SGANGHERATO

(Roba del Pabuda in esclusiva per la Bottega…)

 

le pietose furbizie
propagandistiche
della politica
politicante –


che, com’è noto,    
non son poche
ma tante –
mi fanno uscire
completamente
dai gangheri.
le meno fantasiose,
ripetitive,
frequenti e insolenti
sono le bugie
per quattro quinti:
mi sgangherano talmente
che quando le sento
stento
addirittura a ritrovare
i miei robusti gangheri
andati fuori posto.
c’è un esempio da manuale
che mi provoca
un tremendo innervosimento:
un totale sgangheramento
dei cardini, dei perni, delle spine
su cui altrimenti cigola
il mio abituale, notorio,
famoso, risaputo, leggendario
buon umore.
si applica di preferenza
alla cosiddetta
“legge bossi-fini”.
mi spiego:
sia i politicanti che
la rivendicano gonfi di vanto
sia quelli che timidamente,
di tanto in tanto,
ne auspicano un misterioso,
possibilistico, eventuale
“superamento”…
in egual misura mentono:
cioè per quattro quinti
abbondanti.
la legge in questione,
difatti, nei fatti,
non-e-si-ste:
i due ex leader, ex ministri
dai cognomi bisillabici
(armai gettati ai margini
dal flusso dei loro stessi liquami)
ai tempi in cui occupavano
due uffici importanti
del potere centrale –
pur strepitando in tv
e in qualche piazza
colla bava verde alla bocca –
riuscirono a far passare
soltanto parziali modifiche
(beninteso:
deleterie & disumane:
per me, da abolire anche domani)
a una legge ch’è rimasta e rimane
l’unico testo fondamentale,
sostanziale,
dell’ultra-ventennale
guerra italiana
contro gli immigrati:
un testo unico che, politicamente,
conserva le firme di due politicanti
non certo più attraenti
ma, forse, un po’ mento sputtanati:
napolitano & turco:
maschio e femmina dio li creò.
ok, lo so:
‘sta roba non è poetica neanche un po’
(e manco molto “neuro”)
ma quando mi tirano a tal punto
fuori dai gangheri
anche un certo gusto e l’abituale stile
vanno a farsi benedire.
però le cose che più
mi sgangherano
in qualche modo, le dovrò pur dire!

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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