BUON COMPLEANNO, EIJI TSUBURAYA, PAPA’ DI GODZILLA E ULTRAMAN

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(I NIZIOLETI DELL’ASTROFILOSOFO) –  di Fabrizio Astrofilosofo Melodia
​A spegnere le simpatiche candeline di una torta alquanto strana, fatta di lucertoloni giganteschi e da poliziotti spaziali giganti mutaforma, è nientemeno che Eiji Tsuburaya, regista, produttore e mago degli effetti speciali artigianali, paragonabile per questo alle capacità inventive del nostro Mario Bava, maestro del genere horror fantascientifico, di cui ho già parlato in precedenti note, se siete stati attenti.
Eiji Tsuburaya nacque infatti il 7 luglio 1901, facendosi conoscere nel mondo degli effetti speciali cinematografici già nel 1937, debuttando con la pellicola “Mitsucho la figlia del samurai”, confezionando poi fino al 1969 la bellezza di 93 opere tra film e serie televisive, in cui si sarebbe distinto per la sapiente inventiva degli effetti speciali, artigianali ma di grande effetto, oltre che nella regia e nella produzione.
Dal 1939 fino al 1961 lavorò per il “Dipartimento di arti visuali” della casa di produzione Toho, specializzato proprio in effetti speciali, dirigendo poi due pellicole, “Seikido Koete” (1936) e “Major Nango” (1938), entrambe inedite in Italia.
E’ solo nel 1954 che Tsuburaya fa conoscere oltre i confini della sua patria il proprio talento per gli effetti speciali, con il mitico lucertolone “Godzilla”, di cui curerà il costume, le scenografie, i modellini, le animazioni meccaniche e gli effetti visuali, catapultando il tremendo sauro dalla fiatata atomica nell’immaginario collettivo di tutti.
Oltre a curare i successivi film con Godzilla e altri mostri come protagonisti, creati e animati con sapienza, Tsuburaya creerà decine e decine di mostri, spesso in coppia con il secondo “papà” del lucertolone, quell’ Ishiro Honda di cui ho già parlato in una nota precedente.
Nel 1955 produce e cura gli effetti speciali, per la regia di Honda, del film “Jūjin yuki Otoko”, letteralmente “L’abominevole uomo delle nevi bestia-uomo”, conosciuto anche nella trasposizione americana “Half Human”, “Metà umano”. Il film narra le vicende di un gruppo di escursionisti che, casualmente, ritrovano sulle Alpi giapponesi una creatura simile allo Yeti. Corrono ad allarmare altre persone, tra i quali gli appartenenti a un circo, i quali, fiutando la buona occasione, cercano d’ingabbiare lo Yeti, ma uccidendo per errore i suoi figli. Furibondo, lo Yeti semina il terrore per la regione, uccidendo gli uomini del circo, distrugge i villaggi e rapisce una donna. Solo l’estremo sacrifico di quest’ultima permetterà di spezzare la catena di distruzione, precipitando insieme alla bestia in un precipizio.
Nel 1956 è la volta di “Rodan, il mostro alato”, sempre per la regia di Honda, dove Tsuburaya, oltre alla mostruosa creatura Rodan del tutto simile a un dinosauro “Pteranodon”, introduce nei film di mostri l’uso del colore e alcuni insetti che saranno usati in tanti altri film.
La trama è semplice quanto appassionante: il lavoro di una miniera è disturbato da enormi larve, dette Meganulon (molto simili alle formiche giganti di “Assalto alla Terra”) che seminano terrore tra i minatori. Poco dopo, si assiste alla schiusa di un gigantesco uovo, da cui uscirà il mostro Rodan, che comincia ad attaccare il Giappone. L’esercito fa del suo meglio ma Rodan pare inarrestabile.
Nel 1957 è la volta del film “I misteriani”, di cui Tsuburaya, oltre agli effetti speciali, cura anche la regia insieme all’ormai inseparabile compagno Honda.
Il popolo scientificamente avanzato dei misteriani atterra sulla Terra chiedendo dei terreni su cui governare e il diritto di sposare le donne terrestri. Gli umani si rifiutano di cedere alle loro richieste, anche dopo la dimostrazione delle loro capacità distruttive, e riescono a costruire un raggio che gli consente di far esplodere le cupole in cui vive il popolo alieno.
Una simpatica curiosità: creato da Tsuburaya e dal suo staff, nel film fa la sua comparsa il robot “Moguera” che verrà ridisegnato anni dopo come “M.O.G.U.E.R.A.” (Mobile Operation Godzilla Universal Expert Robot Aerotype) per “Godzilla vs. Space Godzilla”.
Il successo del film porta alla realizzazione di un suo seguito nel ’59, “Inferno nella stratosfera”, dove l’umanità si scontro con i pericolosi invasori Natal, che vogliono rendere schiava tutta l’umanità, instaurando una base d’invasione sul lato nascosto della luna.
Nel 1961, fa il suo ingresso “Mothra”, uno dei film a cui i fan guardano con maggiore nostalgia, in quanto il mostro farfalla diventerà uno strenuo avversario di Godzilla: l’impresario senza scrupoli Clark Nelson cattura le due minuscole fatine Shobijin in una spedizione sull’Infant Island e le usa in uno show al circo.
Per salvarle, Mothra, ancora allo stato larvale, si precipiterà in loro soccorso, distruggendo gran parte di Tokyo. L’esercito la ucciderebbe, ma la larva, imbozzolandosi sulla “Tokyo Tower”, si trasformerà in una bellissima falena.
Finalmente, in uno scontro a fuoco, Nelson viene ucciso e le fatine potranno tornare sull’Infant Island con la loro dea.
“Atragon” è un caposaldo della cinematografia dei “film di mostri”, diretto dal maestro Ishiro Honda, ispirato da un romanzo del 1899 di Shunro Oshikawa, “Kaitei gunkan”, inedito in Italia.
I fotografi Susumu Hatanaka (Tadao Takashima) e Yoshito Nishibe (Yu Fujiki) indagano sulla sparizione di due ingegneri, caduti in acqua mentre erano in taxi, incontrando casualmente una bellissima ragazza, Makoto Shinguji (Yoko Fujiama), figlia del capitano Shinguji, esperto di sottomarini durante il Secondo Conflitto Mondiale, ritenuto morto, e protetta dall’ammiraglio Kosumi (Ken Uehara).
Un reporter (Kenji Sahara) informa i protagonisti che Shinguji è vivo, trattandosi di un “irriducibile” che aveva rifiutato di consegnarsi ai vincitori, e si nasconde in un’isola del Pacifico, lavorando alla costruzione un sottomarino avanzato chiamato Gotengo, in grado di trivellare il suolo e addirittura volare, onde riscattare l’onore giapponese. Susumu scoprirà che a rapire gli ingegneri è il sommerso impero di Mu, dominato da una perfida imperatrice (Tetsuko Kobayashi) che ha ora dichiarato guerra alle potenze mondiali, attraverso degli attacchi a navi e impianti. Il gruppo composto da Susumu, Yoshito, Makoto, Kosumi e dal misterioso giornalista tenteranno invano di convincere Shinguji (Jun Tazaki) ad usare il Gotengo per combattere la minaccia, per poi scoprire che il giornalista non è altri che un agente dell’impero nemico, che rapirà Susumu e Makoto. Scampato ad un attentato al sottomarino, Shinguji decide contrattaccare nel cuore dell’Impero Mu, dal momento che sta devastando lo stesso Giappone e sbaragliando le flotte mondiali. Sconfitto il serpente Manda, dio di Mu e guardiano dell’impero – congelandolo con il cannone della nave “Zero assoluto”, senza gelificare l’acqua circostante – i nostri irrompono nella città, salvando i due ostaggi e catturando l’imperatrice, la quale a sua volta, davanti all’evidenza della disfatta, si getta in mare per seguire il destino dei suoi sudditi.
Eiji Tsuburaya si supera nella produzione e realizzazione degli effetti speciali, dal serpente Manda, che diventerà successivamente un potente alleato di Godzilla, fino al sottomarino “Atragon” (“Gotengo”, in originale), che sarà d’ispirazione per molti altre opere giapponesi, tra le quali vorrei ricordare la fortunata serie televisiva “I-zenborg”, realizzata a tecnica mista (modellini e ambientazioni reali uniti all’animazione classica dei personaggi) in cui l’astronave pilotata dai fratelli Ai e Zen sembra presa di peso proprio dall’Atragon.
Nel 1963, inoltre, Tsuburaya fonda la propria casa di produzione, la “Tsuburaya Productions”, la quale debutterà ufficialmente in televisione con la fortunata serie televisiva “Ultra Q”, un serial molto in anticipo sui tempi, che ebbe il grande pregio di trattare tematiche molto care alla serie tv “X-Files”, con abduzioni aliene, mutaforma, eventi paranormali e poteri della mente.
Inoltre vedrà la luce una serie tv destinata ad avere un successo planetario: sto parlando di “Ultraman”, una serie televisiva che, pur nella ristrettezza e nella grande artigianalità dei mezzi, si è impressa indelebile nel cuore di moltissimi fan, anche qui in Italia.
Un componente della “Guarnigione degli Ultra”, è in missione per scortare il mostro Bemular al Cimitero Spaziale quando, nelle vicinanze del pianeta Terra, un’astronave della Pattuglia Scientifica, incaricata di vegliare sulla sicurezza del pianeta e combattere mostri preistorici che si risvegliano e minacciano il mondo, entra in collisione con la sfera-prigione del mostro spaziale. L’incidente libererà Bemular che riuscirà a rifugiarsi sulla Terra dopo aver ucciso il pilota dell’astronave terrestre, Hayata. L’Ultra di scorta, però, non riesce ad accettare la morte del “collega” terrestre, così decide di fondersi con lui in un unico corpo per riportarlo in vita. Da questo momento, grazie alla “Beta Capsule”, affidatagli dall’Ultra, l’umano può trasformarsi in Ultraman e assumere le sembianze del poliziotto galattico per difendere la Terra da ogni possibile minaccia aliena.
Per concludere, vorrei ricordare “Latitudine zero” (1969) , che segna la fine del periodo d’oro dei film di mostri, oltre ad essere uno degli ultimi film di Tsuburaya, una pellicola ispirata a “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.
Una equipe di scienziati, a bordo di un batiscafo sperimentale, durante una missione d’esplorazione sottomarina viene risucchiata da un’esplosione negli abissi più profondi, risvegliandosi poi a bordo di un fantascientifico sottomarino l’Alpha (comandato dal capitano Glen Mackenzie), dotato di fantascientifici mezzi d’offesa e di difesa. Durante il viaggio a bordo dell’Alpha che li condurrà a Latitudine zero apprendono che il capitano ha più di 200 anni e l’Alpha è stato varato nel 1805. Durante il viaggio vengono attaccati dal sottomarino rivale Squalo Nero capitanato da Kuroi, che lavora per il Dottor Malic, rivale di Mackenzie.
Respinto l’attacco, il sottomarino Alpha arriva a “Latitudine zero”, una sorta di paradiso posizionato esattamente all’incrocio dell’equatore con la linea di cambiamento di data, da cui il nome Latitudine zero. Ricchissimo d’oro che viene usato sia per i vestiti che per gli oggetti e diamanti usati solo a scopo industriale, ospita persone che apparentemente non invecchiano grazie al lavoro di molti scienziati dati per morti o scomparsi dal mondo emerso e che lavorano per creare una nuova civiltà pacifica e tecnologicamente avanzata.
Nel frattempo il malvagio Malic dalla sua isola Mastio Rosso progetta di conquistare il mondo e cerca di eliminare il suo acerrimo nemico Mackenzie che ostacola i suoi piani.
L’aumento del prezzo del petrolio segnò la fine di questi film, ormai ritenuti troppo costosi e impegnativi, a favore di una rinascita dell’animazione nipponica, che da li a poco tempo, avrebbe visto la Toho dedicarsi alla creazione di robot da combattimento, ispirati al lavoro del fumettista Go Nagai, papà di Mazinga Zeta, Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg il robot d’acciaio e altri.
Eiji Tsuburaya ci lasciò il 25 gennaio del 1970 in seguito a un infarto: a lui e alle tante creature realizzate dalla sua fantasia, dedico un buon compleanno diverso.
Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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