25 aprile: in piazza complottisti, nazisti e…

integralisti contro «la tirannia sanitaria»

di Saverio Ferrari e Marinella Mandelli

LA PROVOCAZIONE DI UNA MANIFESTAZIONE (ORGANIZZATA IN DIVERSE CITTÀ) PER IL 25 APRILE PROMOSSA DA UN COMPOSITO SCHIERAMENTO DI TRUMPSITI NOSTRANI, NEGATORI DELLA SCIENZA, BIGOTTI E INTEGRALISTI CATTOLICI . TRA LORO ANCHE FORZA NUOVA

C’è chi punta a innescare per il prossimo 25 aprile una provocazione in diverse città italiane creando momenti di tensione con manifestazioni di piazza. A progettarlo un composito schieramento formatosi su Telegram, una delle più conosciute app di messaggistica, autodefinitosi come «NOI SIAMO IL POPOLO!!!». Al momento sono state raccolte circa 22mila adesioni a livello nazionale.

Tra loro No vax, integralisti cattolici, trumpisti nostrani, ma anche Forza nuova, che già il 12 aprile scorso, giorno di Pasqua, aveva tentato una “processione” fino a Piazza San Pietro, risoltasi con un clamoroso flop e una denuncia per i partecipanti.

L’intenzione sarebbe quella di scendere «alle 17» con «la bandiera italiana», portando «fischietti e megafoni, pentole e coperchi, macchine e clacson» per «suonare ovunque». Una «manifestazione di tutti coloro che voglio essere LIBERI!» contro chi impone «vessazioni» e «violazioni della privacy per mezzo di video accusatori e spionaggio da parte di vicini di casa». Una manifestazione contro l’attuale «regime dittatoriale mascherato da lockdown!», imposto dal «presidente del consiglio Conte, non eletto e scelto abusivamente contro il volere del popolo». Per la cronaca verrà comunicata solo il giorno prima a livello regionale la piazza per la manifestazione in ogni città. Intanto nelle scorse giornate a Torino e a Napoli si sono tenute da parte di piccoli gruppi alcuni primi tentativi di manifestazione. A Torino, come mostrato in in un video, l’iniziativa è stata quasi immediatamente intercettata dalle forze di polizia.

Nell’appello si sostiene che «siamo dentro al più grande esperimento politico di terrorismo psicologico di massa su scala mondiale», mentre il «virus è già stato debellato», condividendo esplicitamente le manifestazioni, alcune armate, che sono state recentemente promosse negli Stati Uniti, in Michigan nell’Ohio e nel Texas, contro i governatori locali, da organizzazioni vicine al presidente Trump per l’immediata riapertura di ogni attività. Che il peggio dell’oscurantismo statunitense stia facendo scuola anche da noi lo avevamo già notato al tempo delle esternazioni di Matteo Salvini in favore della riapertura delle chiese proprio per Pasqua. Pochi si erano accorti che non faceva che riagganciarsi all’analoga campagna di alcuni circuiti cristiani statunitensi, conclusasi per altro con denunce e arresti.

Forza nuova, da parte sua, attraverso il segretario nazionale Roberto Fiore ha invitato ad aderire all’appello apparso su Telegram, Per primo si era mosso Giuliano Castellino, il leader romano, con un comunicato contro «gli arresti di massa, il terrorismo mediatico, la tirannia sanitaria, il modello cinese», spronando a scendere in strada «alla faccia dell’Anpi, di chi vorrebbe farci cantare l’inno della sconfitta e del tradimento rinchiusi sui balconi».

L’arco di forze che si sta raggruppando sembra uscito dalle nebbie del Medioevo, formato da antilluministi, complottisti, negatori della scienza, bigotti e integralisti cattolici. Non casualmente hanno trovato il sostegno di formazioni di estrema destra come Forza nuova le cui caratteristiche si attagliano perfettamente a questo coacervo oscurantista. Il tentativo è volto a strumentalizzare l’attuale disagio sociale creatosi con la pandemia soffiando sul fuoco dell’insofferenza. La data è stata volutamente scelta in opposizione al ricordo della Liberazione dal nazifascismo, una data indigesta ai nostalgici di ogni risma. Una provocazione studiata.

L’articolo è uscito ieri sul quotidiano “il manifesto”

IMMAGINI scelte dalla “bottega”: la prima è una vignetta di Mauro Biani, la seconda un murale dell’anno scorso contro le manifestazioni dei fascisti

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Che questa “chiamata” sia un sceneggiata da “marcetta virtuale su Roma” è ovvio ed è la prima cosa che ho pensato quando mi è arrivata la prima volta su Whatsapp. Ma che si continui a negare a sinistra lo stato di emergenza, l’accanimento, le deliranti versioni dei cani da guardia delle multinazionali che passano per scienziati 24 ore su 24 in televisione, la propaganda mediatica ossessiva a terrorizzante ad esempio delle reti Mediaset con il mantra “Fidati dei professionisti dell’informazione”: è esattamente quello che dà da mangiare ai fascisti. Il complottismo destroide è il frutto dello scientismo ottuso, è il suo rovescio della medaglia, e questa è la dinamica perfetta del divide et impera post-moderno.

    Se in questi 20 anni fosse proseguita la critica e la pratica contro le multinazionali del capitalismo immateriale, contro la guerra batteriologica e dei brevetti, e tutto quello che è stato abbandonato, o meglio è stato integrato nel sistema criminale neoliberista e ha contribuito a modificare geneticamente la sinistra trasformandola in una delle tante destre capitaliste, forse ora non saremmo in questo stato di detenzione globale.

    Sul modo folle da parte delle pseudo-democrazie capitaliste di affrontare questo virus ne hanno scritto mirabilmente tanti, e per fortuna molti medici in prima linea che fanno altro rispetto alle dichiarazioni delle starlette scientiste di regime. Tra le cose più interessanti il manifesto dell’AMPAS, unìassociazione di cui fanno parte 735 medici: https://www.medicinadisegnale.it/?p=1052

    Sull’infantilizzazione permenente del cittadino-paziente, untore, psico-medicalizzato, portatore sano di qualsiasi malattia virale e sotto controllo perenne dell’hitech, che è la versione del nuovo millennio dello schiavo alienato marxiano, quest’intervista di Ugo Mattei su Pressenza è forse una delle cose più chiare uscite in questi giorni: https://www.pressenza.com/it/2020/04/ugo-mattei-una-visione-chiara-del-mondo-che-vorremmo-e-il-coraggio-di-realizzarla/

    E per fortuna fuori dall’asfissia della solita versione del “Medioevo” e dei “negatori della scienza”, che sembra l’unica capace di dare in questo momento molta sinistra prigioniera del Burioni-pensiero (cioè del multinazionali hitech/biotech-pensiero), hanno mirabilmente scritto in tanti, tra cui Wu Ming quattro giorni fa:

    “Quelli che «la libertà? Pfui!»

    C’è chi si è ostinato a negare il problema delle libertà compresse dal lockdown, usando con sarcasmo gli stessi diminutivi banalizzanti dei governatori o sindaci celoduristi, da Fedriga a De Luca: la «corsetta», la “passeggiatina”… Si è arrivati a dire che la libertà era faccenda da borghesucci annoiati del proprio salotto, una pseudo-questione agitata da intellettuali che scalpitavano per tornare a farsi l’aperitivo ecc.

    Questo mentre l’intera popolazione – e alcuni soggetti molto più di altri, come sempre – era sottoposta all’arbitrio indiscriminato delle fdo, senza nemmeno la possibilità di sapere come e quando stava infrangendo una legge, perché a consentire ogni arbitrio era il caos normativo: decreti nazionali, circolari interpretative, ordinanze regionali, circolari interpretative delle ordinanze regionali, ordinanze comunali, circolari delle polizie municipali, aggiornamenti del modulo per l’autocertificazione…

    Si sono sprecate battute e invettive su «i Wu Ming si occupano di passeggiate» e – horribile dictu! – di «libertà individuali». Più di qualcuno ha fatto finta di non capire – o forse, imparanoiato e succube, davvero non riusciva più a capire – che a essere colpite in ultima istanza erano e sono le libertà collettive.

    A subire un attacco preventivo è la libertà di organizzarsi e di lottare nella crisi, nella recessione che sta arrivando. Ne va della possibilità futura di fare riunioni, assemblee, manifestazioni, presidii, sit-in, picchetti e in generale di attraversare e vivere lo spazio pubblico fisico. Per stroncare le prossime lotte, le prossime occupazioni, la repressione adotterà motivazioni sanitarie. Con alcune lotte di lavoratori è già successo, e non solo in Italia, come dimostra il caso Amazon/Smalls.

    Si è arrivati a questa situazione principalmente perché i due precetti più ribaditi in quest’emergenza, «stare a casa» ed «evitare assembramenti», rotolando giù dal piano inclinato senza che nessuno li fermasse per verificarne le implicazioni, si sono trasformati in prescrizioni mostruose.

    «Stare a casa» non vuol dire per forza stare in casa

    Dalla necessità di «stare a casa», cioè di chiudere i luoghi dove ci si assembrava lavorando o consumando, in men che non si dica si è passati all’obbligo di «stare in casa», che è cosa ben diversa.

    Sentirsi ripetere fino alla nausea, a reti unificate e titoli sbraitati di fronte alle edicole, che bisognava stare in casa, ha portato milioni di persone a blindarsi vive, con conseguente demonizzazione dell’aria aperta.

    Demonizzazione selettiva e incoerente, però. Colpiva solo le attività disinteressate, gratuite, fatte per mantenere un minimo di qualità della vita: correre, passeggiare, giocare col proprio figlio… Guardacaso, attività non in linea col produci-consuma-crepa del capitalismo.

    Durante il lockdown, il produci-consuma-crepa si è imposto come mai prima, e senza il minimo contrasto: o andavi al supermercato, o andavi a farti sfruttare, o non andavi da nessuna parte. E c’erano pure sedicenti “anticapitalisti” che erano d’accordo.

    Che cos’è un «assembramento»?

    L’altra dinamica a cui abbiamo assistito è stata l’estensione a qualunque cosa del concetto di «assembramento», già problematico di per sé.

    Sul rapido e prepotente riemergere di questo termine nell’immaginario italiano abbiamo già scritto qualche appunto. Pensiamo si sia trattato di un «riflesso condizionato culturale», una risposta pavloviana legata alla mancanza di un’elaborazione seria del passato fascista. L’interpretazione di «assembramento» che si è affermata all’istante proviene direttamente dal ventennio, dal Titolo 2 del TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) del 1931 e dal regolamento delle colonie di confino, dove era «assembramento» il semplice passeggiare insieme se in numero superiore a due.

    Durante l’emergenza coronavirus siamo andati persino oltre: è diventata «assembramento» praticamente qualunque azione compiuta fuori casa a parte il lavorare in fabbrica e lo stare in fila – sovente chilometrica – davanti al supermercato. Se esci di casa con tua moglie e tua figlia è già assembramento, anche se vivete insieme; se porti tuo figlio a fare la spesa è già assembramento; se ti fermi a salutare un’amica a distanza di sicurezza è già assembramento, come nell’aneddoto raccontato qualche giorno fa da Ginevra Bompiani:

    «Oggi, per andare in libreria, ho attraversato per la prima volta un pezzo di città. Ho cercato d’imprimermi negli occhi quel che vedevo: rari passanti che si aggirano con la museruola bianca. A un certo punto ho incrociato un’amica e a salubre distanza ci siamo sbracciate per salutarci. Una macchina della polizia si è fermata. «È possibile incontrare per strada un’amica e non salutarla?». E il poliziotto: «Ci vuole pazienza..». Sì, ce ne vuole molta, ma con chi? Con l’epidemia? O con chi sta sostituendo al nostro il suo libero arbitrio? A chi faccio del male salutando un’amica da lontano? A nessuno. E allora perché la polizia ha facoltà d’interromperci? E quella di comminarci fino a 4000 euro di multa? Quando è stata votata la legge che ci toglie la facoltà di decidere il margine di rischio che vogliamo correre?»

    https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/04/verso-il-25-aprile/

    Ah, il “decreto della liberazione” che uscirà domani è un decreto antifascista, naturalmente, però anche antiliberista e altermondialista. E’ questa la differenza.

    MOLITE – https://molitemovimento.wordpress.com/2020/04/23/comunicato-stampa-decreto-liberazione-molite/

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