ARMI: “dove sei?”… Rispondi subito

Recensione – in lieve ritardo – a «Mobilitazione totale» di Maurizio Ferraris (*)

MolitazioneTotale-ferraris

Non so per quale perversione l’amico (e compagno) Gmm mi abbia detto: «promettimi che questa estate leggerai Mobilitazione totale di Ferraris». E ignoro per quale leggerezza (o eccesso di fiducia in uno di noi due?) io gli abbia risposto sì, senza neppure informarmi dell’argomento. Fatto sta: ho mantenuto l’impegno ed eccomi qui a parlarne con chi passa.

E’ uscito a maggio da Laterza (114 pagine per 14 euri) «Mobilitazione totale» del filoso e un po’ tuttologo – in senso buono – Maurizio Ferraris. La prima pagina mi ha inchiodato. Ve la riassumo.

«Notte fra sabato e domenica. […] Mi sveglio. Faccio per sapere l’ora e ovviamente guardo il telefonino, mi dice che sono le tre. Vedo che è arrivata una mail. Non resisto alla curiosità o meglio all’ansia (riguarda una questione di lavoro). Leggo e rispondo […] E’ una chiamata alle armi nel cuore della notte e nel pieno della vita civile, come nella mobilitazione totale di cui parlava Ernst Junger negli anni Trenta. Ma non ci sono, apparentemente, guerre in corso […] Ho il sospetto di non essere l’unico in questa condizione. Un messaggio arriva e ci mobilita».

Fermi tutti. «Ovviamente»? «Telefonino»? Io non c’entro: non ho il cellulare (mi piace, rubando una battuta sugli orologi a Julio Cortazar, dire il contrario: lui non ha me) o uno dei suoi figli modernelli. Neppure posseggo ipad, ipod, ipud o iped. Non twitto, non ho un profilo facebook. Però intorno a me ne vedo sì, a cascate di «permanentemente mobilitate/i». E poi anche io sono in rete (anche se a luglio in Albania sono stato per un mese «non reperibile»); anzi ho un blog-bottega. Sì forse la faccenda mi riguarda. Vado avanti.

«Il panopticon esiste ed è il web». Leggo ancora: «Oggi il numero degli abbonati ai dispositivi mobili supera quello della popolazione mondiale». Così tanto per rompere i coglioni gradirei una fonte e una data ma va bene, la prendo per buona. «Ogni giorno 3 miliardi e mezzo di utenti della rete, cioè la metà della popolazione mondiale, scrive e riceve 64 miliardi di e.mail, lancia 22 milioni di tweet, pubblica un milione di post». Ctpric – così tanto per rompere i coglioni – gradirei una fonte e comunque faccio notare che in base alla nota “legge di Trilussa” (se le statistiche dicono che tutti mangiamo un pollo a testa, fate attenzione perché capita che X ne mandi due e io nessuno) quella «metà della popolazione» è un’espressione fallace. Però sul seguito del discorso devo convenire, nell’acronimo geniale come nei contenuti. «Nelle ARMI (propongo questo acronimo per il nome generale dei terminali della mobilitazione: Apparecchi di Registrazione e di Mobilitazione dell’Intenzionalità) non è difficile cogliere il tono fra l’indiscreto e l’autoritario della domanda fondamentale […] “Dove sei?” è una apostrofe che si arroga l’autorità di sapere dove siamo […] ha il tono che non ammette repliche del “Dov’è tuo fratello?” con cui Dio si rivolge a Caino».

Alienazione? «Chi me lo fa fare?». Lavoro non retribuito? Subordinazione? La rivelazione «di un arcaico e di un inconscio sociale»? Dipendenza? Militarizzazione? Ci sono alternative (diserzione, obiezione, sabotaggio…) praticabili? Vi invito a leggere il libro per seguire le obiezioni come le contro-obiezioni. Sul perché rispondiamo a tutte le chiamate una risposta sintetica è la parafrasi di una frase di Fitzgerald: «Primo, tu prendi un drink. Secondo, il drink prende un drink. Terzo, il drink prende te».

Comunque «siamo in un contesto che non riguarda il mondo intero ma comunque tocca una parte significativa dei 7 miliardi di persone che abitano il pianeta […] più del monoteismo, più del capitalismo, più del comunismo». Ctpric obietterei che «è il capitalismo». Infatti più avanti Ferraris scrive: «ciò che vorrei suggerire è che il capitale del XXI secolo è la documentalità»; per approfondire questo concetto rimando al quarto capitolo.

Militarizzazione? «Se Marx vedeva nel militarismo prussiano la sovrastruttura del capitalismo renano, io sarei portato a guardare la cosa dal punto di vista inverso: il carattere fondamentale delle società moderne non è il primato dell’economia ma quello della guerra». E qui purtroppo sono completamente d’accordo con Ferraris.

Mi fermo. Interessante pur se qua e là ridondante. Le ultime parole del libro? «In definitiva se nella notte tra il sabato e la domenica un professore si trova a rispondere a una mail, vuol dire che non è impegnato in un rogo di streghe, non è molto ma è già qualcosa». Capisco che offrire “vie d’uscita” sia difficilissimo… ma cavarsela con una battuta è “facilone”. Anche perché tra i professori – Ferraris no – molti sono impegnati permanentemente a lodare, organizzare, raccontare roghi oppure a negare i propri denunciando (o inventando) quelli altrui. Se no che militarizzazione e «mobilitazione permanente» sarebbe?

(*) Per non eludere le mie contraddizioni recupero quanto Ferraris scrive (pag 22): ovvero che partecipa alla «mobilitazione totale» (magari per criticarla) anche chi «informa dell’ultimo libro che ha comprato o letto». Infatti… eccomi qua. Questa sorta di recensione va comunque a collocarsi nella rubrica «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita e probabilmente continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3… o da chi si ricorda più); altre volte mi è accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a “morire di vecchiaia”. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto chiedendo venia. Però, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po’ di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo “agostano” quasi quotidiano, così da aggiornare in “un libro al giorno toglie db di torno” quel vecchio detto paramedico sulle mele. D’altronde quando ero piccino-picciò e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda «che farai da grande?» rispondevo «forse l’austriaco (intendevo dire “astronauta” ma spesso sbagliavo la parola) oppure «quello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli». Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; però ogni tanto mi mandano i libri … e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. «Allora fai il recensore?» mi domandano qualche volta. «Re e censore mi sembrano due parolacce» spiego: «quel che faccio è leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perché storia, personaggi e stile mi hanno catturato». Altra domanda: «e se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?». Meditando-meditonto rispondo: «In linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perché perder tempo a sparlare dei brutti?». (db)

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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