Ad agosto lo sport si rifà mondo e…

i poteri rifanno lo sport a loro agio: un breve percorso di lettura intorno alle Olimpiadi fra bellezza e inganno

3agostoOlimpiadi-Apicella

Nel quasi vicino 1996 – solo 20 anni – proponendo alcuni testi per parlarne a scuola, io e Riccardo Mancini azzardammo come titolo «E lo sport si fece mondo». E’ sempre più vero. Con o senza Sky, mio figlio e i suoi amici (…e amiche, lo sport si è allargato – in modo ambivalente – anche all’altra “metà del cielo”) possono scegliere in tv, a ogni ora, il calcio o il basket di metà pianeta ma ci sono anche le dirette per quasi ogni sport, un canale tutto sul biliardo e chissà cos’altro.
In uno dossier per la rivista «Cem Mondialità» (*) scrivevo, 4 anni fa, che sport e musica sembrano gli unici linguaggi quasi universali; è più probabile che tunisine/i, svedesi e pakistane/i siano unite/i nel sapere chi ha vinto gli ultimi 10 mondiali di calcio piuttosto che nel conoscere l’essenza della “Dichiarazione sui diritti umani”.

Nella “bottega” agostana, ieri David Lifodi ha spiegato da par suo l’intreccio fra Olimpiadi e Brasile e ci tornerà su fra qualche giorno. Io invece mi ripromettevo di mettere ordine nella mia testa e di offrirvi una carrellata di storie e pensieri. Mi è mancato il tempo e ripiego su un veloce percorso di lettura che però potrebbe essere utile a chi in questi giorni vuole muoversi fra le due facce dello sport: quella del desiderio, del gioco, della competizione, del corpo, della pacifica sfida con se stesso e/o altri e l’altra faccia che oggi domina, fatta di denaro, alienazione, inganno, doping, strumentalizzazione …

Eccovi allora molto disordinatamente un po’ di appunti. Alcuni libri si trovano in biblioteca mentre il link rimanda ovviamente a un post già in “bottega”.

1 – Un libro fondamentale è «Stare ai giochi: Olimpiadi fra discriminazioni ed esclusioni» di Mauro Valeri (Odradek, 2012).

2 – Altro libro indispensabile è «Il compagno Tommie Smith e altre storie di sport e politica» di Rudi Ghedini (Malatempora, 2008): fra le tantissime vicende dimenticate racconta delle “Olimpiadi Operaie” nel 1925 e nel 1936; della nuotatrice Eleanor Holm che fu una delle Jane nei film di Tarzan; di Yoshinori Sakai nato a Hiroshima che nel 1964 accese la fiaccola olimpica a Tokio; di Alice Coachman, la prima donna afroamericana a vincere (nel 1948) una medaglia olimpica; eccetera.

3 – Forse la maratona, come molte/i credono, è l’essenza dello sport di sempre; in ogni caso leggete la storia di Manlio Gelsomini, maratoneta romano, medico chirurgo, partigiano e poeta: cfr qui «Libertà va cercando ch’è si cara…»

4 – Un grande maratoneta moderno, si sa, fu Abebe Bikila. Di lui si conoscono però solo i trionfi olimpici non le vicende alle Para-Olimpiadi: potete leggerle in «Un sogno a Roma» di Giorgio Lo Giudice e Valerio Piccioni (l’editore è Acsi Campidoglio Palatino).

5 – una bella rivista italiana è «Lancillotto e Nausicaa: critica e storia dello sport»; guardatela qui www.lancillottoenausica.it

6 – In forma letteraria si può leggere «Il pomeriggio dell’atleta stanco» di autori vari (Theoria, 1995): per esempio «L’atleta indiano» di Giampiero Comolli ma anche «Ping pong» di Marco Lodoli e «Pugili» di Valeria Viganò (mi è parso di sentire una voce sussurrare “fiiiiiiiiiiiiiiinalmente una donna che parla di sport”).

Se non vi volete fermare qui ci sono ancora: «Ladri di sport» di Ivan Grozny e Mauro Valeri (Agenzia X press, 2014); «Pugni chiusi e giochi olimpici» di Sergio Giuntini (Odradek, 2008); un po’ di storie non tutte olimpiche le trovate in «Bambini infiniti» di Emanuela Audisio (Mondadori, 2003); di ciclismo, non olimpico però ve lo consiglio lo stesso, si parla in un vecchio, bellissimo romanzo di Roger Vailland, «325.000 franchi» (Einaudi 1958, ma temo sia introvabile); molti riferimenti storici utili anche in «Doppi giochi: Pechino 2008 e le altre Olimpiadi: contro la censura, per i diritti umani» di Roberto Reale (Stella edizioni, 2008); cose interessanti in «I giochi del potere: contro gli abusi e la corruzione della multinazionale dei 5 cerchi» di Roberto Bosio (Macro edizioni); e ancora «Contro le Olimpiadi dello spreco e dell’inganno» di Ulrike Prokop (Guaraldi, 1972) e «Le olimpiadi dei gerarchi: il duce scende in campo» di Angelo Olivieri (Stampa Alternativa, senza data). Per stavolta mi fermo qui.

Mi è parsa di sentire una domanda, lì il signore con il basco in testa nonostante il caldo, chiede: “Cosa pensa db dell’idea di ri-portare le Olimpiadi a Roma?”. Un attimo di pausa, poi la risposta: “Lascio la parola alla vignetta di Vincenzo Apicella: lui riesce a dire in pochi tratti quel che io direi, probabilmente peggio, in 3mila parole e 19 bestemmie”.

(*) è qui: Gioco e sport, fra il mondo e il mio corpo

 

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Raffaele Mantegazza

    A Barcellona è appena stata inaugurata una bellissima mostra sull’Olimpiada Popular organizzata nel 1936 come contro-Olimpiade rispetto a quella nazista e purtroppo mai iniziata per lo scoppio della guerra civile. Da visitare, se siete dalle parti delle Ramblas

  • Raffaele Mantegazza

    Introvabile ma bello e divertente “Olimpia e i suoi sponsor” di Karl Wilhelm Weeber, un libro irriverente che smonta il mito delle Olimpiadi greche come simboli di onestà, correttezza ecc. (spiega anche perché gli atleti correvano nudi e unti di olio: furono gli spartani a imporlo, stanchi delle scorrettezze degli altri atleti che si attaccavano alle gonnelle e alle tuniche…)
    E poi da vedere per riflettere il film “Olympia” di Leni Riefensthal sulle Olimpiadi del III Reich.

  • Grazie, Daniele, utile e puntuale spunto. Vorrei tuttavia invitare ad allargare lo sguardo all’aspetto economico e finanziario dello sport contemporaneo, di cui le Olimpiadi sono l’evento più rappresentativo e ‘globale’. Purtroppo, l’editoria italiana (senza parlare dell’accademia) pare non avere molta attenzione per le implicazioni economiche e politiche dello sport. I mega-eventi sportivi sono dell’industrie che non possono fermarsi e, come dimostrano gli eventi ricorrenti degli ultimi anni, non vanno per le spicce quando si tratta di diritti umani (inclusi quelli dei lavoratori che costruiscono gli impianti). I mass media, con l’apparente incontenibile crescita dei diritti sportivi, giocano un ruolo decisivo in questo. A traino vanno gli sponsor, in un vincolo pragmatico e indissolubile. Sarebbe utile che qualche editore italiano pubblicasse un libro collettivo come “Sport and Neoliberalism” (Temple University Press, 2012), che analizza e sviscera molte delle contraddizioni dello sport contemporaneo.
    Max

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