Bo(h)nifica della Romagna: la seconda puntata

di Davide Fabbri

GRAVI ANOMALIE E IRREGOLARITA’ NELLA GESTIONE DI FONDI PUBBLICI PER OPERE A CESENATICO

Con questa seconda puntata (*) cerco di ricostruire con rigore una vicenda estremamente complessa. La mia inchiesta è durata alcuni mesi. Riguarda i lavori di “protezione civile” di messa in sicurezza idraulica del Porto Canale di Cesenatico, affidati al Consorzio di Bonifica della Romagna e finanziati dalla Regione Emilia-Romagna.
Stiamo parlando di lavori urgenti di pubblica utilità di protezione civile, per la messa in sicurezza idraulica del Porto Canale di Cesenatico. A carico della collettività, sarebbero stati utilizzati e contabilizzati nel finanziamento pubblico risorse economiche pubbliche per eseguire e spesare lavori di privati concessionari di capanni da pesca, privati che avrebbero dovuto accollarsi per intero gli oneri dei lavori realizzati. Lavori per giunta abusivi: opere realizzate – in assenza di autorizzazioni – sugli argini dei canali di bonifica, in area pubblica demaniale, sottoposta anche al Piano Urbanistico del Comune di Cesenatico per le vene d’acqua.
Nello specifico i lavori contestati fanno riferimento a demolizione e ricostruzione di 6 capanni da pesca (manufatti di proprietà privata) in mano a privati concessionari, lungo gli argini del canale consortile Mesola del Montaletto a Cesenatico. Opere realizzate per consentire un adeguamento delle sezioni del canale dal rischio di esondazioni del Porto Canale di Cesenatico.
Pertanto stiamo parlando di una ristrutturazione degli argini di un canale consortile, che ha previsto il riposizionamento dei capanni da pesca su palificate di nuova realizzazione a cura del Consorzio di Bonifica della Romagna.
L’intero progetto poi realizzato è relativo ad opere di messa in sicurezza del Porto Canale di Cesenatico da esondazioni, tramite realizzazione di un sistema di paratoie regolatrici delle piene del canale Madonnina-Fossatone, in ingresso al Porto Canale, e realizzazione di apposito manufatto deviatore regolatore, sottopassante le reti ferroviarie e stradali delle acque del canale Fossatone. Lavori di allacciamento in ingresso al canale Tagliata e relativo deflusso a mare.
I lavori vengono affidati al Consorzio di Bonifica Savio e Rubicone (oggi Consorzio di Bonifica della Romagna) per un importo complessivo, finanziato dal fondo nazionale e regionale di protezione civile, pari a oltre 12 milioni di euro.
Su tutta questa complessa vicenda, la Regione Emilia Romagna è coinvolta pienamente e ha l’obbligo normativo a disporre verifiche opportune e necessari accertamenti.
Alcuni anni fa venne aperta una vertenza da parte di uno dei capannisti privati, titolare di concessione consorziale, poiché il riposizionamento della sua struttura (capanno da pesca) era maldestramente previsto al di sotto di un elettrodotto, in un lotto da ritenersi di fatto inedificabile, vista appunto la soprastante linea ad alta tensione da 132 Kw.
Il capannista in questione – attraverso il proprio tecnico – sollevò aspetti di gravi irregolarità e di potenziali illegittimità dell’operato del Consorzio di Bonifica della Romagna nella gestione tecnico-contabile dei lavori affidati in economia a una impresa di costruzione di Borello di Cesena, in merito all’intera partita della demolizione e ricollocazione dei capanni. Il tecnico del capannista – con lettera formale del 28 marzo 2014 – segnalò al Presidente e ai Dirigenti del Consorzio di Bonifica più precisamente questi fatti:
– errori nell’esecuzione progettuale; opere realizzate in maniera non conforme alle normative sulla inedificabilità delle aree a ridosso degli elettrodotti;
– esecuzione abusiva delle fondazioni di sostegno dei capanni da pesca con relativo impalcato, in assenza delle necessarie autorizzazioni delle opere da eseguire (mancanza del titolo autorizzativo edilizio del Comune di Cesenatico; mancanza di autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza di Ravenna; mancanza di autorizzazione sismica del Servizio Tecnico di Bacino);
– mancanza di sospensione dei lavori abusivi da parte della direzione lavori del Consorzio di Bonifica della Romagna;
– pagamento ritenuto illegittimo all’impresa esecutrice dei lavori abusivi svolti su mandato del Consorzio di Bonifica della Romagna, per un importo pari a 46.800 euro;
– mancanza di provvedimenti da parte del Consorzio di Bonifica di richiesta di risarcimento nei confronti della ditta esecutrice dei lavori abusivi, per il danno cagionato.

La Regione Emilia-Romagna recentemente è intervenuta. Lo ha fatto timidamente e in grave ritardo rispetto alle interrogazioni di due consiglieri regionali di minoranza (Tommaso Foti e Piergiovanni Alleva) che avevano segnalato l’accaduto, e rispetto a ulteriori segnalazioni di personale interno al Consorzio Bonifica della Romagna. La Regione ER infatti ha richiesto al Consorzio la restituzione di finanziamenti pubblici irregolarmente stanziati. E’ la determinazione dirigenziale 14585 del 18 settembre 2017, che ha per oggetto il recupero di somme erogate e non dovute al Consorzio di Bonifica della Romagna. Il Consorzio aveva pagato irregolarmente una fattura (la numero 104 del 30 giugno 2010) di 46.800 euro per quanto riguarda la realizzazione di palificazioni di sostegno per 6 capanni da pesca concessionati a soggetti privati, siti in canale Tagliata a Cesenatico. Si legge nella determina regionale: «Non essendo la realizzazione delle palificazioni tecnicamente funzionali al consolidamento del corpo arginale facente parte dell’opera pubblica oggetto del finanziamento; pertanto la somma di 46.800 euro non risulta correttamente imputata all’intervento». La Regione pertanto ha ritenuto necessario procedere al recupero della somma pari a 46.800 euro, già erogata al Consorzio di Bonifica della Romagna a copertura della già citata fattura 104 del 2010.

Al fine di fare chiarezza su questa complessa vicenda, in definitiva il Consorzio di Bonifica della Romagna e la Regione E-R dovrebbero rispondere a queste domande:
1. Sono stati fatti eseguire i lavori incriminati in assenza delle regolari e necessarie autorizzazioni?
2. La demolizione e ricostruzione di un qualsiasi manufatto, in particolare su un’area del demanio idrico sulla quale esistono numerosi e insuperabili vincoli, in assenza dei titoli abilitativi, non è forse un reato permanente di abuso edilizio?
3. Sono stati utilizzati e contabilizzati a carico del finanziamento pubblico, risorse economiche pubbliche per eseguire e spesare lavori di privati cittadini? In una nota ufficiale il Consorzio di Bonifica della Romagna afferma il contrario, scrivendo che tali affermazioni sono del tutto infondate. Facendo balenare l’idea – abbastanza stravagante – che i nuovi pali di sostegno dei capanni da pesca (distanti alcuni metri l’uno dall’altro) siano da considerarsi palificazioni poste a difesa idraulica delle sponde del canale in questione: «palificazioni realizzate per evidenti esigenze di interesse pubblico connesse all’urgenza, alla stagionalità e alla specificità degli interventi di rinforzo arginale per la messa in sicurezza».
4. Dopo aver restituito i soldi alla Regione, è possibile che quelle somme vengano poste a carico dei contribuenti i quali versano annualmente tributi di bonifica? A carico della collettività, prelevando le risorse economiche dal proprio bilancio ordinario?
5. Perché nella lettera che il Consorzio di Bonifica inviò alla Regione (per rispondere ai quesiti contenuti nell’interrogazione del consigliere regionale Foti, riguardo al tema della demolizione e ricostruzione dei capanni da pesca) i vertici dell’ente di bonifica dichiararono cose inesatte, sostenendo che i privati avevano pagato le spese di loro competenza, mentre il Consorzio si era limitato a sostenere quelle per l’esecuzione di opere di messa in sicurezza degli argini del canale mediante palificazioni?
6. Perché la Regione – pur essendo già in possesso da diverso tempo della contabilità dei lavori dove si evinceva agevolmente che il Consorzio aveva irregolarmente imputato spese a favore di privati su uno stanziamento pubblico – ha nuovamente richiesto l’invio degli stessi documenti contabili?
7. E perché un “organo ispettivo” come la Regione dovrebbe rendere noto all’Amministrazione “vigilata e controllata” di avere in corso una tale attività di accertamento, e che l’attivazione della stessa sarebbe da attribuire, come conseguenza inevitabile, a una denuncia di un ex dirigente dell’ente di bonifica, di cui viene comunicato al Consorzio nome e cognome?
8. É lecito che un organo “inquirente o ispettivo” violi la privacy delle sue fonti?

Attendiamo fiduciosi le necessarie risposte. Che qui verranno ospitate e pubblicate.

Cesena, 3 marzo 2018

(*) qui la prima: Bo(h)nifica della Romagna: prima puntata

Redazione
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