A chi fece paura la Repubblica Romana?

di Gianluca Cicinelli

«Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano.Il Pontefice avrà tutte le guarentigie necessarie per l’indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale. La forma del governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura, e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana. La Repubblica Romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune».
La Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio 1849 con queste parole dell’Assemblea Costituente – scaturita dalle elezioni all’interno dello Stato Pontificio del 21 gennaio 1849 – non è soltanto il momento più epico del Risorgimento italiano. Così come non è soltanto il prologo dell’unità d’Italia. L’eco della passione civile e politica, dell’idea di convivenza fra cittadini e potere scaturito dalle poche settimane di vita della Repubblica Romana, influenzò enormemente a sinistra il dibattito nella Costituente della neonata Repubblica Italiana.
Ho avuto il privilegio di parlarne tanti anni fa con Rosario Bentivegna, medaglia d’argento al valor militare della seconda guerra mondiale, partigiano gappista prima e dopo la liberazione di Roma nel 1944. Al termine di una conversazione sulla Resistenza al nazifascismo e il da farsi subito dopo la guerra su cui s’interrogavano azionisti, socialisti e comunisti, gli chiesi a cosa si erano ispirati, se avevano un modello di riferimento istituzionale. Mi aspettavo una risposta vaga invece mi regalò una copia della Costituzione della Repubblica Romana (http://www.dircost.unito.it/cs/docs/romana1849.htm) invitandomi a leggerla attentamente e a riparlarne in seguito.
Già il sesto principio enunciato introduce, nel 1849, un concetto di stato sociale che più attuale non si può: «La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della repubblica». Ma non si può dimenticare l’introduzione del suffragio universale, l’abrogazione della pena di morte e la libertà di culto, come proclamazione dei mutati rapporti sociali nell’Italia pre-unitaria
Eppure stiamo parlando di uno Stato dichiarato in seguito a una rivolta liberale, che nei territori pontifici estromise papa Pio IX dai suoi poteri temporali. La Repubblica Romana, nata nel contesto dei grandi moti del 1848 che coinvolsero tutta Europa, ebbe vita breve, dal 9 febbraio al 4 luglio, quando cadde per mano dei francesi. Fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi. Ma a Roma s’incontrarono in quella fase tutti i personaggi principali del Risorgimento italiano, da Goffredo Mameli, che morì nella difesa militare della città, a Luciano Manara, caduto nella battaglia di villa Spada, a Giuseppe Garibaldi, con l’inserimento di capipopolo (come Angelo Brunetti detto Ciceruacchio) i quali ebbero un ruolo importante nel consenso di massa che riscosse tra i romani la seconda repubblica (chiamata così per distinguerla dalla prima repubblica romana dichiarata da Napoleone. Per una sintesi essenziale rimando alla voce in merito della Treccani:
http://www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-romana_%28Enciclopedia-Italiana%29/).
Una passeggiata al Gianicolo di Roma, là dove un cannone dell’esercito sparando annuncia il mezzogiorno, luogo fondamentale della Resistenza ai francesi, è un’immersione nella storia del pensiero liberale progressista del XIX secolo e del coraggio di pochi (ma decisi) personaggi dell’epoca risorgimentale. Alle basi dei mezzi busti disposti ai lati della strada che attraversa la villa storica figurano nomi sconosciuti ai più. Fino a poco tempo fa erano stranamente molti i cittadini romani che conoscevano le storie di quei signori. Stranamente perchè in pochi s’interessano di storia, ma molti hanno figli e devono rispondere alle loro domande durante le passeggiate: chi è quello? e quello? e quello lì a cavallo? Decine di nomi a cui dobbiamo un po’ di riconoscenza per aver combattuto in nome della libertà.
Soltando ricapitolando alcuni atti, dopo la proclamazione del 9 febbraio, possiamo capire perchè Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie, sostenitori di Pio IX e dello Stato Pontificio, ne desideravano ardentemente la fine. Più volte ai repubblicani venne chiesto di arrendersi ma non si registrarono defezioni.
I monumenti della città vennero presi di mira dall’artiglieria francese, al punto che i rappresentanti consolari di Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Prussia, Danimarca, Svizzera, Paesi Bassi, Piemonte, San Salvado, Wurtenberg e Portogallo inviarono una protesta al generale d’oltralpe Oudinot per impedire che il bombardamento distruggesse tante opere d’arte. Ma ormai la sorte della Repubblica Romana era segnata. Mentre l’Assemblea sotto i colpi d’obice dei francesi sta approvando gli ultimi articoli della Costituzione, il 4 giugno i francesi pongono l’assedio a Roma impegnando circa 30 mila uomini. La Costituzione viene approvata mentre echeggiano gli spari sulla sede della Villa del Vascello. Nonostante la battaglia persa i costituenti riuscirono all’indomani, sotto gli occhi dei francesi ormai entrati a Roma a leggerla dal balcone del Palazzo del Campidoglio. Mazzini e il triumvirato non sottoscrissero mai la resa. Dirà Garibaldi ai suoi compagni per rendere la sconfitta meno amara: «Dovunque saremo, colà sara` Roma»
Di seguito il testo della lettera che il 5 luglio 1849, dopo la caduta, Giuseppe Mazzini inviò ai romani.
«Romani!
La forza brutale ha sottomesso la vostra città; ma non mutato o scemato i vostri diritti. La repubblica romana vive eterna, inviolabile nel suffragio dei liberi che la proclamarono, nella adesione spontanea di tutti gli elementi dello Stato, nella fede dei popoli che hanno ammirato la lunga nostra difesa, nel sangue dei martiri che caddero sotto le nostre mura per essa. Tradiscano a posta loro gl’invasori le loro solenne promesse. Dio non tradisce le sue. Durate costanti e fedeli al voto dell’anima vostra, nella prova alla quale Ei vuole che per poco voi soggiacciate; e non diffidate dell’avvenire. Brevi sono i sogni della violenza, e infallibile il trionfo d’un popolo che spera, combatte e soffre per la Giustizia e per la santissima Libertà.
Voi deste luminosa testimonianza di coraggio militare; sappiate darla di coraggio civile …
Dai municipii esca ripetuta con fermezza tranquilla d’accento la dichiarazione ch’essi aderiscono volontari alla forma repubblicana e all’abolizione del governo temporale del Papa; e che riterranno illegale qualunque governo s’impianti senza l’approvazione liberamente data dal popolo; poi occorrendo si sciolgano. … Per le vie, nei teatri, in ogni luogo di convegno, sorga un grido: Fuori il governo dei preti! Libero Voto! …
I vostri padri, o Romani, furon grandi non tanto perché sapevano vincere, quanto perché non disperavano nei rovesci.
In nome di Dio e del popolo siate grande come i vostri padri. Oggi come allora, e più che allora, avete un mondo, il mondo italiano in custodia.
La vostra Assemblea non è spenta, è dispersa. I vostri Triumviri, sospesa per forza di cose la loro pubblica azione, vegliano a scegliere a norma della vostra condotta, il momento opportuno per riconvocarla»

Qui sotto un dipinto di Melchiorre Fontana.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

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