50esima ratifica al TPAN (Trattato proibizione armi nucleari)

interventi di Giuseppe Bruzzone e Angelo Baracca

Un annuncio a tutti i cittadini del mondo

di Giuseppe Bruzzone

Ringrazio per la pubblicazione di questo annuncio che dovrebbe riguardare tutti i cittadini del mondo e di cui forse i giornali, le televisioni non parleranno in generale o “annegheranno” la notizia della 50esima ratifica al TPAN (Trattato proibizione armi nucleari) come un accadimento qualsiasi. Come è stato nel 2017 quando 122 Stati ONU lo hanno sottoscritto e il tutto è passato sotto un quasi glaciale silenzio. Esso diventerà operativo tra 90 giorni come previsto dalle sue regole. Queste varrebbero solo per chi lo ha firmato. Rimane il fatto che mai nella Storia si sia arrivati al punto di affermare che il possesso, la trasformazione, la cessione di certe armi fosse un reato. E’ un obbligo storico, che abbiamo la convenienza e la determinazione ad affrontare, pena addirittura la possibile scomparsa della nostra specie umana. Non è una scoperta del sottoscritto e non è neanche terrorismo perché se qualcuno volesse provarlo non può più tornare indietro, tale sarebbe la distruzione e l’ annientamento delle persone e delle cose. C’è la consapevolezza che una guerra nucleare tra uno o più Stati (si scelga quali possano essere, con i loro alleati: l’Italia potrebbe essere uno di quelli) riguarderebbe anche tutti gli altri del mondo? Devo ancora dire che i fumi radioattivi, quelli provocati dagli incendi di materiali infiammabili (ce n’è in abbondanza) non ci sono doganieri che possano fermarli? E «l’inverno nucleare» che ne potrebbe sortire, con l ‘assenza di sole, non avrebbe enormi ripercussioni sull’ agricoltura e sul quotidiano, di eventuali superstiti? Dunque questa proibizione potrebbe salvarci tutti, abitanti di ogni Paese uomini, donne e bambini di ogni nazione (mamma mia che scandalo !) e non abbiamo il coraggio di dirlo e farlo sapere a gran voce ai nostri governanti e militari in primis che non riuscirebbero a salvare la patria o lo Stato, con la guerra, loro compresi.

C’ è un aspetto di questo avvenimento che vorrei evidenziare e che a qualcuno potrebbe sembrare sorprendente. Ci sono diversi nomi di Stati che difficilmente circolano per qualche cosa di importante: Nauri, Tuvalu, Palau, Vanuatu, Niue, Kiribati, Isole Cook ad esempio, che insieme ad altre isole hanno firmato. Sono isole del Pacifico che già in precedenza si erano mosse contro il nucleare. Erano nell’ area in cui Stati di evidente “superiore civiltà” – come Francia Inghilterra, Stati Uniti – hanno effettuato 300 esperimenti nucleari in atmosfera, sottosuolo e sott’ acqua dal 1946 al 1996 con le varie conseguenze del caso. Avevano provato sulla loro pelle cosa vuol dire nucleare. Risulta anche che abbiano subìto pressioni politiche da parte statunitense affinchè non aderissero al Trattato, ma evidentemente il ricordo delle sofferenze patite ha prevalso. Credo doveroso un nostro grazie e anche, se con il senno di poi, le nostre scuse di “occidentali” per quanto avvenuto, e che non dovrebbe mai più accadere.

Adesso con l’ultima ratifica non scatterà la Pace ma si aprirà sperabilmente qualche percorso diplomatico che possa avvicinarcisi. La Cina, ad esempio, voleva partecipare agli incontri per la sua stesura nel 2017 ma ne fu dissuasa, da interventi russi e americani. E i popoli di Stati nucleari che non hanno firmato, come il nostro, non hanno nulla da dire? La firma del trattato che proibisce le armi di distruzione di massa non può voler dire che è l’ unico modo, attuale, di salvare la vita di tutti i nostri cittadini e di tutti gli altri stati ? E non di autodistruggerci ?

Milano, 25 ottobre

La proibizione delle armi nucleari diventa norma internazionale

di Angelo Baracca (*)

Il 24 ottobre è arrivata la 50esima ratifica dei Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), approvato all’ONU il 7 luglio del 2017: il traguardo di 50 ratifiche era prescritto perché il trattato entrasse in vigore come norma del diritto internazionale, cosa che avverrà dopo 3 mesi, a fine gennaio 2021.

Senza dubbio un traguardo storico, che era impensabile solo 4 anni fa, quando la coalizione ICAN (Inernational Campaign for the Abolition of Nuclear Weapons) riuscì a portare il tema all’ONU, e il 23 dicembre 2016 l’Assemblea Generale approvò a maggioranza (le maggiori potenze nucleari opposero una strenua resistenza, anche con atteggiamenti ricattatori verso gli altri Stati) l’avvio del negoziato che il 7 luglio 2017 approvò il trattato con 122 voti favorevoli su 124 partecipanti al negoziato. In questa sede è impossibile rievocare i dettagli (https://www.pressenza.com/it/2017/06/giorno-storico-bandire-le-armi-nucleari-dalla-storia/).

L’entusiasmo è enorme e legittimo, tuttavia è opportuno e necessario fare qualche precisazione, perché chi non si sia occupato di questo problema può essere portato a pensare che ora l’eliminazione totale delle armi nucleari sia cosa fatta, una diretta conseguenza del TPAN. Il traguardo di oggi è senza dubbio storico, il passaggio attraverso questo trattato è stato necessario, e va a merito della campagna ICAN (e dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, IPPNW), vista l’inefficacia del Trattato di Non Proliferazione (TNP) del 1970 nell’imporre il disarmo nucleare (questo discorso sarebbe lungo, rinvio al mio https://www.pressenza.com/it/2017/10/confronto-fra-tnp-trattato-proibizione-delle-armi-nucleari/). L’iniziativa che ha portato al TPAN nacque proprio dal fatto che l’Art. VI del TNP, che prevedeva “trattative in buona fede (!) per arrivare al disarmo nucleare e generale”, era sempre stato platealmente e arrogantemente disatteso dalle potenze nucleari, che chiaramente non hanno mai neppure lontanamente inteso di liberarsi di queste armi.

Cercherò di precisare il più succintamente possibile alcuni aspetti.

Un presupposto di democrazia mondiale

In primo luogo, è opportuno osservare che il TNP fu frutto dell’iniziativa delle sole potenze nucleari di allora, ma soprattutto USA e URSS, le quali erano preoccupate che molti stati potessero realizzare la bomba (sebbene gli USA avessero alimentato ad arte questa illusione verso tanti Stati e tirannelli), e volevano impedirlo (più propriamente, a mio parere, gli USA condizionarlo al proprio volere): dal 1970 gli arsenali USA e URSS lievitarono da 30.000 testate al numero demenziale di 70.000!

Vi è una differenza abissale rispetto al TPAN, anche a prescindere dai suoi contenuti: il negoziato all’ONU era democraticamente aperto a tutti gli stati che lo volessero, grandi e piccoli: quelli che non erano mai stati ascoltati alle quinquennali Conferenze di Revisione del TNP, le minuscole nazioni del Pacifico che avevano sofferto i test nucleari degli anni Cinquanta, subendo perfino deportazioni forzate delle popolazioni, e comunque le pesanti conseguenze sanitarie e ambientali (mai compensate!). È una condizione essenziale della d emocrazia garantire i diritti dei più deboli e delle minoranze!

Non è poi trascurabile il fatto che nella votazione di quel 23 dicembre 2016 la Cina, l’India e il Pakistan si astennero e la Corea del Nord votò a favore, il contestato IRAN votò a favore: insomma, è a tutti chiaro che vi erano stati nucleari che esprimevano la non contrarietà a negoziare, ma i maggiori e quelli della NATO chiusero arrogantemente questa possibilità. Un’opportunità persa.

Da sottolineare che oltre agli Stati dell’ONU hanno partecipato ufficialmente al negoziato sette organizzazioni internazionali, tra le quali la UE e la Croce Rossa Internazionale, e numerose organizzazioni non governative, tra cui la campagna ICAN.

Il TPAN è nato sotto l’egida dell’ONU, è suggellato dall’autorità dell’ONU, tutti i paesi hanno avuto la possibilità di contribuire alla sua elaborazione e formulazione, su un piede di assoluta parità: come si suol dire, gli assenti (soprattutto quelli volontari) hanno sempre torto! L’arroganza delle maggiori potenze nucleari, e della NATO, che hanno addirittura cercato di boicottare una decisione a larghissima maggioranza dell’Assemblea Generale, è la prova lampante di malafede.

Cosa prevede il TPAN: obblighi vincolanti … ma qualche limite

In sintesi, il TPAN – definito come «strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione» – vieta espressamente agli Stati che vi aderiscono di «sviluppare, testare, produrre, acquisire, detenere, immagazzinare, utilizzare o minacciare di utilizzare armi nucleari»1. Condanna quindi la strategia della “deterrenza” che ha dominato la Guerra Fredda e persiste tutt’oggi, soggiogando l’umanità al rischio, crescente, di distruzione! Vieta esplicitamente di ospitare armi nucleari appartenenti a altri Stati, condannando il “nuclear sharing” adottato dalla NATO; nonché impone di adottare le misure necessarie e adeguate per la protezione dell’ambiente in seguito a danni causati da attività connesse con la sperimentazione o l’uso di armi nucleari.

Penso però che sia anche necessario osservare alcuni limiti del TPAN (mi ispiro a un limpido articolo del luglio 2018 di Alessandro Pascolini2, al quale rimando, le citazioni sono dal suo articolo).

Come ho sottolineato, il negoziato per il TPAN è stato condotto nella (volontaria) assenza degli Stati dotati di armi nucleari, il ché ha permesso una rapidissima definizione, ma « ha impedito di affrontare gli aspetti tecnici specifici in assenza di esperti sugli armamenti nucleari ». La genesi del TNP nel dopoguerra richiese decenni e fu estremamente più tortuosa: si andò da un decennio di rifiuti sovietici (dopo il fallimento del maldestro “Piano Baruch” nel 1946), alla crescita della sensibilità popolare per i test nucleari in atmosfera (nel 1963 si arrivò al trattato di bando parziale), e all’avvio dei negoziati delle potenze nucleari per il TNP che durò fino al 1968; ma tutti i trattati riguardanti le armi nucleari (e le armi di distruzione di massa) hanno richiesto anni.

Questo percorso, consensuale, del TPAN ha comportato di conseguenza anche un prezzo, « l’aver aggirato alcune delle questioni più controverse e lasciato vaghi e non chiari multi punti critici, dando così adito a interpretazioni divergenti . »

Vengono di fatto « ridotte le condizioni anti-proliferazione previste dall’NPT stesso »: il TPAN riconosce alla parti il “diritto inalienabile” a ogni sviluppo della tecnologia nucleare, mentre l’NPT pone delle precise condizioni.

« Il TPAN non prevede alcuna forma di controllo e di verifica delle dichiarazioni e nessuna procedura sanzionatoria per eventuali violazioni. In contraddizione con il principio della condanna categorica delle armi nucleari ». Una clausola che è stata molto contrastata, ma è stata una condizione per molti Stati per il voto favorevole, è la possibilità di recedere dal trattato se sono a rischio “interessi supremi di un paese”, ammettendo così che le armi nucleari possano essere indispensabili.

Un’osservazione di Pascolini è particolarmente preoccupante, perché contrasta con la premessa dell’ONU « che porti alla loro totale eliminazione » e con la percezione comune del TPAN: « Per i paesi con armi nucleari che intendano aderire al trattato sono previste delle condizioni che prevedono un trattamento punitivo e delle procedure che difficilmente potranno essere accettate anche dagli stati che intendano rinunciare ai propri armamenti nucleari, per cui il TPAN è praticamente privo di effetti reali come strumento per il disarmo nucleare, anche perché non mira a creare le precondizioni necessarie per un mondo privo di tali armi » .

Il futuro ce lo dirà, molto dipenderà dalla coesione degli Stati non nucleari, a partire dalla prossima Conferenza di Revisione del TNP, nonché dalla capacità di estendere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica: in Italia il problema è particolarmente grave perché il silenzio degli organi d’informazione più influenti perdura da quando iniziarono i negoziati all’ONU!

Chi vincolerà il TPAN, e come

Il TPAN, come tutti i trattati internazionali, sarà vincolante per gli Stati che lo avranno ratificato o lo ratificheranno. Ma con il tempo prenderà inevitabilmente autorevolezza – ormai “il dado è tratto” – e la sua funzione diventerà analoga a quella dei trattati che vietano le armi chimiche e biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo: ormai possedere o usare queste armi è riconosciuto come un crimine per il diritto internazionale. Vi sono Stati che non hanno firmato la Convenzione sulle armi chimiche, ma un loro uso è considerato un crimine: ad esempio, la minaccia del loro uso da parte della Siria comportò la minaccia da parte di Obama di bombardamenti, poi scongiurata dall’intervento della Russia che indusse la Siria ad eliminare completamente il suo arsenale chimico.

Il TPAN estenderà inesorabilmente la sua funzione, perché la popolazione mondiale pretenderà l’eliminazione delle armi nucleari e un crescente numero di Stati lo riconoscerà, diventerà un obbligo morale : che alle potenze nucleari e alla NATO piaccia o no, possedere, usare o minacciare con le armi nucleari sarà riconosciuto come un crimine internazionale. È solo questione di tempo, l’umanità non accetterà di essere annientata!

Del resto, il modo violento e rabbioso con cui gli Stati nucleari e la NATO si scagliano contro il TPAN parla da solo sulla loro preoccupazione e consapevolezza che il nuovo trattato interferirà comunque sulle loro politiche : altrimenti non starebbero ad agitarsi tanto!

D’altra parte si tenga conto che furono 122 gli Stati che il 7 luglio 2017 votarono a favore (circa due terzi degli Stati che aderiscono all’ONU). Di questi, 50 hanno oggi ratificato, ma altri seguiranno, sono 84 gli Stati che hanno firmato ma non ancora ratificato 3 .

L’approvazione del TPAN nel 2017 al di là dell’aspetto strettamente giuridico ha indotto numerosi organismi di finanziamento (almeno 35, tra i quali la Deutsche Bank e alcuni dei più importanti fondi di pensione a livello mondiale) a cessare di finanziare gli armamenti nucleari.

Inoltre, gli Stati che hanno firmato ma non hanno ancora ratificato non è che con la firma non assumano degli impegni: la firma di un trattato non è una necessaria promessa di ratifica, ma impegna quello Stato a non commettere atti contrari agli obiettivi e alla logica del trattato.

Come si può immaginare un (lungo) processo di eliminazione delle armi nucleari

Vi è poi un punto finale che mi sembra opportuno portare all’attenzione. Ritengo che sia presente, anche nei movimenti antinucleari, l’illusione che, una volta che anche le potenze nucleari accettassero finalmente di eliminare queste armi, questo potrebbe avvenire pressoché immediatamente. Si tratta di un’idea ingenua. L’auspicabile processo di eliminazione delle armi nucleari richiederà comunque un lungo e complesso negoziato per concordare le condizioni, il processo, le verifiche. Dopo il quale le riduzioni dovranno necessariamente essere progressive, esattamente bilanciate, nonché controllate dagli altri Stati, per evitare ad esempio che uno Stato proceda più rapidamente di altri, trovandosi così in condizione di inferiorità e vulnerabilità. Su questo rinvio a un recente articolo scritto con Elio Pagani: https://www.pressenza.com/it/2020/08/se-tutti-i-9-stati-nucleari-firmassero-il-tpan-come-avverrebbe-leliminazione-delle-armi-nucleari/.

Quando nel 2017 il TPAN venne approvato all’ONU io ricordai il famoso adagio “Datemi un pounto d’appoggio e solleverò il mondo”: ora il punto d’appoggio lo abbiamo, ma “eliminare le armi nucleari” sarà ancora tutto in salita!

NOTA 1

#. Il testo completo si trova per esempio in https://www.avvenire.it/c/mondo/Documents/trattato%20ITA.pdf. Testualmente il TPWN obbliga ogni Stato che vi aderisca a « non: (a) Sviluppare, testare, produrre, produrre, oppure acquisire, possedere o possedere riserve di armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari; (b) Trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma nucleare o altri dispositivi esplosivi nucleari o il controllo su tali armi o dispositivi esplosivi, direttamente o indirettamente; (c) Ricevere il trasferimento o il controllo delle armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari, direttamente o indirettamente; (d) Utilizzare o minacciare l’uso di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari; (e) Assistere, incoraggiare o indurre, in qualsiasi modo, qualcuno ad impegnarsi in una qualsiasi attività che sia vietata a uno Stato Parte del presente Trattato; (f) Ricercare o ricevere assistenza, in qualsiasi modo, da chiunque per commettere qualsiasi attività che sia vietata a uno Stato Parte del presente Trattato; (g) Consentire qualsiasi dislocazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari sul proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la propria giurisdizione o controllo. »

NOTA “

#. A. Pascolini, “Un anno dal bando delle armi nucleari: un trattato peculiare”, Il Bo-Live, 7 luglio 2018, https://ilbolive.unipd.it/it/blog-page/bando-armi-nucleari-trattato-TPAN-proibizione.

NOTA 3

#. Per le osservazioni che seguono sono debitore di alcune mail scambiate con Luigi Mosca.

(*) ripreso da www.pressenza.com (26 ottobre)

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • Gregorio Piccin

    ITALIA FIRMI SUBITO IL TRATTATO PER LA MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI.

    Lo scorso 24 ottobre, con la ratifica dell’Honduras, il trattato Onu di
    proibizione delle armi nucleari (TPAN) entra praticamente in vigore vincolando legalmente i Paesi firmatari.
    Prima di questo trattato le armi nucleari erano di fatto escluse dalla lista delle armi di distruzione di massa proibite dal diritto internazionale.
    Oggi, con la cinquantesima ratifica del TPAN, finalmente anche le armi nucleari saranno bandite al pari di quelle chimiche e batteriologiche.
    Non a caso gli Stati Uniti si sono già mossi per esercitare forti pressioni sui paesi firmatari affinché ritirino il loro sostegno al trattato.
    L’Italia risulta ancora non pervenuta.
    Lo scorso 6 agosto, in occasione del 75mo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti, il presidente Mattarella ha dichiarato che: “L’Italia sostiene con forza l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L’agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo.”
    L’Italia in realtà, da un bel po’ di tempo, sostiene con forza l’esatto contrario. Il nostro Paese partecipa al programma “nuclear sharing” della Nato ospitando decine di testate nucleari statunitensi a Ghedi ed Aviano ed addestrando i suoi cacciabombardieri Tornado al bombardamento nucleare. Non solo: l’Italia ha confermato recentemente l’acquisto degli F-35 che sostituiranno i Tornado in questa funzione ed ha avviato l’ammodernamento della base aerea di Ghedi a questo scopo.
    Sui media mainstream si parla troppo poco di quale sia lo stato di fatto di questa corsa globale alle armi nucleari e questo da adito al pensiero che questo incubo sia lontano e sfumato. La realtà è un’altra: gli scienziati che si occupano di queste questioni ci ricordano costantemente che siamo prossimi alla cosiddetta “mezzanotte nucleare” ossia a quel momento per cui, a causa di un incidente o di una escalation, l’umanità potrebbe essere trascinata nell’ecatombe definitiva. In tutto questo l’Italia, il nostro Paese, non è un soggetto neutrale, come potrebbero far pensare le parole espresse dal nostro Presidente della Repubblica Mattarella

    Sono sei le cose che deve immediatamente fare questo governo:

    1-uscire dal programma nuclear sharing della Nato e interrompere il programma F-35 (2247 milioni di euro previsti dal ministero della Difesa per il triennio 2020-2022);�2-restituire al legittimo proprietario le testate nucleari presenti sul territorio nazionale;
    3-firmare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari;�4-evitare di destinare risorse del Recovery Fund in nuovi sistemi d’arma come il governo si propone di fare;
    5-restituire a cittadine e cittadini le ingenti risorse che si spendono per questi programmi di distruzione di massa con il potenziamento della sanità pubblica e con la messa in campo di un reddito d’emergenza incondizionato per tutti/e coloro che hanno perso il lavoro o che non lo trovano a causa della pandemia;
    6- promuovere un’iniziativa internazionale rivolta a tutte le potenze nucleari affinché sottoscrivano il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.

    Il TPAN pone finalmente le armi nucleari al di fuori del diritto internazionale. Grazie alla senatrice Paola Nugnes, che rappresenta Rifondazione Comunista in Parlamento, presenteremo una interrogazione rivolta ai ministri degli Esteri e della Difesa Di Maio e Guerini affinché facciano chiarezza su quale sia la posizione ufficiale dell’Italia che, oltre a non aver firmato il trattato, continua ad addestrare i suoi piloti alla distruzione di massa e a buttare miliardi per finanziare l’industria bellica e partecipare a programmi e “missioni di pace” telefonate da Washington.

    Maurizio Acerbo – segretario nazionale
    Gregorio Piccin – responsabile pace

    Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

    https://ilmanifesto.it/italia-firmi-subito-il-trattato-per-la-messa-la-bando-del-nucleare/

  • redazione bottega

    La “bottega” riceve e ben volentieri ospita
    RIFONDAZIONE: L’Italia firmi il Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari (TPAN); depositata interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri e della Difesa.
    Il nostro partito, attraverso una interrogazione depositata in parlamento dalla senatrice Paola Nugnes che ci rappresenta, chiede chiarezza in merito alle ragioni per cui l’Italia non ha ancora aderito alla messa al bando delle armi nucleari e se non ritenga doveroso uscire dal programma “nuclear sharing” della Nato e interrompere l’acquisto degli F35.
    Il trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari (TPAN) che considera tali ordigni illegali per il diritto internazionale al pari di quelle chimiche e batteriologiche è in vigore dal 24 ottobre. L’Italia non lo ha firmato e l’impegno a sostenere la sua ratifica, ufficialmente sottoscritto da 260 parlamentari (compreso l’attuale ministro degli Esteri) rimane lettera morta. L’uscita di scena di Trump e l’arrivo del neo presidente Biden non sembra voler promuovere un cambio di rotta in merito al potenziamento della Nato, con annessa richiesta a tutti gli stati che ne fanno parte di un aumento delle spese militari fino al 2% del Pil e rilancio della guerra fredda.
    Il “nuclear sharing” in Italia si traduce nel dare ospitalità a decine di testate nucleare statunitensi (Ghedi, Aviano) addestramento di cacciabombardieri Tornado per il loro utilizzo, adeguamento delle basi in attesa dell’arrivo degli F35. Tale scelta trasforma il territorio nazionale in obiettivo strategico per nemici altrui. L’Italia non ha bisogno di nemici ma di pace, stabilità, cooperazione internazionale e risorse per affrontare la gravissima crisi socio sanitaria in corso.
    Maurizio Acerbo, segretario nazionale – Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
    Gregorio Piccin, responsabile pace – Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
    ECCO IL TESTO
    Al ministro della Difesa
    Al ministro degli Esteri

    Premesso che
    Lo scorso 24 ottobre, con la ratifica dell’Honduras, il trattato Onu di proibizione delle armi nucleari (TPAN) ha raggiunto le 50 adesioni indispensabili per l’entrata in vigore che vincolerà legalmente i Paesi firmatari e finalmente anche le armi nucleari potranno essere bandite al pari di quelle chimiche e batteriologiche;
    prima dell’entrata in vigore di questo trattato le armi nucleari erano di fatto escluse dalla lista delle armi di distruzione di massa proibite dal diritto internazionale;
    sono 50 i Paesi che hanno sottoscritto il TPAN ma tra loro non c’è l’Italia nonostante l’articolo 11 della nostra Costituzione – “l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” – e nonostante 246 deputati e senatori (tra cui il ministro degli Esteri) abbiano firmato l’Ican Pledge impegnandosi così a sostenere il percorso di ratifica del trattato in questione da parte del nostro Paese;
    lo scorso 6 agosto, in occasione del 75mo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti, il presidente Mattarella ha dichiarato che: “L’Italia sostiene con forza l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari, attraverso un approccio progressivo al disarmo che preveda il responsabile coinvolgimento di ogni Stato. L’agenda internazionale non può prescindere da questo traguardo”;
    purtroppo invece il nostro Paese partecipa al programma “nuclear sharing” della Nato ospitando decine di testate nucleari statunitensi a Ghedi ed Aviano ed addestrando i piloti dei cacciabombardieri Tornado al bombardamento nucleare e ha confermato recentemente l’acquisto degli F-35 che sostituiranno i Tornado in questa funzione ed ha avviato l’ammodernamento della base aerea di Ghedi a questo scopo;
    il nostro Paese ospita testate nucleari e questo ne fa un bersaglio in caso di conflitto e quindi dopo l’entrata in vigore del trattato l’Italia diviene paese che ospita sul suo territorio armi di distruzione di massa proibite;
    non risultano iniziative ufficiali dell’Italia volte a sollecitare l’adesione al trattato da parte dei paesi aderenti alla Nato e delle altre nazioni dotate di arsenali atomici;

    tutto ciò premesso
    si chiede di sapere

    – se i ministri interrogati ritengano che l’Italia debba aderire al trattato in questione e quali siano le ragioni per le quali il governo non ha proceduto in tal senso;

    – se non ritengano doveroso uscire dal programma nuclear sharing della Nato e interrompere il programma F-35 (2247 milioni di euro previsti dal ministero della Difesa per il triennio 2020-2022);

    – quali iniziative ha intrapreso l’Italia a livello internazionale nella direzione prospettata dal Presidente della Repubblica.

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