Alda Merini: l’eterna ferita «dei non amati»

Lella Di Marco la ricorda nel decimo anniversario della morte

La sua ferita non si rimarginerà mai, in un’alternarsi di gioia e depressione, con l’inesauribile voglia di amare e di essere amata. Di vivere una vita intensa. Di abbracciare senza sosta tutto quello che la vita può darle. Di afferrare famelica quella vita per lei, più bella della poesia che ama più della sua vita e dell’AMORE stesso.

In lei c’erano tutte le fasi della vita: emozioni, ricerca, dolore, gioia, pianto, sorriso… Lei tutte noi. Lei fanciulla. Lei madre. Lei donna. Lei una delle più grandi poetesse del 900.

Mentre scrivo mi rendo conto che nessuna parola può descrivere Alda e rendere l’idea di quello che era veramente; neppure a chi conosce le sue raccolte di poesie o gli aforismi o gli altri scritti. Lei era una forza della natura, alla continua ricerca dell’intensità delle cose, permeata dal grande desiderio di essere parte del mondo e fare brillare in sé e negli altri il sacro canto della vita.

L’ho conosciuta a Milano negli anni 84-85 quando ci si incontrava nei bar o nelle librerie a cantare, discutere, leggere poesie, tentare di costruire qualcosa in comune.

Era chiarissima, lineare e piena di contraddizioni. Materica e spirituale. Un fiume in piena. E in quel periodo era gioiosamente innamorata del giovane figlio di Paolo Volponi, al quale chiaramente dedicava struggenti poesie. Amava, produceva versi e riusciva a comunicare l’intensità del suo amore.

La sua biografia in breve

Alda Giuseppina Angela Merini nacque a Milano nel 1931 da famiglia modesta. Avrebbe voluto frequentare il liceo classico ma non superò la prova di ammissione di italiano. Era appena quindicenne quando i suoi versi furono apprezzati dal critico Giacinto Spagnoletti che ne aveva intuito il talento. In seguito si interessarono alle sue poesie Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale.

Nel 1947 Alda fu rinchiusa per la prima volta nella clinica Villa Turro a Milano, nella quale trascorse circa un mese. Il suo primo libro di poesie è del 1953 e pubblicò fino al ’61.

Nel 1962 cominciò un periodo di silenzio segnato dall’internamento al centro psichiatrico Paolo Pini di Milano che durò fino al 1972. Dopo si alterneranno periodi di salute e malattia, dovuti a quella che gli psichiatri diagnosticarono come una “sindrome bipolare” e che lei indicò come «le prime ombre nella mia mente».

Alla malattia e al ricovero fece riferimento velato nei suoi versi che, intrisi di profondo lirismo, esprimono sempre densità visionaria e tensione erotico-religiosa.

La sua produzione fu intensa e molti i riconoscimenti.

Non fu mai sola. Ebbe rapporti importanti anche se complicati, con molti poeti e artisti, intellettuali, cantautori. Ebbe due mariti e quattro figlie. Vanni Scheiwiller fu il suo editore principale e la inserì nell’antologia delle poetesse del 900.

Ma lei scrisse «la più bella poesia è stata la mia vita» perché voleva VIVERE: «una vita intensa – senza la superficialità che (mi) inquieta e il profondo che (mi)uccide».

Nel 2004 uscì l’album intitolato Milva canta Merini, con 11 motivi tratti dalle sue poesie.

Scrisse che «appartenere a qualcuno significa entrare con la propria idea nell’idea di lui o di lei e farne un sospiro di felicità» ribadendo il suo attaccamento simbiotico alla vita come fosse un innamorato. «Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita».

Le sue quattro figlie – Emanuela, Barbara, Flavia, Simonetta – hanno raccolto tutte le sue poesie nel sito www.aldamerini.it.

 

Alda Merini mentre si reca al Caffè Chimera di Milano.1989

 

Biglietti di saluto e cordoglio al cancello dell’abitazione di Alda Merini dopo la sua scomparsa.

 

IN BOTTEGA vedi anche «L’altra verità. Diario di una diversa» (recensione alla nuova edizione di un suo libro), L’anima innamorata (una sua poesia) e Scor-data: 1 novembre 2009 di Daniela Pia.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *