Acuerdo de Asociación Transpacífico: un pericolo per l’America Latina

di David Lifodi

L’Acuerdo de Asociación Transpacífico (TPP il suo acronimo in lingua inglese) rappresenta “la più importante offensiva messa in atto dal capitale transnazionale negli ultimi anni contro la sovranità territoriale degli stati e i diritti dei lavoratori, della cittadinanza e dei consumatori”. Questa definizione appartiene allo storico quotidiano della sinistra messicana La Jornada, che svela il grande inganno nell’articolo El peligro del TPP: il TPP è mascherato da strumento che intende rendere più dinamica l’economia dei paesi che lo sottoscrivono, si presenta come necessario per generare nuovi posti di lavoro, potenziare l’export ecc… .

In realtà, il Tpp è circondato dal mistero e proprio La Jornada fa parte della ristretta cerchia degli operatori dell’informazione ad aver ricevuto i cablogrammi di Wikileaks in cui viene evidenziato che solo tre persone per ciascun paese firmatario dell’Acuerdo de Asociación Transpacífico hanno accesso completo a tutti i capitoli del trattato. Al contrario, i manager e i chief executive officer di transnazionali quali Wal-Mart, Halliburton, Chevron o Monsanto hanno accesso a tutta la documentazione nel dettaglio. Assange rivela altri dettagli preoccupanti per quanto riguarda l’America Latina: si sa con certezza che paesi come Messico e Perù sottoscriveranno il TPP, mentre per il momento si sono rifiutati di farlo Argentina ed Ecuador. Il gioco dell’Acuerdo de Asociación Transpacífico, e degli Stati Uniti che lo sostengono, è chiaro: contrastare il Mercosur, il mercato comune sudamericano che ha tra i paesi leader il Brasile, la stessa Argentina e il Venezuela chavista. Del resto proprio gli Stati Uniti si sono legati al dito il fallimento dell’Alca, il trattato di libero commercio affossato nel 2005 dai paesi latinoamericani a Mar del Plata con sommo scorno di Bush figlio. Da allora la Casa Bianca ha stipulato quelle che Hugo Chávez definiva con disprezzo e ironia Alchine, cioè trattati di libero commercio bilaterali con paesi del patio trasero rimasti fedeli a Washington, dal Perù alla Colombia passando per il Centroamerica. Inoltre, gli Stati Uniti hanno pensato di inglobare nel Tpp i paesi che fanno parte dell’Alleanza del Pacifico, molti dei quali loro alleati, è il caso di Messico, Perù e Cile, a meno di un repentino quanto improbabile cambio di direzione economica con la neopresidenta Michelle Bachelet. Sul Tpp se ne sa poco, ma è certo che, come scrive Aldo Zanchetta nel suo mininotiziario elettronico America Latina dal basso del 10 dicembre 2013, “in un trattato internazionale fra stati seicento grosse multinazionali per la prima volta sembrano sedere al tavolo delle trattative da pari a pari (e forse qualcosa di più) con i governi”. Altri aspetti certi, e già contestati dai movimenti sociali, relativi all’ Acuerdo de Asociación Transpacífico, riguardano il fatto che il Tpp assomiglia molto a quel famigerato  trattato di libero commercio universalmente noto come Tlcan (Tratado de Libre Comercio de América del Norte) tra Stati Uniti, Canada e Messico che distrusse l’industria nazionale di quest’ultimo, indebolì la sovranità nazionale e rappresentò un durissimo colpo per l’economia dello stato. Per stessa ammissione degli Stati Uniti, il Tpp appartiene alla nuova generazione dei trattati commerciali e corporativi ad ampio spettro che inglobano (e tutelano) la protezione del capitale privato, la proprietà intellettuale e gli investimenti delle grandi corporations, impongono i brevetti e permettono ad istituzioni autonominatesi come giudici al di sopra degli stati di risolvere le controversie tra le nazioni e le multinazionali, è il caso del Ciadi (Centro Internacional de Arreglo de Diferencias Relativas a Inversiones), il tribunale della Banca Mondiale. In realtà il Tpp ha già fatto il suo esordio nel 2006 nella regione Asia-Pacifico con l’adesione di Cile, Brunei, Nuova Zelanda e Singapore. Successivamente, mesi fa, ai già noti Messico, Colombia, Perù e Cile, si sono aggiunti come osservatori Panama, Costarica, Guatemala e perfino, sorprendentemente, l’Uruguay, seguito  a ruota dal Paraguay del narcopresidente Horacio Cartes. A questo proposito sarà interessante vedere l’eventuale reazione del Brasile, potenza continentale leader del Mercosur. Il Tpp “è stato disegnato espressamente per annullare il ruolo politico degli stati togliendo loro il diritto ad intervenire su industria, ambiente, economia ed altri settori chiave”, spiega in un’intervista rilasciata alla Red por la Justicia en la Inversión Global l’analista economico Bill Warren. Il Tpp punta ad imporre una sorta di Costituzione economica a livello mondiale in grado di sovrapporsi alle istituzioni democratiche, alla giustizia economica e ai diritti umani: è a questo che servono organismi internazionali come il Ciadi. Uno studio Onu relativo al solo 2012 riferisce che sono state registrate ben 62 richieste di giudizio al Ciadi ad opera delle multinazionali: uno dei casi più clamorosi, nota anche come la “Chernobyl amazzonica”, è la controversia che vede opposto il piccolo Ecuador al gigante Chevron-Texaco per l’inquinamento petrolifero. Un altro paese legato mani e piedi al Tpp è il Perù, con 32 trattati bilaterali di investimento. Secondo la Rede Peruana por una Globalización con Equidad, l’ Acuerdo de Asociación Transpacífico non è soltanto un nuovo trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ma è composto da una serie di tlc sviluppati in un’unica soluzione. Ad esempio, il Perù si trova coinvolto in un arbitrato internazionale con Doe Run e Renco Group per la chiusura del Complejo Metalúrgico de La Oroya, ubicato nell’omonima città, tra le più inquinate del mondo, per il quale il paese rischia di dover sborsare una cifra che si aggira intorno agli otto milioni di dollari per aver disdetto il contratto. La minaccia del Tpp è tale che le proteste non sono rimaste confinate all’America Latina, ma hanno fatto breccia anche in Nordamerica, dove il sindacato Afl-Cio ha smentito i presunti vantaggi del trattato di cui avrebbero beneficiato i lavoratori, ed ha fatto appello ad un nuovo accordo globale basato sulla crescita economica all’insegna dell’equità, della giustizia e dello sviluppo sostenibile.  C’è un fondo di verità nel trattato di libero commercio come fonte di ricchezza, ma questa, in misura sempre maggiore, è ad esclusivo appannaggio di coloro che sono già ricchi, mentre le comunità sprofondano nella povertà. Tra i beneficiari del Tpp ci sono, ad esempio, le grandi industrie farmaceutiche, che impongono la proprietà intellettuale sui brevetti negando così l’accesso di milioni di persone ai farmaci generici.

Resta certo un dato di fatto: per la popolazione dei  paesi latinoamericani (e non solo) che sottoscriveranno l’ Acuerdo de Asociación Transpacífico si tratterà di una sorta di condanna a morte: il Tpp rappresenta un attacco frontale contro le politiche pubbliche e le istituzioni democratiche.

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