27 gennaio: onoriamo i deportati siciliani

a cura di Domenico Stimolo

La “Lettera” di Memoria e Libertà

senza memoria non c’è futuro,

per la democrazia, la pace e i diritti dei cittadini

 

Per contribuire a valorizzare i Percorsi e i Valori della Memoria fondanti dell’Italia democratica, della Resistenza, della deportazione e dell’antifascismo.

Con particolare attenzione alla partecipazione catanese e siciliana.

 

La “Lettera” è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager di Mauthausen – deceduto il 21 luglio 2011

 

…La furia nazista si accanì con micidiale e sistematica efficienza anche contro le altre categorie di “diversi”: i dissidenti, gli oppositori, i disabili, i malati di mente, gli omosessuali, i testimoni di Geova, i rom e i sinti, gli slavi. Nell’ordine nuovo vagheggiato da Hitler, non c’era posto per la diversità, la tolleranza, l’accettazione, il dialogo……”

  • intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla celebrazione del “Giorno della Memoria”. Palazzo del Quirinale, 24 gennaio 2019.

Sciamarono per l’Europa, orrendi feticci della proclamata “razza eletta”, molti milioni di persone furono uccisi nei Campi di sterminio…gli ebrei i primi dell’orrida lista di persecuzione e morte

 

La Sicilia non fu direttamente interessata, la Liberazione dell’isola era già avvenuta, dal corso persecutorio ed assassinio. Dalle azioni nazifasciste messe in opera immediatamente dopo l’armistizio del’8 settembre 1943 nei riguardi dei cittadini di religione ebraica e degli oppositori, tutti, in particolare partigiani, militari del disciolto esercito regio, civili antifascisti, operai…  che in maniera attiva ed articolata si batterono per cacciare dall’Italia l’invasore tedesco e i rigurgiti violenti della dittatura – rinata il 23 settembre con la RSI – che aveva oppresso il nostro Paese per un lungo ventennio, sopprimendo tragicamente tutti gli aneliti di democrazia, libertà, giustizia, rispetto dei diritti umani, con l’esaltazione e la pratica del razzismo.

La valorizzazione della memoria della deportazione – eseguita dai carnefici nazifascisti in sfregio agli elementari diritti delle persone, della civiltà morale e sociale, il ricordo degli orrori perpetrati in Europa e in Italia e delle persone che a milioni furono represse – rappresenta un impegno particolarmente importante per tutti i cittadini civili e democratici.

A maggior ragione in questa fase storica, infestata di populismi nazionalistici e rigurgiti di fascismo, infarciti dall’esaltazione dell’odio e razzismo nei riguardi di tutte le persone considerate “diverse”:

Il fantomatico complotto “pluto-giudaico-massonico” decantato dai regimi nazifascisti è stato sostituito dalla teoria drammaticamente grottesca della “sostituzione etnica” guidata – a loro dire – dalle trame dell’ungherese ebreo Soros.

La falsata e strumentale esaltazione della “difesa dei confini”, che fa ritornare il ricordo dell’assassinio di massa compiuto nelle guerre europee del novecento, marchia le ONG che salvano i disperati in mare, come “procacciatori di morte” complici dei mercanti. La distorsione politica e legislativa, di conseguenza, del concetto di sicurezza.

Il disprezzo per tutte le espressioni di solidarietà ed accoglienza, presenti in maniera crescente e violenta nello scenario internazionale, con specifica recrudescenza nel nostro paese. Operati da gruppi politici, rappresentazioni periferiche istituzionali (enti locali) gestite dalle destre specie sulla gestione dei rifugiati, da spezzoni significativi dell’informazione, tendenti ad inquinare le coscienze dell’opinione pubblica, demistificando i percorsi che hanno permesso la conquista delle libertà e democrazia, l’acquisizione di normative sui diritti umani, giustizia sociale, pace, l’enunciazione dei postulati fondamentali contenuti nella Costituzione,

A maggior ragione ora è necessario uno scatto di orgoglio democratico! Scomparse ormai quasi del tutto le testimonianze dirette, per le conseguenti “ragioni del tempo”, il sacrificio, le brutalità e le abnegazioni subite da coloro che diventarono cavie degli orridi esperimenti ideologici e delle perversioni guerresche, devono ancor più essere difese, recuperate e rilanciate nel tessuto sociale e culturale, con specifica attenzione alle nuove generazioni.

Per rinnovare il monito del sacrificio dei morti – per deperimento organico tra gli stenti e le brutalità, degli assassinati con le armi o gasati -, l’insegnamento dei sopravvissuti.

Mai più, è il grido da innalzare nella battaglia civile, come baluardo ai nuovi farneticanti.

Nella ricostruzione dei drammatici eventi che si consumarono in Italia nel contesto dell’ambito europeo, è utile suddividere la memoria, il ricordo degli uomini e delle donne che ne sono stati artefici, ripercorrendo i due livelli che hanno caratterizzato gli accadimenti: deportati – oppositori politici, ebrei… – nei Campi di sterminio, militari italiani internati dai nazisti nei Campi di prigionia e di lavoro coatto.

In Sicilia la Liberazione si era già conclusa all’inizio del mese di agosto del 1943, quando le ultime truppe naziste, sconfitte dagli Alleati sbarcati il 10 giugno, avevano rovinosamente abbandonato l’isola, attraversando lo stretto di Messina verso la Calabria. Lasciando rovine e numerosi assassini di civili che nel corso del mese di agosto del 43 avevano tentano di opporsi, in particolare nell’area etnea e messinese, con spontanee ribellioni alla furia omicida dei tedeschi.

La dittatura fascista mussoliniana, dopo avere seminato enormi macerie umane e materiali a seguito dello scatenamento della guerra di aggressione imperiale contro i popoli europei nell’esaltazione della “razza eletta”, si era già miseramente auto liquefatta, sotto l’onta delle proprie rovine, il 25 luglio precedente.

Lo smarrimento generale determinato dall’ambiguità delle dichiarazioni ufficiali del maresciallo Pietro Badoglio (capo del nuovo governo) nella comunicazione sull’armistizio, i “non ordini” operativi ai Comandi militari, la dispersione conseguente, i combattimenti di resistenza ai tedeschi, i rastrellamenti conseguenti, iniziarono già dal’8 settembre, immediatamente dopo la resa pubblica della firma della resa.

Avvenne in Italia e in tutte le aree europee dove erano dislocate formazioni dell’esercito che a partire dal 10 giugno 1940, in “obbedienza” al Re, al fascismo e al “socio”omicida nazista, avevano aggredito le popolazioni di diversi paesi, provocando morte ed enormi devastazioni. Nello specifico in: Iugoslavia, Grecia, Albania, Isole Egee, Corsica, Francia del sud, Polonia, paesi baltici… (l’armata che aveva invaso l’Unione Sovietica era già stata rovinosamente ritirata alla fine di gennaio del 1943).

La parte rilevante delle Forze armate italiane (esercito, marina, aviazione, milizie territoriali….) era schierata in Italia e in quelle aree territoriali – centro-nord e sud, estero – non ancora interessate dall’avanzata degli Alleati. Questa la disposizione dell’esercito nei vari fronti di guerra: Italia centro-settentrionale 415.682, Italia centro meridionale 162.342, Francia ( Corsica, territorio a est del Rodano) 58.722, Grecia e Isole dell’Egeo 265.000, Balcani ( Albania, Montenegro, Kosovo, Dalmazia e Slovenia) 164.986. Un totale di 54 divisioni, di cui 26 in Italia, ed ulteriori 29 in fase di ricostituzione/riequipaggiamento.

I.M.I. – Italiani Militari Internati –

Complessivamente, su tutti i fronti di guerra, furono catturati dai tedeschi circa 810.000 militari italiani. Un numero enorme, considerato che all’atto dell’armistizio le forze armate globalmente disponevano di 1.990.000 effettivi:1.520.000 comb. e 470.000 terit. Di questi 1.007.000 furono disarmati. Della parte restante, 650.000 diventarono “sbandati”. Nel corso dei mesi, una parte rilevante degli “sbandati” e dei “non disarmati” combatté contro i nazi fascisti, nel: nuovo esercito italiano, formazioni partigiane, Balcani….

Fonti: http://lnx.anrp.it/wp-content/uploads/2016/04/IL_LIBRO_BIANCO_dellANRP.pdf

http://www.pionierieni.it/wp/wp-content/uploads/Ricordi-di-prigionia-nei-Lager-come-IMI.-Di-Claudio-Sommaruga..pdf

Dei catturati, al momento dell’imprigionamento, 94.000 optarono ( “per coerenza o opportunismo”, come scritto da Claudio Sommaruga) per l’adesione alla RSI o alle SS italiane: 14.000 combattenti, 80.000 ausiliari.

Deportati in 716.000, dopo travagliate vicissitudini, nei Campi di concentramento, denominati Oflag – per ufficiali -, Stalag/ Stammlager – dedicati ai soldati e ai sottufficiali -, Strafagler – campi di punizione -, AEL – campi di rieducazione al lavoro -, KZ – gestiti dalle SS, per gli accusati di reati e sabotaggi, non era permessa la corrispondenza con i familiari – . Complessivamente 136 siti ( 284 compresi i campi di transito, smistamento, dipendenza e detenzione) dislocati in Germania e Austria e nelle aree territoriali limitrofe occupate dai tedeschi ( Polonia….). La trasmissione e la ricezione della corrispondenza in generale non era garantita per tutti i campi di internamento. Solo per pochi mesi, a partire dalla fine del 1944, fu permesso ai detenuti provenienti dalle regioni ancora controllate dalla RSI di ricevere pacchi dalle famiglie.

Furono denominati IMIitaliani militari internati -. Fatti prigionieri anche dopo numerosi, strenui e valorosi combattimenti di resistenza, in Italia e all’estero: i più celebrati, Porta S. Paolo Roma, in Piemonte ( dove alcuni giorni dopo l’armistizio nacquero i primi gruppi partigiani), Puglia, Campania, Sardegna, Corsica… isole di Cefalonia, Corfù, Lero – la resistenza di protrasse fino a novembre del 43 –A Cefalonia più di 7000 morti, la gran parte fucilati dai tedeschi dopo la fine dei combattimenti)…Numerosi gli eventi di resistenza nei Balcani, Albania e Grecia. Interi e consistenti Reparti affiancano i partigiani locali fino alla fine della guerra.

E’ bene ricordare l’affondamento a seguito di bombe telecomandate lanciate da aerei tedeschi della corazzata Roma; giorno 9 settembre, a largo della Sardegna – morirono 1352 marinai -, partita da La Spezia si stava recando a Malta assieme ad alcune decine di navi militari.

Era iniziata la Resistenza ai nazifascisti.

Solo nei Balcani circa 50.000 militari italiani non si arresero. In 17.000 parteciparono alla Lotta di Liberazione nella Divisione “ Garibaldi” e nella Brigata “Italia”. In 33.000 nelle formazioni partigiane locali, con intere unità o da singoli, con 20.000 caduti. In Grecia molte migliaia di militari italiani si batterono contro i tedeschi, confluendo nelle formazioni partigiane.

Riguardo la lotta dei militari italiani a Cefalonia è doveroso ricordare il palermitano Giuseppe Benincasa, di Castronovo di Sicilia, morto novantasettenne il 18 maggio dello scorso anno. Sopravvissuto all’eccidio dei tedeschi, salvato dai greci, aderì alle formazioni partigiane locali. Nel 2013 è stato pubblicato il suo libro “ Memorie di Cefalonia”, diario di un sopravvissuto della Divisione Acqui”. Testimone vigoroso nel corso della sua vita.

Nei mesi successivi la gran parte degli IMI si rifiutò di combattere con i fascisti.

Molti IMI, diverse decine di migliaia, morirono nei siti della prigionia, luoghi di grande sofferenza. Da parte dei nazisti non vennero considerati prigionieri di guerra. Quindi, non sottoposti alle regole di assistenza delle leggi internazionali sui prigionieri di guerra ( Convenzione di Ginevra del 1929), sulle condizioni di permanenza: igienico sanitarie, abitative, lavorative; privi, di conseguenza, del controllo degli organismi internazionali preposti, compresa la Croce Rossa. La Germania non riconobbe il Regno d’Italia del sud neanche dopo la dichiarazione di guerra italiana del 10 ottobre 1943. Furono utilizzati e sfruttati, in condizioni schiaviste, in attività lavorative a largo raggio, specie negli ambiti industriali necessari alla Germania per le attività belliche.

Durante l’internamento nei Lager in 43.000 aderirono agli appelli nazifascisti, optando come combattenti nella RSI (23000) o nelle SS (19000); in 61.000 accettarono di diventare ausiliari nei Bti – lavoratori militarizzati destinati prevalentemente alle strutture dell’aviazione (Luftwaffe) e nel Genio;

I militari italiani morti durante il periodo di internamento furono 51.000. In 3000 vennero deportati nei Lager di sterminio, KZ.

A seguito degli accordi Mussolini-Hitler del 20 luglio 1944 – smilitarizzazione abusiva dei militari italiani -, all’inizio di agosto iniziarono ad attuare in maniera autoritaria la cosiddetta “civilizzazione”. “Liberati” dai Lager furono costretti a presentarsi agli uffici di collocamento, ai fini lavorativi e per avere la tessera annonaria. Una fase oscura che determinò ulteriori vessazioni e gravissime difficoltà di vita.

Gli (ex) IMI “civilizzati”, diventati “volontari” per fame o precettati, furono 495.000.

Come evidenziato da Claudio Sommaruga (classe 1920 – geologo minerario dopo la guerra – S. Tenente, ex IMI ex “deportato politico e civile” in 13 Lager e uno Straflager, con 12 NO al Reich e alla RSI e 60 NO al lavoro civile nel Reich) non esiste un archivio istituzionale italiano degli IMI, nemmeno presso l’Ufficio storico del Ministero della Difesa.

Nella parte di ricostruzione sugli internati italiani, intitolata “ Tentativi di quadrare i conti per ancorare una storia a spanne alla deriva e misconosciuta” (archivio IMI  C. Sommaruga, 2005), riguardo l’origine territoriale degli IMI (calcolata in base alle “origine dei caduti” ) sul complessivo 716.000 (prima delle opzioni) si evidenziano le seguenti provenienze:

Nord 372.000, 52%

Centro 158.000, 22%

Sud e Isole 186.000, 26%.

Pervenuti dai seguenti fronti di guerra: Italia (e Francia) 196.000, Francia 32.000, Balcani/Grecia 411.000, Germania e terre Or. 1000. Per un totale di 640.000, dopo le prime opzioni Reich/RSI – 42.000 combattenti e 34.000 ausiliari.

A seguito delle ricerche (molto parziali sulle entità complessive) sulla dislocazione geografica degli IMI – avviate per la richiesta degli indennizzi dei deportati “che furono costretti al lavoro forzato o sottoposti a condizioni di schiavitù o subirono delle gravi ingiustizie” (conseguente alla legge agosto 2000 del Governo tedesco che istituì la Fondazione “ Memoria, Responsabilità e Futuro”, di fatto mai resa operativa) nell’agosto 2001, allo scadere della presentazione delle domande, il Governo tedesco ha escluso dall’indennizzo la quasi totalità degli italiani – si evinse:

Le domande presentate dagli IMI furono complessivamente 88.226, – dati OIM 25 settembre 2001 – in riferimento agli oltre 700.000 italiani internati. Le domande effettuate a quella data furono poco meno del 13% dei deportati nominalmente interessati.

Le richieste pervenute dalla Sicilia furono 3510. I dati si riferiscono al “Libro Bianco” dell’ANRP -– Associazione Nazionale Reduci della Prigionia, dall’internamento, dalla Guerra di Liberazione, e loro familiari -:

http://lnx.anrp.it/wp-content/uploads/2016/04/IL_LIBRO_BIANCO_dellANRP.pdf

 

Per approfondimenti:

Sulla dislocazione dei luoghi di internamento: https://alboimicaduti.it/index.php/maps/list

Banca dati IMI caduti: https://alboimicaduti.it/index.php/page/5/introduzione

I nominativi dei deportati italiani, civili e militari, sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia, si possono esaminare nel sito: https://dimenticatidistato.com/generale-elenchi/

E’ particolarmente utile la lettura degli scritti di Claudio Sommaruga ( IMI): “1943/1945 schiavi di Hitler. Gli italiani in cifre”. http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazione1.htm

“Gli italiani schiavi di Hitler traditi, disprezzati, dimenticati… e beffati dalla Germania e dall’Italia! 1943 – 2007… http://www.anrp.it/wp-content/uploads/2019/01/Quad.3-Storia-affossata-2-ed.pdf

 

Non esiste un Albo anagrafico esaustivo dei deportati IMI siciliani. Date le dimensioni numeriche generali è conseguente ipotizzare che siano stati parecchie decine di migliaia, soldati e graduati delle tante strutture militari coinvolte. Finita la guerra, date le oggettive condizioni di distacco socio-politiche-economiche dell’isola rispetto al contesto nazionale e le gravi necessità del vivere ( molti sono emigrati), da parte dei reduci IMI isolani è subentrata una condizione di isolamento e di non realizzazione nella costruzione di una struttura organizzativa diffusa nelle provincie, atta ad omogeneizzare i travagli subiti, conservare e diffondere la memoria su un piano ampio e plurale.

Negli ultimi anni un’importante attività di riconoscimento del ruolo patriottico degli IMI è stata effettuata da parte dello Stato, a cura delle Prefetture. Anche in Sicilia nelle ricorrenze della Giornata della Memoria del 27 gennaio e della Festa della Repubblica del 2 giugno sono state consegnate varie medaglie d’onore ai pochi Internati nei campi nazisti ancora in vita e a familiari dei deportati. La medaglia è stata istituita nel 2006 – legge 27 dicembre, n. 296 – per civili e militari deportati ed internati nei Lager e destinati ai lavori coatti, a seguito di specifica richiesta degli interessati; viene conferita a seguito di adozione di apposito decreto da parte del Presidente della Repubblica.

Sulle vicissitudini degli IMI siciliani si segnala un articolo del quotidiano Giornale di Sicilia del 5 settembre 2017 (edizione Trapani) “ Dissero NO ai nazisti e finirono nel lager, il martirio dimenticato degli ufficiali siciliani”. Il testo è leggibile sul sito di ANPI Sicilia:

https://anpisicilia.wordpress.com/2017/09/06/anpi-trapani-il-martirio-dimenticato-degli-ufficiali-siciliani/

Riguardo la memorialistica prodotta dagli IMI siciliani i testi non sono numericamente consistenti. Di grande intensità il libro di memorie di Giovanni Santarea di Pozzallo (Rg), “ Io reduce di Cefalonia ( 2009), catturato dai tedeschi fu internato in Bielorussia, Minsk e Ledda. Si aggiunge il testo “ Quando l’algente verno…” contenente le Memorie di Prigionia (2001) di Gerardo Sangiorgio, di Biancavilla (Ct): ventiduenne all’armistizio si ritrova a Parma, nella Scuola di Applicazione di Fanteria, quindi deportato in diversi Lager in Germania; il libro racchiude le sue memorie, antologia in versi e prosa. Il 27 gennaio 2019 a Biancavilla è stato presentato il libro di Salvatore Borzì Internato n. 1002883/IIA” dedicato a Gerardo Sangiorgio. Il libro “Una storia come tante ( di una gioventù cancellata dalla guerra)” è stato pubblicato dal palermitano Nino Romano: ripercorre le vicende di “un giovane contadino” dalla chiamata alle armi nel settembre 1941 alla detenzione nel Lager di Groditz  Dresda) sino al ritorno a Palermo alla fine del 1946. Nel 2009 (ed. Becco Giallo) è stato pubblicato “ Stalag XB” di Marco Ficarra, in memoria dello zio Gioacchino Virga, di Palermo: sottotenente in fanteria, inviato in Grecia è catturato dai tedeschi il 10 settembre 1943, deportato in Germania, muore il 14 marzo 1945 di fame e di freddo.

Alla fine del 2019 è stato pubblicato “Fucili e mandolini” – la storia del soldato semplice Carmelo” di Carmen Coco (Algra Editore). La figlia, assemblando le memorie scritte lasciate dal papà, racconta le peripezie del catanese Carmelo, fatto prigioniero dai tedeschi nei Balcani e deportato in Austria. La presentazione del libro sarà effettuata il 27 gennaio presso le Ciminiere di Catania.

Per gli approfondimenti sugli IMI è utile consultare il sito di ANRP www.anrp.it

Infine, mercoledì 29 gennaio, a Roma presso la Biblioteca del Senato, sarà presentato l’ultimo contributo di ricerca, il libro: “I militari Italiani nei Lager nazisti, di Mario Avagliano e Marco Palmieri.

DEPORTATI SICILIANI

Sui deportati siciliani nei Campi di stermino nel corso degli anni è stata condotta un’azione di ricerca che ormai può essere considerata ampiamente esauriente, pur rimanendo ancora dubbi e possibili vuoti. In diversi Lager prima dell’arrivo delle truppe sovietiche e anglo-statunitensi furono bruciati gli elenchi dei deportati, quindi, possibilmente sono presenti delle carenze che si ripercuotono anche nella realtà siciliana.

E’ questa, una componente, nel contesto dei 44.500 italiani deportati – a partire dalla fine di settembre 1943 –, piccola, ma di grande significato storico nella realtà isolana e nella lotta nazionale per la conquista della libertà. Si inserisce nell’alveo della perversa persecuzione messa in opera dai nazifascisti sul piano globale in Italia, nei riguardi dei deportati razziali e politici, così costituiti: 6806 ebrei italiani (altri 322 furono arrestati e morirono in Italia), alcune centinaia di ebrei stranieri presi in Italia, alcune centinaia di zingari italiani, 1900 ebrei del Dodecanneso, circa 30.000 classificati politici più altre caratterizzazioni, 2200 imprigionati nel carcere militare di Peschiera, alcune centinaia di ufficiali considerati antifascisti; inoltre, come già evidenziato, 3000 IMI (circa 900 ufficiali) trasferiti con motivazioni di vario genere.

Degli apparteniti alla religione ebraica i sopravvissuti furono solo 837. Per tutti gli approfondimenti sulla deportazione degli ebrei in Italia:

http://www.cdec.it/home2.asp?idtesto=594.

http://www.nomidellashoah.it/

Nel 1938, all’atto della promulgazione delle leggi razziali, risiedevano in Italia 46.600 cittadini italiani ebrei più 4500 non-ebrei classificati di “razza ebraica”; si aggiungevano circa 10.000 ebrei stranieri profughi dalla Germania e dall’Europa centro-orientale. Alcuni giorni dopo la dichiarazione di guerra fascista (10 giugno 1940) la gran parte degli ebrei stranieri vennero internati in appositi campi dislocati prevalentemente nel sud Italia, e vennero rinchiusi anche ebrei stranieri provenienti dalla Libia, Rodi, Iugoslavia. Dopo l’8 settembre 1943 gli internati nelle aree meridionali vennero liberati dagli Alleati; nelle zone controllate dalla RSI iniziò il tragico percorso dall’internamento verso i Campi di sterminio. Sugli ebrei stranieri in Italia consultare: http://www.cdec.it/ebrei_stranieri/

Già a partire dalle leggi razziali molti ebrei italiani, per fuggire dalle persecuzioni, emigrarono in vari paesi fuori dell’Europa, alla fine del 1941 avevano abbandonato l’Italia 5966 ebrei italiani.

I deportati italiani per motivi politici furono 23.826: 22.204 uomini, 1514 donne: partigiani, oppositori del regime durante la dittatura, operai rastrellati nelle grandi fabbriche del “triangolo industriale” del nord, perseguiti per “motivi di sicurezza”, “ asociali”, prigionieri di guerra…  Di questi 10.129 perirono nei Campi di sterminio. La maggior percentuale di morti fu toccata nel Lager di Mauthausen, con il 55%.

Riguardo gli operai deportati da Milano, Torino, Sesto S. Giovanni, Genova e da altre località, il numero è abbastanza notevole. Prima della caduta della dittatura fascista gli operai non si erano arresi. Primo caso nell’Europa occupata dai nazifascisti, il 15 marzo 1943 oltre 1000.000 lavoratori scioperarono, stanchi di guerra, sofferenze e fame, nelle industrie di Milano e Torino. Di grandissimo rilievo gli scioperi del marzo 1944, iniziati il giorno 1 marzo con la proclamazione dell’astensione dal lavoro nell’Italia settentrionale, durati una settimana; nelle principali città industriali del nord-ovest parteciparono molte centinaia di migliaia di operai. In risposta violenta vi furono la repressione e la deportazione. In particolare furono deportati: 700 operai da Torino, alcune centinaia da Milano, 533 da Sesto S. Giovanni, 1500 da Genova avviati al lavoro forzato in Germania, altri da ulteriori località. La maggior parte degli scioperanti furono deportati nel Lager di Mauthausen.

 

I deportati siciliani accertati con ragguaglio biografico completo sono 855.

L’inchiesta sui deportati italiani, deceduti e sopravvissuti, è stata un’operazione di elaborazione molto complessa sul piano generale. Di conseguenza la stessa difficoltà ha riguardato i deportati siciliani.

Il primo riferimento strutturale fu rappresentato dall’opera di Morelli Valeria, pubblicata nel 1965, “I deportati italiani nei campi di sterminio 1943-1945”; Si riportano notizie relative all’identificazione, elenchi alfabetici dei deceduti suddivisi per Lager e sottocampi. Si affianca la ponderosa ricerca effettuata da Italo Tibaldi. Quindi, i contributi di: Liliana Piccitto con “ Il Libro della Memoria” dove sono evidenziati 8900 nominativi di ebrei con dati completi.

Un testo di ricerca di grande rilievo è rappresentato da “ Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano – Una tragedia italiana in 7.982 storie individuali” (prima edizione nel 2004), di Dario Venegoni. La ricerca è stata aggiornata nel 2005 (Seconda edizione Fondazione Memoria della Deportazione/Mimesis, Milano); si può consultare: http://www.venegoni.it/venegoni_sec.pdf

Si aggiunge “ Il Libro dei Deportati” ( 2009) di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, un’opera imponente di 2544 pagine che riporta 23.826 nominativi, con relazione completa dei dati, di deportati politici italiani.

Nel 1965 a cura di Morelli Valeria è stata pubblicata una ponderosa opera “I deportati italiani nei campi di sterminio 1943-1945” ( Milano, Scuole grafiche pav. artigianelli). Nella prima parte si trovano le notizie relative all’identificazione. Nella seconda parte sono inseriti i nominativi, gli elenchi alfabetici dei deceduti per ogni lager e sottocampo collegato, con il numero di matricola, il luogo e la data di nascita, il luogo e la data di morte. Diversi elenchi non sono completi. Mancano elenchi per alcuni campi (in diversi lager gli archivi andarono distrutti e non venivano rilevati i decessi avvenute durante le marce forzate dopo lo sgombero dei campi).

Nella sua opera, Italo Tibaldi, ex deportato a Mauthausen (deceduto nell’ottobre 2010), a seguito di un lungo pluriennale impegno iniziato dopo il ritorno dal Lager, ha realizzato un elenco nominativo di oltre 40.000 deportati italiani. Un’azione enorme e meticolosa di ricostruzione analitica al servizio della memoria collettiva, per non dimenticare le atrocità naziste nei campi di sterminio.

I nominativi dei siciliani deportati, transitati nel campo di smistamento di Bolzano, riportati nella ricerca di Dario Venegoni,e degli ebrei siciliani, sono consultabili dal 2013 nel sito della Regione Sicilia:

http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/giornomemoria2013.html

L’imponente opera di ricerca a firma di Brunello Mantelli, Nicola Tranfaglia, Francesco Cassata,L Giovanna D’Amico, Giovanni Villari, è stata pubblicata nel “Libro dei Deportati” (Mursia ed., 2009, 2544 pagine suddivise in tre tomi). Il libro riporta 23.826 nomi di deportati politici italiani tra il 1943-1945, con le date e i luoghi di nascita, di arresto, di detenzione, di liberazione o di morte.

Sulla deportazione degli ebrei italiani Liliana Picciotto nel suo “Libro della Memoria” (1° edizione 1991, 2° edizione 2002 con altri nomi ritrovati – editore Mursia) ricostruisce il tormento subìto dagli ebrei italiani e i progetti e gli strumenti operati dai nazifascisti.

Sono riportati 8900 nominativi, con date di nascita, di deportazione, di morte, di liberazione.

I nominativi dei siciliani morti nei lager inseriti nel contesto generale del libro di Valeria Morelli, nel 1986 furono ripresi e assemblati in un apposito elenco a cura di Giuseppe Santoro, segretario dell’Anpi di Messina, ex deportato nel Lager di Nordhausen. Il dossier divulgato contiene 302 nominativi. Nella prefazione Santoro afferma che “nel libro della Morelli mancano i dati riguardanti gli ultimi mesi di guerra, specie per i campi di Sachsenhausen, Stutthof, Majdaneck, Gross, Rosen, Auschwitz e Ravensbruck … i siciliani, quindi, volendo fare un calcolo approssimativo, non dovrebbero essere meno di 500”. Un ulteriore contributo di conoscenza sui deportati siciliani morti nei Lager fu apportato da Nunzio Di Francesco di Linguaglossa (sopravvissuto a Mauthausen); nel convegno svoltosi a Catania il 7 febbraio 1996 furono riportati 306 nominativi. E’ utile ricordare l’opuscolo dall’Anpi di Paternò ( Ct) “Il contributo di Paternò alla Resistenza”, stampato nel 1982: vengono divulgati i nominativi di 20 paternesi morti nei Lager in Germania e Polonia.

Negli ultimi anni un contributo prezioso, di grande rilievo, è stato dato dalla catanese Giovanna D’Amico, con la pubblicazione nel 2006 (Sellerio ed.) del libro “I siciliani deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti 1943-1945”. La prefazione è di Bruno Vasari, deportato a Mauthausen deceduto nel luglio 2007.

Sono inserite importanti integrazioni e aggiornamenti. Le schede biografiche dei deportati siciliani, frutto della meticolosa e appassionata ricerca, sono passate da 549 a 855. Di questi 761 nominativi sono considerati “sicuramente nati nell’isola”;  sulla parte restante, 94, l’origine è dubbia, in ogni caso servono ulteriori approfondimenti: di questi 351 sono stati deportati politici – così definiti all’arrivo nel Lager –  classificati oppositori dai nazifascisti.

L’aspetto innovativo riguarda le “tabelle”. I deportati siciliani sono ripartiti per

distribuzione arrivi nel primo campo,

distribuzione categorie nel primo campo,

distribuzione per province siciliane di provenienza,

lager decesso.

Sono riportati i nominativi e il “percorso” verso lo sterminio di 372 siciliani morti nei Lager.

 

Questa la ripartizione, per provincia e i morti per Lager di deportazione:

  • Distribuzione per province

AG 89 – deceduti Lager 38

AG o TP 1 con 1 deceduto

CL 43 con 23 deceduti

CT 143 con 70 deceduti

EN 54 con 28 deceduti

ME 98 con 48 deceduti

PA 189 con 97 deceduti

PA (o forse CL) 1 1

RG 40 con  20 deceduti

RG (forse) – 1

SR 37 con 16 deceduti

TP 55 con 24 deceduti

Per un totale di 751 con 366 deceduti.

  • Lager decesso

Auschwitz 5

Bergen Belsen 16

Brandeburgo an der Havel 1

Buchenwald 38

Dachau 55

dispersi in guerra 13

Dora 21

Flossenburg 36

Germania 8

Luogo ignoto 13

Mauthausen 121

morte presunta 13

Natzweiller 12

Neuengamme 14

Ravensbruck 1

Risiera di San Sabba 1

Sachsenhausen 3

Theresienstadt 1

 

Questa la “classificazione” dei 681 deportati per i quali è conosciuta la “qualifica”:

oppositori politici 65%, detenuti nelle carceri militari e civili 25,3%, IMI (Internati Militari Italiani) 4,1%, lavoratori civili che si trovavano già in Germania 4,2%, sacerdoti 0,3%, ebrei 0,5%.

Riguardo la “specificità” dei deportati una parte consistente è costituita da siciliani emigrati nel nord Italia negli anni precedenti, quindi residenti in quelle aree territoriali. Si aggiungono numerosi residenti di fatto nell’isola, militari all’atto dell’armistizio aggregatosi a formazioni partigiane, antifascisti, ed altro. Fra i tanti: Nunzio Di Francesco di Linguaglossa, militare in Piemonte, partigiano, catturato e deportato in diversi Lager e infine a Mauthausen, sopravvissuto; l’adranita Carmelo Salanitro , docente del Liceo Cutelli di Catania, condannato a 18 anni di carcere dal Tribunale speciale fascista, prelevato dai nazifascisti dal carcere di Sulmona- assieme ad altri 390 detenuti antifascisti – l’8 ottobre 1943, deportato, muore a Muthausen il 24 aprile 1945; Antonino Garufi, di Giarre ( Ct), carabiniere, dopo l’armistizio si aggrega ai partigiani della brigata Osoppo in Friuli, deportato a Dachau e Buchenwald, sopravvissuto; Giovanni Melodia, nato a Messina, arrestato nel 1939 per attività antifascista, condannato a 30 anni, imprigionato in diversi carceri per ultimo Sulmona, deportato a Dachau, sopravvissuto; Carlo Todros, nato a Pantelleria, ebreo, costretto a cessare la frequentazione delle scuole pubbliche per le leggi razziali, partigiano ad Imperia, arrestato assieme al fratello nell’ottobre 1943, deportato a Mauthausen, sopravvissuto; Liborio Baldanza, nato a Geraci Siculo (Pa), operaio metalmeccanico a Milano, antifascista già processato nel 1932 dal Tribunale speciale, arrestato a Milano nel marzo 1944, deportato a Mauthausen, muore all’inizio di aprile 1945 durante la “marcia della morte”.

Anche ebrei, tra i siciliani, per un totale di quattro: Colonna Leo, nato a Palermo nel 1903, deportato ad Auschwitz, morto in luogo ignoto; Todros Carlo, nato a Pantelleria nel 1923, deportato a Mauthasuen, sopravvissuto; Todros Alberto, nato a Pantelleria nel 1923, deportato a Mauthasuen, sopravvissuto.

Furono deportate anche donne:

Maria Montuoro, nata a Palermo nel 1909, partigiana in Lombardia, arrestata nel 1944, dal carcere milanese di S. Vittore trasferita a Fossoli, poi nei lager di Ravensbruck e Sachsenhausen, sopravvissuta (il fratello morì nel Lager di Mauthasuen).

Castelli Olga Renata, nata a Lercara Friddi (Pa) nel 1919, arrestata a Firenze nell’aprile 1944, da Fossoli deportata ad Auschwitz, morta nell’agosto dello stesso anno in luogo ignoto.

Moscato Emma, nata a Messina nel 1879, residente a Mantova, arrestata nell’aprile 1944, deportata e uccisa all’arrivo nel Lager di Auschwitz.

Segre Egle, ebrea, nata a Messina nel 1899, residente a Torino, arrestata a Tradate (Va) nel novembre 1943, deportata a Auschwitz, morta in luogo ignoto.

Veneziano Concetta, nata a Siracusa nel 1912, morta nel Lager di Bergen-Belsen nel giugno 1944.

Barbieri Antonietta, nata a Palermo nel 1924, deportata i diversi Lager: Flossenburg, Ravensbruck, Flossenburg.

Fu deportato anche un sacerdote, Liggeri Don Paolo: nato a Augusta nel 1911, prete a Milano, viene arrestato nel marzo 1944, accusato di antifascismo. Dal carcere di S. Vittore, dopo essere passato da Fossoli e Bolzano, fu deportato a Mauthausen, sopravvissuto.

Un contributo rilevante alla ricerca è stato dato da Barbara Bechelloni con il libro “Deportati ed internati. Racconti biografici di siciliani nei campi nazisti”.  Edito nel 2009, Mediascape, edizioni ANRP. Contiene 2 CD audio che riportano le interviste di 50 deportati siciliani, nei campi di sterminio o negli Stalag in quanto IMI. Iniziativa promossa da ANRP in collaborazione con Audiodoc.

Di grande rilievo l’indagine effettuata dalla palermitana Lucia Vincenti. Ha pubblicato nel 2004  “Non mi vedrai più, persecuzione, internamento e deportazione dei siciliani nei Lager 1938-1945”: nell’appendice è inserito un elenco con circa 800 nominativi di deportati siciliani. Viene fatto specifico riferimento a dieci persone di origine ebraica. La ricercatrice ha pubblicato nel 2007 “Il silenzio e le urla. Vittime siciliane del fascismo. Documenti e testimonianze”.

Memorialistica

Nel corso degli anni diversi siciliani deportati sopravvissuti dai Lager nazisti, producendo memorialistiche, hanno direttamente trasmesso alle nuove generazioni il “racconto” delle drammatiche vicissitudini patite. Si rammentano, tra quelli conosciuti:

Triangolo rosso. Dalle carceri di San Vittore ai campi di concentramento e di eliminazione di Fossoli, Bolzano, Mauthausen, Gusen, Dachau. Marzo 1944-maggio 1945” (1° edizione 1945) di Don Paolo Leggeri, originario di Augusta (Sr); “Diario di prigionia, un siciliano nei lager” (1984) di Calogero Sparacino, originario di Ribera (Ag); “ Il costo della libertà. Memorie di un partigiano superstite da Mauthausen e Gusen II” (1° edizione 1993) di Nunzio Di Francesco, originario di Linguaglossa (Ct); “ Sul filo della Memoria intervista a Nunzio Di Francecso”, a cura di Adele Bellomia, Ninfa Cangemi, Barbara Nanè, ed. 2011 da Istituto di Istruzione Superiore “ Enrico Mattei” di Avola; “Pagine dal Diario 28 ottobre 1931 – 6 giugno 1932” di Carmelo Salanitro – pubblicato postumo nel 2005, con prefazione di Rosario Mangiameli, a cura della nuora Maria Salanitro, ed. Cuecm; “La tragica avventura. Un siciliano dall’altipiano di Asiago a Gusen II” (2008), di Domenico Aronica, Canicattì (Ag); “ Dachau, matricola n. 113305. Buchenwald: matricola n. 94453. Testimonianza di un sopravvissuto” (Genova, 1995) di Rosario Fucile, originario di Messina; “Memorie 1920-1952” (Torino, 1999), di Alberto Todros, originario di Pantelleria (Tp); “Da Piazza Armerina a Mauthausen” (pubblicazione digitale su Aned, 2005) di Rosario Militello, originario di Piazza Armerina (En); “ Diario di un deportato. Da Dachau a Buchenwald comando Ohrdruf” (1990) di Antonino Garufi, nato ad Altarello (Giarre – Ct) il 13 ottobre 1918. Di grande rilievo sono gli scritti di memoria di Giovanni Melodia, nato a Messina nel 1915, arrestato nel 1939 per attività antifascista, condannato a 30 anni, imprigionato in diversi carceri per ultimo Sulmona, deportato a Dachau, sopravvissuto: tra i vari libri pubblicati “Di là di quel cancello: i vivi e i morti nel Lager di Dachau” (Mursia 1988), “Non dimenticare Dachau: i giorni del massacro e della speranza in un lager nazista” (Mursia, 1993).

Sulla Memoria di Carmelo Salanitro si aggiungono: “Lettere dal carcere di Carmelo Salanitro” di Cristoforo Cosentino, ed. Cuecm, 2005; “L’onore e la viltà, martire del Libero Pensiero” di Pietro Scalisi, ed. 55 Adrano, 2016. Una approfondita ricostruzione dei deportati di Trapani viene fatta da Giuseppe Nilo nel libro “Marsalesi nella Lotta di Liberazione” (Quaderni Anpi 2015). Infine, un libro dedicato a un ungherese – “catanese d’adozione” – “Due eroi in panchina” (2015) di Roberto Quartarone, si racconta dell’allenatore della squadra di calcio del Catania negli 1933-1936 e 1941 Géza Kertész, ucciso dai nazisti e dai fascisti ungheresi delle “Croci frecciate” a Budapest il 6 febbraio 1945, assieme all’allenatore (anche in Italia) Istvan Tòth Potya.

Lager in Italia e Campi di smistamento

Come ben noto, anche in Italia furono operative strutture adibite alla persecuzione, realizzate dai nazisti con il supporto diretto delle organizzazioni militari e di polizia della RSI, a partire dalla fine di settembre 1943. Funzionarono grazie, anche, al tradimento di altri italiani che, vilmente, per fede fascista o per ricevere il soldo della taglia, denunziarono alle milizie della RSI i perseguitati; specialmente ebrei: bambini, uomini e donne.

A Trieste, nella Risiera di San Sabba – stabilimento per la pilatura del riso edificato nel 1913 – in funzione dall’ottobre 1943, fu attivo un Campo di sterminio con forno crematoio messo in funzione il 4 aprile 1944. Furono assassinati circa 3-4000 persone, nella stragrande maggioranza: ebrei, sloveni, croati, triestini, istriani, friulani, parecchi i partigiani. Alla fine di aprile 1945, nei giorni 29 e 30, prima dell’arrivo delle truppe partigiane jugoslave, il forno crematoio e la ciminiera furono distrutte dai tedeschi un fuga con la dinamite. Durante il periodo di occupazione nazifascista furono fatti transitare più di 20.000 deportati, verso i campi di sterminio di Dachau, Auschwitz, Buchenwald.

Verso i Campi della morte furono impiantati quattro campi di smistamento, a Bolzano, Fossoli (Modena), Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Grosseto, dedicati ad avviare i deportati nei Lager siti in Germania, Austria e in altre aeree europee.

Consistente il numero dei siciliani fatti transitare da Bolzano, nella gran parte direzione Lager di Mauthasuen.

Molti trasporti di deportati partirono da Milano (binario 21 della stazione centrale), da Bergamo, da Torino. Durante la fase di occupazione nazifascista, centinaia e centinaia di operai delle principali fabbriche di Milano, Sesto S. Giovanni e Torino furono deportati nei Lager. In decine di migliaia “passarono” da questi luoghi verso i luoghi della sofferenza e della morte.

Ruolo istituzionale nella conservazione della memoria

In Sicilia, periferia geografica dei tragici eventi, ormai da parecchi anni si è fortemente affievolito il ricordo degli orrori della deportazione. La Memoria diretta è ampiamente entrata nella fase dell’umana estinzione.

Chi raccoglie il testimone, per rivalorizzare il sacrificio di coloro – uomini e donne – che si sacrificarono per riconquistare la Libertà, per tenere sempre alti nella denuncia i riferimenti ideologici e storici che hanno prodotto l’immane orrore, giusto per continuare a dare significato concreto alla commemorazione della Giornata della Memoria?

Nominalmente non mancano i referenti. Sono le organizzazioni democratiche, associative, politiche e sindacali che, nelle dichiarazioni di statuto e dell’agire, dichiarano di avere come riferimento i Valori costituzionali e il percorso storico che ha permesso di sconfiggere le aberrazioni nazifasciste, asserendo di battersi in difesa dei diritti umani e della libertà contro i razzismi in tutte le sue multiformi specie.

Il ritorno, sotto mentite spoglie è sempre in agguato, oggi più che mai.

I luoghi di studio, scuole e università, proprio perché preparano alla conoscenza le nuove coscienze generazionali, con la finalità di tramandare il bagaglio civile e valoriale, hanno per eletto mestiere un ruolo prioritario. Nel corso degli anni le strutture scolastiche siciliane si sono impegnate ad organizzare molteplici eventi per la Giornata della Memoria con la presenza dei Testimoni diretti sopravvissuti. Nunzio Di Francesco, scampato a Mauthausen, nella sua missione di vita dedicata a narrare ai giovani gli orrori dei Lager, le virtù della pace e della democrazia, fu portavoce di primo piano in moltissime scuole siciliane, fino a un mese prima della sua scomparsa nel luglio 2011. Ora, “esaurito” ormai il contenitore umano della voce diretta, rimane alle scuole un ruolo importante da rinnovare nel metodo, per continuare, implementando conoscenza e riflessione con il coinvolgimento attivo degli studenti. Su questa scia il Liceo Classico Statale “Mario Cutelli” di Catania ha organizzato per l’anno scolastico 2019/2020 la XVII edizione del Premio letterario per studenti dedicato al professor Carmelo Salanitro (ex docente del “Cutelli”), martire antifascista, morto nel Lager di Mauthausen il 24 aprile 1945; il 28 gennaio 2018 sul marciapiede davanti la scuola è stata posta una pietra d’inciampo commemorativa del professore.

Il mondo della Cultura, dell’intellettualità e degli spettacoli, hanno una potenziale rilevante funzione di divulgazione della Memoria sulla deportazione. In Sicilia, ci sono dieci strutture, teatri e fondazioni culturali: Teatro Massimo di Palermo, Teatro Vittorio Emanuele II di Messina, Teatro Massimo Bellini di Catania, Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile di Catania, Fondazione Orchestra sinfonica siciliana di Palermo, Fondazione Inda di Siracusa, Fondazione Orestiadi di Gibellina, Fondazione Teatro Luigi Pirandello di Agrigento, Fondazione Taormina Arte, che fanno parte dell’ambito pubblico, poiché ricevono fondi dalla Regione siciliana. Spetta a loro, nelle sinergie con gli altri ambiti pubblici, promuovere iniziative di multiforme specie atte a perpetuare la Memoria sugli atroci eventi che furono commessi e dare giusta conoscenza e riconoscimento ai siciliani che ne subirono le tragiche conseguenze.

E’ fondamentale, quindi, la funzione delle strutture istituzionali locali : Regione e Comuni. A loro, in quanto “braccio” operativo diretto per l’esercizio territoriale di competenza dei postulati costituzionali e delle Leggi, nella ricorrenza del 27 gennaio viene affidato un compito essenziale per la valorizzazione della commemorazione e per onorare l’impegno degli uomini e delle donne locali che hanno svolto un ruolo primario per ripristinare democrazia e libertà.

Ad ora, dalla Regione Siciliana, dal suo Presidente e dagli Assessorati preposti per funzioni e ruolo, riguardo la Giornata della Memoria 2020 non risultano notizie ed eventi.

Si evidenzia che in data 14 dicembre da parte del Coordinamento siciliano dell’ANPI – a firma del suo responsabile Ottavio Terranova, vicepresidente nazionale dell’Associazione – è stata inviata una Lettera aperta al presidente della Regione Sicilia Nello Musumuci: “ Attivizzazione della recente memoria storica siciliana. Onorare i patrioti siciliani antifascisti, martiri per la libertà”, con la richiesta di incentivare la promozione delle iniziative necessarie per onorare la memoria dei deportati siciliani nei Campi di sterminio e degli IMI nei Campi di prigionia, sottoposti al lavoro forzato in condizioni di schiavitù.

Infine, nel corso degli anni diversi Comuni siciliani, sensibili alla valorizzazione della memoria della deportazione, hanno organizzato pubbliche iniziative, coinvolgendo i testimoni diretti ancora viventi. Una pratica, che purtroppo, tende ad affievolirsi.

La “LETTERA” è dedicata alla memoria di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese, sopravvissuto al lager di Mauthausen – deceduto il 21 luglio 2011

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

4 commenti

  • complimenti! bravo!
    aggiungo:

    1) sui partigiani siciliani vedi : https://anpicatania.wordpress.com/partigiani-catanesi-siciliani/
    2) sui siciliani deportati ei lager: https://anpicatania.wordpress.com/category/deportati-siciliani-nei-lager/page/1/
    3) elenco deportati: https://anpicatania.wordpress.com/2011/01/26/memoria-e-liberta-4-giornata-della-memoria-2011elenco-dei-deportati-catanesi-capoluogo-e-provinciadeceduti-nei-campi-di-sterminio/

    4) occorre rendere onore ai soldati uccisi in guerra da graduati perché sospettati di tentativi di diserzione (l’ordine dei vertici militare era di sparare subito a chi al fronte si voltava all’indietro …) e anche ai RENITENTI e DISERTORI

    5) occorre ricordare che quando il governo Badoglio emise l’ordine di leva obbligatoria scoppiò in tutta la Sicilia il movimento “Non si parte … non si parte arreri non si torna!” (vedi vari documenti su internet) con forte partecipazione di anarchici e indipendentisti ma anche di comunisti e socialisti nonostante i partiti di sinistra si fossero opposti . Una figura famosa di questo movimento è stata Matia Occhipinti -ricordata sulla bottega del Barbieri : http://www.labottegadelbarbieri.org/ricordiamo-maria-occhipinti-la-ribelle-di-ragusa/

  • domenico stimolo

    ….A pochi giorni giorni dalla “ Giornata della Memoria”, a Verona, a seguito delle decisioni assunte dal Consiglio e dalla Giunta comunale, vorrebbero “equiparare” i deportati – conferimento della cittadinanza onoraria a Liliana Segre – ad un collaboratore dei persecutori – intitolazione di una strada cittadina a Giorgio Almirante -, tra l’altro segretario di redazione del periodico “ La difesa della Razza”, fondato nell’agosto 1938.

    In un articolo – pubblicato oggi da “ Patria Indipendente” – periodico quindicinale online dell’ANPI -, il direttore Gianfranco Pagliuruli espone in maniera molto efficace “ LA BEFFA E LO SFREGIO” ( titolo dell’articolo):

    https://www.patriaindipendente.it/il-quotidiano/la-beffa-e-lo-sfregio/

  • domenico stimolo

    “ Il percorso della Memoria”

    Pietre di inciampo, la mappa italiana città per città
    https://lab24.ilsole24ore.com/pietre-inciampo/

  • domenico stimolo

    In memoria di due deportati catanesi: Carmelo Salanitro, Nunzio Di Francesco

    “IN RICORDO DI UN EROE ETNEO: IL PROFESSOR SALANITRO” – TR ( Triangolo Rosso) OTTOBRE 1995

    Nunzio Di Francesco, Catania

    dal sito di ANED -Associazione Nazionale ed deportati nei campi nazisti
    http://www.deportati.it/non-categorizzato/ricordo_eroe/

    “ Fu verso la fine del gennaio ’45 quando mi trovai nel Lazaret (Kanchecaus) di Mauthausen (forse si chiamava campo 3), parcheggiato nudo assieme ad altri centinaia di deportati di nazionalità diverse. Conobbi qui un anziano medico lombardo, deportato sin dal mese di aprile 1944, Vallardi di cognome. Questi mi consigliò di farmi trasferire subito da quel baraccone in qualsiasi comando di lavoro forzato, provvedendo nello stesso tempo egli stesso per risparmiarmi da eventuali esprimenti nazisti. Ancora ventenne, mi sentivo spacciato e non avevo nessuna voglia di sopravvivere, ma il Vallardi mi fece conoscere altri deportati italiani parcheggiati in quel puzzolente baraccone: un altro lombardo quarantenne, il barbiere della baracca; un torinese cinquantenne assieme al figlio ventenne. Ma l’incontro più significativo fu con un Etneo di Adrano, il Prof. Carmelo Salanitro. Era fisicamente mal ridotto, proprio ai minimi termini, più che gli altri, non solo per la lunga durata della sua deportazione, ma, soprattutto, per la sua sensibilità di uomo onesto, raffinato per la sua ottima educazione, la sua religiosità, la sua cultura. Era stato un dirigente del Partito Popolare, molto amico di Don Sturzo. Si reggeva a stento all’impiedi, annichilito, senza occhiali, quasi non vedeva. Nel sentire il mio accento etneo, provò un senso di conforto. Volle sapere il perché, io così giovane, fossi stato deportato. Partigiano, risposi, condannato a morte dal tribunale nazifascista di Torino. E lei, professore, perché qui? domandai. Educavo, rispose, i miei studenti a lottare per la pace, la libertà e la democrazia. Fu il mio preside Verde a denunciarmi ed a consegnarmi al tribunale speciale fascista, condannato a 18 anni da scontare nel carcere di Sulmona. Dopo l’8 settembre 1943, venni consegnato ai nazisti e deportato in più campi di sterminio (Dachau – Mauthausen). Il prof. Salanitro, malgrado fosse quasi del tutto privato della sua forza fisica, si mostrava, per la grande energia morale che aveva, sereno e rassegnato come se gli toccasse pagare con la tortura, per il resto della sua vita, per la difesa di una giusta causa: i grandi ideali della libertà, della pace e della democrazia. Veniva finito nelle camere a gas il 24 aprile del 1945, nel momento in cui stava per concludersi il conflitto contro il nazifascismo in Italia e in Europa. Carmelo Salanitro fu un personaggio molto scomodo per essere restituito vivo alla sua terra e finì nei forni crematori assieme a tanti altri milioni di martiri, desiderosi di libertà e di pace. Che cosa ne penserebbero alcuni dirigenti del Partito Popolare di oggi, dai Buttiglione ai Formigoni? Rinnegherebbero i patrioti cattolici che, assieme a moltissimi combattenti laici e di sinistra, pagarono con le torture la vittoria della libertà, della democrazia e la pace, trovandosi alleati nuovamente con i fascisti di ieri e di oggi? Questa enorme, pericolosa confusione politica dovrebbe far riflettere tutti gli italiani che si ispirano ai valori della pace, della democrazia e della giustizia sociale, difesi col sangue dai più generosi.”

    Nunzio Di Francesco 
    partigiano in Piemonte, sopravvissuto al Lager di Mauthausen ( scomparso il 21 luglio 2011)

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