Roma: anche Lucha y Siesta a rischio

Un altro luogo delle donne sotto sfratto: aggiornamento sulla petizione – di Stefania Catallo (*)   a seguire un testo di Barbara Bonomi Romagnoli sui 10 anni di Lucha y Siesta

E adesso, quasi secondo la famosa poesia di Brecht (**) anche le donne di Lucha y Siesta sono a rischio sfratto.

Al di là delle motivazioni amministrative, che credo possano essere superate, è preoccupante quante realtà femminili e di contrasto alla violenza di genere abbiano subìto sfratti e tentativi di sgombero.
Certo, tutti possiamo condividere la pubblica indignazione di fronte a queste notizie; ma, dai piani alti, e soprattutto dal Campidoglio, non una parola è stata spesa, niente è stato fatto per arginare un fenomeno che, a mio avviso, dietro l’alibi di una legalizzazione doverosa, nasconde il tentativo di annullare e distruggere, senza ricostruire, o nella peggiore delle ipotesi, ma per noi del centro Erize rivelatasi realtà, di affidare questi posti ad associazioni di fedelissimi.
Stiamo tornando indietro di cento anni, e non è un modo di dire. Stiamo vivendo un periodo tristemente simile a quello in cui vennero aboliti i sindacati, le donne premiate per i figli partoriti e non per le abilità personali, gli oppositori bastonati a sangue. Si chiamava fascismo, ieri come oggi.

Ne abbiamo parlato lunedì 11 con la Presidente Boldrini, di queste recrudescenze e del plauso che ottengono da alcuni ambienti, così come delle minacce fisiche e verbali che abbiamo avuto in questo anno, non ancora concluso. E allora, mi chiedo, se la terza carica dello Stato ha orecchi e cuore per questi temi, perché non una sindaca, in quanto donna? Perché non la sua squadra di assessore, consigliere; perché non anche gli uomini delle cariche istituzionali, nell’ottica di un fronte comune di contrasto alla violenza di genere?

Mi auguro che le donne che stanno decretando la fine dei presidi femminili non abbiano mai bisogno di chiedere aiuto a quelle come noi, che hanno creato questi luoghi protetti e li difendono fino alla fine.

#mariannenonsitocca
#luchaysiesta

Ne ha parlato anche Comune-Info qui.

Un contributo per le donne di Lucha Y Siesta

di Barbara Bonomi Romagnoli (***)

Questo è un contribuito per il libro «Una mattina ci siam svegliate (Storie, pensieri e immagini da una casa delle donne autogestita)» edito l’anno scorso da Lucha y Siesta con i contributi del collettivo Lucha y Siesta e interventi di Barbara Bonomi Romagnoli, Elisabetta Canitano, Carla Centioni, Sara Feola, Aurora Ferina, Patrizia Fiocchetti, Oria Gargano (BeFree), Federica Giardini, Lucica Irimie, Alessandra Marsiglia, Sandro Medici, Monica Pasquino (Scosse), Nicola Pellegrino, Fausto Podavini, Anna Simone, Laura Storti, il Gruppo Freedom for Birth Rome Action Group, il Collettivo messicano contro la violenza di genere Cereza, Il laboratorio Smaschieramenti di Bologna, Uiki Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia. La pubblicazione contiene, inoltre, l’intero progetto fotografico “Lucha” nato da una fertile sinergia con tre fotografi Marianna Ciuffreda, Chiara Moncada, Marco Vignola.

Il corpo è il punto da cui partire, perché è il nostro esistere nel mondo”

Rosangela Pesenti

Il corpo delle femministe è da sempre un corpo – fisico, sociale, politico – scomodo e dal quale tenere le dovute distanze.

Prendono le distanze i maschi in generale, consapevoli o meno di essere maschilisti; i compagni illuminati per i quali viene sempre la lotta di classe prima di quella al sessismo; le donne che sono sì di sinistra, ma femministe anche no; le donne emancipate di centro e di destra che si alleano anche con il diavolo ma mai con le femministe. E poi ci sono i movimenti sociali progressisti e antagonisti, con i quali da sempre c’è una relazione ambivalente, conflittuale, complicata e forse ancora tutta da costruire. Non so se, nel loro caso, sia corretto parlare di presa di distanza, certo è che spesso faticano a tenere dentro le pratiche e le elaborazioni femministe, magari le assumono in teoria, poi chissà perché nel quotidiano si perdono.

Nel frattempo alcune donne, le femministe, hanno voglia di trovarsi insieme e abitare degli spazi, dare una casa collettiva ai loro corpi che altrove, anche nei luoghi della politica di sinistra, sono marginalizzati, irrisi, contrastati.

Lo fanno con passione, piacere, fantasia e progettualità condivisa come nel caso delle donne di Lucha y Siesta e di tanti altri collettivi. A chi le osserva come me, da vicino e da lontano, la prima cosa che viene in mente è che di questi tempi anche queste donne hanno bisogno di prendere alcune distanze, non per fare ghetto o chiudersi nel loro piccolo mondo, ma per rivendicare il loro essere femministe radicali e rivoluzionarie. Tre parole che messe insieme come minimo danno i brividi.

Eppure non può che essere così, in un’epoca oscurantista in cui altre femministe si arrogano la parola a nome di tutte, indicando modelli univoci e reati da perseguire, e dove anche la maggior parte dei movimenti sociali sono timidi o titubanti quando si tratta di mettere in discussione le istituzioni eteronormate, dalla famiglia all’organizzazione sociale.

È quasi sempre un giocare al ribasso, va bene la sveglia in piazza ma non può essere indirizzata solo all’amore romantico. Ancora in troppi pochi rilanciano, come nel caso della Favolosa Coalizione, che a ragione, rispetto ai temi dei diritti civili, ha lanciato lo slogan “Molto più di Cirinnà” e ha ironizzato sulla piazza dei tradizionali movimenti misti e arcobaleno: “Sveglie? Non ci siamo mai addormentate!”.

Lucha y Siesta a Roma rappresenta una di queste realtà che sono vigili da sempre, e da sempre attente a non cadere nei tranelli della normalizzazione. Un gruppo di donne che apre anche al maschile ma con un posizionamento chiaro e di non sudditanza ai leader, che non vive il separatismo in maniera ideologica ma sa che ancora ce n’è bisogno per offrire spazi di autonomia e autodeterminazione a donne in difficoltà, come le tante che ogni anno vengono accolte.

La loro politica nel territorio e nelle reti nazionali ha questo sguardo più ampio, certamente più faticoso ma che segna una netta e necessaria distanza da chi usa i femminismi per mere operazioni di pinkwashing e potere.

In Rete gira un manifesto per uno “Xenofemminimo” in cui si legge: «L’eccesso di modestia delle agende femministe degli ultimi decenni non è proporzionato alla complessità mostruosa della nostra realtà, una realtà tratteggiata da cavi in fibra ottica, onde radio e microonde, oleodotti e gasdotti, rotte aeree e di navigazione e l’inesorabile, simultanea esecuzione di milioni di protocolli di comunicazione a ogni millisecondo che passa».

Sì, non ci si può accontentare di agende modeste e di passi timidi, i femminismi come quello di Lucha lo sanno e lo dicono da tempo, è ora che i movimenti misti accolgano questi corpi in pienezza e sarebbe, sì davvero, l’inizio di una nuova rivoluzione.

Roma, gennaio 2016

(*) tratto da Change

(**) La famosa poesia di Brecht… non è sua. Da tempo gli vengono attribuiti (forse l’errore iniziale fu di un manifesto diffuso dall’Arci) i bellissimi versi di «Prima vennero»  – poesia nota anche con il primo verso cioè “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari” o come “Io non dissi nulla” – che invece sono del pastore Martin Niemöller, all’origine forse un coraggioso sermone contro il nazismo. Quando gli chiesero quale fosse il testo originale disse di non ricordarlo: forse era vero oppure Niemöller intese significare che in fondo era importante il senso della poesia non le parole esatte. Restituiamogli però quel che è suo … Del resto – come abbiamo già scritto in “bottega” – Bertolt Brecht fu autore di testi bellissimi, non ha certo bisogno di “prendersi” anche questI versi. [db]

(***) C’è chi si stupisce vedendo la firma Barbara Bonomi Romagnoli. In effetti all’anagrafe (e anche sul settimanale «Carta» dove scriveva o su questo blog) risulta Barbara Romagnoli. Ma visto che in Italia persino il diritto a garantire il cognome della madre – o a sceglierselo – è messo in discussione… Barbara ha fatto da sé. L’IMMAGINE qui sopra si riferisce al libro (del 2014) di BBR sui femminismi del nuovo millennio; in bottega cfr qui Un libro preziosissimo compie un anno, qui Le giovani talpe vedono benissimo… e qui  Irriverenti e libere. Femminismi nel nuovo millennio

 

 

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