Un caso storico: STAVA 19 LUGLIO 1985

imputati citati in giudizio

Il 15 luglio 2015 si è tenuto a Cavalese il convegno “ETICA E RESPONSABILITA’PROFESSIONALE. Un caso storico: STAVA 19 LUGLIO 1985(qui il programma)

ecco un estratto dell’intervento di Sergio Mambrini alla tavola rotonda del Convegno:

 

Sono stato invitato a partecipare a questa tavola rotonda perché sono figlio di una delle centoventi donne uccise il 19 luglio di trent’anni fa a Stava. Un secondo motivo per cui sono presente è quello d’aver cercato di trasferire sulla carta, non semplicemente o soltanto la cronaca di quei fatti, ma soprattutto le emozioni, i modi di essere, le passioni, le paure, gli affetti, le astrazioni simboliche di quelle persone reali che vissero o morirono allora, con l’intento di coinvolgere il lettore in un ragionamento complesso, articolato, a volte aspro, per interpretare gli aspetti della vita sui quali oggi, come allora, si medita poco.

In qualità di figlio posso dirvi che lo sgomento di quei giorni, l’incredulità per l’assurda vicenda patita, la pericolosità dei bacini, la visione del loro crollo, lo strazio della ricerca dei corpi, l’iter tormentato del processo, non mi hanno mai abbandonato.  Attraverso la memoria mi vengono restituite le emozioni e i sentimenti di trent’anni fa, che ancor’oggi ci scuotono.

Ricordo i dieci giorni passati in quell’inferno a cercare.

Anch’io, come molti altri familiari, guardavo ogni parte, ogni lembo ritrovato, per tentare di identificare il corpo di mia madre scomparso sotto quell’ignobile montagna di fango e detriti, che nel proprio percorso si era mangiata con precisione millimetrica la vita, la cultura, l’economia, il paesaggio e le speranze di un’intera comunità. Per sempre? Forse sì, per quanto si riferisce al torto subito.

Per questo non intendo elargire alcun perdono verso i carnefici, verso i quali nutro un ovvio disprezzo.  Nemmeno la razionalità distaccata, la dialettica e la saggezza della ricerca riescono ad aiutarmi a combattere e contrastare questi avvenimenti, nel loro percorso così brutale e assurdo. Lo spavento e il disonore vergognoso che ho provato e che ancora adesso mi segna, va oltre qualsiasi parola di circostanza.

Non c’è soluzione. Nella mia mente resistono solo frammenti d’immagini che mi rendono triste e alimentano senza sosta la mia rabbia. Ho spesso riflettuto su quelle giornate e al terribile danno causato a quelle 268 persone e ai loro famigliari. Nessun tribunale può rendermi sopportabile “l’ingiustizia” subita, nemmeno se le “sentenze” fossero state molto più severe, perché chi subisce un simile affronto, non è mai risarcibile, né giuridicamente, nè moralmente, né con offerte di denaro.

E’ più ridotto, moderato e limitato tutto quello che riguarda la memoria delle vicende affrontate e patite. La memoria s’incarica di mostrare di nuovo quelle immagini e quelle le sensazioni. Lo fa a sua discrezione, in modo del tutto arbitrario. Così riemergono inaspettatamente le emozioni dimenticate.

Per la memoria il danno diminuisce col tempo, fino a sfumare nel vuoto di un monumento o di un memoriale. Anche se è triste d’accettare, l’ingiustizia commessa, in tal caso, diventa, più tardi, un semplice simbolo, un debole monito, uno sbiadito avvertimento. Al contrario, il mio dolore e la mia rabbia non scolorano mai.

Così, dopo trent’anni, uso la memoria non solo per ricordare, ma anche per decidere un atteggiamento, un gesto e perfino un lavoro, che mi offrano la sensazione di vivere nel “giusto“. Con piena coscienza, scelgo ogni giorno d’agire concretamente contro i soprusi, le violenze, le menzogne, le negligenze che le persone indifese continuano a subire. Ricordare Stava può avere questo significato di “resistenza” all’ingiustizia quotidiana.

Come autore di Fango Nero (questo è il titolo che ho dato al libro) vorrei essere chiaro sul suo significato.

Le vaghe ed elusive responsabilità che sono state individuate nella Strage di Stava, dopo un rapido rigetto dell’istanza di chiamata in giudizio dei “Grandi Responsabili” (vedi Eugenio Cefis e vari altri personaggi), sono strettamente collegate alla principale impresa che ha gestito la miniera. La Montedison è stata per lungo tempo padrona dei nostri destini anche con le sue fabbriche petrolchimiche di Marghera, Mantova, Ferrara, Priolo e Brindisi

La tragica vicenda di Stava (Fango) ha descritto la tristissima logica di quel “capitalismo straccione”, così ben definito dal compianto professor Fedrico Stella, che con il petrolio (Nero) ha devastato il territorio della nostra penisola, l’aria che respiriamo, l’acqua che ci appartiene per diritto.

Oggi viviamo ormai nella società, dove è prevista “la normalità del rischio tecnologico”.  Questa normalità è ormai accettata non solo da chi governa ma anche da vasti strati della popolazione. Ogni campo d’intervento mette già in conto un certo numero di vittime sacrificali. Altro che “capitalismo straccione“. Questa è una logica, che attraverso il disprezzo della vita dei cittadini, tenta di espropriare a ognuno la libertà inividuale e quei valori umani che garantiscono a tutte le persone, la sicurezza del loro diritto alla vita.

Così scrisse Luigi Pintor subito dopo il crollo dei bacini:

   «Chi sono i responsabili, alcune società? Quali, quante, perché? Facevano il loro mestiere, producevano il più possibile per guadagnare il massimo: un titolo d’onore. Speculavano? Ma la speculazione è incentivata prima e condonata poi, per legge, in una società dinamica. Responsabili di che, contro la sicurezza pubblica? Ma non esiste nessuna legge moderna contro i pericoli della produzione moderna, scoraggerebbe gli investimenti. Veleni e morte civile percorrono città e vallate, accompagnano la nostra vita quotidiana, sono il prezzo modico dello sviluppo o della barbarie contemporanea, come preferite. Devastazione ecologica?………Se lo stato ha bisogno di cinquemila miliardi, per ricavarli perdonerebbe chi facesse crollare il Cervino. »

Ad ogni imputato, nella fase punitiva, saranno riconosciute le circostanze attenuanti (incensuratezza, buoni precedenti di vita, corretta condotta processuale, buon comportamento successivo alla commissione dei fatti).

Anche perché sarà valutato meritevole aver percorso una loro carriera, anche fino ai vertici aziendali, senza imperizie, senza negligenze, senza imprudenze, sia penali, sia disciplinari o professionali.…… Insomma, avevano diligentemente eseguito le disposizioni programmate dai capi.

Questa linea difensiva fu riconosciuta funzionale e ragionevole per tutti gli imputati.

Inoltre la legislazione italiana aveva reso difficoltoso perseguire i crimini dei colletti bianchi a causa del principio che riconosceva alle società il presupposto di non poter delinquere («societas delinquere non potest»), limitando la responsabilità penale alle sole persone fisiche.

Cefis, presidente di Montedison, assieme ad altri otto amministratori, sarà prosciolto il 28 settembre 1985.

Mi sia consentito in questa Giornata della Memoria di chiedervi di pagare, insieme con me, un debito verso le nostre vittime di quella colossale ingiustizia. Facciamo parlare loro, con la loro voce silenziosa. Ascoltiamo questo silenzio per un minuto.

Grazie.

Sergio Mambrini

Cavalese 15/07/2015

 

L A  R I C O S T R U Z I O N E  D E L L E  R E S P O N S A B I L I TÀ

(tabella tratta da: Daria Dovera – STAVA incultura imperizia negligenza imprudenzaEditore: Fondazione Centro Studi CNG giugno 2015)

NOMINATIVO ED ANNODI NASCITA TRIBUNALE PENALE TRENTO

8 LUGLIO1988TRIBUNALE PENALETRENTO

14 DICEMBRE 1989CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE IV

6 DICEMBRE 1990CORTE D’APPELLO VENEZIA(APPELLO BIS)

11 NOVEMBRE1991CORTE D’APPELLO TRENTO

22NOVEMBRE1991CORTE DI CASSAZIONESEZIONE 3

18 GIUGNO 1992Fiorini Fazio (1913)5 anni di reclusione4 anni direclusionePena condonata nella misura di 3 anni di reclusione Pena condonata nella misura di 1 anno di reclusione Morandi Alberto (1920)3 anni e 6 mesi di reclusione2 anni e 6 mesi di reclusionePena interamente condonata   Lattuca Giuseppe (1928)2 anni e 6 mesi di reclusione2 anni di reclusioneSospensione con la condizionale enessuna menzionesul certificatocasellario giudiziale   Toscana Sergio(1920)3 anni e 6 mesi di reclusione2 anni e 6 mesi di reclusionePena interamente condonata   Bonetti Alberto(1917 )5 anni di reclusione4 anni di reclusionePena condonata nella misura di 3 anni di reclusione Pena condonata nella misura di 1 anno di reclusione Ghirardini Antonio(1922)5 anni di reclusioneAssoluzione perchè il fatto non costituisce reatoAnnullamento per difetto di motivazione4 anni Pena interamente condonata 4 anni Pena interamente condonataRota Giulio(1938)Assoluzione per non aver commesso il fattoAssoluzione perchè il fatto non costituisce reatoAnnullamento per difetto di motivazione2 anni Benefici di legge 2 anni Benefici di leggeCampedel Vincenzo(1933)4 anni di reclusioneAssoluzione perchè il fatto non costituisce reatoAnnullamento per difetto di motivazione3 anni Pena interamente condonata 3 anni Pena interamente condonataGaravana Mario(1944)Assoluzione per insufficienza di proveAssoluzione per non aver commesso il fatto    Murara Giuliano(1927)2 anni e 6 mesi di reclusioneEstraneo al procedimento    Currò Dossi Aldo(1936)4 anni di reclusione3 anni di reclusionePena condonata nella misura di 2 anni di reclusione   Perna Giuliano(1928)2 anni e 6 mesi di reclusione2 anni e 6 mesi di reclusioneSospensione con la condizionale e nessuna menzione sul certificato casellario giudiziale

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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