Anche l’Etiopia ha il suo «Giorno del Ricordo» ma…

… l’Italia (sempre bocciata in Storia) fa finta di niente

Testo ripreso da www.controradio.it che ha intervistato Gabriella Ghermandi.

Il 19, 20 e 21 febbraio 1937 furono massacrati più di 30mila cittadini etiopi, quasi tutti civili: anziani, donne, bambini e mendicanti.

ASCOLTA L’INTERVISTA CON GABRIELLA GHERMANDI – https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjv_bubs-LnAhUvThUIHbaoDeAQFjABegQIARAB&url=https%3A%2F%2Fwww.controradio.it%2Fnegazionismo-anche-letiopia-ha-il-suo-giorno-del-ricordo-ma-litalia-fa-finta-di-niente%2F&usg=AOvVaw2E6Z3ykPNoaX_fCF8w7XCa

La data del 19 febbraio per il  popolo etiopico è il “Giorno della Memoria”: ricorda le atrocità terribili commesse durante il periodo dell’aggressione e poi dell’occupazione – fra il 1935 e il 1941 – da parte dell’Italia fascista. Una giornata che è stata assunta a simbolo di tutti quegli anni in cui gli etiopi dovettero subire sofferenze, sacrifici e lutti indimenticabili.

30 mila almeno furono le vittime – in soli tre giorni – come rappresaglia per l’attentato compiuto contro il viceré Rodolfo Graziani e altri gerarchi del suo seguito nella città di Addis Abeba.

Una giornata tragica che viene celebrata anche nelle maggiori città del mondo dove sono presenti numerosi cittadini della diaspora etiopica.

Rodolfo Graziani poco prima dell’attentato

 

GABRIELLA GHERMANDI è una musicista e scrittrice di origine etiope. In “bottega” ne abbiamo scritto più volte (a esempio qui: Gabriella Ghermandi, regina di canti e di suoni) e abbiamo pubblicato anche un suo racconto: cfr Melkam Amlak

 

Delle stragi italiane in Etiopia – e in particolare di Debra Libanos – abbiamo scritto in “bottega”. Per esempio qui: Il colonialismo, le vittime, la memoria. E di recente qui: Se la memoria mi aiuta… me ne Ricordo. Se.

Delle infamie di Rodolfo Graziani (e dell’altrettanto infame tentativo di dedicargli un “monumento” ad Affile) la “bottega” ha parlato in numerose occasioni: vedi Scordata: 11 gennaio 1955, Chi era davvero Rodolfo Graziani, Perché parlare ancora di un boia, Affile? Più che sacrario un immondezzaio

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

3 commenti

  • Francesco Masala

    In Etiopia sono i giorni della memoria in ricordo dei massacri italiani
    di Claudio Geymonat
    21 febbraio 2020
    In Africa come in Jugoslavia e in Grecia: i crimini commessi dalla forze di occupazioni italiane furono atroci. Ricordarsene contribuirebbe alla crescita del paese, ma nessuno ha veramente voglia di farlo se non gli storici e alcuni giornalisti
    19, 20, 21 febbraio: anche l’Etiopia ha i suoi giorni della memoria.
    Il 19 febbraio 1937 durante una cerimonia per festeggiare la nascita del primogenito di Umberto di Savoia scoppiò un ordigno, preparato da due eritrei della resistenza contro l’opposizione straniera, destinato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, reo fra le molte nefandezze anche di aver autorizzato l’utilizzo di gas lanciato dagli aerei per far strage di truppe e popolazione etiopi.
    Le vittime dell’attentato furono otto e lo stesso Graziani venne gravemente ferito. La rappresaglia iniziò immediatamente: in tre giorni vennero messi a ferro e fuoco Addis Abeba. I morti furono alcune migliaia, probabilmente non le trentamila rivendicate dalle stime etiopiche, ma certo la tragedia fu enorme, i morti migliaia e migliaia (saranno centinaia di migliaia alla fine dell’occupazione italiana). Oltre ai militari furono gli italiani residenti a rendersi a loro volta complici del massacro.
    Etiopia come la ex Jugoslavia, dove in due anni di occupazione (1941-1943) le truppe italiane si macchiarono di crimini gravissimi che causarono migliaia di morti e almeno 30mila sloveni finiti nei campi di concentramento: dal movimento di resistenza jugoslavo scaturì la replica degli anni seguenti che portarono a una nuova tragedia, quella delle foibe e dell’esodo forzato di tanti connazionali che in Istria e Dalmazia si erano nel frattempo stanziati.
    Quelle etiopi e jugoslave furono reazioni ad un’occupazione italiana forzata, violenta e plasmata sugli esempi messi in atto dalla Germania nazista. Gioverebbe a un dibattito forse più sereno sul tema non raccontare sempre e comunque una parte della storia. Altrimenti il nostro paese sarà destinato ancora una volta a non fare i conti a fondo con il proprio passato. Con il rischio di perpetuare ancora l’idea degli “italiani brava gente”, che migliaia e migliaia di pagine di inchieste hanno smentito fin da subito, addirittura già dal 1946-47 quando ad esempio venne istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Luigi Gasparotto, Ministro della difesa nel III° Governo De Gasperi dedicata proprio a raccogliere informazioni e testimonianze sui crimini italiani in Jugoslavia.
    Segnale che allora la consapevolezza di cosa accaduto era chiara.
    Poi cadde l’oblio: decine e decine di gerarchi e burocrati fascisti vennero riciclati alla causa repubblicana e occuparono ruoli di primo piano nelle forze armate e nella politica degli anni seguenti, contribuendo a mantenere nascosta la verità. Emblematico da questo punto di vista il caso de “l’armadio della vergogna”, scoperto da un’inchiesta giornalistica de “L’Espresso” soltanto nel 1999, e dai cui fascicoli nascosti emersero le troppe responsabilità italiane in molti dei momenti più tragici del secondo conflitto mondiale. MIgliaia di pagine sono destinate solo ai crimini italiani in Grecia, per fare un esempio. Per non strumentalizzare occorre conoscere, anche se la verità è dolorosa. Ma non farne mai i conti non aiuta una nazione a diventare adulta.
    E si finisce con il dedicare mausolei a Graziani come ad Affile, 80 km a est di Roma, o a fare monumento della casa del fascio a Predappio che diede i natali a Mussolini.
    Qualche consiglio di lettura: “I gas di Mussolini” di Angelo Del Boca; “Italiani brava gente?” sempre di Angelo Del Boca; “L’occupazione italiani dei Balcani” di Davide Conti.

    https://riforma.it/it/articolo/2020/02/21/etiopia-sono-i-giorni-della-memoria-ricordo-dei-massacri-italiani

  • Marco Piras-Keller

    Ion non posso che fare l’esempio della scuola in Germania che informa su cosa sia stato il Nazismo, nonché le TV tedesche che spesso ricordano i crimini nazisti in lunghi documentari. Esistono anche ‘giorni della memoria’ commemorati insieme tra discendenti dei carnefici e delle vittime. Formalità? Fossero anche solo formalità, sono un segno di maggiore civiltà rispetto a chi nasconde e non vuole far sapere ai propri cittadini i crimini di genocidio compiuti dall’esercito italiano, come a bambini che non si vuole ‘turbare’ e che rimarranno sempre inconsci bambini, almeno quanto a coscienza civile, senso di responsabilità, a capacità di affrontare la storia.

  • Daniele Barbieri

    SEGNALO – da http://www.noisiamochiesa.org – QUESTA PRESA DI POSIZIONE

    Debre Libanos: card. Bassetti, “chiedo scusa ai fratelli d’Etiopia per la mancanza di rispetto che si ebbe per i loro padri”.
    Bassetti chiede scusa “per la mancanza di rispetto che si ebbe per i loro padri”. Si può dire una cosa del genere, più che futile? “Mancanza di rispetto” per una strage di 2000 cristiani (ma erano copti!!) fatta dall’esercito fascista ma con il silenzio e la sostanziale connivenza di tutte le gerarchie ecclesiastiche, molte delle quali (per esempio il Card. Schuster) ritenevano che la conquista dell’Etiopia servisse ad “evangelizzare” (chi? i cristiani copti!!).
    Nella Chiesa italiana poco si sa di questa turpe vicenda. Ne ha scritto Andrea Riccardi su “Avvenire” ma manca del tutto una iniziativa solenne e ben conosciuta da parte dei vescovi di pentimento e di riconciliazione. Nell’ottantesimo della strage (22 maggio 2017) i vescovi erano già riuniti nella loro assemblea annuale. “Noi Siamo Chiesa” propose tre cose concrete. Leggile di seguito all’intervento di Bassetti. I vescovi stettero zitti. Intollerabile. Ora bastano queste “belle” parole di Bassetti sulla “mancanza di rispetto”?

    Leggi sul sito di NOI SIAMO CHIESA altri interventi in merito.
    Testo di Bassetti
    SIR, 25 febbraio 2020 @ 19:05
    “Oggi chiedo scusa ai fratelli dell’Etiopia per la mancanza di rispetto che si ebbe per i loro padri”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione della presentazione del libro sulla strage in Etiopia compiuta dal regime fascista nel 1937 a Debre Libanos. “Fu – ha aggiunto – una mobilitazione del disprezzo e dell’odio contro gli etiopici, considerati nemici dell’aspirazione italiana ad avere un impero coloniale. Come cristiano e responsabile della Cei mi interroga molto”. Allora “qualche importante prelato – ha evidenziato – dichiarò che sui campi di battaglia sventolava il vessillo della croce di Cristo, quando gran parte dell’Etiopia era già cristiana. La passione nazionalista negò questa storia esaltando la guerra. Oggi appare impossibile nutrire certi sentimenti. Ma bisogna stare attenti alle passioni nazionaliste che possono accecare anche i buoni. La storia aiuta a leggere il presente. Per un cristiano il bene del proprio Paese non è mai a scapito di altri popoli”. Il card. Bassetti ha ricordato la sua infanzia nel dopoguerra e come “nell’ambiente fiorentino spiccasse il sentimento del cardinale Della Costa, considerato non patriottico dal regime, che parlò di inutile strage. Il distaccato atteggiamento del cardinale era in comunione con il Papa Pio XI che non voleva l’aggressione, guardato da Mussolini con freddezza. Il Papa fu isolato, e in questo, sembra che la storia si ripeta. I cattolici non videro la violenza e mi dispiace per la mancanza profonda di spirito cristiano”. In conclusione, il presidente della Cei ha affermato: “Queste pagine mi insegnano che non bisogna essere pessimisti anche sulla Chiesa perché tanta strada è stata fatta. Oggi i fratelli copti etiopici sono accolti nelle nostre chiese. Da noi sono a casa loro”.

    Le tre proposte di Noi Siamo Chiesa per un atto di pentimento concreto da parte della Chiesa italiana a partire dai suoi vertici
    (Maggio 2017)
    – Un primo atto, solenne e formale, di pentimento e di penitenza per le responsabilità anche della Chiesa per il suo silenzio (o, a suo tempo, addirittura per il consenso diretto o indiretto) per i fatti di Debré Libanós;
    – questo atto formale sia intrecciato, prima e dopo, da una adeguata e diffusa informazione e presa di coscienza sui fatti e sulle responsabilità che riguardano tutta la vicenda. Ciò deve avvenire nelle parrocchie, nei seminari, nelle iniziative degli ordini religiosi, su tutta la stampa cattolica e nel variegato mondo cattolico di base. Non si potrà ignorare tutto il contesto relativo all’invasione dell’Etiopia e ai tanti crimini che vi furono commessi dall’esercito fascista;
    – una Missione al massimo livello di riconoscimento del passato, di pacificazione e di fratellanza della nostra Chiesa (con esponenti di tutto il popolo cattolico) incontri ad Addis Abeba e a Debré Libanós la Chiesa copta.
    Questi “gesti concreti”, a nostro avviso, dovrebbero prendere l’avvio durante l’assemblea di tutti i vescovi italiani che inizia lunedì 22 maggio 2017 in straordinaria coincidenza con l’esatto giorno dell’ottantesimo anniversario della strage. Il silenzio dei vescovi non sarebbe giustificato da quanti conoscono questa drammatica storia.

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