Calisi, Fighera, “Kremo”, Swanwick, Tonani e zia Ursula

Molte ragioni per non privarsi di «Robot» 83

«Come abbiamo potuto, come potevamo pensare di andarcene e basta?». I pochi terrestri sopravvissuti (o se preferite quelli che possono dire «siamo stati risparmiati») non devono ringraziare i soldi ma il loro «agire sulla base di una comprensione razionale». Tutto era evidente, a volerlo capire, «chiunque fosse disposto a osservare il mondo razionalmente era in grado di capire cosa stava succedendo: esaurimento delle risorse, esplosione demografica, il collasso dei governi…». Ma anche i più saggi, quelli che hanno «la bussola della ragione», o i loro eredi forse dovranno cedere ai fantasmi, alle emozioni rimosse, alla madre (Terra) che si vendica dei figli che l’hanno abbandonata. Proprio bello «Il sogno di Newton», l’inedito di Ursula K. Le Guin che apre il nuovo numero -83, datato primavera 2018 – della rivista «Robot» (come sempre 192 pagine per 9.90 euri nell’edizione cartacea). La scrittrice (e per molte persone amica, zia, punto di riferimento) è scomparsa a gennaio: chi non la conoscesse può leggere con gusto «Le storie di Ursula», un bel ricordo-ragionamento di Salvatore Proietti.

Quattro i racconti italiani in questo numero 83. Il mio favorito è il primo cioè «Invertito» di Lukha B. Kremo, alias il livornese Gianluca Cremoni Baroncini: ha vinto il premio Robot e mi pare meriti ogni lode per trama e per scrittura. Di fantascienza ce n’è ben poca in «La traversata al contrario» (premio speciale della giuria al Robot 2018) di Luigi Calisi ma è proprio un gran bel leggere. Scritti con sapienza sia «Ossa, polvere, nuvole» di Cristiano Fighera che «Sabbia nera» (ovvero «Uno spin-off di Mondo9») di Dario Tonani però non mi hanno preso al laccio. A completare la parte narrativa «Legioni nel tempo» – premio Hugo 2004 – di Michael Swanwick: dal sapore antico ma piacevole.

A completare il numero l’editoriale di Silvio Sosio e le consuete rubriche; stavolta articoli su Edgar Allan Poe (di Giuseppe Lippi), sui teoremi – veri e falsi – della intelligenza artificiale (di Piero Schiavo Campo), sulle nuvole (del fascistoide Gianfranco De Turris) più un ricordo di Roberta Rambelli (di Gian Filippo Pizzo) e una dettagliata, intelligente analisi di Walter Catalano sul passaggio in tv de «Il racconto dell’ancella» di Margaret Atwood

Mi scoccia ripetermi ma a volte devo… In questi casi penso sempre al suggerimento che ci davamo a vicenda con Riccardo Mancini: se il motivo da suonare è bello si può rifare ma – come insegna il jazz – ogni volta il contrabbasso e il sax, il piano e la batteria si parlano in modo diverso. E dunque provo a dirlo scat/zuf/… olando: Buongiorno tataschsss bipedi terrestri oooooom Sapete? sì-mmm-ahum-oyeah …. abbonarsi sìììììwoksìwok a «Robot» (ot ot) zuzumpazumpà è d’obbligo bim-bam-tac per chi ama la fantascienza dum-dumaam…”.

(*) ma vi consiglio anche L’Ancella, seconda stagione di Lisa Miller sul blog lunanuvola.wordpress.com.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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