«Buon compleanno Faber 2020» con «Barcones»

La mostra è a Monserrato fino al 24 febbraio, poi a Sinnai (dal 29 febbraio al 16 marzo).

di Benigno Moi-Associazione Madiba Sinnai


Col termine “barcone” in bittese vengono chiamati i balconi e, per estensione, le finestre.

Bitti, a 40 km da Nuoro, è il paese d’origine del pittore Nico Orunesu, da anni residente a Sassari.

Barcones – viaggio nel profondo blu” è anche il titolo che Orunesu ha voluto dare ad un ciclo di 18 dipinti, che saranno esposti, per la prima volta, in occasione del Festival “Buon Compleanno Faber- sulle rotte di Fabrizio De Andrè”, che si svolge in vari centri dell’area vasta di Cagliari.

Quest’anno, alla sua ottava edizione, il festival è dedicato a Lorenzo Orsetti e a Carola Rackete.

Nel mese e mezzo in cui si dipana la rassegna saranno vari gli ospiti che porteranno la loro testimonianza sulle migrazioni e sul dramma degli attraversamenti dei confini. Da Padre Abba Mussie Zerai a Gian Maria Bellu, da Alessandro Negrini a Giuliana Sgrena, i membri degli equipaggi di tre delle navi ONG che operano nel Mediterraneo: Alberto Mallardo per Sea Wath, Riccardo Gatti per Open Arms e Alessandro Fanari per Mediterranea.

Fra gli svariati eventi artistici (cinema, musica, installazioni) che accompagnano e danno forma alla rassegna, ci sarà l’esposizione dei 18 dipinti di Nico Orunesu del ciclo Barcones. Dipinti nati anche dall’elaborazione (umana ed artistica) del forte impatto emotivo suscitato nell’artista dalla visione di una serie di foto molto conosciute del fotografo Massimo Sestini, http://www.massimosestini.it/. Una in particolare, “Mare Nostrum”, realizzata dall’alto di un elicottero il 7 giugno 2014 a largo della Libia, pubblicata fra gli altri da L’Espresso a corredo dei reportage di Fabrizio Gatti.

La foto, che ritrae una barca stracolma di donne, uomini e bambini che volgono lo sguardo verso l’obiettivo del fotografo, è diventata un’immagine simbolo della tragedia dell’immigrazione, conosciuta e premiata in tutto il mondo, dal febbraio 2019 in esposizione permanente al Mandela Forum di Firenze.

La nitidezza di quella foto era tale che, le persone, perdevano il carattere di massa indistinta; tanto che lo stesso fotografo lanciò nel 2015 la campagna “Where are you? Dove sei?”, e chiedeva agli occupanti di quella barca che si riconoscevano nella foto, di raccontare la loro storia.

Questo lo spunto per il ”pittore” Orunesu, artista conosciuto come un pittore di “terra e di terre” sin dai tempi delle sue pitture su juta (anche riutilizzando i vecchi sacchi usati nel mondo agropastorale).

La terra dei miti ancestrali e dell’immaginario che forma l’humus culturale di Orunesu; quella agognata (“Queste pitture sono la memoria di una terra promessa”, scrive di lui Natalino Piras nel 2008); quella persa, traditrice di sogni e speranze giovanili (“dei riferimenti alla civiltà pastorale e contadina qui se ne perdono quasi le tracce: di quel mondo rimane solo terra, pietra, cielo” scrive nel 2019 Giovanni Dettori, presentando il ciclo di dipinti Telos-Kampos-Kelos).

Ma l’immaginario di chi vive il proprio tempo è nutrito anche da suggestioni apparentemente lontane dal proprio substrato culturale; e indubbiamente Orunesu vive pienamente il proprio tempo, anche se la magia della sua pittura sembra portarci spesso in una dimensione atemporale, “inattuale” direbbe qualcuno; una pittura che si interroga su paure e speranze ancestrali. Ma, appunto, presenti in qualsiasi tempo.

Così la visione di una foto, di quelle macchie di colore, donne, uomini e bambini che coprono quasi completamente la barca che li trasporta attraverso il blu profondo del Mediterraneo, tutto questo spinge il pittore a confrontarsi con colori nuovi e istanze apparentemente lontane dalla terra d’origine. Scoprendo, e facendoci scoprire, che materiali e istanze non sono poi così distanti. Che la forza, i miti, i sogni di chi sale sopra una barca per attraversare un mare, che forse mai ha visto prima d’allora, sono anche i nostri.

E se non lo fossero, devono diventarlo. E se li abbiamo dimenticati o nascosti, dobbiamo ritirarli fuori.

Ed è per questo che abbiamo un disperato bisogno di arte, di musica, film, poesia. Per ricordarci che i vari strati culturali di cui siamo impregnati, in maniera conscia o meno, controversa e contraddittoria quanto vogliamo, sono ciò che fanno di noi quel che siamo. E sono ciò che possono fare di noi quel che vogliamo.

Nico Orunesu fa poesia e pittura, e lo fa con una solida formazione e conoscenza di quanto è stato fatto e detto sulla pittura e sulla poesia. Con un linguaggio inconfondibile e originale, con una tensione creativa che lo fa tornare alle sue tele e a suoi colori ad olio, qualsiasi cosa questo possa voler dire nei dibattiti attuali sull’arte figurativa, su cui non ci azzardiamo ad avventurarci.

Il ciclo “Barcones” ci aiuta a riflettere sul significato del vedere e dell’elaborare un dramma come quello delle persone che mettono in gioco tutto attraversando deserti, fiumi, mari, frontiere…

Ci aiuta a chiederci cosa vuol dire vedere, magari da un elicottero o con la mediazione di uno schermo televisivo; comunque venire a sapere e, in quanto consapevoli , comunque complici, diretti o indiretti, di quanto accade, anche per il solo fatto di godere dei privilegi che determinano tali drammi.

Chiederci cosa significa essere “testimoni”, anche quando testimoniamo con il nostro impegno ma ci sentiamo impotenti, non sufficienti. Lo stesso artista denuncia “l’inutilità” della sua opera: “musei e biblioteche sono da tempo colmi di quadri e volumi che non sono serviti né a riscattare né tantomeno a salvare i destini, sia dell’uomo in generale che quelli degli emarginati e dei discriminati di classe e di razza…”.

Noi, che abbiamo voluto che questi dipinti vengano esposti in questa occasione, noi siamo però convinti che non sia vero che sia del tutto inutile. Siamo convinti che un’opera d’arte lasci comunque una traccia. Magari, purtroppo, non utile nell’immediato a salvare alcuna vittima, alcun sommerso. Ma forse utile a far riflettere noi, ”carnefici” involontari e impotenti, a darci quei pugni nello stomaco necessari a combattere indifferenza e complicità. Senza sentirci assolti (direbbe De André) per il fatto che ci emozioniamo davanti a un quadro o a una musica, ma convinti che si possa ancora “restare, tornare a essere, umani”.

A non stare al balcone, per tornare al nome dato al ciclo di dipinti, ma ad aprire porte e finestre 1).

La mostra sarà visitabile in concomitanza con l’ottava edizione di “Buon Compleanno Faber”, dedicato quest’anno a Lorenzo Orsetti e Carola Rackete. Alla Casa della Cultura di Monserrato dal 16 al 24 febbraio, e a Sinnai, Biblioteca Comunale, dal 29 febbraio al 16 marzo.

Orari e dettagli sulle pagine FB di “Buon Compleanno Faber” https://www.facebook.com/bcfaber2014 e di Associazione Madiba Sinnai https://www.facebook.com/Madiba.sinnai

Il festival, sotto la direzione artistica di Gerardo Ferrara, coinvolge alcune amministrazioni comunali e varie associazioni impegnate nel sociale, sulle tematiche cui la rassegna è dedicata e ben rappresentate dall’impegno di Lorenzo Orsetti e Carola Rackete, cui il festival è dedicato.

Per chi vuol sapere di più su Nico Orunesu:

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=25124&v=2&c=2678&c1=2818&visb=1&t=1

http://www.regione.sardegna.it/index.php?v=9&s=17&xsl=2435&ric=2&c1=orunesu&c=4461&ti=

Redazione
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3 commenti

  • Nota 1:
    Barcones è anche un piccolo paese nell’entroterra spagnolo, uno dei sempre più numerosi piccoli centriche si vanno drammaticamente spopolando (in 80 anni è passato da 650 a 30 abitanti, ha una densità di nemmeno di 1 abitante a km2). Uno di quei centri come tanti in Europa, Italia, Sardegna, cui l’apporto di alcuni dei “passeggeri dei barcones” potrebbe, come fu a Riace, ridare speranze e prospettive.

  • Veramente interessante. Visiterò la Mostra lunedì ª Monserrato.
    Grazie

  • la sera del 4 marzo, parlando con l’assessora alla cultura del Comune di Sinnai, nella concitazione dei momenti successivi alla pubblicazione del DPCM sulle norme di contrasto alla diffusione del coronavirus, ci stavamo rassegnando a chiudere. Ma la notte porta ancora consiglio e così, la mattina del 5, siamo usciti on questo comunicato…

    LA MOSTRA “BARCONES” NON CHIUDE
    No, non vogliamo chiudere ai visitatori la mostra aperta alla Biblioteca Comunale di Sinnai sabato 29 febbraio.
    Siamo convinti sia giusto e utile che la mostra delle pitture di Orunesu rimanga aperta come da programma. Anzi, se ci riuscissimo, siamo convinti sarebbe giusto tenere aperto anche al mattino. Proprio perché le scuole rimangono chiuse, proprio perché vengono quasi azzerate le occasioni di “nutrimento culturale e sociale”.
    Anche dalla lettura del pur controverso Decreto del Presidente del Consiglio del 4 marzo non si deduce affatto che eventi come il nostro debbano chiudere. (mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro).
    Sarebbe deleterio e ridicolo che, come cittadini attivi, non fossimo capaci di gestire una situazione così semplice di prudenza e normale prevenzione, come il gestire la copresenza di una decina di persone in uno spazio di 100 metri quadri, ben ventilato e riscaldato. Come se non fossimo capaci di spiegare delle semplici e chiare norme di comportamento di cui, fra l’altro, ci hanno riempito la testa già da giorni.
    Tutto questo mentre market e altri luoghi dove si ritrovano più persone restano (giustamente) aperti. Mentre luoghi dove si svolgono eventi sportivi o simili attorno a cui girano un sacco di soldi restano (giustamente?!) aperti. Mentre a Roma, non a Sinnai, a Roma, viene confermata l’apertura della mostra su Raffaello . Tenere aperto è giusto perché abbiamo bisogno proprio in momenti come questi di presidi di piccole resistenze, di momenti di partecipazione consapevole e matura.
    Lo dobbiamo a quei ragazzi che nei giorni scorsi son passati a vedere la mostra e, realizzando i loro disegni davanti alle pitture di Barcones, accanto alle loro barche hanno scritto “corona virus vai via”. O che hanno disegnato la barca che riusciva felicemente ad arrivare in porto.
    Cosa insegniamo a questi ragazzi se ci lasciamo travolgere da paure dubbiamente reali e sicuramente non in questa misura? Se non dimostriamo di saperci organizzare e saper trovare gli antidoti?
    Saperli trovare proprio assieme, dandoci delle necessarie regole di prudenza, ma assieme. Non chiusi ognuno nella propria cameretta e con le proprie paure, ma trasformando le regole di gestione di queste “paure” in un ”gioco partecipato e condiviso”.
    L’evento della mostra, con la proposta di farvi partecipare i bambini e i ragazzi, invitandoli a disegnare le proprie impressioni, è una forma di sana e necessaria elaborazione di queste paure dilaganti. Non vogliamo entrare, almeno non qui, in merito all’opportunità o meno del decreto. Vogliamo dimostrare a noi stessi che proprio nei momenti di ”emergenza” abbiamo tutti la capacità di reagire in maniera sana.
    Se necessario diamo i nostri numeri di telefono per poter organizzare le visite su appuntamento, a gruppi di una decina di persone, per un tempo limitato. Ma vogliamo provarci, anzi, chiediamo ad amici e solidali con la nostra proposta di darci una mano per tenere aperto anche al mattino. Lo dobbiamo a quelle bambine e bambini che i giorni scorsi hanno buttato su carta le loro piccole grandi angosce per esorcizzarle.
    Lo dobbiamo a chi affronta pericoli reali e non solo temuti, a chi scappa da violenza e guerra sfidando giorni di mare aperto, per arrivare magari davanti a degli uomini “terrorizzati o manipolati nella paura” che si trasformano in aguzzini, come sta succedendo nella Grecia “scudo d’Europa”.
    Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra umanità che non vogliamo e non possiamo permetterci di perdere.
    Associazione Madiba Sinnai
    https://www.facebook.com/Madiba.sinnai
    NOTE
    sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia d) mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
    ttp://www.galatina.it/raffaello-1520-1483-la-mostra-apre-e-le-scuderie-del-quirinale-sfidano-il-covid-19
    https://ilmanifesto.it/non-solo-lesbo-lestrema-destra-sbarca-a-chios-e-brucia-le-scorte-per-i-rifugiati/

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