Buddismo sì buddismo no, buddismo lento

Quarta puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega.

Da un po’ di tempo rifletto sulla diffusione del movimento religioso – o setta (in Francia e in altri Paesi europei sino a qualche anno fa era considerata una setta sospetta) – Soka Gakkai International che si definisce «scuola laica buddista». E’ laica ma per praticare, cioè per “recitare” il rituale (daimoku, che è il titolo del Sutra del loto) “devi avere fede”, come mi dice un’amica che da poco tempo ha iniziato a praticare. Io ho praticato un paio di volte un bel po’ di anni fa in Sicilia con un’altra amica, che poi si è suicidata: non voglio fare un nesso fra il suo gesto tragico e la frequentazione della SG, sebbene ci sia un gruppo da diversi anni denominato «Vittime della Soka Gakkai» (ma spero non si riferiscano a gesti estremi come il suicidio). Le persone a me vicine che negli ultimi anni hanno iniziato a frequentare la Soga Gakkai non mi hanno riportato esperienze serene o positive, direttamente o indirettamente: spesso sono persone che hanno talenti artistici più o meno valorizzati, almeno a un livello ufficiale, ma comunque mostrano frustrazioni a un livello profondo. Una di queste persone, in Francia, mi ha detto che dopo tre anni di pratica, quando se ne è uscita, quelli del suo gruppo hanno detto che gli spiriti maligni l’avrebbero perseguitata o qualcosa del genere (“karma negativo”, viene definito nel link che riporto, che raccoglie alcune critiche alla Soka Gakkai con risposte da parte di qualcuno che difende o cerca di spiegare alcuni nodi irrisolti: . http://ilbuddismodinichiren.blogspot.it/2010/07/le-critiche-alla-soka-gakkai-risposte.html).

Lo ammetto: ho dei pregiudizi, ma in questo caso si basano sull’osservazione della realtà, diciamo così in forma sociologica. Negli ultimi anni persone a me vicine praticano il daimoku e sono equilibrate ma devo ammettere che sono frustrate o comunque tendono ad avere una rigidità spirituale e ideologica, o frustrazioni dovute al loro lavoro (sempre artistico ma non libero e indipendente) oppure alla mancanza di tempo o di spazi o contesti per potersi realizzare. Le persone che conosco e praticano il daimoku con la Soga Gakkai hanno una situazione economica se non privilegiata comunque benestante (ma in Francia ho visto anche signore in condizioni socioeconomiche simili a quelle dei Testimoni di Geova in Italia!). Questo, se vogliamo, è la parte “sociologica”, un po’ improvvisata. Per quanto riguarda una storia del movimento della Soga Gakkai, c’è un bel documento che si trova facilmente su internet, precisamente su Wikipedia. Un documento più interessante e approfondito si chiama Fiorediloto, e ne riporto il link: http://www.fiorediloto.org/sokagakkai.htm.

Budda vuol dire “risvegliato” ma gli aderenti alla Soga Gakkai sembrano, al contrario, tendenzialmente “addormentati” interiormente, anche per via del mantra che recitano: tendenzialmente, come ogni mantra ripetuto ossessivamente, produce sì una pacificazione interiore ma oltre un certo limite – e insieme ad altri gesti e dettami – può produrre rincoglionimento o alienazione. Questa è un’altra critica che si trova nel link di cui prima.

E da lì riprendo la critica e la replica.

Critica. La recitazione del daimoku è una pratica ossessivamente ripetitiva e senza un chiaro significato consapevole non è altro che una tecnica psicologica che manipola la volontà e la personalità. IL BUDDHISMO E’ CONSAPEVOLEZZA, MA… CHE CONSAPEVOLEZZA CI PUO’ ESSERE NEL RIPETERE MECCANICAMENTE DUE CAPITOLI DI UN SUTRA IN UNA LINGUA SCONOSCIUTA?

Risposta. La critica è scorretta, perché dimostra una totale ignoranza del concetto di mantra. La maggior parte delle sette buddiste recitano mantra, e si può muovere loro la stessa critica. Del resto critica analoga può muoversi alla meditazione: che consapevolezza può esserci nel meditare continuamente?La risposta è che la meditazione, come la ripetizione del mantra, è solo un mezzo per raggiungere consapevolezza. Ma può esistere consapevolezza senza meditazione e senza mantra, come può non esserci consapevolezza pur recitando un mantra e meditando.

C’è poi l’altro blog di un fuoriuscito e si chiama con un termine molto esplicito: NoSogaGakkai: http://nosokagakkai.blogspot.it/. All’inizio di questo blog, o meglio nelle prime pagine, c’è una seria considerazione del fatto che la pratica del daimoku aiuterebbe a raggiungere obiettivi immediati e comunque materiali: soldi, lavoro, e finanche obiettivi sessuali, come scrive qualcuno nelle critiche e anche nel blog. Più mi inoltro nella ricerca e più mi rendo conto che ci sono molti aspetti controversi e da approfondire. Uno di questi è il fatto che questo movimento non è molto in linea con il buddismo: in teoria promuove l’amore per tutti gli esseri viventi poi però uno dei più famosi suoi “testimonials” (non viene nominato ma si tratta di Roberto Baggio) è un cacciatore incallito per sport e non certo per spirito di sopravvivenza.

Ma ci sono aspetti interessanti, partendo dal fatto che «esiste un testo, il ‘Sutra del Loto’ a cui si rifà una particolare scuola buddista, che trae spunto dagli insegnamenti del monaco giapponese Nichiren, vissuto nel medioevo. Lo stesso Nichiren però riteneva che il Budda Originale fosse ancora Shakyamuni (come del resto il Sutra del Loto) e a questo pensiero si è ispirata la maggior parte delle scuole “Nichireniane” come la Nichiren Shu da lui fondata. Da queste è deviata la Nichiren Shoshu (considerata poi eretica) che ha elevato Nichiren al rango di Budda considerando provvisori e decaduti gli insegnamenti precedenti. Alla Nichiren Shoshu si è ispirata la Soka Gakkai, che successivamente è stata scomunicata da quest’ultima». Riassumendo: la Soka Gakkai si ispira alla scuola Nichiren Shoshu, che ha ritenuto Nichiren più Budda dell’originale.

C’è materiale per una ricerca molto coinvolgente, a tratti inquietante.

In Giappone la Soka Gakkai è legata a un partito politico centrista e populista, con tratti di centrosinistra e di centrodestra, che si chiama Komeito. Ma è interessante osservare come la SG fino a un po’ di anni fa non si schierava apertamente contro la pena di morte e contro le armi nucleari, mentre negli ultimi anni assume posizioni contrarie. Qualcuno domanda: è una evoluzione frutto di elaborazione seria o di convenienza? Il dubbio è lecito, vista la tendenza al proselitismo del nostro amato “movimento laico buddista”.

Mi viene da dire, da cattolico scettico, che hanno grosse responsabilità molti esponenti della religione cristiana e cattolica di matrice occidentale, i quali hanno contribuito a creare dei grandi vuoti e delusioni a livello spirituale ecc. Però è anche vero che un individuo con una volontà e una possibilità di rielaborare arriva più o meno facilmente a capire che un mantra vale l’altro; nella tradizione cristiana esistono tantissimi mantra, dal rosario a molte preghiere, come tante canzoni laiche che basterebbe cantare più spesso da soli e in compagnia per sentire meno il richiamo e l’attrazione di mantra orientali. La cultura cristiana ha un potenziale di meditazione e di rivoluzione enorme, basterebbe riscoprirlo, come si possono riscoprire anche riti pagani… nostrani! Non lo dico per difendere una cultura o una religione locale e ancestrale, ma se proprio abbiamo bisogno di farci “stordire” (entro un certo limite va bene) meditando meglio farlo con il patrimonio nostro, magari rielaborando e analizzando la realtà senza farci alienare, impelagandoci in movimenti di dubbia serietà portati da lontano.

QUESTO APPUNTAMENTO: Un “angelo custode” per iniziare bene la settimana?

Mi piace il torrente – di idee, storie, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggi, dubbi, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

 

Redazione
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4 commenti

  • Se posso dire la mia, a quello giapponese preferisco il buddhismo tibetano. Sarebbe comunque interessante indagare sui bilanci di tutte queste sette religiose perché, in questo caso, di una setta si tratta. In tutte le organizzazioni umane, c’e’ sempre qualcuno che ne trae un vantaggio. Ma il discorso sarebbe ben più ampio e non lo posso risolvere certamente con un commento. Ho le mie convinzioni e le mie speranze, ma non le affido più a nessuno.

  • angelo maddalena

    grazie del commento tempestivo Sergio, anche io per quel poco che conosco, credo che il buddhismo tibetano sia più serio di quello della SG, non direi di quello giapponese in toto perché non lo conosco, so che c’è una tradizione di buddhismo giapponese serio di cui mi arriva una eco negli scritti di Emile Cioran, ma tu pratichi buddhismo tibetano?

  • Mi interesso al buddhismo tibetano, ma non professo nessuna fede, c’e’ troppa confusione in giro. Cerco la verità.
    Nella mia grande ignoranza, non sapevo che in Giappone esistessero altre forme di buddhismo oltre alla SG. Mi auguro che siano più serie. La SG assomiglia a una qualsiasi di quelle sette protestanti che imperversano negli Stati Uniti. Fino a qualche tempo fa, riempivano il palinsesto notturno di una emittente romana. Chi si rivolge alla SG, prega anche per risolvere piccoli problemi quotidiani e a me non sembra onesto scomodare il divino in genere per delle cose risibili.

  • angelo maddalena

    sono d’accordo con te, sì esiste un buddismo giapponese serio, vorrei scoprirolo sulle orme di Cioran, ma tu dove abiti?

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