America latina: emergenza femminicidi

A seguito delle misure di isolamento straordinario adottate per ridurre i contagi da Covid-19, la violenza domestica contro le donne aumenta in tutto il continente.

di David Lifodi

 

In America latina le misure di isolamento all’insegna dello slogan #quedateencasa per arginare la diffusione del Covid-19 hanno come rovescio della medaglia la crescita dei casi di violenza domestica contro le donne.

In Messico, secondo l’organizzazione Marea Verde, dal 16 marzo al 14 aprile sono state assassinate 210 donne (almeno 163 di questi sono casi di femminicidio).  In Argentina, denuncia l’Observatorio de Femicidios “Adriana Marisel Zambrano”, dal 20 marzo al 16 aprile si sono verificati 21 femminicidi. Più o meno nello stesso periodo, in Colombia il numero dei femminicidi è arrivato a 12.

Spesso i responsabili degli episodi di violenza contro le donne utilizzano l’emergenza legata alle misure di restrizione straordinaria per limitare il corona virus allo scopo di nascondere i loro crimini. In Argentina ha destato grande impressione il caso di Soledad Carioli, la donna giunta in ospedale a causa dei sintomi legati al Covid-19. Una volta in cura, i medici si sono accorti che presentava sul corpo numerosi segni di percosse da parte del partner. Sempre in Argentina, ancora più drammatico il caso di María Solange Diniz, assassinata e bruciata dal marito perché apparentemente sembrava essere affetta da corona virus.

A seguito della crescita sempre maggiore dei casi di violenza domestica legati al Covid-19, le organizzazioni femministe latinoamericane hanno chiesto che venga dichiarata dai governi sudamericani l’emergenza per femminicidi, si promuova un monitoraggio di tutte le donne che in questi mesi hanno denunciato i loro aggressori per attuare misure di protezione e tutela immediate, sia applicato il Modelo de protocolo latinoamericano de investigación de las muertes violentas de mujeres por razones de género di fronte alle morti classificate come Covid-19 al fine di evidenziare se i decessi non siano in realtà dovuti ad aggressioni machiste. Inoltre, l’attuazione di questo protocollo servirebbe per evitare che sui corpi delle donne morte ufficialmente per corona virus non venga effettuata l’autopsia, necessaria invece per stabilire se il decesso sia dovuto realmente al virus o a episodi di femminicidio.

La situazione resta particolarmente allarmante anche in Ecuador, dove già prima dell’emergenza a seguito della pandemia in corso, 65 donne su 100 sono già state vittime, almeno una volta nella loro vita, di episodi di violenza in ambito familiare, sociale o lavorativo. Nel mese di aprile una giovane di 27 anni, Diana Cabrera Montero, è stata uccisa da un colpo di arma da fuoco sparato dal marito al culmine di un litigio, ma la polizia per il momento non lo ha ritenuto un femminicidio, sostenendo che la ragazza avrebbe anche potuto essersi suicidata.

Le violenze contro le donne sono compiute principalmente da mariti/conviventi o ex partner delle vittime. Secondo i movimenti femministi la violenza machista riproduce le disuguaglianze della società latinoamericana. Un recente studio curato dal Forum brasiliano di sicurezza pubblica ha evidenziato che le liti tra coniugi, in periodo di quarantena, sono cresciute del 431% e, a farne le spese, sono soprattutto le donne, vittime della violenza domestica.

In America latina, in periodo di Covid-19, la seconda causa di morte dopo il corona virus rischia di essere il femminicidio.

 

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *