ABITUDINI

(Roba del Pabuda…)

 

non eravamo più abituati al silenzio:             

l’abbiamo dovuto sopportare

come un concerto

di musica estrema sperimentale

chissà da chi trascinati:

un suono muto sotto vuoto spinto:

faceva paura:

una paura mitigata soltanto

da qualche canto

in lingua animalesca, volatile,

ogni tanto.

una paura esasperata troppo spesso

dal suono allarmante

delle sirene:

per lo più ambulanze.

da qualche giorno:

i rumori molesti dei mestieri

stridono,

bucano, battono, fresano:

proprio come facevano prima,

in quel dilatato ieri:

adesso

è un fastidio rassicurante

e non vediamo l’ora

d’abituarci.

 

(Nell’immagine: particolare dalla copertina d’un libro sfogliato, senza molto successo, in questo periodo: Process and Reality di Afred North Whitehead)

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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