Ancora su «Nell’ombra della Luna»

db si sbilancia e ulula: «quello di Ricciardiello è uno dei più bei romanzi (e non solo di fantascienza) dopo l’anno detto 2000»

Ha ragione Gian Filippo Pizzo (nota 1): «L’autore è molto bravo a reggere le fila del discorso e trova un felice equilibrio nello spostarsi sui diversi piani temporali; in particolare è convincente – sempre a livello fantascientifico – l’ipotesi che la storia alternativa dell’universo descritto sia potuta nascere da un esperimento di fisica». E ancora (sempre Pizzo): «il romanzo raggiunge pienamente quello che dovrebbe essere lo scopo principale della narrativa: divertire e al contempo fare riflettere e insieme emozionare»

Concordo ma io assai più mi sbilancio, perdo l’equilibrio, scivolo, rotolo e ululo: leggetelo perchè questo è uno dei romanzi più emozionanti, più riusciti, più geniali del ventennio (o diciannovennio se volete fare i pignoli) del secolo che i cristiani contano come XXI d. C. – o se preferite dell’EC, era comune; o EV, era volgare – e non parlo solo di fantascienza. A proposito di etichette; mi confida la saggia Giulia “non so come catalogarlo: è ucronia, utopia e distopia insieme”. Vero: roba da far ammattire il K. G. Sage della “bottega” (nota 2).

Andiamo per ordine? E come faccio in ‘sto casino?

Sto parlando di «Nell’ombra della Luna» di Franco Ricciardiello (nota 3): edito da Meridiano Zero, 316 pagine per 18 euri.

Fin dall’inizio c’è Tina Modotti: proprio lei eppure no. La rivoluzione in Russia è fallita; logico, visto che il proletariato può vincere solo nei Paesi industrialmente avanzati e infatti il socialismo ha trionfato negli Usa, per la precisione il 1 maggio 1933… come tutte/i voi sapete. O no?

Ci sono anche Woody Guthrie, un ambiguo Orson Welles, Lev Trockij (Trotsky se preferite “traslitterare” così), perfino Ingrid Bergman, il reverendo Charles Coughin, Chaplin, Einstein e un assonante regista russo, un certo gatto famoso per esser vivo e insieme morto, Dorothea Lange, un commovente Gramsci, nonché Abraham Johannes Muste (confesso che ignoravo chi fosse), gli IWW, i fascisti purtroppo; ed ecco anche “i ragazzi di via Panisperna” con il razzo sulla Luna (anzi nell’occhio della Luna) di Méliès, Rodcenko con Lenin, Togliatti e Lazar Kaganovich (o Kaganovic, fate voi) ma anche Elvis Presley et cetera: sono proprio loro, eppure non proprio. Ora sì e ora no. Qualcosa non va?

Grande, geniale trama – lo ripeto – che non proverò a riassumere. Con una scrittura agile, sapiente e dove ogni tanto affiora la passionaccia (condita di rabbia e speranza che sono il sale e il pepe dei cuori migliori). In un episodio non storicamente vero – cioè la strage in Québec – chi la storia conosce avvertirà l’eco delle tragedie di Kronštadt (1921), di Berlino (1953), di Budapest (1956)…

Il finale – per meglio dire: uno dei finali – è amarissimo quanto realista; tutto logico dunque perchè siamo all’interno di un libro irrealista ma anche iper-realista, sia vero (cioè storicamente provabile) che falsissimo.

Non perdetelo. Uno dei 5 libri (dell’ultimo “diciannovennio”) che regalerei di corsa a 100 persone che amo… se avessi i soldini.

Citabili? La storia di perchè le automobili vanno a benzina (invece che a vapore acqueo); la frase di Goethe sull’architettura come «musica congelata»; il paradosso EPR. Ma anche: «è più facile cambiare la Storia che le piccole storie»; il “sorriso triste” di Gramsci; «L’empire de la lumière» di Magritte (che vedete qui sotto). Sono divertenti gli equivoci sul nome Andrea (maschile solo in italiano) come le parti più “avventurose” del libro.

NOTICINA SUGLI ULTIMI URANIA

La mia prossima recensione sarà alla ristampa di «Guerra al grande nulla», un classico (classicone?) di James Blish che è in edicola da un paio di giorni). Ve lo consiglio ma (MA) non guardate la “quarta di copertina” perchè secondo me rivela – cioè spoilera – troppo. Nelle edicole di aprile invece non ho trovato (BOH) l’annunciato «Progetto Quintaglio» del mio amato Robert Sawyer. Due parole su «Gravità zero» di Lois McMaster Bujold e su «Caccia alla fenice» di Michael Swanwick: il primo parla di operai in rivolta (EVVIVA) e il secondo ha un inizio assai divertente ma entrambi non tengono il ritmo, così da collocarsi nel gran mare dei SINL, cioè Senza Infamia Nè Lode.

NOTE

1 – Usa: quando scoppiò la rivoluzione socialista; se però non amate lo “spoiler” (rivelare la trama) aspettate a leggere

2 – in “bottega” di K. G. Sage trovate Sci-Fi: vademecum per non perdere la rotta e le puntate successive: la quinta sarà in “bottega” fra 7 giorni

3 – di Ricciardiello guardate almeno: Didattica della fantascienza / 1

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Bello sbilanciamento, DB, lo condivido!
    …Io però non ho detto che non so come catalogarlo, bensì che secondo me lì ci sono tutti e tre i filoni, “fusi” in un solo romanzo. Non farmi litigare col manualsocio, eh! 😀
    Un abbraccio!

  • Roba da far ammattire il K. G. Sage della “bottega”?
    Se sono uscito sano di mente (?) dalla centrifuga cervellotizzante dello Slipstream, pur riportando qualche leggero effetto collaterale (da qualche giorno indosso un Altocilindro e prendo il te con strani personaggi), niente può farmi perdere il senso del discernimento. Neppure cercare un’opportuna collocazione al romanzo di Franco Ricciardiello.
    Il guanto è raccolto, la tenzone è accettata! 😉

  • Pingback: Una recensione da “La bottega del Barbieri” | AI MARGINI DEL CAOS

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