Arquinigo Pardo, Bugari, Di Marino, Greene, Menasse, Salomone…

… con Pepino (e altri)

7 recensioni di Valerio Calzolaio

Mario Salomone

«Giustizia: sociale e ambientale»

Doppiavoce Napoli

78 pagine, 11 euro

Pianeta terra. Dal Neolitico a oggi, sempre più. La disuguaglianza nasce con la proprietà privata, quindi probabilmente, rispetto a un certo specifico egualitarismo del Pleistocene, le disuguaglianze compaiono tra 15 e 10.000 anni fa attraverso un processo graduale e multifattoriale, talora storicamente altalenante qui e là, prima e dopo. In un agile volumetto, “Giustizia”, terzo della collana delle lettere e delle parole-chiave (curata da Ugo Leone), il sociologo dell’ambiente, protagonista della fondazione dell’educazione ambientale in Italia, Mario Salomone (Potenza, 1949) riassume i nessi fra giustizia libertà ed eguaglianza, descrive i principali volti dell’attuale ingiustizia sociale e ambientale, definisce i termini dell’indispensabile conversione ecologica del pianeta, una utopia necessaria.

 

Stefano Di Marino

(in collaborazione con Michele Tetro)

«Guida al cinema noir»

Odoya Bologna

602 pagine, 30 euro

Usa e mondo. Da quasi un secolo. Noir è parola francese ma definisce un genere cinematografico americano. Fu impiegata dai critici d’oltralpe dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando scoprirono la cinematografia statunitense sino ad allora “vietata” e ripresa dalla cultura europea per film e romanzi della prima metà del Novecento. La definizione parte da cosa non è, argomenti e ambienti che non gli sono propri: il noir è più uno stato d’animo, un’atmosfera che resta nel confine urbano dell’ambiguo e del chiaroscuro. Ben venga, dunque, questa aggiornata colta “Guida al cinema noir” dello scrittore (con immensa videoteca) Stefano Di Marino (Milano, 1961), esaustiva pur non essendo un dizionario, strutturata in cinque parti – scena del crimine, figure del genere, crimini privati, personaggi e temi dell’era moderna, anti eroi del post Noir – con riferimenti alla storia cronologica e a singole vicende nazionali, approfondimenti su protagonisti e casi “scottanti” di specifiche opere.

 

Elizabeth Arquinigo Pardo

«Lettera agli italiani come me»

People Gallarate

96 pagine, 9 euro

Italia. Oggi. Elizabeth Arquinigo Pardo (Lima, Perù, 1990) si è trasferita nel nostro Paese quando aveva dieci anni, ha studiato qui, si è laureata qui, opera da anni (qui e in missioni all’estero) nel campo dell’asilo politico, non ha ancora la cittadinanza italiana, anzi il recente decreto cosiddetto “insicurezza” ha rallentato l’iter. Lo scorso anno lavorava come interprete alla Questura di Milano, assunta tramite contratto di collaborazione con l’agenzia europea (EASO), scrisse tre missive al vice presidente del consiglio, poi questo bel libro “Lettera agli italiani come me”. Non è accaduto niente, al danno si è pure aggiunta la beffa: nel febbraio 2019 il ministero degli Interni ha inviato una segnalazione: una direttiva ministeriale ad personam l’ha esonerata dall’incarico, senza spiegazioni; c’è una causa giudiziaria in corso. Intanto possiamo ben leggere la sua toccante intelligente riflessione da concittadina che purtroppo discriminiamo.

 

Livio Pepino (a cura di) per Arci, Asgi, GruppoAbele, LibertàGiustizia

«Il razzismo è illegale. Strumenti per un’opposizione civile»

Edizioni Gruppo Abele

128 pagine, 9 euro

Italia. 2019. Oggi subiamo anche un “razzismo di Stato”. L’odio razziale ha scalato le stanze del potere e si è trasformato in programma di Governo. Gli antefatti culturali furono tanti e proseguono nella totale inconsapevolezza del ruolo dell’Occidente nell’innesco delle migrazioni e nel pensiero diffuso di identità nazionali escludenti e contrapposte. L’antefatto giuridico risale purtroppo alla prima legge del 1998 (nota come Turco-Napolitano) che assumeva le migrazioni come fenomeno negativo, era cauta nell’accoglienza e formalmente inflessibile nel controllo delle irregolarità. Una vera e propria svolta repressiva fu indotta dalla legge del 2002 (nota come Bossi-Fini); un ulteriore salto di qualità razzista si è verificato nell’ultimo anno con il governo Conte-Salvini-Di Maio. Risulta ancor più evidente che il razzismo è uno dei veicoli di cui si serve l’establishment per mantenere il proprio potere e i propri privilegi, indirizzando la protesta verso veri e propri capri espiatori: chi ha e può meno, i poveri soprattutto (non esattamente una novità nella storia delle civiltà). Eppure, tutti i dati degli ultimi decenni ci dicono che non siamo di fronte a una pressione immigratoria insostenibile, né in Europa né tanto meno in Italia. La Costituzione italiana è stata tradita, in particolare con il decreto-legge Salvini 113/2018, convertito con modifiche nella legge 132/2018, un uso improprio della decretazione d’urgenza che crea cittadini di serie B, erode e lede l’effettività del diritto d’asilo, annulla la protezione umanitaria, toglie la libertà personale agli stranieri. Il testo viene esaminato con molta precisione e chiarezza, sottolineando come smantelli il modello (pur contraddittorio) di accoglienza diffusa in vigore dal 2002, lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati: chi arriva va parcheggiato in attesa che vada via, stop, ciò si propaganda e ciò si vorrebbe ottenere in odio a geografia e storia.

Il magistrato (dal 1970 al 2010) Livio Pepino (Caramagna Piemonte, 1944) è stato presidente di Magistratura Democratica e dirige ora le Edizioni Gruppo Abele. Per conto anche di altre tre grandi associazioni nazionali ha redatto, curato e assemblato un ottimo lavoro collettivo di dodici personalità (Alessandra Algostino, Daniela Consoli, D’Amora, Masera, Miraglia, Montanari, Pallante, Chiara Sasso, Schiavone, Nicoletta Vettori, Nazarena Zorzella) con l’obiettivo di contrastare il crescente diffuso razzismo “istituzionale”: leggi, provvedimenti, ordinanze, dichiarazioni di pubbliche autorità contro gli stranieri che vivono nel nostro paese e contro quelli che vi arrivano (o cercano di farlo), atteggiamenti che fanno da cemento unitario della destra ma hanno anche visto la sinistra inerte o subalterna o complice. Sono atti in contrasto con la Costituzione italiana, con ogni principio etico e con i fondamenti del nostro sistema giuridico, rispetto ai quali reagire sia con il rifiuto e la disobbedienza civile, sia in positivo, mettendo insieme esperienze, definendo adeguati strumenti e creando una cultura diversa. La seconda parte del volume è dedicata alle proposte operative: come ridurre i danni delle norme recentemente approvate, quali provvedimenti solidali approvare nelle amministrazioni locali, come garantire protezione e accesso ai servizi a chi ne ha bisogno. Viene spiegato in teoria e in pratica il “diritto di resistenza” (di cui parlarono Dossetti e Mortati alla Costituente): come costruire una rete di esperienze virtuose ed efficaci, quali progetti già sono stati avviati per le microaccoglienze e microassistenze, quali ong e navi di soccorso possono essere sostenute nel Mediterraneo. E l’ultimo capitolo è dedicato al ruolo dei giudici: a loro occorre chiedere imparzialità e terzietà, non neutralità rispetto ai princìpi e ai diritti sanciti dalla Carta costituzionale.

 

Graham Greene

«Il console onorario»

traduzione di Alessandro Carrera

Sellerio

446 pagine, 15 euro

Fiume Paraná, confine fra Argentina e Paraguay. Quasi cinquant’anni fa. Nella repubblica a nord c’è la terribile dittatura militare, nella repubblica a sud non ancora. Il 34enne dottore Eduardo Plarr è inglese, da venti anni è giunto in Argentina esule dal Paraguay solo con la madre (spagnola), il padre (inglese) restò lì a lavorare e non li raggiunse mai, a un certo punto scomparve. È amico del console onorario della zona, di basso rango e mezzo alcolizzato, Charley Fortnum, più anziano. Frequentano a letto la stessa bella donna, Clara, una delle ragazze della señora Sanchez. Un gruppo di guerriglieri paraguayani rapisce per sbaglio il console, a capo della banda c’è un ex prete amico del medico, le peripezie saranno aspre e dolorose. Con la cura di Domenico Scarpa, Sellerio ripubblica meritoriamente il grande scrittore inglese Graham Greene (1904-1991) e inizia con uno degli ultimi romanzi, bellissimo, “Il console onorario (del 1973), nuova traduzione, breve introduzione di Baricco.

 

Robert Menasse

«Un messaggero per l’Europa»

traduzione di Simone Buttazzi (originale 2012)

Sellerio

180 pagine, 16 euro

Europa. Di recente e prossimamente. Se si segnano in nero su una cartina politica tutti i confini documentati dalla storiografia, sopra all’Europa si viene a creare una maglia così fitta da sembrare quasi una superficie omogenea. Se, sulla stessa cartina, si traccia una linea rossa a matita tra tutti gli stati che si sono fatti guerra, marcando i campi di battaglia e le linee dei fronti, la rete delle frontiere scompare del tutto sotto un campo tinto di rosso. Lo studioso austriaco Robert Menasse (Vienna, 1954) riflette sull’Unione europea, rovesciando tutti i luoghi comuni e mostrando come le accuse vanno piuttosto rivolte a politiche dei singoli Stati nazionali: dobbiamo criticare la situazione presente e dobbiamo offrire una visione degna di essere realizzata, ci vuole “Un messaggero per l’Europa”, tanto più dopo le recenti elezioni del 2019. Stile serrato ed efficace, in fondo la risposta ad alcune delle tante domande rivoltegli presentando il libro (del 2012) in città europee.

 

Tullio Bugari

«La Simeide. Una lotta vincente»

Seri

354 pagine, 15 euro 15

Jesi (Ancona, Marche). 1977-1996. Ci voleva proprio che, prima o poi, ora qualcuno raccontasse la vertenza della Sima di Jesi, una fabbrica metalmeccanica, dal punto di vista degli operai che la fecero e la vinsero! La prima parte spiega il contesto storico geografico, la seconda come e perché la crisi finanziaria generale del 1977 si riverberò sull’azienda fin quando (quasi dieci anni dopo) si mise fine ai tentativi di smantellarla, la terza la successiva applicazione dell’accordo col passaggio alla multinazionale Caterpillar e con la ricollocazione nel mondo del lavoro anche dell’ultimo operaio della vecchia Sima. Lo studioso Tullio Bugari (Jesi, 1952) definisce “La Simeide” un’epopea; segue giorno per giorno, anno per anno, assemblee dentro e fuori la fabbrica, riunioni istituzionali, blocchi scioperi denunce incontri trattative, volantini e documenti, il progressivo efficace farsi carico degli operai, direttamente, della sorte propria e di quella dell’azienda.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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