ANPI, Aquilanti, Carofiglio, Connelly, Deaver e Riva

6 recensioni di Valerio Calzolaio

ANPI (autori vari)

«Antifascismo quotidiano. Strumenti istituzionali per il contrasto a neofascismi e razzismi»

A cura di Carlo Smuraglia

Bordeaux editore

266 pagine, 18 euro

Italia. Oggi e domani. Abbiamo recentemente pianto insieme all’associazione dei partigiani la perdita della cara presidente Carla Nespolo (Novara, 4 marzo 1943 – Alessandria, 4 ottobre 2020). Fra le novità editoriali realizzate vi è un utilissimo manuale di strumenti aggiornati per contrastare il fenomeno in corso neofascista e nazista (e razzista). “Antifascismo quotidiano” raccoglie i materiali di un gruppo di lavoro coordinato dal partigiano Carlo Smuraglia (Ancona, 12 agosto 1923), arricchito da saggi di magistrati (in attività o in quiescenza), avvocati, ricercatori, consiglieri parlamentari: Amodio, Brusco, Corradi, D’Ambrosio, Di Lecce, Alessandra Galluccio, Francesca Paruzzo, Strinati. Nella prima parte si fa il punto sulle leggi esistenti, italiane ed europee, chiarendo che è il complesso della Costituzione a essere antifascista. La seconda parte affronta luoghi, comportamenti, manifestazioni in relazione all’apparato giudiziario. La terza parte approfondisce singoli aspetti.

 

Gigi Riva

«Non dire addio ai sogni»

Mondadori

220 pagine, 18 euro

Senegal, Francia, Italia. Giugno 2014 – novembre 2016. Il 14enne Amadou sembra bravo a giocare, sogna di divenire calciatore professionista. Dopo una partita (a posto della scuola) nei dintorni di casa, gli si avvicinano un nero di Dakar e un francese bianco, gli propongono di cercare di entrare nelle giovanili di una grande équipe. La sua famiglia si riunisce, si sacrificano tutti per tirar fuori i soldi per la partenza. Non lo sanno ma è uno dei 15.000 casi ogni anno di tratta di aspiranti calciatori africani gestita da finti procuratori e truffatori. Per Amadou inizia una brutta vicenda di schiavitù e criminalità, in poco più di due anni diventa uomo, costretto continuamente a dire arrivederci (e forse mai addio) ai propri sogni: è il nuovo bel romanzo dell’ottimo giornalista di geopolitica e sport Gigi Riva (Nembro, 1959), un dramma vero, una narrazione piana ed efficace fra Palo e Dakar in Senegal, Montecarlo, Marsiglia, Roma, Genova.

 

Gianrico Carofiglio

«Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose»

Feltrinelli

124 pagine, 14 euro

Sempre, in presenza di altri. Ovunque. Che bella idea tratteggiare un sommario di regole e suggerimenti per la pratica della politica e del potere, rivolto sia a chi vuole esercitarli un poco sia a chi desidera soltanto essere un cittadino più consapevole! Si comincia e si finisce con la gentilezza, lo strumento chiave per produrre senso nelle relazioni umane e un buon metodo per affrontare e risolvere i conflitti. L’incipit illustra inevitabilmente un insieme di arti che l’autore pratica da decenni, mantenendosi competente e allenato a un alto livello di qualità, le arti marziali. In molte di loro, pur con modalità diverse, il principio fondamentale d’ispirazione e tecnica ha a che fare con l’uso proprio della forza dell’avversario al fine di neutralizzare l’aggressione o l’aggressore e, in definitiva, di eliminare o ridurre la violenza del conflitto; la neutralizzazione dell’attacco non implica l’eliminazione del contendente e cerca di mostrare, comunque, nel modo più gentile possibile, che aggredirci gli è inutile e magari gli si ritorce pure contro. Il primo consiglio è di ragionare spesso per sinonimi e contrari, scrutare le specificità rispetto a quel che si pensa, si vuol dire o scrivere. La gentilezza non corrisponde alla buona educazione, al garbo, alle buone maniere, nemmeno alla mitezza (illustrata da Bobbio), doti gradevoli e auspicabili che, tuttavia, non definiscono un significato etico proprio e che non garantiscono strumenti per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza. La tecnica gentile mira a trasformare il conflitto in energia positiva quando è possibile; evitarlo quando è impossibile; renderlo più breve e meno dannoso se è inevitabile e ingovernabile. La premessa è ascoltare con mente aperta, non influenzata dai pregiudizi, dai preconcetti, dalle sovrastrutture e scegliere con coraggio di silenziare un poco l’invadenza e la rumorosità del proprio ego. L’obiettivo è diventare un buon comunicatore, non un’efficace manipolatore.

Il grande intellettuale e karateka Gianrico Carofiglio (Bari, 1961), prima magistrato poi deputato infine scrittore a tempo esclusivo, forse oggi l’autore italiano più seguito e apprezzato, mette a disposizione di lettori e cittadini qualche gentile utilissimo consiglio per stare in società e agire in politica. Le etichette, gli schemi, le categorie precostituite aiutano la demagogia, consentono magari di vincere un’elezione, ma non di capire la realtà e influire positivamente su di essa. Sappiamo che ad alcuni va bene così, intanto vincono, lasciano poi ad altri (intellettuali intelligentoni) di fare cultura e chiacchiere; allora non è male sottolineare che sopraffare gli altri non è l’unico modo per stare insieme al mondo e per promuovere individualmente trasformazioni collettive. C’è un’alternativa allo scontro fisico e verbale, tecniche e pratiche per non far fare loro come gli pare senza accettare il loro terreno. Vale nelle sedi pubbliche e nelle relazioni private. E riduce almeno un pochino ruolo e influenza della stupidità, del cui eccessivo potere ognuno corre il rischio. I capitoli dell’agile denso volumetto scorrono veloci, chiari nello stile, godibili nella lettura, ricchi di storie, aneddoti, citazioni, metafore, aforismi sempre ragionati, con l’essenziale riferimento a saggi, studi e ricerche (di varie discipline) ridotto ai testi prioritari. Frequente la citazione di personalità contemporanee, spessissimo Trump, in negativo ovviamente, come massimo esponente della categoria dei demagoghi bugiardi e manipolatori, pur se anche di Obama viene segnalata una argomentazione scorretta. Dal reale di fake news vengono presi molti esempi dell’arte del complotto: come furono o sono motivati l’intervento in Iraq, l’opposizione ai vaccini, la diffusione geopilitica delle epidemie. E, nel corso del ragionamento, si prende posizione su alcuni aspetti di eventi d’attualità rispetto alla vicenda Pamela Mastropietro, alla legalizzazione delle droghe leggere, al testamento biologico e ad altre questioni di bioetica, alla teoria del diritto naturale. Il capitolo sulle fallacie descrive errori nella costruzione di un discorso (deliberati o involontari) che invalidano le argomentazioni; quello successivo sulle discussioni ragionevoli offre regole operative di autodifesa dialettica e di lettura critica dei dibattitti politici. La più importante è la coltivazione di umorismo e autoironia, una virtù connessa al valore delle verità plurali e al principio di responsabilità (che comprende anche sane paura e vergogna). La pratica della gentilezza è, dunque, una libera scelta, per esercitarla ci vuole un gran coraggio!

 

Paolo Aquilanti

«Il caso Bontempelli. Una storia italiana»

Sellerio

188 pagine, 12 euro

Roma. 2 febbraio 1950. Massimo Bontempelli (1878 – 1960), filosofo insegnante giornalista poeta drammaturgo, è stato un grande intellettuale italiano, realista magico del ‘900. Attraversò il fascismo, con scritti e scelte non lineari e coerenti, nel 1938 fu comunque espulso dal PNF col divieto di scrivere per un anno. Dopo la guerra, a 70 anni fu eletto senatore nelle liste del Fronte Democratico Popolare, Gruppo Democratico di Sinistra. A inizio 1950 la sua nomina fu invalidata a voto segreto, nonostante il parere contrario della Giunta e l’intervento a lui favorevole di Terracini, poiché aveva curato nel 1935 un’antologia scolastica e la legge prevedeva non potessero candidarsi per cinque anni autori di testi scolastici “di propaganda fascista”. In “Il caso Bontempelli” l’esperto brillante ex funzionario del Senato, ora Consigliere di Stato, Paolo Aquilanti (Roma, 1960) narra la giornata decisiva in terza persona sul protagonista «in aderenza ai fatti e con licenza d’immaginazione».

 

Michael Connelly

«La morte è il mio mestiere»

traduzione di Alfredo Colitto

Piemme

364 pagine per 19,90 euro

Los Angeles. L’anno scorso. L’attraente Christina “Tina” Portrero, occhi e capelli neri, 44 anni nonostante l’aspetto giovanile, rimorchia un bel tipo prestante al bar, si fa riaccompagnare a casa con l’auto elettrica, poi giusto un po’ di sesso, appena sufficiente. Lui finisce, butta il preservativo, torna a letto, l’abbraccia da dietro e le gira il collo di centottanta gradi, dislocazione atlanto-occipitale (DAO) o decapitazione interna. Jack McEvoy torna a casa dopo aver consegnato al direttore della pubblicazione online per cui lavora un interessante pezzo sul re dei truffatori (il quale a pagamento sta addirittura insegnando la sua arte) e trova due poliziotti che lo aspettano, stanno indagando sull’omicidio e hanno trovato il suo nome nella rubrica della vittima, un anno prima avevano trascorso insieme la notte da lui dopo essersi incontrati al Mistral, un locale della zona. Il giornalista s’incuriosisce, indaga in giro, va su un sito di coroner e pone questioni, si fa dare l’incarico per un articolo, viene arrestato per intralcio alla giustizia, ma scopre una pista davvero importante. Forse non è l’unica vittima uccisa spezzandole il collo (anche quando sono stati simulati incidenti o cadute), forse c’entra in qualche strano modo un esame del dna che Tina aveva fatto (come altre vittime) presso una società molto economica, forse c’è un mercato di profili genetici particolari, forse c’è un serial killer ben mascherato da anni in circolazione. Jack chiede aiuto al suo grande amore Rachel Walling, la donna che quattro anni prima aveva perso (insieme al lavoro) per aver messo sé stesso e la sua storia davanti a tutto il resto. Lei era un agente FBI e ora fa noiose remunerative ricerche private di background, accetta e si trovano entrambi a correre rischi mortali; l’Averla (uccello che attacca le prede alle spalle) trama nell’ombra.

Il magnifico scrittore ex giornalista Michael Connelly (Filadelfia, 21 luglio 1956) abbandona di tanto in tanto l’eccelsa epopea Bosch (22 romanzi) e si concentra su altri protagonisti (sempre seriali, spesso intrecciati, quasi una quindicina di libri finora). Questa volta vuol parlare anche delle dinamiche attuali del giornalismo e recupera il suo principale alter ego, il bravo reporter cocciuto e un po’ fissato, che cerca le verità nascoste e che scrive romanzi sulle proprie storie, ben conosciuti da altri personaggi e da milioni di lettori, questo è il terzo. Connelly ne sta già sceneggiando la trasposizione cinematografica. Vediamo in diretta tutte le nuove frontiere digitali della professione, un mestiere che l’autore difende nel nome democratico della libertà e della giustizia (esplicitamente contro Trump): «il giornalismo, in genere, consiste solo nel raccontare situazioni ed eventi di interesse pubblico. È raro che conduca alla caduta di un politico corrotto, al cambiamento di una legge o all’arresto di un violentatore. Quando questo accade, però, la soddisfazione è immensa». La narrazione è in prima persona al passato, con prologo e brevi spezzoni in terza su L’Averla e un altro criminale. Fair Warning (il titolo americano) significa “giusto avvertimento”, adempiere il duro giornalismo d’inchiesta in difesa dei consumatori, il sito e il relativo direttore esistono davvero. L’incipit del primo romanzo con Jack (“Il Poeta”) è il titolo italiano di questo, il protagonista si guadagna la vita sul fatto che altri uccidano, resta sempre coinvolto in omicidi, ha imparato a sue spese a occuparsene e a scriverne. Raccogliamo pure molte notizie aggiornate sull’industria dei test genetici e del dna, incapace di governarsi da sola, ma attualmente poco o nulla dotata di una supervisione pubblica da parte del governo. Scopriamo infine il movimento di pessimi maschi che odiano le donne nel dark web, dove imperversano pseudonimi e il vocabolario misogino degli inquietanti “incel” (involuntary celibate), involontariamente celibi o casti, che ce l’hanno con gli stessi “slayer”, uomini con vite sessuali normali. Vodka Martini per Jack, ovunque, con chiunque; Grace Kelly, By the Grave, come sigla finale del programma nel podcast.

 

Jeffrey Deaver

«Verità imperfette. Due nuovi casi per Colter Shaw»

traduzione di Sandro Ristori

Rizzoli

126 pagine, 15 euro

Indiana e Kansas. Estate 2019. Colter Shaw di mestiere fa il localizzatore, ovvero insegue ricompense, materiali e affettive. In genere, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non lavora per criminali, risulta allergico alle burocrazie. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente, è permanentemente leale e irrequieto; uno da non prendere alla leggera, talento da vendere nello sviscerare ogni tipo di indizio, calcola gli eventuali nessi di causa ed effetto e le probabilità dei possibili eventi futuri. Sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu con spruzzate di grigio, carnagione chiara, corporatura imponente e compatta, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross), affitta berline anonime e servizievoli. Il padre gli ha insegnato il grande Libro del Mai, l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; prima o poi dovrà scoprire perché era stato perseguitato, ora sceglie altre urgenze. A fine agosto il divorziato 52enne Ronald Ron Matthews, titolare in difficoltà di un’impresa di attrezzature industriali di Indianapolis, gli chiede per diecimila dollari di ritrovare la 29enne pittrice e nuova moglie Evelyn Maude Evie Fontaine, scomparsa da due giorni probabilmente di propria volontà, dopo tredici mesi di matrimonio. A fine luglio la madre gli chiede di ritrovare la 19enne Emma Cummings, scappata da casa dopo che due giorni prima le aveva trovato un po’ di erba nei Levi’s e forse diretta in prima battuta da una compagna di scuola a Humble, dove però Colter si trova preliminarmente coinvolto nelle trattative per uno strano caso di ostaggi, che non può esimersi dall’affrontare con vicesceriffo e sceriffo.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 6 maggio 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, insiste con il nuovo affascinante personaggio. Durante il 2020, l’anno della pandemia, ha scritto ancor di più: la nuova avventura di Lincoln di prossima uscita, un’altra avventura (il terzo romanzo) di Colter ambientata nell’estate dello stesso anno dei precedenti, questi due racconti lunghi pubblicati in coppia. Come al solito i testi dell’autore hanno meccanismi perfettamente oleati, ormai ritmi e linguaggi delle serie televisive, meno chiacchiere e più azione, dialoghi godibili ed essenziali. In entrambi i casi la verità è nascosta e stratificata, (imperfetta nel titolo italiano); come in ogni giallo alla fine tutti i nodi si sciolgono e si ricomincia da capo. Segnalo che in seconda di copertina si scrive frettolosamente che la prima vicenda si svolge a Chicago. La terza persona è fissa su Shaw, la narrazione serve a presentarcelo come un amante del viaggio alle prese con gli incredibili casi della vita, forte e veloce di mano e di cervello, figlio di un survivalista (quelli che si preparano alla futura terribile emergenza, qualsiasi sia quella che certamente arriverà), cresciuto all’aria aperta senza tv e internet, coperto per esigenze di ricerca sulla rete dalla lontana collaboratrice Mack. Ha letto molto e il genere noir è presto divenuto il suo preferito, per situazioni e immagini. Il contrario di gentilezza è cattiveria, lui è gentile e incorruttibile. Poca musica e birra a volontà, di marca o artigianale.

 

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • però recensite anche qualche scrittrice, per favore. 5 maschi su 5

  • E anche qualche trans, qualche nero, qualche ebreo, qualche testimone di Geova, qualche rom…e che cacchio, se iniziamo con il politically correct perché farcene mancare qualcuno?

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