«Buongiorno Giulio» di Michele Licheri

la prefazione di db al libro (*) che Michele Licheri ha scritto per ricordare Giulio Stocchi

più una noticina-appello un poco “imbarazzata”

 

Grazie al compagno poeta

di db (all’anagrafe Daniele Barbieri)

Ogni tanto mi fanno i complimenti per le mie poesie. «Grazie» rispondo; «girerò le lodi al mio omonimo, il bolognese Daniele Barbieri». Succede, soprattutto se – come nel mio caso – hai un cognome tra i più diffusi. Ma c’è chi non si mette il cuore in pace: «Dai, non ti schernire. Io seguo il tuo blog e vedo che di poesia ce n’è molta. E sicuramente sei tu la cicala che ha una rubrica ogni sabato».

Va bene, sono stanco di questi sotterfugi. Lo ammetto: sono la cicala oltrechè dbx e dby ma come pseudonimi attualmente uso anche – in ordine alfabetico – Mohammed Bennis, Sujata Bhatt, Patrizia Cavalli, Marco Cinque, Giovanna De Carli, Kossi Komla Ebri, Choman Hardi, Lance Henson, Jack Hirschman, Michele Licheri, Alberto Masala, Savina Dolores Massa, Sante Notarnicola, Candelaria Romero, Sandro Sardella, Wole Soyinka, Anne Waldman e ovviamente Pabuda; più mooooolti altri travestimenti letterari che il mio avvocato e Amnesty mi sconsigliano di rivelare per evidenti ragioni di sicurezza. E’ una vita dura la mia ma è andata così: da piccolo decisi che non sarei stato un poeta ma tutte le poesie possibili.

State pensando “è un megalomane”. Forse. Ma timido. Per cui adesso vi racconto tutta un’altra storia. Una delle due dunque è falsa. Scegliete voi quale, per me fa lo stesso.

C’era un giovanissimo db che aveva un rappporto ambivalente con la poesia. A scuola amava assai certi versi però odiava quasi tutte le note che accompagnavano il testo e spiegandolo toglievano tutto il gusto di capire. Fuori dall’aula quel tal db si era già innamorato dei versi di Vladimir Majakovskij (… non meno che della sua leggenda) e anche di Allen Ginsberg.

Ma quello lì era un ragazzino ignorantello. A esempio faticava a capire che accanto alla poesia scritta e letta nel chiuso di una stanza esisteva quella urlata e perfino “jazzata” nelle piazze: non erano contrapposte ma solo corpaccioni diversi del fare e dell’ascoltare poesia. Eppure lo aveva sotto il naso: senza Dante forse non ci sarebbe stato quell’incazzato LeRoi Jones che poi divenne Amiri Baraka.

Per chi – come il bamboccio suddetto – pensava che la prima urgenza fosse rovesciare il mondo (con tutti i mezzi possibili… e dunque anche con l’ironia e con la belllezza condivisa) l’intreccio fra politica e versi non era sempre chiaro. Ma ogni tanto un meraviglioso incontro (o una tardiva scoperta) permetteva di procedere in entrambi gli universi senza stancarsi troppo. Devo fare un esempio? «La Terra è un satellite della Luna» del poeta guerrigliero Leonel Rugama. Oppure quei versi in cui il dolore di essere stato lasciato dal “grande amore” è talmente grande che il poeta (non ricordo il nome ma prima o poi qualcuna/o me lo farà ritrovare, vero?) è costretto a scendere subito, subito, subito in strada per scrivere su un muro: «Abbasso il governo». Perchè la Luna degli innamorati e dei sovversivi è la stessa, perchè la rivoluzione è l’amore – dunque la poesia – più grande che esiste.

Però quel “giovinotto” era nato (cresceva e invecchiava) in Italia dove ai più sembrava – o veniva fatto credere? – che a scrivere poesia fosse solamente gente molto per bene e ombelico del mondo.

Rovesciando i versi provocatori del citato Vladimir – «Che m’importa di Faust / che in una ridda di razzi / scivola con Mefistofele sul pavimento del cielo! / Io so / che un chiodo nel mio stivale / è più raccapricciante della fantasia di Goethe!» – si poteva credere che alla “Poesia Italiana” (con maiuscole da monarchia assoluta) pochino interessassero i chiodi nello stivale, proprio o altrui, e che perfino Faust restasse sullo sfondo; perchè i versificatori – chiusi per sempre nel loro castello – erano l’unico mondo possibile. Onanismo? Solipsismo?

Così il non più giovinetto si sarebbe forse allontanato dalla poesia italiana se … non avesse incontrato Giulio Stocchi. Compagno poeta o poeta compagno fate voi: c’è forza, bellezza, urlo e sconquasso in quelle due parole quando si accoppiano in persone vere.

Così quel Giulio (con altre e altri) venne a ri-dirci che la poesia è «arma dei non arresi! Dei visionari» e ancora – come leggerete qui – che si può (si deve) creare versi partendo da “Il posto di lavoro non si tocca” e leggere su un palco poesia di rabbia, solidarietà e amore «sotto la pioggia» celebrando la lotta operaia, «il quattro dicembre del millenovecentosettantacinque» per esempio.

Grazie dunque a Giulio e a chi lo ricorda. Grazie alla rivista «Abiti lavoro». Grazie, grazzissime a chi ancora oggi crede che un mondo senza amore, bellezza e poesia sia invivibile e dunque che i versi possano vivere nelle piazze e nelle rivolte. Possono. Devono.

Finito di scrivere da un db (chissà quale?) in un 29 maggio dell’anno che certe discutibili convenzioni numerano 2019.

QUI SOTTO LA COPERTINA DI UN BELLISSIMO DISCO (con Gaetano Liguori, Giulio Stocchi e Demetrio Stratos)

 

(*) Il libro «Buongiorno Giulio» – 52 pagine per 10 euri – è pubbicato da E. P. D’O ovvero edizioni Il Pittore d’oro di Roberto Cau: «libri artistici artigianali rilegati a mano in piccole tirature». Se desiderate acquistarlo:  epdoedizioni@gmail.com, 360 508623 oppure 0783 091915. Qui il bel catalogo: www.epdo.it

UNA NOTICINA “IMBARAZZATA”

Il libro di Michele Licheri ma – per ragioni evidentissime – non sono la personsa giusta per farne una recensione e/o digressione e/o narrazione. Chi si candida?

IN “BOTTEGA” cfr anche Per ricordare Giulio Stocchi…E’ morto Giulio Stocchi, compagno poeta e…  ma anche La cantata rossa per Tall el Zaatar – Gaetano Liguori / Giulio Stocchi / Demetrio Stratos , La sigaretta, Una carineria assoluta e Ogni volta che torna aprile

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • grazie Daniele-Giulio
    ogni parola di commento – mi sembra inadeguata al testo che “mi illumina d’immenso ”
    di fatto è un sublime MANIFESTO POLITICO -ANTAGONISTA che soltanto a leggerlo produce gioia e futuro

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