cyberpunk? A parte viaggi lisergici e scontri tra polizia e cyberpsicotici, ci sono quei buontemponi dei netrunner che combattono strenuamente il sovrapotere delle Multinazionali… Dai, non è proprio da buttar via…. Gibson poi è stato onesto nel dire che tutto quello che voleva esprimere lo aveva gia detto il nostro amato Phil…. E non dimentichiamo che dal cyberpunk è nato il più valente steampunk… E qui si potrebbe dire che le donne la fanno da padrone…. Dai, appena mi riprendo dall’influenza, vedo di cucinarti qualcosa di buono…

  • Eleonora federici

    Se qualcuno è’ interessato oggi alle 18.30 a Roma alla libreria fahrenheit presento il libro con Sandra Plastina e salvatore proietti. Ciao eleonora

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