«1Q84»: un (doppio) libro imperdibile

seconda puntata di un innamoramento a scoppio ritardato: db fa i conti con Murakami e vi invita a calarvi da una scaletta ascoltando Janacek

«L’impossibilità di farsi un’idea è proprio il punto centrale di questa storia. E’ come buttare un sasso in uno stagno profondo. Plof. Il rumore del tonfo riecheggia tutto intorno. Noi guardiamo col fiato sospeso lo stagno per vedere cosa ne verrà fuori».

Col fiato sospeso, sì. Per 722 pagine (libro 1 e 2) più 400 pagine (libro 3) di «1Q84» – in italiano da Einaudi, traduzione di Giorgio Amitrano – scritto da Murakami Haruki nel 2009 e che io ho scoperto con gran ritardo, grazie alla riproposizione in edicola (*) di tutti i suoi libri.

«Bum» sento dire; “col fiato sospeso per oltre mille pagine? Ma va là”. Chi legge può non crederci. Ma provate anche voi. Murakami è contagioso. Poche persone restano immuni mentre tante (sto scoprendo) subito si infettano e con piacere passano il morbo ad altre/i.

«1Q84» è roba da Marte-dì, cioè fantascienza? Un po’ sì e soprattutto no; molto sì e un filino no. Mescolate e bevete.

«Stiamo parlando del mondo reale» chiede Aomame. E saggiamente Tamaru le risponde: «Chi può dirlo?». Di continuo Murakami ci introduce in territori fino ad allora ignoti: «come il fondo di una fossa oceanica o la superficie di un piccolo pianeta sconosciuto».

E sentite questo breve dialogo.

«Lei crede che sia così».

«Che cosa? – disse Aomane».

«Che la verità sia qualcosa che si può vedere e dimostrare».

Siamo in uno dei passaggi più spiazzanti del romanzo ma – ricordate il 77esimo comandamento? “spoilerare è peccato mortale” – il perchè si scoprirà (forse) al momento giusto. O mai.

«Chre strano mondo. Con il passare del tempo il confine tra le ipotesi e la realtà si fa sempre più labile». E poche righe dopo il “Marte-dì” si affaccia così:

«Hai visto 2001 Odissea nello spazio?».

«Sì – rispose Tengo».

«Noi siamo come le scimmie che si vedono nel film – disse Komstsu – … esseri ricoperti di pelo che girano intorno al monolito urlando cose senza senso».

O forse siamo finiti in un mondo Barnum.

Sapremo dopo poche pagine che c’è un libro («Crisalide d’aria») nel libro. E l’editor Komatsu spiega a Tengo: «Sebbene la trama sia nell’insieme fantastica, le descrizioni dei dettagli sono estremamente realistiche. L’equilibrio fra questi due aspetti è eccellente». Con ogni evidenza Murakami sta parlando anche di «1Q84».

Più avanti Tengo spiegherà: «Penso solo (che l’autrice) veda davvero cose che noi non vediamo». E a me riviene in mente l’ammonimento di Paul Watzlawick: «Fra tutte le illusioni, la più pericolosa è credere che esista una sola realtà». Così gioisco dell’abilità con cui Murakami svela, sovrappone, fiancheggia, intreccia realtà diverse, forse parallele. «Pezzi di mondi scollati».

Questo doppio romanzo è anche una grande storia d’amore, con un “lieto fine” che strapperebbe lacrimucce anche al cuore più inaridito.

Molta buona musica in mezzo alle pagine: da Bach a Nat King Cole, da Haydin a «Chantez Les Bas» cantato da Louis Armstrong. Ma soprattutto Leoš Janáček. E io ho appena tolto dalle casse Paolo Fresu proprio per riascoltare la «Sinfonietta» di Janacek: in questa versione Sinfonietta // London Symphony Orchestra & Sir … (non è la stessa del libro: quella diretta da Ozawa Seiji per ora non l’ho trovata). Potrebbe essere un consiglio per chi di voi leggerà «1Q84»: iniziate con la «Sinfonietta» in sottofondo e se possibile collocatevi in mezzo al traffico e guardate se – di fronte a «una grande insegna pubblicitaria della Esso» – c’è una piazzola con «una scala per scendere al livello inferiore». E adesso, gradino dopo gradino, scendete.

Buon viaggio.

PS: MARCHI IN BELLA VISTA?

Il “segmento” di Haruki Murakami che vive nel mondo cosiddetto reale quando scrive puntualizza (quasi) sempre il logo. Escludo che le grandi marche gli allunghino soldi per farsi pubblicità … a cavallo fra i mondi. Evidentemente secondo Murakami il logo è un ricamo importante per disegnare personaggi e luoghi. Mi piace credere però che quando Aomame trova un barattolo di cacao Van Houten e le vien voglia di bere cioccolata calda stia pensando a una delle più belle poesie (“La nuvola in calzoni”) di Vladimir Majakovskij con il condannato che prima di salire al patibolo grida al pubblico: «bevete cacao Van Houten!». Per quello spot clamoroso del condannato la famiglia incassò molti soldi: la pena di morte come evento pubblicitario o, se preferite, il mondo come il circo Barnum.

(*) cfr Come il romanzo «Kafka sulla spiaggia»…

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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