30 aprile 1982: la mafia uccide Pio La Torre

di Fabrizio Melodia

L’immagine è nella memoria collettiva: un’automobile a bordo strada resa un colabrodo da migliaia di proiettili. La si associa subito a crimini di mafia, quasi fosse un’inquietante firma d’artista.

Di mafiosi fu la mano che il 30 aprile 1982 assassinò il deputato comunista Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo.

L’esecuzione avviene alle 9 del mattino, quando la Fiat 132 si avventura per le strade di Palermo: è diretta in via Turba, alla sede del Pci.

Le testimonianze dell’epoca riferiscono di due moto, con i conducenti dal volto coperto, che accostano l’auto, esplodendo centinaia di colpi. Per Pio La Torre e il suo autista nulla da fare. La condanna a morte è perpetrata a regola d’arte.

Gli inquirenti non seguirono subito la pista mafiosa, distolti da una rivendicazione (ben poco verosimile) di non meglio identificati Gruppi Proletari Organizzati.

Sono necessari nove anni d’indagini. Nel 1991 il tribunale di Palermo rinvia a giudizio nove boss mafiosi legati alla Cupola di Cosa Nostra.

Nei documenti si leggono nomi di spicco: Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Pino Greco.

I giudici delineano un quadro sempre più inquietante, grazie alle rivelazioni dello stesso Cucuzza e dell’altro mafioso pentito Leonardo Messina. I mandanti dell’omicidio La Torre assumono i volti nientemeno che dei massimi boss: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci. Più difficile determinare il movente, vi sono molte ricostruzioni plausibili dei fatti ma senza prove certe.

Pio La Torre dal 1960 è segretario del Partito Comunista Italiano a Palermo. Nel 1972 viene eletto deputato in Parlamento. Si mette in luce come persona poco incline a compromessi, proponendo una legge per introdurre il reato di associazione mafiosa e per la confisca dei beni mafiosi. Questa legge fa scalpore: per la prima volta si andava a intaccare il potere economico di Cosa Nostra.

Lo stesso Pio La Torre affermava: «Occorre spezzare il legame esistente tra il bene posseduto ed i gruppi mafiosi, intaccandone il potere economico e marcando il confine tra l’economia legale e quella illegale». 

Quella legge introduce anche il reato di «associazione a delinquere di stampo mafioso». Per la prima volta nella storia si definisce che appartenere alla mafia é un crimine gravissimo, perseguito penalmente.

«Cosa più brutta della confisca dei beni non c’è […]. Quindi la cosa migliore è quella di andarsene» confessò Francesco Inzerillo, uno degli “scappati” della Seconda Guerra di Mafia. Insomma il carcere fa meno paura che le mani in tasca (o nel conto in banche pulite solo iun apparenza).

Fosse vivo chissà come Pio La Torre avrebbe aggiornato la sua legge ai tempi della digitalizzazione e delle criptovalute. Certo lo Stato ha ripreso a “sonnecchiare” mentre la mafia si evolve tecnologicamete e sempre più infiltra i vertrici della politica.

Nel 1981 quando La Torre assume la carica di segretario siciliano del PCI subito si distingue nella lotta contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso, in una base Usa nell’area dell’aeroporto che oggi paradossalmente porta il suo nome.

Quella base missilistica della NATO – dice La Torre – è una seria minaccia per la pace. Anche grazie al suo impegno viene raccolto un milione di firme su una petizione al Governo.

Questa pista s’intreccia con la mafia? Ovvero c’è convergenza d’interessi fra Cosa Nostra (che esegue l’omicidio) e le forze – neanche tanto oscure – che a livello internazionale si opponeva ai “buoni affari” delle armi? Per approfondire consiglio il libro «Chi ha ucciso Pio La Torre? omicidio di mafia o politico? la verità sulla morte del più importante dirigente comunista assassinato in Italia» di Paolo Modani e Armando Sorrentino, edito da Castelvecchi, con una interessante introduzione del compianto Andrea Camilleri.

Riporto un breve passaggio dell’intervista a Camilleri.

«C’è un filo che collega Portella e le stragi fino a via D’Amelio? Perché non ipotizzare un continuum? Fino ad un certo periodo la mafia ha agito per interposta persona. Con lo sbarco degli americani, nel 1943, c’è il salto, un fatto clamoroso non mai abbastanza segnalato. Charles Poletti, capo dell’AMGOT ma in realtà agente Cia inviato in Sicilia, nomina sindaci una quantità di mafiosi, da Calò Vizzini a Genco Russo. E la mafia fa il suo ingresso in politica dopo che era andata in sonno durante il fascismo. Sarà pure politica amministrativa ma sempre politica è. Ed è qui che si pongono le basi per scegliere quegli uomini collusi che faranno poi carriera politica. Una volta un deputato siciliano disse pubblicamente che si sarebbe rifiutato di far parte di una commissione perché vi era entrato un collega, anche lui siciliano, che lui pensava fosse un mafioso; non venne querelato e non venne sparato, ma la cosa venne detta. Sto parlando degli anni ’50. Se io sono stato eletto con i voti della mafia sono il rappresentante della mafia in Parlamento e questa non è trattativa, è qualcosa in più. Una volta tuttu u paese u canusciva u mafiusu, stava assettatu a u cafè e quella era la persona di riferimento. Quando quello non è più seduto lì ma sta seduto in Municipio e poi in Parlamento cosa accade nella mentalità siciliana? Quando si dice che il povero siciliano era combattuto fra la mafia e lo Stato, in alcuni momenti è in verità combattuto tra mafia e mafia e tra Stato e Stato». 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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