ALLA FINE

(Roba del Pabuda…)                 

 

alla fine del reading

son stanco morto:

sono esausto, vuoto,

più irascibile

del solito

e odio quasi tutti,

oltre a me stesso:

quei tre o quattro

che ascoltandomi

leggere

roba autoprodotta

per un’ora…

non si son mossi,

non si son scollati

dalla sedia

e dalla mia voce:

come sanguisughe

hanno profittato

della sfacciataggine

mia

vanitosa.

e gli altri quattro

o cinque

che distraendosi

di continuo

m’han distratto

continuamente

dalla lettura.

e poi – vogliamo dirlo? –

anche quegli amici musici

che, inspiegabilmente,

mentre leggevo

mi suonavano attorno,

punzecchiandomi di suggestioni.

così, alla fine del reading,

penso:

«mai più: ‘sta roba è troppo faticosa:

non farò mai più ‘sta cosa!».

mentre lo penso, sento

che sto pensando allo stesso tempo:

«scommetto che, parola per parola,

ripeterò ‘sta lagna lamentosa

alla fine del prossimo reading».

.-.

 

(nell’illustrazione: Pabuda, Incontri & scontri, 2019)

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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