2 aprile 2005: muore Wojtyla ma io sto fuori dal coro

di Chief Joseph

All’epoca non ho sentito una voce che dicesse: umano rispetto per le sofferenze e la morte del Papa ma lasciamo stare l’iperbole della santità e della grandezza. Infatti, può essere vero che quel Pontefice fece anche cose significative: la conciliazione con le altre religioni, in particolare con l’ebraismo, e il perdono chiesto per alcuni “errori” della Chiesa, a cominciare da Galileo Galilei. Tuttavia, ci sono elementi che gettano nere ombre su quel pontificato, caratterizzato ad esempio da un ostinato antifemminismo (per Giovanni Paolo II le donne non saranno mai preti). Inoltre ha sempre mostrato una sconcertante omofobia; non dimentichiamo che il Papa ha chiesto perdono – magari ambiguamente – a quasi tutti meno che agli omosessuali, i quali, da secoli, patiscono persecuzioni. Forse che il perdono, in questo caso, avrebbe voluto dire un cambiamento reale e concreto all’interno della Chiesa? Infatti, è apprezzabile l’ammissione dei propri errori ma lo diventa ancora di più quando questi possono essere emendati.

Sento poi che da Wojtyla è stata sancita la possibilità per i cattolici di votare qualsiasi partito. E questa viene considerata una conquista, dimenticando che il papa ha sempre pesantemente interferito – e insiste – con le leggi dello Stato per quanto riguarda la famiglia, la bioetica e la sessualità: dunque poteva stare tranquillo anche senza l’unità dei cattolici perché l’Italia era (è) l’unico Paese al mondo in cui lo stesso partito, la Democrazia Cristiana, stava contemporaneamente sia al governo che all’opposizione.

Si è esaltata la sua figura per gli avvenimenti internazionali: caduta del comunismo, viaggi in molti Paesi del mondo, a prescindere dall’ideologia al potere nella specifica situazione.

Purtroppo si pone una pietra tombale sul fatto che, con una logica machiavellica, ha avuto un ruolo fondamentale nel massacro nei Balcani: mischiando ossimoricamente fede, politica e interessi economici ha riconosciuto la Croazia, ben sapendo che questo atto avrebbe significato l’inizio di una carneficina. Infatti, neanche il più sprovveduto dei politici ignorava che il riconoscimento della Santa Sede era un modo per dire: “Siamo d’accordo sull’occupazione delle caserme e riconosciamo il vostro diritto alla secessione dalla Jugoslavia” con la consapevolezza che questo non sarebbe avvenuto in modo incruento. Tale scelta – la fine della federazione – può essere stata positiva o negativa, a seconda del punto di osservazione, ma da qualsiasi angolazione la si analizzi è impossibile negare che abbia provocato morte e devastazione.

Non mi sono unito alla tirannide che decide “il mondo deve fermarsi, quando muore il capo dei cattolici”. Non mi sono unito perché l’affetto, la pietà e il dolore non possono essere imposti da nessuno. Non capisco come mai si dice: “le folle oceaniche che affollavano le agonie e i cortei funebri di potenti dittatori erano manipolate e non spontanee” mentre altre invece vengano fideisticamente battezzate come consapevoli e creative.

Ripeto e ribadisco, ho avuto rispetto – non certamente stima – per Wojtyla, ma mi sentivo terrorizzato quando intorno a me si affermava il coatto unanimismo che sempre impedisce il dialogo e dove qualsiasi voce fuori dal coro viene bollata come eretica, provocatoria e blasfema.

Ho la sensazione che i perdoni del Pontefice si riferissero solo al passato perché, alla morte di Giovanni Paolo II, eravamo in pieno totalitarismo planetario e guai a chi aveva l’ardire di tirarsi fuori dal coro. Non a caso il teologo Hans Küng ha scritto: «con il Pontificato di Giovanni Paolo II, la Chiesa è regredita ad un sistema rigido e centralistico, con un profluvio di prescrizioni e di divieti… sotto di lui la grande nave è ritornata ad essere la galera medioevale».

Le mie osservazioni possono essere accettate o meno – come sono suscettibili di condivisione o accettazione le affermazioni di Küng – ma hanno diritto di cittadinanza non meno di un evento mediatico planetario, la morte del Papa polacco, che, ben lungi dall’essere commosso e rispettoso, sconfinava nell’idolatria.

Poiché al delirio non c’è mai fine, porgo un post scriptum.

Nel corso della 384esima plenaria dell’episcopato polacco (8,9 ottobre 2019) i vescovi hanno discusso diversi aspetti sulle celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Karol Wojtyla che cadrà il 18 maggio 2020, L’arcidiocesi di Cracovia ha ottenuto dalla Conferenza episcopale – come riporta l’agenzia Sir (quella dei vescovi) – l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska.

«Non c’è il minimo dubbio che la spiritualità del futuro santo pontefice si sia formata in famiglia e grazie alla fede dei genitori» ha osservato il cardinale Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare di Giovanni Paolo II. Il porporato si è detto convinto che i genitori del papa polacco possano diventare un valido esempio per le famiglie moderne.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

La Bottega del Barbieri

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