4 marzo: il voto, il vuoto e dopo

Il povero db davanti all’urna: posso raccontarvi i miei “dolori” e la scelta finale?

Ho faticato a scrivere questo post ma siccome un minimo di autoironia ci vuole  – un antidoto alla presunzione del “so tutto io” – potete anche immaginarlo in tre parti (con titoli rubati a Johann Wolfgang Goethe): «I dolori del giovane Vother», «Le difficili affinità elettive» e «Faust, ovvero se Goethe ci ha messo 60 anni a scrivere di un patto con il diavolo… posso io prendermi un mesetto per decidere come contribuire all’italico guaio minore?».

UNA PREMESSA O ANCHE DUE

A ogni “tornata” sono sempre in dubbio se votare. Ogni volta mi torna la secca frase di Malcom X: «Il potere è nell’urna? Una buona ragione per starne lontani». Capisco bene il ragionare di tante persone anarchiche (e non solo) che rifiutano il voto per principio; e il “trend” come dicono gli anglofoni dà loro ragione, visto che ormai circa metà degli “aventi diritto” non va alle urne. Però le contraddizioni – sale della vita – mi rammentano che si è a lungo lottato per il suffragio universale e che anche con le elezioni è stato possibile contrastare l’oppressione.

Alla fine ho sempre preferito votare. Rispettando chi si astiene – soprattutto se non si limita al mugugno ma agisce per una società migliore – però ho deciso (senza tropp illusioni) che comunque avere un gruppo, anche piccolo, di persone degne nei Palazzi potesse essere utile. Così sono ormai 40 anni che alla fine voto “il meno peggio” a sinistra. Ma è sempre più difficile per me credere che serva a qualcosa per molte ragioni, in particolare perché le sinistre in Italia sono quasi sparite a livello organizzativo (pur se alcuni movimenti restano forti) e perché il potere reale si è spostato sempre più fuori dai Parlamenti. Vedi – per dirne una sola – la Grecia. Ci avviciniamo rapidamente a una “democradura” come dicono in America latina: non è dittatura ma certo somiglia poco a una pur minima democrazia.

Contraddizioni a cascata. A esempio che tanta gente in Italia continui a votare i più schifosi e però una bella maggioranza di elettori/elettrici nel referendum dell’anno scorso abbia respinto la “schiforma” costituzionale di Renzi-Boschi. Ma subito dopo una “nuova” legge elettorale ha partorito l’ennesimo mostro, non un golpe con i carriarmati ma certo un imbroglio incostituzionale: il brodino Mattarella è altrettanto fuorilegge del peperoncino Napolitano o delle imposizioni europee (pareggio di bilancio ecc).

Se vi fosse sfuggito segnalo che quest’ultima “rosatella-porcella” è anche una controrivoluzione matematica: la maggioranza di 100 nelle elezioni italiane non sarà più il 50,1 ma il 40 per cento; il premio arbitrariamente detto di “maggioranza” significherà governare (qualunque cosa sia) a ogni costo, senza tener conto delle opposizioni. Una “democra-tura” appunto.

LO SCHIFO CHE MI FANNO D’ALEMA, BERSANI E SOCI

Deciso che il 4 marzo andrò (senza entusiasmo) a votare, alcune cose mi sono apparse chiarissime. Dalla sua nascita il Pd fa politiche di destra ed è sempre più guerrafondaio e anti-ecologico; dunque non lo ho mai preso in considerazione. Per inciso anche la neorinata (e filo Nato) Bonino è molto a destra, a parte sui “diritti civili”.

Leu? Mi spiace che 5-6 persone a me care (un paio collaborano anche alla “bottega”) siano cascate nel trappolone di “Liberi e uguali” ma io non ho dubbi. Sono gentaccia che fino a ieri ha governato, portando l’Italia in ogni guerra possibile e facendo tutte le leggi a favore dei padroni. Perché dovrei fidarmi di loro? Già si capisce che se il Pd avrà bisogno di una stampella Leu ci sarà. D’altronde quelli – come il governatore della Toscana [1] – che fanno i “sinistri” nell’attuale arena politica e invocano per esempio una buona politica sanitaria poi dove amministrano hanno tagliato e tagliano la sanità pubblica. Di poche cose posso dirmi sicuro ma una è che le persone si giudicano meglio per ciò che fanno anziché per le (belle) parole. Un’amica mi ha scritto: “però dentro Leu ci stanno un paio di brave persone”. Appunto: un paio – e mi spiace per loro – in mezzo ai peggiori mascalzoni. Niente Leu per me.

NON MI FIDO DEI 5 STELLE

Sempre più sento in giro dire che M5S è pieno di fascisti. Mi pare una stupidaggine: con ogni evidenza si tratta di un movimento ambiguo ma non ci vedo dentro più “estrema destra” che all’interno del Pd (per tacere dell’asse intorno al signor P2-1816). Peccato che le ambiguità del movimento si stiano sciogliendo quasi tutte nel senso di rendersi affidabili per i padroni e le banche. A parte che il “presidente del Consiglio in pectore” cioè Luigi Di Maio mi sta sul cazzo perfino per come si veste e per come si pettina, non gli ho mai sentito dire – o letto in rete – qualcosa di sinistra, di non filo-liberismo. Dalle vaghe cinque stelle iniziali (ricordate? Erano acqua, ambiente, connettività, sviluppo e trasporti) e dalla rabbia del vaffanculo si è arrivati a un programma politico-economico “democristiano”. Non mi dilungo ma rimando a una recente sintesi di Aldo Giannuli [2].

Sulla possibilità di dare comunque il mio voto a M5S mi restava però un “atroce” dubbio tattico. Ne parlerò dopo.

“POTERE AL POPOLO”: SONO D’ACCORDO CON VALERIO EVANGELISTI

Come sapete c’è una novità ovvero la nascita di «Potere al popolo». Una buona notizia e non solo in funzione elettorale. Mi trovo d’accordo con Valerio Evangelisti [3]. Non sono riuscito a partecipare alle assemblee (l’inverno e gli acciacchi mi hanno conciato male, mannaggia) però la mia impressione è positiva: per quello che ho letto [4 ] ma ancor più per le persone che sono nelle liste e che appoggiano «Pap». Certo la strada per risalire dal baratro è lunga ma «Potere al popolo» mi pare un piccolo passo positivo, dopo tanto stagno. Insomma la mia prima scelta è votare per «Pap». Ma…

MA UN TARLO MI RODEVA

Però in queste settimane sono stato scosso da un “atroce” dubbio. Per come capisco io la situazione politica italiana, queste elezioni sono truccate: premio di maggioranza o no, la coalizione intorno al signor P2-1816 e l’altra intorno a Pd-Renzi&cespugli subito dopo il voto si accorderann. Ovviamente con l’applauso dell’Europa di banchieri e padroni. Le percentuali conteranno è ovvio ma i renzusconiani sono costretti all’abbraccio soprattutto perché – questo il mio tarlo – hanno bisognodi rimuovere al più presto quei pochi ostacoli (la composizione della Corte Costituzionale a esempio) che limitano il loro potere ostacolando il passaggio da una democrazia molto imperfetta a un regime senza “lacci”. Ripeto: democradura. Se questa mia analisi è giusta, che «Potere al popolo» abbia un buon risultato … inciderà zero. Da questo punto di vista l’unico argine al renzusconismo compiuto sarebbe che i 5 stelle avessero un tale risultato da scompigliare i giochi.

Fra me e me litigavo: «Ma come db» – mi dicevo «hai detto e ridetto che non ti fidi di M5S e allora?». E mi rispondevo: «Continuo a credere che la tendenza “democristiana” impressa dal triumvirato (Casaleggio, Di Majo e Grillo) non provocherà crepe nell’attuale sistema però M5S di certo non potrà accordarsi – almeno in tempi brevi – con i renzusconiani».

Questo il mio dilemma. Ho chiesto aiuto a compagne/i: c’è una falla nel mio ragionamento? E comunque ditemi dov’è la scialuppa di salvataggio, grazie. Ah, nel naufragio meglio un remo o una torcia? Ho avuto risposte diverse e interessanti, perlopiù pessimiste sul futuro anche prossimo. Io cerco di restare “pessottimista” ma è dura.

DI MAIO IN PEGGIO?

Gli ultimi giorni di campagna elettorale mi stanno confermando purtroppo che dalle parti dei 5stelle non c’è alcuna serietà politica. Che dopo il 5 marzo i Palazzi se li comprino all’ingrosso o a decine oppure che trattino con il gruppo dirigente “dimaoista” … io prevedo che M5S sarà risucchiato nella “governabilità”. Magari i pentastellati si spaccheranno e confido che una parte di loro possa prendere una direzione positiva ma in ogni caso il mio dubbio si è dissolto: non sarà la formazione politica che ha preso una nuova forma in queste ultime settimane a bloccare i renzusconiani. Neanche se dovesse risultare il primo partito nell’urna (o il secondo, contando chi proprio non va a votera).

E allora alla fine ho ri-deciso, abbandonando il mio ultimo dubbio tattico. Il 4 marzo voterò «Potere al popolo» sperando che anche dall’urna finalmente arrivi una scossa ma sapendo che comunque il problema non è il voto ma il vuoto a sinistra. Come vada il 4 marzo ci aspettano anni durissimi contro fascioleghisti e fasciobanchieri finché non riusciremo a ricostruire – dentro un ciclo di lotte anche internazionali – rapporti di forza più favorevoli.

[1] molto mi spiace che il quotidiano «il manifesto» abbia dato acriticamente spazio a Leu in generale e in particolare a Enrico Rossi che in Toscana si è comportato come il peggiore dei neoliberisti.

[2] Trovo interessante questo passaggio dell’analisi di Giannuli: «E veniamo al M5s che merita un discorso un po’ articolato. Intendiamoci: qualsiasi partito (e il M5s lo è, visto che siede in Parlamento) ha una sua fase costituente e poi ha un processo di istituzionalizzazione che lo “ossifica”. Questo doveva per forza capitare al M5s che, però aveva varie opzioni davanti sia per la collocazione politica che per il modello organizzativo. Sul primo punto, stabilito che la solita solfa “né di destra né di sinistra” è un vecchio trucco (per primi lo usarono i fasci di combattimento di Mussolini esattamente 99 anni fa) per cui lo spazio politico è quello ed è retto da coordinate che mutano nel tempo, ma non per questo smettono di esistere, il M5s, dopo il ricorso furbesco del “né né” per pescare voti da una parte e dall’altra, poteva scegliere destra o sinistra. Ed ha scelto la destra neo liberista, come dimostrano diversi punti del programma (come il reddito di cittadinanza che è una proposta tutta interna al neo liberismo) e la scelta di Lorenzo Fioramonti come consigliere economico di Di Maio e suo mentore a Wall Street. Ottimo economista, per carità, nemico n 1 del Pil, ma pur sempre di spiccata ispirazione neo liberista. Per non dire dell’annosa vicenda dei migranti. Dal punto di vista organizzativo il M5s poteva scegliere fra diversi modelli: dal partito di apparato funzionariale a quello dei notabili parlamentari, dal modello basato sulla partecipazione democratica organizzata e con gruppi dirigenti collegiali al modello “mucchio selvaggio” che fu di Lotta Continua, dal modello federativo a quello centralizzato e così via, ha scelto il peggiore: quello dell’uomo solo al comando tanto simile a quello renziano, con un colpo di mano statutario sbalorditivo, con un regolamento subito applicato senza neppure essere mai stato votato da nessuno. E il risultato (ferma restando la pasticcioneria dell’ultima ora tipica del M5s) è questa selezione di candidati su cui non spenderemo neppure mezza parola. Insomma stiamo prendendo una strada che proprio non mi piace. Però, però, la partita non è affatto chiusa e non è detto che questa svolta sia definitiva. La base del movimento non è stata consultata ed ha taciuto sulla svolta perché c’erano le elezioni, ma il 5 marzo magari avrà qualcosa da dire. Poi dobbiamo vedere come vanno le elezioni, come vanno i ricorsi dell’avvocato Borrè, cosa penseranno persone come Grillo, Di Battista eccetera all’indomani del voto, bisognerà vedere che fanno i neo eletti (e Dio non voglia che vengano fuori una decina di “responsabili”). Insomma stiamo a vedere perché, comunque vada, il M5s è pur sempre un serbatoio di forze antisistema per nulla trascurabile e non è detto che la fine debba essere un inesorabile declino… stiamo a vedere».

[3] cfr Valerio Evangelisti e Sandro Moiso: Voto, non voto. Due posizioni all’interno di Carmilla

[4] qui in bottega cfr Sinistra antiliberista: ieri i “pazzi” a Roma e «Potere al popolo», non solo una lista 

LE IMMAGINI: nell’ordine la prima è di Altan, le tre successive di Mauro Biani, poi c’è Chief Joseph, a seguire le due di Giuliano Spagnul e infine tre (ma due sono “dichiarazioni di voto”) di Vincenzo Apicella.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

28 commenti

  • maria teresa messidoro

    ciao, penso che rileggerò alcune volte il tuo articolo prima di decidere se non andare a votare, o combattere l’inciucio previsto …. Sinceramente, a oggi, Poter al popolo mi sembra già visto e rivisto e alcune cariatidi da quelle parti, mah.
    E 5 stelle? Nonostante il loro impegno per i no tav, alcune loro posizioni sui migranti ad esempio, mi fanno inorridire … Come dice A.P. sono più importanti le persone dei treni.
    E allora? Rileggerò il tuo articolo, che farò girare

  • antonella selva

    grazie, un incoraggiamento molto utile in questo momento ad andare al voto, ne terrò conto

  • In questo casino qualche spunto allargato non fa che bene.faro girare.ero arrivata alla medesima decisione attraverso altro ragionamento: annullo scheda, quindi voto perso.quindi potere al popolo anche se rischio non arrivi alla soglja.grazie

  • capisco il “tarlo” (i miei famigliari da sempre ti dicono che il diritto di voto è una conquista fondamentale della resistenza contro i totalitarismi)
    e alla fine finiamo spessp per “tuarrci in naso”
    io apprezzo i ragazzi di Je so pazzo ma Potere al popolo è diventata la lista dei residui spesso imabrazzanti se non a volte ignobili della sinistra della sinistra che ha contribuito allo sfacelo
    ma so che in tanti finiremo forse per votare Pap o non votare

    penso però che non abbiamo mai pensato a costruire una seria mobilitazione popolare per affermare:
    1) che ogni elezione che non abbia almeno il 55 % degli aventi diritto al voto sia annullata
    2) che ogni legge che modifichi il sistema elettorale impedendo l’effettiva scelta dell’elettore dell’eletto deve essere considerata incostituzionale e non può essere promulgata

    quindi occorrerebbe una mobilitazione per imporre anche al Consiglio costituzionae, e al presidente della Repubblica l’obbligo di far rispettare questi due “principi”

    oppure che facciamo? bruciamo le urne? ma dove? chi? quando? e se se ne brucia solo qualcuna a che serve?

  • bellissimo, preciso, esauriente,come sempre, caro daniele, e tante grazie!

  • Io non andro’. L’unica scelta etica possibile e’ l’astensionismo attivo.

  • Trovo molto curiosa l’idea che il reddito di cittadinanza sia un concetto neo-liberista: a meno che per essere keynesiani si preferisca il “metodo della buca”, non so fino a che punto la gratificazione sia più elevata. Ricordo anche che 5 anni fa il reddito di cittadinanza era un cavallo di battaglia del solo M5S, vuol dire che PD e FI erano non-liberisti!? Insomma, mi pare che l’orientamento economico si giudichi da altro.

    Nel merito: in sintesi, credo che l’unica strada sia perseguire il principio dell’alternanza, il M5S non ha (ancora) fatto danni ed è l’unico che può raggiungere l’obiettivo. Mi basta.

  • potere al popolo – nome vetero 68ttino. sono anni che non vado più a votare per le politiche, da una che ha fatto un po’ di sindacato penso che sia una questione di rapporti di forza e la forza al popolo non la danno i seggi in parlamento ma la presenza nelle mobilitazioni per prima di lavoratori e lavoratrici, e quindi anche di movimenti ambientalisti, di diritti civili, contro le guerre, ecc… questa presenza e quindi questa forza si è persa e alla fine chiunque sia in parlamento o al governo conta quanto il 2 di picche che la vera forza non sta li ma nelle banche e nelle multinazionali… se non si torna a costruire una forza sindacale conflittuale, di classe togliendola a questi farabutti confederali non si andrà da nessuna parte

  • Daniele Barbieri

    TRE COMMENTI (fra i molti che ho ricevuto in “privato”) mi sono sembrati particolarmente interessanti; così ho chiesto l’autorizzazione ai tre “schivi” autori di aggiungerli qui; ovviamente li inserisco nell’ordine di arrivo.
    IL PRIMO
    Ho appena letto attentamente le tue considerazioni. Faccio fatica a seguire i tatticismi (a cui siamo comunque obbligati da uno scenario privo di riferimenti per prevalente e autentica affinità) anche perché negli ultimi anni mi hanno portato a finire spesso in qualche luogo sbagliato e/o mal frequentato. Mantengo una preoccupata attenzione per il nostro divenire e per questo (ma non solo) osservo lo scenario elettorale. Alla tua riflessione aggiungerei un argomento. Con il rimescolamento post elettorale, a meno di una stravittoria del centrodestra (ma probabilmente, nonostante, anche se non subito) è probabile, come tu sottolinei, un riposizionamento complessivo e vista la composizione insensata (letteralmente) delle liste M5S è possibile un caos multidirezionale per gruppi anche in quest’area, poi una parte di LEU farà i conti con il nuovo scenario… Verranno tutti da delusioni e dalla necessità di ridefinirsi; in questo scenario la presenza di una realtà come Potere al popolo potrebbe avere un senso che va oltre quel che possiamo immaginare. Da quel che ho capito PaP è una realtà assai plurale. Non sempre condivido le loro analisi e i loro linguaggi, talvolta assai arcaici e che sembrano riflettere strumenti di analisi per me desueti o almeno parziali, incapaci di analizzare la realtà non solo nella sua complessità ma anche in molti dei suoi aspetti specifici. Ma sono gli unici che dicono anche qualcosa di sensato, che vibra con le corde della mia coscienza. Mi sembra di capire che molto dipende dai luoghi. A Napoli e Torino sono una cosa mentre a Vicenza e in Liguria un’altra, dipende dalla componente PaP di riferimento prevalente culturalmente nel territorio. E’ poco ma oggi forse è tanto. Mi è piaciuto come sono nati, mi stanno un casino simpatici ragazze/i di “Je so pazzo” e parte dell’area che li anima è soggetto autentico di lotte sociali eccetera. Quindi, in me, come sembra in te, hanno generato un certo entusiasmo. In questa realtà di sinistra depressa (anche a ragione) se PaP entra in Parlamento (ma anche se non ci entra, anche se in forme e in uno scenario diverso) ci entra con entusiasmo, ed è questo entusiasmo che potrebbe fare la differenza; loro non devono riposizionarsi, sarebbero già lì per quello che hanno detto di essere e di fare. Potrebbero contribuire a enucleare un gruppo parlamentare che non sia solo di riposizionamento e depressivo. Ecco, è questo entusiasmo che mi intriga, che aggiungerei ai tuoi argomenti. Sappiamo che l’entusiasmo espone anche a rischi ma senza entusiasmo anche l’intelligenza e la capacità di analisi vanno poco lontano. La mia è solo una sensazione, che ho voluto condividere con te dopo averti letto, un abbraccio.
    IL SECONDO
    Veramente tanto tempo che non ci sentiamo. […] Non so proprio per chi votare e temo non solo i partiti che ci sono ma il clima di indifferenza e di rassegnazione senza idee che circola trionfante. Che la gggggente, così tanto coltivata dalla sinistra di un tempo prenda ancora in considerazione un vecchio stupratore cinico e pervicace compratore (vedi l’offerta di oggi ai 5S) è incredibile, visti oltretutto gli annessi e le connesse. Guardando con freddezza, nonostante il liberismo sfrenato e il cinismo, il PD qualche piccola riforma civile l’ha fatta, sepolta dalla castrazione dei diritti di chiunque lavori, con il trionfo del precariato su qualunque certezza. LeU ha soprattutto D’A che non scrivo per intero per non sporcare la pagina. Peccato, perché due o tre… Popete al Popolo sembra Molotov del vecchio Staino e comunque i numeri contano. Allora? Allora boh. Il pericolo più grande, per me, sono B e 5S. E forse non è inevitabile l’abbraccio PD-B. Ma sono speranze […] Che altro ti posso dire? Che conoscevo la democratura di Predrag Matvejevic ben prima della democradura di Eduardo Galeano. Ma poco cambia, visto che la sostanza è la stessa. Che ci sia un potere reale fuori dal Parlamento in Grecia è certo ma non certo di opposizione democratica. Ci sono solo fame e iper-padroni, alcuni greci e molti stranieri.
    E allora ? (bis) Temo per figli e nipoti.
    E allora ? (tris) Forza miracoli!
    IL TERZO
    Daniele, tu voti e va bene (speriamo) però intanto dai una occhiata a «Non votiamo il male minore» – è qui: comune-info.net/2018/02/non-votiamo-male-minore – di “Collettiva Nessune CAPe Toste”. E inserisci nella tua analisi la metà della popolazione italiana che non vota da tempo. Magari CAPe Toste farà proposte e ne potremo riparlare.

  • Francesco Masala

    sarà interessante vedere la squadra di governo dei 5 stelle, in anticipo, naturalmente, ma anche di altri, anche per Potere al popolo sarebbe interessante vedere i nomi che proporrebbero in un loro eventuale e impossibile governo, per esempio Paolo Pietrangeli (che è anche candidato), o Christian Raimo ministro della Pubblica Istruzione.
    chissà, magari sarebbe quella mossa che li fa passare dal 2,9 al 3,1%

  • Daniele, sono sommerso di cose da fare ma al tuo invito non posso che rispondere. Hai girato attorno a te stesso per frasi e frasi; e continuerai a girare come chiunque si azzarderá a tentare di risolvere la questione partendo esclusivamente dal piano elettoralistico.
    In breve, per un marxista la partecipazione o meno alle elezioni non può che essere in funzione del lavoro svolto nelle fabbriche, negli uffici, nel sociale. Avere una tribuna che faccia da amplificatore (non vedo però oggi nulla di amplificabile) dell’intervento sui luoghi di lavoro.
    Tuttavia poiché a molti compagni si pone il problema del voto. unica risposta possibile è di scegliere il meno reazionario – non si tratta di altro, credimi – per poi stare alle calcagna del tipo al limite del mobbing chiedendo conto pubblicamente al mascalzone degli impegni assunti; facendosi arrestare, se necessario.
    A questa condizione e solo a questa condizione non si sprecherebbe il voto e anzi non si diventetebbe complici.
    Un abbraccio

  • Caro Daniele, grazie del tuo ragionamento a voce alta.
    Io ancora non riesco a condividere una posizione precisa.
    Da alcuni anni mi trovo, o forse mi ci hanno costretto,
    in quella riserva di cui hai scritto, destinata agli anarchici che vedono il voto come
    solo uno dei tanti modi per fare politica attiva, per quanto potente.
    E’ un po’ che non voto, se lo vuoi sapere.
    Nondimeno, anch’io sto oscillando tra il confino e “Potere al popolo”,
    ma le percentuali per quanto mi riguarda si situano tra il 90 per cento sto
    a casa o faccio altro, e l’urna.

    A presto, ti leggo sempre con piacere.

    Ale

  • Patrizia Cantoni

    Da mesi penso che per la prima volta non avrei votato
    i tuoi rovelli sono i miei rovelli
    da due settimane però sto ripensandoci, mi è presa l’ansia di come mi sentirei dopo
    un dopo che prevedo molto molto pericoloso
    Sto valutando di votare Potere al Popolo ( 5stelle mai, sui migranti e sull’antifascismo per me sono inaccettabili ! )
    Ma un altro rovello mi ha assalita quando ho visto chi ci propinano al proporzionale nel nostro collegio:
    è giusto questo voto per un possibile futuro di una nuova sinistra????
    sono indecisa se tornare al punto di partenza…..

  • Gian Marco Martignoni

    Sulla natura dei 5Stelle consiglio la lettura dell’intervista a Roberto Maroni su Varesenews, ove prospetta la possibilità di un governo Lega, 5Stelle e Fratelli d’Italia. Qualcuno trasecolerà, ma la candidatura di quel destrorso di Gianluigi Paragone, in quel di Varese, è propedeutica a questa soluzione, giacchè i 5Stelle sono – per le forze imprenditoriali e associative (Confartigianato, Confcommercio, ecc.) che li sostengono – funzionali a una governabilità rispondente ai loro “desiderata”. Daniele coglie due punti essenziali, su cui dovremo collettivamente ragionare dopo il 5 marzo: il vuoto organizzativo a sinistra e lo stato grave dei rapporti di forza. Se nel 2013 avevo votato Ingroia, nonostante il mio pessimo giudizio sul gruppo dirigente di Rifondazione Comunista – che permane tutt’ora – e per via dell’insopportabile retorica vendoliana, pur rispettando l’opinione di Valerio Evangelisti, a questo appuntamento elettorale voterò, pur con tutte le contraddizioni rilevate da Daniele, per “Liberi e Uguali”. Ovviamente rimane il problema della ricostruzione di una sinistra di classe e anticapitalista, ma stante le mie riserve sul minoritarismo congenito alla lista “Potere al popolo”, una rappresenanza autonoma dal PD nel futuro parlamento è senz’altro preferibile a una logica tutta movimentista, in assenza di movimenti reali e antagonisti.

  • Qualche anno fa, quando avevo ancora il permesso di soggiorno e nessun diritto di voto, mi ricordo di aver scritto un pezzo che non ritrovo più. Un pezzo ironico in cui suggerivo agli amici italiani di, invece di voler estendere il diritto di voto agli immigrati, chiedere di revocare il diritto di voto per tutti.
    Guardando la vetrina delle offerte elettorali mi ero sentito veramente sollevato dal fatto che non dovevo fare una scelta in quella offerta così scarsa.
    Oggi il diritto di votare ce l’ho. e non è un bel regalo. Ve lo assicuro. Andare a mettere la crocetta su un “male minore” o su un “bene inutile” o non andarci proprio tale è il dilemma. A me una cosa è certa: Non ho mai votato un male minore, anche quando si doveva scegliere in Algeria tra i corrotti del FLN e gli islamo-fascisti del FIS. Non è questa volta che comincerò.
    https://karimmetref.wordpress.com/2009/06/05/lastensione-utile/

  • domenico stimolo

    Astenersi o Votare 5 stelle – richiamo solo le due opzioni più in vista nella discussione – rappresentano le due facce uguali della stessa moneta. Si ripudiano i valori fondativi della nuova Italia nata in quel dì, del 25 aprile.

    Non credo proprio che queste mie affermazioni siano astratta retorica. Sono il sale del mio personale convincimento: la libertà di voto è stata riconquistata con un durissimo contributo di sangue versato per battere il nazifascismo; le ONG non sono “ taxi del mare”, con tutto il conseguente disprezzo per vite umane.
    In rispetto di questi principi fondamentali le offerte di voto sono diverse, ognuno si soffermi “ sul male minore”.

    Giusto per riflettere invio il link del messaggio per il 25 Aprile scorso dal partigiano di Palagonia ( Ct) Nicolò Di Salvo che giustappunto pochi giorni addietro ha raggiunto il traguardo dei 94 anni. Può aiutare.

  • elisa domenichini

    Grazie, Daniele, ho letto con grande interesse la tua riflessione.
    Ho letto volentieri anche i commenti che sono seguiti e mi trovo d’accordo con Domenico S.: astenersi o votare 5 stelle rappresentano due facce della stessa moneta. Buone decisioni e buon voto a chi ci andrà

  • Povero db, alle prese con i rovelli elettorali di questi giorni, come tutti. Ho letto i tuoi ragionamenti come avevo già letto quelli di Valerio Evangelisti e quelli di Sandro Moiso. Provo a dire brevemente la mia, premettendo che è quella di un valsusino e, storicamente, di un ex militante politico di Lc. Cosa sono adesso, non saprei neanche definire. Di sicuro, sono uno dei tanti valsusini che in venti anni di opposizione al Tav ha maturato una nuova consapevolezza politica sulla realtà che viviamo, una consapevolezza che mette al primo posto l’ambiente e una dura critica al capitalismo finanziario globale di cui i governi “occidentali” soprattutto sono diramazione ed esecutori. Sono ancora di sinistra? Non credo, almeno nel senso tradizionale del termine, perché la sinistra che ci troviamo davanti sembra solo la brutta copia di un progetto che non c’è più, forse, come scrive Pallante, è sempre stata una costola del capitalismo.

    Sono sempre più convinto che i progetti nuovi possono venire solo dal basso, con tutte le complicazioni che questo comporta (lo vediamo in Val Susa o a Notre Dame des Landes). Ovviamente la mia chiusura a destra è totale, per mia storia, per convinzione, per le mie radici famigliari, anche se nel tempo ho maturato la convinzione che non tutto quello che è nuovo è buono e che bisogna tenere quanto di buono ci viene dal passato.

    Per chi votare dunque? Le alternative sono poche e scusate se la faccio breve, pragmatica e poco ideologica:

    1. Non votare. Lo schifo che pervade tutti riguarda anche me, tuttavia sarei contrario a questa opzione per ragioni: a)perché comunque è un minimo modo di partecipare, di mobilitare la mente e pensare anche per breve tempo

    b) perché non votare è un atteggiamento di rassegnazione se non di resa

    c) perché nei momenti di debolezza, il voto può essere un modo per incidere su uno spostamento di equilibri della rappresentanza

    politica che possa anche in minima misura servire alle lotte sociali: un granello di sabbia che può contribuire a creare o aprire contraddizioni nel fronte del Potere.

    2. Potere al Popolo. Sono d’accordo con chi dice che anche nel miglior caso, cioè un rappresentante in Parlamento non servirebbe. Ricordiamoci dell’esperienza di Dp nel 1976. So da fonte diretta del senso di inutilità che pervadeva i due o tre eletti di allora. Infatti poi Dp scomparve. sarebbe un voto di testimonianza ma oggi abbiamo bisogno di aiuti concreti da eventuali rappresentanti in Parlamento.

    C’è poi la sensazione che quella sinistra dia eccessiva importanza alla rappresentanza con tutte le implicazioni negative del caso: il PRC, che sta dentro PaP, ha dato in passato a Torino un brutto esempio: fare compromessi e non fare un opposizione efficace e dura per rimanere nella giunta Fassino. Lo fa anche in situazioni minori e questo non mi piace al di là del valore personale di alcuni suoi esponenti. Un minotarismo che non paga e non serve.

    3. M5S. Sono scosso come tanti dai pasticci che combinano, quasi da autolesionismo. Sono fortemente critico sul metodo di selezione di dirigenti e candidati: sostengo da tempo che si dovrebbero scegliere i candidati tra gli attivisti dei vari movimenti (tav, casa, Tap, acqua e beni comuni, inceneritori, rifiuti, ecc.) perché sono preparati (almeno nella loro materia), hanno esperienza di lotta politica (anche se non parlamentare), e sono fondamentalmente onesti perché sono testati dalla loro comunità.

    Ebbene, per quanto riguarda il mio territorio devo sinceramente riconoscere ai 5S eletti al consiglio regionale del Piemonte di avere sempre lavorato duramente, di avere sempre fatto una buona opposizione, di avere partecipato di persona alle lotte prendendosi gas e botte insieme a tutti noi.

    Poi devo prendere atto che sono gli unici che si sono pronunciati a livello nazionale contro il Tav e le grandi opere inutili e imposte e hanno annunciato che fermeranno il Tav. C’è da crederci o almeno saranno messi in condizione di farlo? Non lo so ma penso che , data l’opportunità, sia il caso di provarci. Se no, la prossima volta non li si voterà.

    Questi sono i principali argomenti che spingeranno me e una buona maggioranza di No Tav a votarli. Ce ne sono di minori, forse meno significativi come il fatto che i 5S sono “nuovi” e quindi un’alternanza fa sempre bene per mille motivi (rompere i clientelismi, dare nuove regole, frantumare alcuni apparati, interrompere giochi dannosi o pericolosi, ecc.). La paura e l’accanimento dell’establishment contro di loro la dice lunga: ne hanno paura. Approfittiamone!

    Fabrizio Salmoni

  • Potere al popolo, pur con tutti i difetti elencati qui sopra dagli altri lettori/redattori mi sembra comunque l’unica scelta possibile da fare e meno male che ci sono perché anche se non riusciranno a superare lo sbarramento rappresentano un’alternativa di fronte ad un eventuale non voto. Quanto a Leu, sono una sorta di Pd2 in gran parte, ma dipende molto anche dalle persone che si candidano nei singoli territori.
    Grasso non mi piace, anche perché ha fatto delle sparate poco diverse da quelle di Berlusconi o Renzi, a partire da quella sull’Università gratuita per tutti, ma aldilà dei vertici in gran parte poco presentabili (non se ne può più dei vari Bersani, D’Alema ecc…) ci sono anche persone oneste intellettualmente, in certi casi vicine ai movimenti e quindi votabili prima di consegnare il paese ad una maggioranza fascio-leghista o ai 5 Stelle, che secondo me hanno fin troppe somiglianze con la peggior destra fin dalla loro nascita.
    Quindi, forse, nei singoli territori, tra Pap e Leu si potrebbe dare un voto ciascuno alla Camera e al Senato e scegliere proprio in base alle persone candidate.
    In ogni caso buon voto, o non voto, a tutti.

  • Ho letto i vostri commenti, tutti interessanti. Aggiungo il mio.
    Ho già votato, PaP all’estero non era presente, ho votato LeU – senza particolare entusiasmo. È stato un compromesso.
    Vorrei aggiungere qualcosa di personale su entusiasmo e compromessi. Ci sono molti rapporti di forza che vincolano i meccanismi, le dinamiche delle nostre comunità, e ciò che è possibile fare. È estremamente raro poter fare e costruire ciò che noi idealmente desidereremmo. Molto spesso, con eccezioni estremamente rare, le soluzioni concrete, che sono quasi sempre soluzioni provvisorie, sono frutto di compromessi, e vanno continuamente vagliate, ed eventualmente modificate, perché le soluzioni concrete di ieri non necessariamente sono quelle di domani. I rapporti di forza e le disuguaglianze sociali condizionano spesso chi si avvantaggia di queste soluzioni, chi le sviluppa o stabilisce, chi le vaglia e chi le modifica, a beneficio di chi?
    Sì, ho votato LeU e avrei votato PaP, ma in ogni caso senza particolare entusiasmo. Si promette di tutto, si promette l’onestà, la credibilità, la competenza, uno scudo robusto per le nostre anime belle, per poterci sentire migliori degli altri, e si promettono conferme delle nostre identità, così ci sentiamo rassicurati. Ma senza pragmatismo, i problemi non si risolvono, e il tribalismo giova soltanto al prossimo Babbo Natale, che ci porterà la salvezza e tanti regali, come Trump, come Berlusconi, come tanti altri, nel presente, passato e, temo proprio, futuro. Fin quando in un futuro più o meno remoto non saremo probabilmente sterminati a causa delle nostre incapacità o della nostra meravigliosa e romantica umanità, sterminati da nuove efficienti macchine prive di sentimenti e di sogni, da epidemie, o da calamità. E tutte queste promesse, tutte queste rassicurazioni, in questo mercato ci vengono offerte da i nostri possibili delegati politici, tra cui dobbiamo scegliere chi eleggere. E questi delegati sono esseri umani. Lo siamo anche noi. Deludiamo, ci deludiamo, e alcuni tra loro, anche di PaP, LeU, M5S o del prossimo partito dell’Amore Collettivo Perpetuo, oppure della Rivoluzione Immediata, anche loro – alcuni tra loro – ci deluderanno. Perché sono esseri umani, come noi. Quindi fin quando son vivo, continuerò a votare – mai con entusiasmo – scegliendo il meglio tra ciò che posso scegliere, e cercando di contribuire – anche con un semplice voto – per riequilibrare in modo più giusto questi rapporti di forza che ci imprigionano, ci vincolano, a volte – o spesso – ci uccidono. Il contributo più grande continuerà comunque sempre a essere, come dici tu Daniele e come dite voi, quel contributo, a volte o spesso condizionato da contraddizioni, difficoltà ed errori, che possiamo dare attraverso ciò che facciamo nel nostro quotidiano, nelle nostre comunità, nei sistemi o nelle istituzioni di cui volenti o nolenti facciamo parte. Se c’è n’è una, di morale, la morale, la riscrivo, è quella che Italo Calvino comunica in questo modo:

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

  • Io sinceramente non mi sono mai messo grandi paranoie in testa su chi votare o meno. Non perchè ci abbia sempre preso, anzi varie volte ho pure sbagliato, ma perchè le elezioni, per quanto importanti, sono comunque meno fondamentali dell’agire in prima persona per cambiare lo stato di cose esistenti in meglio. Anche il più piccolo apporto diretto è migliore del voto più convinto a cui viene fatto seguire il peggiore immobilismo individuale per cinque anni, facendosi scivolare tutto addosso.
    Senza un’attivismo diretto nei movimenti, nei comitati, nelle vertenze, nelle lotte, non si otterrà nulla.
    Per questo penso che la cosa migliore sia votare Potere al Popolo, perchè è in buona parte composto da chi, ancora prima di candidarsi, è attivo/a già da tempo nei territori. E continuerà ad essere attivo/a anche dopo le elezioni, che il 3% venga raggiunto o meno, incidendo in ogni caso molto di più di altre forze politiche che, anche se in Parlamento con numeri massicci, non faranno nulla di realmente utile per il futuro a medio-lungo termine di questo Paese

  • Daniele Barbieri

    Scrive Valerio Evangelisti: «POTERE AL POPOLO è la prima, vera espressione politica in Italia, spontanea e non ideologica, del nuovo assetto delle classi subalterne, in primo luogo giovanili. Trascurarla sarebbe un delitto». Il suo lungo, interessante articolo è qui: http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2018/2/25/50866-potere-al-popolo-trascurare-questa-esperienza-sarebbe-un/

  • Antonello Pabis

    NON PARTECIPERO’ ALLA GARA TRUCCATA! NON VOTERO’!

    Caro Daniele, influenzato anche dalla particolare condizione della Sardegna, ho deciso di non collaborare!
    Ci pensavo da tempo ma solo oggi ho superato positivamente il dubbio sulla opportunità di esternare le mie considerazioni prima delle elezioni ma … ora ci sono: la sincerità prima di tutto!
    Particolarmente dopo la perdita del sistema elettorale proporzionale che, occorre ricordarlo, fu voluta da sedicenti comunisti, quelli stessi che ci hanno portato all’odierno PD, non sono mai stato innamorato delle elezioni.
    Poi una lunga autocritica, che intendo proseguire, mi ha portato a vivere con crescente disagio ogni appuntamento elettorale.
    Oggi rifiuto anche quello che a buona ragione si può chiamare avventurismo elettorale e mi ritiro dal gioco, anche come elettore, mentre continuo la mia militanza di base.
    Le ultime leggi elettorali confermano che, facendo parte dello Stato italiano, ci troviamo in presenza di un golpe bianco che ha portato a governare gentaglia mai eletta o eletta con l’inganno e, con un sistema truffaldino e antidemocratico che riempierà nuovamente il Parlamento di corrotti e mafiosi.
    L’ultima legge elettorale è la peggiore di tutte e avrebbe giustificato l’organizzazione di uno sciopero generale dal massa dal voto, un sano e consapevole boicottaggio di massa!
    Invece no, mentre l’astensionismo è diventato il primo “partito”, proprio perché nessuno ha saputo offrire un’alternativa credibile al sistema mercantile e clientelare vigente, incuranti di ciò, tutti a rincorrere la gran festa delle elezioni, avvallando così il sistema truccato.
    Non sono un qualunquista e non metto sullo stesso piano Leu e il PD, ma ho ben presente la dichiarata disponibilità all’inciuccio che li rende meno distanti di ciò che ci chiedono di pensare.
    Ciò significa che, ancora una volta, il sistema mercantile capitalista, colonialista e guerrafondaio non è messo in discussione e che si “naviga” all’interno di quello.
    Proseguo la mia autocritica e rifiuto ogni avventurismo elettorale.
    Credo sia maturato il tempo perché la sinistra (senza virgolette) ritorni ad essere la via del riscatto sociale, torni in mezzo al popolo, sia il popolo.
    E che i suoi intellettuali siano realmente organici alle masse popolari, partendo effettivamente dalle persone più escluse ed emarginate.
    Non voterò nemmeno Pap perchè, essendo “un invenzione” (tempestiva solo per le elezioni) rappresentativa di associazioni e movimenti soltanto a parole (con alcune ma insufficienti pregevoli eccezioni), produrrà soltanto nuove delusioni e sfiducia con il solo risultato di far aumentare l’astensionismo, il qualunquismo, i 5 stelle (il partito qualunquista per eccellenza) e lasciare altra spazio sociale alla destra.
    Questa infatti, occorre pensarci, non può essere contrastata con i muscoli ma deve essere combattuta con l’intelligenza, tornando a occupare i territori nei quali il razzismo ed il fascismo si stanno insinuando.
    Voglio continuare a vivere in mezzo al “mio” popolo ed esserne parte totalmente dedicata.
    E non mi scoraggio, sapendo che non siamo pochi e che dobbiamo soltanto riconoscerci ed unirci, ciascuna e ciascuno con i suoi caratteri personali e la sua diversità.
    In Sardegna sono già accesi cento fuochi di resistenza civile e di lotte dal basso, che dovremmo lavorare perche si connettano in reti sempre più larghe.
    Dovremmo promuovere un inversione di tendenza rispetto al separatismo e alla dispersione in corso; non perderci di vista e costruire ponti per il dialogo e la pratica sociale comune.
    Dovremmo essere consapevoli che non sono le elezioni borghesi che cambieranno il mondo ma i movimenti di popolo che cambieranno anche le elezioni.
    Non ce l’ho con le compagne ed i compagni che, illudendosi, inevitabilmente contribuiscono ad illudere anche altre/i o che hanno fatto scelte diverse dalla mia, anche quella di compiere ‘l’ennesimo sacrificio, dato non vedono alternative e considerandolo magari “il male minore”.
    Ho verso di loro un affetto profondo e a loro voglio chiedere benevolenza, sperando che ci rivedremo nella pratica sociale, in mezzo a quel popolo di cui, escludendo ogni presunzione e supponenza, dobbiamo essere strumento!
    Antonello Pabis

    (Dedicato sopratutto ai giovani, perchè NON SPRECHINO LA LORO INTELLIGENZA, CONTINUINO AD ISTRUIRSI, NON SI STACCHINO MAI DAL POPOLO E CHE FACCIANO DELLA PRATICA SOCIALE LA LORO PRIMA COMPAGNA DI VITA!)

  • domenico stimolo

    Bello…..incisivo, poetico, da applicare in un’immaginaria società libera da sempre ricercata ..…”l’araba felice” che si insegue e mai si acchiappa. Nel frattempo si ingrassano sempre più i Lor signori, grassi, grossi e unti, approfittando dell’ “ingordigia” di pensiero e della pratica sociale “liberatoria” dei cittadini che poi non votano. In siffatta maniera anche le decine di liste presenti al voto del 5 marzo non sono mai bastevoli. Evidentemente ci vorrebbe un’ipotetica lista personale. Però, la realtà è sempre più forte dalle brame vagheggiate.

  • sabina morandi

    Sono d’accordo su tutto parola per parola tranne che nella conclusione: voterò Di Maio tappandomi il naso ben sapendo che, in caso vincessero, se ne compreranno metà in poche settimane ma:
    1. credo sia necessaria una spallata per mandare a casa i banditi 2. sono gli unici che hanno – seppur timidamente – parlato di ritirare le truppe dall’Afghanistan 3. non credo nel voto come mezzo di cambiamento ma, se i poteri forti sono così terrorizzati, ci sarà un motivo no? In sintesi: le viscere consigliano di annullare la scheda, il cuore mi dice di votare Potere al Popolo ma la testa mi dice Cinque stelle e – per una volta – voglio provare a dare un voto strategico…
    sabina morandi

  • Ignazio Sanna

    Caro Daniele, con il solito colpevole ritardo ho appena letto le tue riflessioni e i commenti a seguire.
    Personalmente sono contrario all’astensionismo, pur considerando valide tutte le opinioni qui espresse che lo sostengono, per un fatto puramente aritmetico: ogni voto in meno a chi non sta con le destre vale come un voto in più per le medesime nella distribuzione dei seggi e quindi nel successo elettorale. E’ la posizione di Avaaz (https://secure.avaaz.org/campaign/it/italian_election_candidates_by_region_rb/).
    Detto questo, le opzioni in campo sono quelle ricordate un pò da tutti, con una variante in Sardegna (Polo dell’Autodeterminatzione) che mi incuriosisce, ma che non credo abbia nessuna possibilità di ottenere seggi in Parlamento, e che non credo che voterò.
    Un abbraccio
    Ignazio Sanna

  • gian marco martignoni.

    A proposito di voto strategico risulta interessante l’opinione di Franco “Bifo” Berardi del 26 febbraio sul blog di MicroMega : “Lettera di un imbecille (forse rinsavito ) che 5 anni fa ha votato M5S. Da segnalare su La Stampa di oggi anche l’intervista a Rossana Rossanda “Dal ’68 in poi la Sinistra ha smarrito la bussola”, ove, dichiarazione di voto a parte, annuncia – e questa è la cosa più interssante e che in molti aspettavamo – che tra un mese ultimerà il seguito del precedente libro “La ragazza del secolo scorso “.

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