3 marzo 1913: la Marcia di Washington

di Daniela Pia

In questo marzo 2019, ricordare la marcia delle donne avvenuta a Washington nel 1913 potrebbe apparire come la celebrazione di un passato lontano: così non è. Le donne allora marciarono – come era già avvenuto in Europa, in particolare in Francia e Inghilterra – perchè il diritto al voto le contemplasse, appartenesse loro come agli uomini.

Oggi bisognerebbe marciare per una parità di genere che è ancora da realizzarsi pienamente. Avremmo bisogno di moltiplicare Alice Paul, la leader di quella marcia lontana 106 anni. Abbiamo bisogno di recuperare nella memoria le immagini color seppia di quella parata, per emulare il coraggio e l’orgoglio di essere donne senza paura di affrontare le montagne da scalare quotidianamente.

Mettere in luce i diritti negati alle donne e denunciarli in una marcia pubblica fu allora oggetto di scherno per quelle “femmine” – circa 8 mila – che osarono manifestare. Cosa volevano? Come osavano protestare? 

Fra gli uomini molti si distinsero per le molestie: sputi e gavettoni, nell’indifferenza delle forze dell’ordine.

La marcia divenne un simbolo e da quel momento la Storia cambiò direzione tanto che, nel 1920, sette anni dopo, le donne ottennero finalmente il diritto di voto.

106 anni sono trascorsi ed è necessario ricordare che i diritti delle donne, dopo 59 anni, furono garantiti anche dalla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW). Adottato nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, questo importante documento si premura di assicurare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, dei diritti umani alle donne.

«Umani»: non sembra vero ma è stato necessario ribadirlo, visto quanto hanno dovuto faticare le donne per essere equiparate all’uomo, ribadendo che sono inviolabili anche per loro le libertà fondamentali: in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, rifiutando ogni stereotipo di ruolo e di genere.

Stigmatizzando ogni discriminazione, la Convenzione invitava gli Stati che l’avevano adottata a emanare nuove disposizioni per premunirsi contro la discriminazione delle donne. A maggior garanzia – che non bastano mai – prevedeva tribunali e istituzioni pubbliche per una protezione efficace contro la discriminazione in casa, nel mondo del lavoro e in tutti gli ambiti in cui la donna aveva sofferto e soffre uno stato di minorità.

Nella realtà gli abusi che le donne patiscono sono ancora tanti, figli di stereotipi duri a morire: casalinga, madre accudente, bambola, oggetto di desiderio. 

È davvero difficile da sopportare che, anche nel presente, la società sia così incapace di assimilare questi concetti, rimandando continuamente l’immagine di un mondo in cui la logica maschile è prevaricante, soprattutto nei ruoli apicali: dalla politica ai posti di lavoro. 

La conquista del voto, conquista anche di quella marcia del 3 marzo 1913, è la fotografia da incorniciare nella mente di tutti/e perché mai si dimentichino  i diritti ignorati delle donne; non ultimo quello di interrompere la relazione con un uomo senza essere massacrate.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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