Ascoltare voci: psichiatria, fantascienza e mondo “reale” in…

… un “copione” di db cioè Daniele Barbieri (*)

Attenzione: prima di leggere accertatevi che dietro la vostra spalla non ci siano spie della Siae.

PRIMA VOCE

Ecco le istruzioni per il nuovo ALIENOMETRO. A-LI-E-NO-ME-TRO.

Elegante, di poco ingombro, un moderno apparecchio che può venire collocato ovunque. O-vun-que.

Da tempo l’alienometro è usato negli uffici e nei locali pubblici. Sopra l’interruttore notate una scala graduata da zero a dieci. Il numero su cui si arresta la lancetta corrisponde al vostro indice mentale. Il numero zero corrisponde al perfetto equilibrio. Ogni valore sopra lo zero deve essere considerato come deviazione dalla normalità. Tuttavia, da zero a tre non c’è alcun pericolo.

Da quattro a sette, invece, significa che le persone devono ricorrere alla loro terapia preferita.

Una persona il cui indice superi il sette è da considerarsi potenzialmente pericolosa. Per LEGGE è obbligata a denunciare il proprio numero e riportarlo al più presto SOTTO il sette. Se la terapia non funzionasse questa persona deve ricorrere all’Alterazione chirurgica o può sottoporsi alla terapia dell’ACCADEMIA.

Se l’indice arriva a dieci le terapie correnti sono inutili, la persona deve immediatamente subire un’operazione chirurgica o entrare nell’Accademia.

SECONDA VOCE

Bill Firman, il protagonista, è nervoso. Sua moglie se n’è andata. Ha detto che NON tornerà. Bill aspetta una lettera, un posta-celere importante. Dalla moglie che… gli spieghi. È moooooooolto nervoso. Perciò, decide di consultare il suo alienometro personale. Aspetta di farlo che il suo robot-servitore abbia finito di spazzare e lavare. Anche se è soltanto una macchina, a lui non piace che il robot lo guardi, specie quando consulta l’alienometro. Ecco. Lo consulta.

La lancetta si arresta a OTTO VIRGOLA DUE. Un decimo più di ieri. Bill ferma la macchina, si accende una sigaretta. Poi riprende in mano la posta. C’erano 5 lettere, magari ha visto male, una è della moglie. Le riguarda con calma. Due pubblicità, due fatture da pagare e un cartoncino rigido. Strappa la busta, legge. “Gentile signor Firman, la vostra domanda di ammissione è stata accolta, saremo lieti di ospitarvi in ogni momento. Con i migliori saluti la direzione dell’Accademia”.

PRIMA VOCE

Bill non ricorda di avere mai scritto all’Accademia. Forse è stata un’idea della moglie? Quel messaggio lo innervosisce ancora di più. Si accende un’altra sigaretta con il mozzicone della precedente. “Undici dita”, così lo chiamava sua moglie ridendo, tanto tempo fa, quando erano innamorati, perché lui aveva sempre un dito acceso, la sigaretta, fra le altre dieci. Il pensarci lo rattrista e lo innervosisce, fa per accendere un’altra sigaretta ma si accorge che sta già fumando, le butta tutt’e due a terra. Il robot domestico se ne accorge e si mette a pulire. “Peggio di una madre isterica” pensa Bill e si innervosisce ancora di più. Si accende un’altra sigaretta.

SECONDA VOCE

Ma cos’è questa Accademia?” pensa Bill. Ne ha sempre sentito parlare, tuuuutti ne sentono parlare. Ma come funziona? Perché nessuno spiega i loro metodi, e poi lui non conosce nessuno che sia stato all’Accademia e poi sia tornato guarito. Pensando “questo qua sa sempre tutto”, Bill si gira verso il robot e gli chiede: “Cos’è l’Accademia?”.

VOCE METALLICA

Un grosso edificio grigio, nella zona sudovest. Ci si può arrivare anche con la metropolitana.”

SECONDA VOCE

Questo lo so” gli risponde Bill, ancora più innervosito. “Voglio sapere che terapie usano, i loro metodi”.

VOCE METALLICA

Non lo so.

SECONDA VOCE

Le loro cure sono efficaci?” chiede Bill.

VOCE METALLICA

Al cento per cento.”

SECONDA VOCE

Bill ci pensa un po’, accende una sigaretta, la spenge. Poi chiede di nuovo al robot: “Hai mai incontrato o sentito parlare di qualcuno che sia entrato all’Accademia e poi sia uscito?”.

VOCE METALLICA

Non si è mai saputo che qualcuno sia uscito.

SECONDA VOCE

E perché?” gli chiede Bill.

VOCE METALLICA

Non lo so signore.”

SECONDA VOCE

Bill pensa fra sé che è strano, molto strano. Tanta gente entra all’Accademia, lui ne conosce decine. D’altronde, che dovrebbe fare uno che sta male? Quelle che chiamano “alterazioni chirurgiche” oppure “operazioni” sono lobotomie, lo-bo-to-mie, ti tolgono via un pezzo del cervello, sei ridotto a uno scemo totale. Qualunque cosa sia l’Accademia, meglio di una lobotomia. Bill ripensa a un film che aveva visto anni prima con il nonno.

PRIMA VOCE

Il nonno di Bill gli aveva detto: “Non dire a nessuno che ti ho portato a vedere questo film, me lo giuri?”. Il piccolo Bill aveva chiesto: “Perché nonno non devo dirlo? è un film osceno, è vietato ai minori?”

SECONDA VOCE

Non è osceno secondo me, però… sì, in un certo senso è vietato, il governo non vuole che la gente lo veda.”

PRIMA VOCE

È un film nuovo?”

SECONDA VOCE

No” aveva risposto il nonno. “Anzi, è quasi di 100 anni fa”.

PRIMA VOCE

Bill se lo ricordava ancora il titolo: “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e aveva bene in testa come finiva il film. Il resto no, non si rammentava quasi nulla. Però gli tornò in mente che quando lo aveva raccontato ai suoi genitori si erano rabbuiati e aveva l’impressione che poi avessero litigato con il nonno.

SECONDA VOCE

Bill pensa che è ora di andare in ufficio, anzi è un po’ tardi. Fa una carezza al cane e gli dice: “Ciao Spid, non sotterrare ossi oggi”.

VOCE METALLICA

Spid non sotterra ossi

SECONDA VOCE

Che stronzo” pensa Bill, “perché i robot non si fanno mai i cazzi loro?” Il mio era un modo di dire, pensa Bill: lo so che Spid non sotterra ossi. Quando ero piccolo i cani sotterravano ossi, ora non lo fanno più. Forse i cani moderni pensano di avere l’osso assicurato, che nessuno glielo ruberà. I cani sono più sicuri oggi, come siamo più sicuri noi umani. O forse i cani fingono di essere sicuri perché…. anche loro hanno paura di finire all’Accademia. Questo pensiero lo fece ridere fra sé ma ebbe l’impressione che il robot lo guardasse storto, così smise. E poi gli era tornata in mente quella maledetta Accademia.

PRIMA VOCE

Bill esce. Per strada si accorge che è in ritardo di quasi 20 minuti. Corre e riesce ad arrivare in ufficio con solo 9 minuti di ritardo. Ma quando varca l’ingresso una voce gli urla…

VOCE METALLICA (AD ALTO VOLUME)

Signore! Il vostro indice è a OTTO VIRGOLA QUATTRO, ha oltrepassato il limite di sicurezza. Provvedete immediatamente a sottoporvi a una terapia”.

PRIMA VOCE

Tutti quelli che stanno entrando o uscendo si girano a guardare lui e l’alienometro. Poco distante Bill vede due poliziotti del NUCLEO MENTALE che lo osservano. Entra di fretta. Fa per accendersi una sigaretta ma si ricorda che lì è vietato fumare. Butta la sigaretta in terra. Poi torna indietro a raccattarla, probabilmente è vietato buttare le cose per terra e poi potrebbe essere considerato troppo nervoso… “Ma che stronzo quell’alienometro” pensa.

SECONDA VOCE

Mentre sale in ufficio, Bill pensa che sta sbagliando tutto. Non è colpa delle macchine. Che poi le costruiamo noi, giusto? I robot e gli alienometri non sono stronzi, fanno il loro dovere, proteggono la collettività. Come l’Accademia… Ma pensare all’Accademia gli fa tornare il malumore.

PRIMA VOCE

Arrivato in ufficio, Bill lavora per un’oretta. Quando gli sembra che nessuno lo osservi fa il numero del SIF, il Servizio Informazioni Terapeutiche.

VOCE FORMALE DI TELEFONISTA

Desidera signore?

PRIMA VOCE

Vorrei qualche informazione sull’Accademia dice Bill. Ma comincia a pensare di aver fatto una sciocchezza…

TELEFONISTA

L’Accademia è un grosso edificio grigio che si trova nella zona…

PRIMA VOCE (interrompendo, incazzato)

Questo lo so. Vorrei sapere che terapie usano.

TELEFONISTA

Non siamo autorizzati a dare questa informazione.

PRIMA VOCE

No? E perché? Credevo che tutti i dati sulla salute pubblica fossero… pubblici.

TELEFONISTA

Da un punto di vista tecnico è così ma l’Accademia non è mai stato un servizio a pagamento.

PRIMA VOCE

A maggior ragione, se è finanziata dallo Stato, dai contribuenti si dovrebbe sapere tutto… Gli istituti pubblici sono aperti all’indagine pubblica, o no?

TELEFONISTA

Di regola è così. Salvo nei casi in cui la conoscenza potrebbe essere dannosa per … qualche persona.

PRIMA VOCE

Ah, allora saperne di più dell’Accademia potrebbe danneggiarmi?

NUOVA VOCE

Mi scusi signore, è caduta la linea. Potrebbe darmi il suo nome e il suo numero? La faremo richiamare appena possibile.

PRIMA VOCE

Bill riattacca. Trema. Accende una sigaretta e pensa: “Ho fatto un altro errore”. Si chiede se lo possono rintracciare.

SECONDA VOCE

Eccoci qua. Dal lontano o forse vicino mondo di Bill siamo tornati al presente, a uno dei possibili presenti che abitiamo, come quello di Bill è FORSE uno dei tanti domani che potremmo abitare noi o i nostri figli o nipoti, chissà.

PRIMA VOCE

Quella che avete ascoltato è una rielaborazione della prima parte di un racconto, “L’accademia”, scritto da Robert Sheckley negli anni ’50 del secolo scorso quando la lobotomia era praticata su milioni di persone.

SECONDA VOCE

Visto che la curiosità è tanto femmina quanto… maschia, credo che tutte e tutti vorrebbero sapere come va a finire questo racconto.

PRIMA VOCE

Ma non poooooosso dirvelo e se poi Mondadori-Urania mi chiede i diritti?

SECONDA VOCE

Dai, dicci come va a finire. Nessuno lo andrà a dire alla Mondadori o alla Siae…

PRIMA VOCE

Vabbé… Però è un peccato dirvelo in poche parole e poi il racconto è volutamente ambiguo.

PROTESTE E URLA

PRIMA VOCE

Oh, calma. Mi sa che l’indice di qualche persona ha superato il sette. … Ahhhhhh, qui non ci sono alienometri? e neanche la Siae? Vabbé, allora vi dico il finale.

SECONDA VOCE

Alla buonora.

PRIMA VOCE

Succede questo. Bill si innervosisce sempre di più. Il capoufficio gli dice che è meglio se va a casa a riposarsi. Ma lui capisce che in pratica è licenziato e sarà ripreso SOLTANTO se si cura. Bill inizia a vagare. Ogni tanto, dove ci sono edifici pubblici, qualche alienometro segnala che il suo livello è salito A OTTO E CINQUE. … In un locale pubblico un robot-cameriere si rifiuta di dargli un secondo bicchiere di birra. Bill si siede in una panchina ma un alienometro, nascosto chissà dove, gli dice che deve curarsi perché il suo indice è a arrivato fino a OTTO E SETTE. Un tizio gli si avvicina. “Vada via” urla: “Non vogliamo matti qua”.

SECONDA VOCE

Bill torna a casa, correndo. Fuma una sigaretta dopo l’altra. Trema. Pensa che si chiuderà in casa finché non starà meglio. Ordina al suo robot di andare a comprare provviste per due settimane, così non dovrà uscire a fare la spesa… perché in tutti i supermercati ci sono alienometri. Ma il robot d’improvviso si irrigidisce e dice: “Signore, non posso più obbedirle. Il suo indice ha superato il NOVE”. E se ne va.

PRIMA VOCE

Bill pensa che il robot ha un suo alienometro incorporato e che lui non lo sapeva. “Maledetti spioni”. Comincia ad avere veramente paura. Bussano alla porta. È la POLIZIA MENTALE. Lo trascinano all’Accademia. Lo visitano. I medici gli dicono che la società deve difendersi dagli individui pericolosi.

SECONDA VOCE

Ma sono davvero medici? Non è chiaro

PRIMA VOCE

Uno dei medici fa un’iniezione a Bill, un po’ a tradimento. Bill si risveglia in una grande pianura. È l’alba. Guarda l’erba e gli sembra che sia sintetica, artificiale. Con stupore vede lì accanto sua moglie, la sua ex moglie. Un po’ più in là c’è anche il suo cane. Per un ATTIMO pensa di fuggire. Ma poi la moglie lo prende per un braccio. E queste sono le ultime parole del racconto.

L’ATTIMO era fuggito per sempre ma Bill non lo seppe mai. Dimenticò i suoi propositi, dimenticò il mondo, dimenticò la verità e gocce di rugiada bagnarono le sue gambe”.

MUSICA: “IL MATTO” di De Andrè

PRIMA VOCE

Lo spunto iniziale di Scheckley è la tipica ossessione statunitense per “l’igiene” mentale e la conseguente diffidenza verso tutto ciò che si discosta da una presunta normalità. Oggi noi NON abbiamo gli alienometri fra noi ma negli ultimi anni il tentativo di psichiatrizzare TUTTO si è allargato dagli Usa al resto del mondo, trovando ostacoli ma anche vincendo battaglie importanti. Cosa succederà in futuro? La buona fantascienza non può fare profezie ma ci aiuta a muoverci nei sentieri del presente e dei possibili futuri prossimi. Come in quest’altra storia che andiamo a riassumervi: è un romanzo intero che si intitola, guarda un po’, “Follia per sette clan”. Lo ha scritto un tipo che forse avete sentito nominare, Philip Dick.

SECONDA VOCE

Dick ha disegnato un intero sistema sociale basato su diversi tipi di malattie mentali, in conflitto fra loro. Nel pianeta dove si svolge gran parte di questo “Follia per 7 clan” c’è forse un solo “Norm” – cioè un normale – in mezzo a sette differenti società di pazzi o forse presunti tali. Ci sono i “Mani” come maniaci e la loro capitale è “Grande Da Vinci”. I mani sono crudeli e appena sentono pronunciare la parola CULTURA estraggono le armi.

PRIMA VOCE

Poi ci sono i “Para” come paranoici, che abitano nella città di “Adolfville” e noi subito immaginiamo Adolf Hitler.

SECONDA VOCE

Gli “Schizo”, come schizofrenici.

PRIMA VOCE

Gli “Eb” – EBEFRENICI – insomma i troppo buoni e dunque ebeti che si ritrovano, ATTENTI questa è veramente perfida, a “Gandhitown”, la città di Gandhi.

SECONDA VOCE

Ancora ci sono i “Poli”. Polimorfi, quelli cioè affetti da molti disturbi, che mutano. E siamo a 5.

PRIMA VOCE

Anche loro hanno una città?

SECONDA VOCE

Sì, la loro città è Amleto-Amleto. Cattiva anche questa, eh?

PRIMA VOCE

Poi ci sono i “Dep”, i depressi. E siamo a 6.

SECONDA VOCE

Infine gli “Os-com” cioè gli ossessivi-compulsivi.

PRIMA VOCE

Come sempre accade in Dick anche in Follia per 7 clan ci sono molte scatole cinesi. Qui almeno tre paraventi nascondono altre verità. In ogni caso ci sono pagine interessanti da leggere per il discorso che cerchiamo di fare stasera.

SECONDA VOCE

Magari ve ne leggiamo un paio di pagine, se in sala non ci sono … spie della Siae.

PRIMA VOCE

Come mai su questo pianeta, ci sono 7 clan di… pazzi? E’ interessante capirlo.

SECONDA VOCE

Quelli che abitano il pianeta sono terrestri, cioè siamo noi. Ma l’autore, Philip Dick, immagina che i terrestri siano arrivati, con le astronavi, in quasi tutto l’universo. In uno di questi pianeti i terrestri hanno messo un enorme ospedale, diciamo un manicomio. Le parole precise del romanzo sono: “Un gigantesco centro di isolamento psichiatrico per gli immigrati terrestri il cui sistema NERVOSO non ha retto il peso della colonizzazione, dei viaggi spaziali e tutto il resto”.

PRIMA VOCE

E poi che succede?

SECONDA VOCE

Dick ci fa capire che c’è stata una guerra in mezzo universo, che quel pianeta è stato abbandonato a se stesso, senza “norm”, i cosiddetti normali… I terrestri non ne sanno quasi nulla da un sacco di tempo. Ma alcuni esploratori hanno detto che lì, su quel pianeta-manicomio abbandonato a se stesso, in 25 anni di isolamento, era sorta una civiltà di tipo imprecisato. … Ora però i terrestri hanno deciso di tornarci.

PRIMA VOCE

Ah, per curarli?

SECONDA VOCE

Apparentemente sì, gli scopi sono nobili. Ma… sai come vanno queste cose, no? LE GUERRE UMANITARIE che si fanno … per il petrolio, hai presente? Anche qui ci sono interessi inconfessabili.

PRIMA VOCE

Fammi capire meglio.

SECONDA VOCE

Per esempio qualcuno crede che in 25 anni una società di malati mentali può aver sviluppato per conto suo alcuni concetti tecnologici che noi POTREMMO USARE.

PRIMA VOCE

Nuove armi insomma.

SECONDA VOCE

Esattamente. Anzi uno dei protagonisti dice: “CONFIDIAMO soprattutto nei maniaci paranoici”. Insomma qualcuno pensa che quelle sono persone PERICOLOSE e dunque le loro idee potrebbero tornare UTILI.

PRIMA VOCE

Ma il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, ci ha insegnato che qualcosa non può essere allo stesso tempo PERICOLOSA e anche UTILE.

SECONDA VOCE

E’ proprio quello che scrive Dick: “La psicoanalisi aveva dimostrato come generalmente se ci sono due ragioni CONTRASTANTI per il medesimo atto, il motivo non è né l’uno né l’altro ma un TERZO”.

PRIMA VOCE

Un altro motivo inconfessabile. O inconscio.

SECONDA VOCE

Proprio così. In realtà fra i terrestri qualcuno pensa che quel sistema di clan non sia niente male, che dividere la gente per malattie mentali sia una buona idea. Come nell’antica India. Per esempio i troppo buoni sono gli INTOCCABILI, i paria. Invece i maniaci dovrebbero formare la classe guerriera, una delle più alte; un po’ come i Samurai in Giappone.

PRIMA VOCE

E gli altri?

SECONDA VOCE

Beh… Dick è proprio perfido quando fa dire a un personaggio che i PARANOICI, o meglio i paranoici-schizofrenici, dovrebbero costituire la classe di governo: sono in grado di sviluppare un’ideologia politica EFFICIENTE perché nella loro visione non ci sono ostacoli o freni.

PRIMA VOCE

E i semplici schizofrenici?

SECONDA VOCE

Potrebbero fare i poeti. O forse i santi, i capi religiosi.

PRIMA VOCE

Che altro succede?

SECONDA VOCE

Guarda, veramente non te lo posso raccontare perché succede di tutto e poi non c’è un solo finale, ma due-tre-quattro, come le scatole cinesi. Nessuna verità.

PRIMA VOCE

Non c’è una verità finale. insomma solo LA PENULTIMA VERITA’ … così si intitola un altro romanzo di Philip Dick.

SECONDA VOCE

Già. Non so se c’entra ma… mi viene in mente quel tipo che si chiama Paul Watzlawick. Lo hai sentito nominare?

PRIMA VOCE

Sì, lo conosco. Ha scritto anche un libro ironico che si intitola: “ISTRUZIONI PER RENDERSI… INFELICI”.

SECONDA VOCE

Proprio lui. Beh, una sua frase mi è rimasta scolpita in testa: “l’illusione più pericolosa è credere che esista una sola realtà”.

PRIMA VOCE

L’illusione più pericolosa è credere che esista una sola realtà”…Uhm, vuoi dire che nella follia ci sono… altre ragioni, saggezza?

SECONDA VOCE

Lo dicevano anche MONTAIGNE ed Erasmo da Rotterdam.

PRIMA VOCE

Già. Ma che altro dici su quel romanzo, sulle 7 pazzie?

SECONDA VOCE (FRANCESCA)

Mi viene da dire questo: la mania di classificare ogni minima deviazione è pericolosa. Forse hai sentito quello slogan un po’ ironico: “visto da vicino nessuno è normale”.

PRIMA VOCE

E visti da lontano tutti sembrano pericolosi… Ma continua.

SECONDA VOCE

A me preoccupa che oggi certe statistiche mostrano vertiginosi aumenti di vecchie o nuove forme del malessere psichico. Di continuo i mass-media rilanciano allarmi su “epidemie psichiatriche” ma, lungi dall’essere indagate e/o verificate, queste malattie, questi disturbi così strombazzati, servono a lanciare altri farmaci, cure, psicoterapie ma anche ad allargare il controllo sulla vita privata…

PRIMA VOCE

e ad alimentare le paure. A pensare che chiunque faccia qualcosa di diverso da te…

SECONDA VOCE

o faccia, dica qualcosa che tu semplicemente non conosci…

PRIMA VOCE

… sia pericoloso.

SECONDA VOCE

Istituti di ricerca che vengono sempre definiti autorevoli possono tranquillamente sostenere che in Occidente un bimbo su quattro si può classificare “malato di mente”. E giù con i farmaci. A curare l’iper-attività, cioè i bambini si agitano troppo. Ma scusa… che dovrebbero fare i bambini se non correre, urlare, saltare?

PRIMA VOCE

Ma siamo davvero così matti? E sono davvero autorevoli questi istituti?

SECONDA VOCE

Magari lo sono… o forse hanno molti inanziamenti: cioè lavorano per conto di quelle industrie che poi vengono a venderti nuovi farmaci e nuove cure.

PRIMA VOCE

Persino l’Oms, Organizzazione Mondiale della sanità, anni fa aveva annunciato per il 2005 mezzo miliardo di “picchiatelli”, di mattarulli in circolazione sul pianeta: per la P-R-E-C-I-S-I-O-N-E avevano calcolato che erano 413 milioni nelle società sviluppate e 122 milioni nei Paesi poveri.

SECONDA VOCE

Che precisione …. ma li calcolano con il pallottoliere? Ed è andata così?

PRIMA VOCE

Non lo so, c’è qualcuna/qualcuno in sala che lo sa?

SECONDA VOCE

Io so che a capo degli Stati Uniti dal 2005 a oggi ci sono stati almeno un paio di tipi che sembrano usciti da Adolf-ville…

PRIMA VOCE

Polonia, Ungheria, Turchia… l’elenco è lungo

SECONDA VOCE

Mi sbaglio o Dick ha scritto altro sulla psichiatria?

PRIMA VOCE

Sì, molto. Aveva previsto l’arrivo degli “psichiatri portatili” ben prima dei programmi computerizzati che ora circolano. Ha scritto un libro bellissimo, ambientato su Marte, dove uno dei protagonisti è autistico. Ma soprattutto …. Hai visto Minority Report, quel film di Steven Spieberg?

SECONDA VOCE

Ah sì, con quel carciofo di Tom Cruise. Era tratto da un racconto di Philip Dick?

PRIMA VOCE

Nel film si capisce poco ma nel racconto di Philip Dick è chiarissimo: sulla base di una “pre-cognizione” e il parere di uno psichiatra, guarda un po’… scatta la pena di morte.

SECONDA VOCE

Sheckley e Dick, sempre uomini. E le donne?

PRIMA VOCE

Un sacco di donne scrivono fantascienza, lo sai? Mi viene in mente un romanzo di Marge Piercy, Sul filo del tempo dove c’è una frase che mi piace moltissimo. Era scritta anche su un muro del centro sociale di Milano Leoncavallo: «Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo».

SECONDA VOCE

.Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo.

PRIMA VOCE

Bisogna dunque sognare un’altra psichiatria – o forse una non-psichiatria, chissà? – che neghi l’esistenza di due universi, totalmente diversi, per i “folli” e per i “sani”. Perché siamo tutte e tutti un po’ matti e un po’ normali. Almeno io la penso così. Se lo riconosciamo è forse il modo migliore per aiutarci l’uno con l’altro. La ricorrente idea di un controllo sociale TOTALE, di una regola che valga per tutti, ha già prodotto secoli di orrori.

SECONDA VOCE

I più anziani ricorderanno forse un vecchio telefilm, un ESEMPLARE racconto di paranoia collettiva: siamo all’interno della celebre serie Ai confini della realtà. Ti dico le frasi finali: «I pensieri, le opinioni, i pregiudizi possono essere armi, armi che esistono solo nella mente degli uomini I pregiudizi possono uccidere e il sospetto può distruggere, la ricerca di un capro espiatorio contamina, come l’Atomica, sia i figli già nati che i nascituri».

PRIMA VOCE

Io invece voglio citarti una frase…. non di fantascienza ma del “realismo magico” latino-americano, Manuel Scorza che nel romanzo La danza immobile ci illuminò così: «Lenin aveva torto… non è l’imperialismo la fase suprema del capitalismo, è la schizofrenia di massa».

SECONDA VOCE

Finiamo qui la NOSTRA chiacchierata.

PRIMA VOCE

Ma questi discorsi non finiscono mai. Abbiamo solo provato a mettere insieme un po’ di idee, a vedere se la fantasia ci aiuta a capire meglio la realtà…

SECONDA VOCE

. qualche mese ho letto il romanzo di uno psichiatra, Enrico Baraldi.

PRIMA VOCE

Ah, come si intitola?

SECONDA VOCE

Te lo dico dopo… è un libro di speranza, invita ad aprire i cuori, ad ascoltare ANCHE le voci che sembrano più strane… E l’autore vi invita a diffidare di quelli che vogliono il farmaco totale, che risolve tutto.

PRIMA VOCE

Sono d’accordo. … Ma allora come si intitola questo romanzo?

SECONDA VOCE

. Psicofarmaci agli PSICHIATRI.

In sordina MY FAVORITE THINGS di John Coltrane

(*) «Arrivano gli alienometri?» è un testo per due voci montato da Daniele Barbieri con testi rubati alla fantascienza, al cosiddetto “mondo reale”, al tranquillo calduccio di chi crede di essere sanissimo. Qualche volta è andato in scena e magari ancora lo andrà. Oggi la “bottega” ha deciso di pubblicarlo tutto … per una sorta di lettura collettiva: per ragionare (o magari s-ragionare) insieme – se vi va – di psichiatria, salute mentale, controllo, fatica del vivere nell’epoca delle “passioni tristi”. Il testo è dedicato alla memoria di Riccardo Mancini e di Assunta Signorelli.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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