Annullata dopo 70 anni…

la condanna a morte del piccolo George Stinney

di Giuseppe Lodoli (*)

GEORGE-STINNEYA coronamento della campagna cominciata 14 mesi fa da alcuni attivisti per i diritti umani della South Carolina, il 17 dicembre è stata annullata la condanna a morte pronunciata ed eseguita nel 1944 contro George J. Stinney Jr., un nero, piccolo di statura e di età. Gli attivisti chiesero e ottennero un nuovo processo per lui dato che il processo originario fu pieno di gravissime irregolarità.

Il nuovo processo si aprì il 17 gennaio 2014 ma i decenni passati dall’epoca dei fatti, la dispersione e il deterioramento delle prove, resero subito evidente che era impossibile arrivare a una sentenza di innocenza o di colpevolezza (nota 1) .

Sembrava che il processo postumo dovesse finire con un nulla di fatto un anno fa. Invece la giudice Carmen T. Mullen è arrivata a emettere una sentenza.

Evitando di pronunciarsi sull’innocenza o la colpevolezza di Stinney, la Mullen ha annullato il processo originario e la relativa condanna a morte.

La Mullen, nella sua sentenza di 28 pagine, ha scritto che vi furono «fondamentali violazioni costituzionali relative al “giusto processo”». Nulla infatti nel processo al 14-enne Stinney si avvicinò ai dettati costituzionali. Egli fu arrestato senza un ordine scritto e interrogato senza l’assistenza di un avvocato. L’avvocato che fu infine nominato per difenderlo era un esattore fiscale che in precedenza non aveva mai rappresentato qualcuno in un processo penale. La sola prova contro di lui fu la parola del capo della polizia locale. Questi affermò che il piccolo nero aveva confessato di aver ucciso e gettato in un dirupo due ragazzine bianche, Betty Binnicker di 11 anni e Mary Emma Thames di 7. L’intero processo capitale di Stinney durò tre ore. Il suo avvocato non controinterrogò i testimoni presentati dall’accusa. La giuria – tutta composta di bianchi in un luogo in cui la popolazione era per tre quarti nera – impiegò 10 minuti per dichiararlo colpevole e per infliggergli la pena capitale.

La giudice Mullen ha rilevato tutte le precedenti violazioni. Riguardo alla confessione ha scritto: «E’ altamente probabile che l’accusato fu forzato a confessare i crimini dallo squilibrio inerente la sua posizione di 14-enne nero catturato e interrogato da agenti bianchi in uniforme in un piccolo remoto paese agricolo della South Carolina».

Ora che la giudice Carmen T. Mullen ha annullato il processo fatto a George Stinney nel 1944, forse il ragazzino nero potrà riposare meglio sapendo di non essere un condannato a morte…

(nota 1) Vedi numero 211

(*) Anticipo questo articolo che uscirà sul numero 219 del «Foglio di Collegamento» del comitato Paul Rougeau.

 

Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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