8 marzo: scioperiamo per un tempo nuovo

di R. C. (*)

Foto tratta dalla pagina facebook di Non una di meno. Qui il vademecum su Come scioperare l’8 marzo

 

Mancano pochi giorni dallo sciopero femminista globale dell’8 marzo, in preparazione con assemblee di Non una di meno e assemblee nei luoghi di lavoro di tante città in Italia e nel mondo, eppure per tv e stampa la notizia non c’è. “È altrettanto inqualificabile che si leggano su giornali come Repubblica, Espresso, Corriere paginoni, inchieste, interviste sul razzismo e sulla deriva fascistoide nel nostro come in altri paesi e neppure un richiamo all’ondata di femminicidi, politiche misogine, azioni di violenza sessista contro le donne – commenta Lea Melandri – La visibilità il femminismo se la prenderà ugualmente moltiplicando quest’anno la presenza nelle piazze di tutto il mondo per l’8 marzo e continuando con una ‘agitazione permanente’ l’ impegno che dura ormai da tre anni”.

Un motivo in più per rilanciare l’appello di Non una di meno: “L’8 marzo noi scioperiamo”.

 

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L’8 marzo, in ogni continente, al grido di «Non Una di Meno!» sarà sciopero femminista. Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze. Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere. Fermiamo la produzione e la riproduzione della società. L’8 marzo noi scioperiamo!

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica e sessuale, ogni anno vengono uccise circa 200 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni di età. Un milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. Meno della metà delle donne adulte è impiegata nel mercato del lavoro ufficiale, la discriminazione salariale va dal 20 al 40% a seconda delle professioni, un terzo delle lavoratrici lascia il lavoro a causa della maternità.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, negli ospedali, nelle scuole, dentro e fuori i confini.

Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio. Infiniti ostacoli per accedere all’aborto. Pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale. Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo!

Scioperiamo in tutto il mondo contro l’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo. Chiamiamo chiunque rifiuti quest’alleanza a scioperare con noi l’8 marzo. Dal Brasile all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche, trans*, la difesa della famiglia e dell’ordine patriarcale, gli attacchi alla libertà di abortire vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e rom. Patriarcato e razzismo sono armi di uno sfruttamento senza precedenti. Padri e padroni, governi e chiese, vogliono tutti «rimetterci a posto». Noi però al “nostro” posto non ci vogliamo stare e per questo l’8 marzo scioperiamo!

Scioperiamo perché rifiutiamo il disegno di legge Pillon su separazione e affido, che attacca le donne, strumentalizzando i figli. Combattiamo la legge Salvini, che impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti, mentre legittima la violenza razzista. Non sopportiamo gli attacchi all’«ideologia di genere», che nelle scuole e nelle università vogliono imporre l’ideologia patriarcale. Denunciamo il finto «reddito di cittadinanza» su base familiare, che ci costringerà a rimanere povere e lavorare a qualsiasi condizione e sotto il controllo opprimente dello Stato. Rifiutiamo la finta flessibilità del congedo di maternità che continua a scaricare la cura dei figli solo sulle madri. Abbiamo invaso le piazze di ogni continente per reclamare la libertà di decidere delle nostre vite e sui nostri corpi, la libertà di muoverci, di autogestire le nostre relazioni al di fuori della famiglia tradizionale, per liberarci dal ricatto della precarietà.

Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo aborto libero sicuro e gratuito. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite, vogliamo ridistribuire il carico del lavoro di cura. Vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale. Vogliamo un permesso di soggiorno europeo senza condizioni. Queste parole d’ordine raccolgono la forza di un movimento globale. L’8 marzo noi scioperiamo!

Il movimento femminista globale ha dato nuova forza e significato alla parola sciopero, svuotata da anni di politiche sindacali concertative. Dobbiamo lottare perché chiunque possa scioperare indipendentemente dal tipo di contratto, nonostante il ricatto degli infiniti rinnovi e l’invisibilità del lavoro nero. Dobbiamo sostenerci a vicenda e stringere relazioni di solidarietà per realizzare lo sciopero dal lavoro di cura, che è ancora così difficile far riconoscere come lavoro.  Invitiamo quindi tutti i sindacati a proclamare lo sciopero generale per il prossimo 8 marzo e a sostenere concretamente le delegate e lavoratrici che vogliono praticarlo, convocando le assemblee sindacali per organizzarlo e favorendo l’incontro tra lavoratrici e nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista. Lo sciopero è un’occasione unica per affermare la nostra forza e far sentire la nostra voce.

Con lo sciopero dei e dai generi pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività e affermiamo il diritto all’autodeterminazione sui propri corpi contro le violenze, le patologizzazioni e psichiatrizzazioni imposte alle persone trans e intersex. Contro l’abilismo che discrimina le persone disabili rivendichiamo l’autodeterminazione e i desideri di tutti i soggetti.

Con lo sciopero dei consumi e dai consumi riaffermiamo la nostra volontà di imporre un cambio di sistema che disegni un altro modo di vivere sulla terra alternativo alla guerra, alle colonizzazioni, allo sfruttamento della terra, dei territori e dei corpi umani e animali.

Con lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo bloccheremo ogni ambito in cui si riproduce violenza economica, psicologica e fisica sulle donne.

«Non una di meno» è il grido che esprime questa forza e questa voce. Contro la violenza patriarcale e razzista della società neoliberale, lo sciopero femminista è la risposta. Scioperiamo per inventare un tempo nuovo.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo!

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • domenico stimolo

    8 MARZO
    ricordiamo le donne partigiane siciliane combattenti contro il nazifascismo, per la Libertà di tutte e di tutti

    ALONGI Francesca
    nata a Marsala ( Trapani) il 22 agosto 1927. Studentessa, staffetta partigiana per sei mesi in una formazione autonoma dell’VIII Divisione Alpina operante nella valle dell’Orco/ lago di Candia, nella provincia di Torino. Uccisa diciassettenne in un agguato nazifascista l’11 gennaio 1945 a Montalenghe ( To).

    BENINCASA Beatrice
    nata a Catania l’8 settembre 1924, residente a Genova, partigiana della Brigata “Matteotti”, staffetta, catturata, torturata e uccisa il 17 novembre 1944 sul ponte Lambro in via Mentana a Monza

    BIGGIO Concetta
    nata a Catania il 24/05/1924, casalinga. Partigiana a Roma, formazioni Democrazia del lavoro.

    BRUNO Ester
    nata a Palazzolo Acreide ( Siracusa) il 4/08/1905, impiegata. Partigiana nel Lazio dal 9 settembre 1943, formazioni di Partito di Azione.

    BUTTITTA Flora
    nata a Palermo, 1929, trasferitasi in Lombardia durante la guerra, staffetta, Brigata “ Matteotti” a Codogno / Milano.

    CAMMARATA Adele
    nata a San Cataldo (Caltanissetta) il 28.10.1899, partigiana combattente nel Lazio nella Formazione “Banda Vespri” dal 9 settembre 1943.

    CECCHINI Agata
    nata a Catania l’11/12/1922. Partigiana da 1 novembre 1943 nella regione Marche ( Fano), formazione SAP Fano.

    CERE’ Bice
    nata a Marsala ( Trapani) il 10 settembre 1925 , partigiana dal gennaio 1944 nella Divisione Bologna Montagna Lupo (Mario Musolesi) 62a Brigata Garibaldi “Panpurio” (Giancarlo Lelli) già Brigata “Camicie Rosse”, ferita nella battaglia di Cà di Guzzo (Belvedere di Castel del Rio – Bologna), muore il 21 novembre 1944 a diciannove anni in un ospedale di Firenze dove era stata trasportata.

    CORSARO Eugenia
    nata a Catania l’11 maggio 1932 ( 1931?). Giovanissima a Roma collaborò con le formazioni partigiane della resistenza romana durante l’occupazione nazifascista. Il suo nominativo è inserito nell’ “Inventario” dei partigiani operativi nel Lazio a cura dell’ANPI di Roma, nel ruolo di gregario.

    CRAPANZANO Angela in Turco
    nata a Gela ( Caltanissetta) il 30.09.1919, patriota combattente in Piemonte nella 1^ Divisone Langhe dal maggio 1944, nome di battaglia “ Gina”.

    CUMBO Laura Maria
    nata a Siculiana ( Agrigento) il 7/12/1901. Partigiana a Roma/Lazio da 15 settembre 1943, Banda Assogni.

    DI GUARDO Giuseppina
    nata a Vittoria ( Ragusa) il 10/12/1920, impiegata, Partigiana in Emilia Romagna – Appennino piacentino – dal novembre 1944, SAP Borotti.

    GIUDICE Maria
    nata a Codesillo ( Pavia) il 27 aprile 1880. Sindacalista sempre in primo piano già all’inizio del novecento, per circa vent’anni operò in Piemonte e Lombardia. Alla fine della prima guerra mondiale si trasferisce a Catania dove sposa l’avv. Socialista Giuseppe Sapienza. Mamma della scrittrice Goliarda Sapienza. All’inizio degli anni 40 assieme alla famiglia si trasferì a Roma. Partecipò attivamente ai movimenti della resistenza nella capitale e alla Brigata “Vespri” coordinata dal marito. Alla fine della guerra ritornò a Catania.

    GIUFFRIDA Graziella
    nata a Catania, anni 21. Arrestata dai Tedeschi su un autobus a Genova. Trovata in possesso di una pistola, arrestata, torturata e violentata presso il Comando di Fegino, uccisa il 27 marzo 1945. Il corpo fu gettato in una delle fosse di Via Rocca de’ Corvi.

    LO MANTO Salvatrice
    nata Mussomeli ( Caltanissetta) il 5/07/1921, emigrata con la famiglia in Piemonte. Partigiana dall’agosto 1944, Divisione Davito Giorgio. Nome di battaglia “ Salvatrice”.

    MALAN Frida
    nata a Catania il 10 03 1917, figlia di un pastore valdese, dopo diversi anni si stabilisce a Torino, insegnante a Torre Pellice. Successivamente l’8 settembre fa parte della Resistenza. Staffetta e partigiana combattente nella Val Pellice, organizza il movimento femminile del Partito d’Azione, prese parte dell’insurrezione di Torino.

    MENINGI Grazia
    nata a Marsala ( Trapani) il 3 novembre 1903, inizia il suo impegno operativo antifascista come staffetta nel comando di Divisione, poi partigiana combattente nella Divisione 1°Divisione Matteotti Monferrato Italo Rossi – “I Rossi Combattenti”- operante in Piemonte nella zona del Monferrato, da 12 maggio 1944 al 7 giugno 1945, nome di battaglia “signora Palmieri”.

    MONTUORO Maria
    nata a Palermo il 16 ottobre 1909. Partigiana nei GAP a Milano, nome di battaglia “ Mara”, arrestata nel febbraio 1944, internata a Fossoli, deportata all’inizio di agosto 1944 nel lager di Ravensbruck, poi a Siemensstadt

    MUSCARA’ Maria Antonietta
    nata a Messina il 23/01/1895, casalinga. Partigiana in Emilia Romagna – nel ferrarese – dal settembre 1943, 35a B. Rizzieri. Nel marzo del 1943 fu arrestata per offese al re e al duce e rinchiusa nel carcere di Alì a Messina, trasferitasi a Ferrara dopo l’armistizio entrò in clandestinità partecipando alla Lotta di Liberazione.

    NOTO Vincenza
    nata a Mussomeli ( Caltanissetta), emigrata in Piemonte. Partigiana dal giugno 1944, Divisione Mat. Davito, morta il 26/10/1944.

    PETRALIA Silvia
    nata a Catania l’8 gennaio 1927, partigiana nella Divisione Garibaldi Natisone Brgt. Garibaldi Trieste Btg. 3° garibaldina ( Friuli-Jugoslavia).

    PUZZO Angela
    nata a Gela ( Caltanissetta) il 3/01/1905. Partigiana in Piemonte dal novembre 1944, 2a Divisione Valle Aosta 183a Brigata.

    RALLO Franca
    nata a Marsala ( Trapani) il 30 luglio 1924, fucilata a Novo Mesto ( Slovenia) il 28 ottobre 1943 assieme al marito Vito Pellegrino ( ufficiale, siciliano). Dopo l’armistizio fece parte di un gruppo partigiano. Sono sepolti nel tempietto dei Partigiani di Zuzemberk/ Slovenia.

    SAPIENZA Goliarda
    nata a Catania il 10 maggio 1924,figlia dell’antifascista Giuseppe Sapienza e del la sindacalista torinese Maria Giudice. Scrittrice, autrice tra l’altro de “ L’arte della Gioia”. Trasferitasi a Roma assieme alla famiglia all’inizio degli anni 40. Durante l’occupazione nazifascista della capitale collaborò attivamente alla lotta di resistenza, staffetta e partigiana combattente nella Brigata “ Vespri” coordinata dal padre.

    TALLUTI Giovanna
    nata a Caltanissetta il 4.09.1897, partigiana in Piemonte, 34a Brigata RG SAP Bocca.

    VITTONE Giuseppina LI CAUSI
    nata a Torino il 30 marzo 1923, deceduta il 2 settembre 2013, partigiana. Moglie di Girolamo Li Causi – antifascista di Termini Imerese ( Pa), dirigente nazionale del PCI, condannato a 21 anni di carcere dal regime fascista- . Venne in Sicilia nel 1945, impegnandosi nel movimento di riscatto delle donne nei quartieri popolari. Deputato regionale con il Pci nel 1955, rifiutò lo stipendio della Regione siciliana.

    Lettera di Memoria e Libertà

    8 marzo 2019

  • Gianni Sartori

    8 MARZO IN TURCHIA E ISRAELE:

    LA REPRESSIONE E’ ALL’ORDINE DEL GIORNO

    L’8 marzo degli scorsi anni in Turchia si aveva come l’impressione di una maggiore – per quanto minima – “tolleranza” nei confronti delle manifestazioni.

    Una sorta di tacito accordo per cui la polizia fingeva di non vedere gli striscioni e i cartelli con le scritte antigovernative, di non udire gli slogan.

    Anche dopo lo sgangherato “golpe” del 2016.

    Ma non quest’anno.

    I raduni previsti erano decine nel paese. A Instanbul, sin dal primo pomeriggio, la polizia aveva preventivamente bloccato la centrale strada pedonale Istiklal dove in serata dovevi svolgersi una delle principali manifestazioni.

    I manifestanti – diverse migliaia di persone – sono stati brutalmente dispersi con proiettili di plastica e lacrimogeni.

    Analogamente, in novembre, una manifestazione femminista era stata attaccata e dispersa con gli stessi metodi.

    Identica storia, se non peggio, in Palestina.

    A Gaza l’8 marzo un manifestante palestinese – Tamer Arafat – è stato ammazzato e altri 42 sono rimasti feriti. Contro di loro i soldati israeliani avevano aperto il fuoco durante le ricorrenti proteste alla frontiera. Tra i feriti: due donne, 15 bambini, quattro paramedici (addetti alle ambulanze di soccorso) e due giornalisti.

    Ordinaria amministrazione

    Gianni Sartori

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