Camparsi splendido e indigeribile macedonia Watson

1) «Tra cielo e terra» è – almeno per me – la più bella sorpresa del 2017; 2) «La doppia faccia degli Ufo» è uso improprio di vaghi appunti; e se volete c’è pure un ps

1- «I mondi oltre le porte che apro»

Vi propongo quattro frasi che mi sono suonate assai belle, pur fuori dal contesto cioè dai racconti in cui le ho lette. «Storie è di questo che siamo fatti» (un abbrutito chi lo nega, aggiungo io). «La meraviglia smisurata di infiniti altri universi» (Giordano Bruno fra i primi a urlarlo). «Per quel che ne sa… tutti vivono nel Gioco» (ormai un incubo di massa o una verità indicibile?). Infine: «Quasi nessuno li vede… i mondi oltre le porte che apro». Ed è quest’ultima frase che il veronese Davide Camparsi – architetto, classe 1970 – potrebbe usare per (rap)presentarsi essendo lui bravissimo a “scassinare” con dolcezza le porte sbirciando le altre realtà possibili. Sto parlando dei 10 racconti nell’antologia «Tra cielo e terra» (132 pagine per 10 euri) pubblicata da Rill, cioè l’associazione Riflessi di Luce Lunare, in collaborazione con Wildboard. Se passate spesso di qui avete già incontrato la collana “Mondi incantati” di Rill per il suo concorso/trofeo e per le antologie che escono (quella del 2017 si intitola «Davanti allo specchio» e ne scriverò un prossimo Marte-dì): una specie di “regalo natalizio” per chi ama le sfaccettature della letteratura fantastica «o “semplicemente” al di là del reale» (rubo la definizione all’introduzione di Alberto Panicucci). Alle ormai 15 antologie annuali – è lì che ho “assaggiato” camparsi – si aggiunge dal 2011 un altro dono: la collana “Memorie del futuro” dove RILL rilancia un autore o autrice. Così quest’anno ho rigustato  Camparsi. Fantascienza quasi mai, se non una storia che un po’ ricorda il sempre poco etichettabile Lafferty. Intrecci mai visti e scritture splendide: il sottotitolo «racconti fantastici» è tanto banale quanto azzeccato (doppio senso compreso). Non offendo chi legge svelando trame, perciò dirò solo: che Dio viene a cena un venerdì (a Verona ovviamente); che i morti tornano e bisogna evitare di spezzare il silenzio; che quella faccenda del lupo cattivo e della ragazzina dal rosso mantello non ce la contano giusta; che fra la Genesi e l’autismo ci sono legami insospettabili; che anche il pastore di locuste ha un cuore; che è giusto salire in alto, «Ramo dopo ramo»; che Anna e Marco non si fanno fotografare solo nelle canzoni di Lucio Dalla; che i poeti scrivono sull’acqua (John Keats ma anche Sandro Sardella, frequentatore di botteghe e barbieri); che «Quando gli animali parlavano» vi sembrerà perfetto ma se vi siete tenuti per ultimo «L’uomo che apriva le porte su altrove» capirete che a volte “più perfetto” è l’espressione giusta. Nell’intervista finale, Camparsi parla degli altri suoi libri (vado a procurarmeli ohibò) e già che c’è sputa fuori almeno un paio di sintesi da incorniciare: a esempio «La certezza è pigra, le domande ti costringono a cercare» oppure «Le storie che ci leggiamo, che ci raccontiamo e a cui decidiamo di credere, prima di influenzare la realtà del mondo creano e ricreano ciò che siamo come persone». E chi non ascolta o non legge storie resta infatti un’opera incompiuta.

2 – Sembra facile fare la macedonia

Pezzi di pere e mele, spicchi di arance, fragole di stagione, banane… e poi? Forse ananas? Un po’ di pesche? Chissà se pezzi di uva e ciliegie migliorano l’insieme… Che più? Non so voi ma io penso che troppa roba mescolata sia un rischio. Credo ci siano eccezioni ma bisogna essere un grande “chef” per una “melting pap”… o avere l’arte dello scrivere sottomano, per uscire dalla metafora. Invece nel romanzo «La doppia faccia degli Ufo» (del 1978) Ian Watson aggiunge alla “tradizionale” macedonia anche kiwi, cocomero, fichi, susine, introvabili nespole e già che c’è cavolfiore, piselli e fagiolini, un ovetto kinder forse scaduto, lenticchie, spaghetti al ragù, gorgonzola, tonno, uova… Secondo me la differenza tra macedonia e casino totale (o “compost”?) gli sfugge. Peccato, perché l’idea di partenza del libro – appena ristampato da Urania (236 pagine per 6,90 euri) nella traduzione di Beata Della Frattina – non era sciocca: parlare degli Ufo come di un contenitore universale; non solo misteri e inganni; ben oltre Carl Gustav Jung («Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo» del 1958, in genere molto citato ma temo poco letto). Però un romanzo deve avere una storia – che qui appare ma subito scompare: peggio degli OVNI, oggetti volanti non identificati – con protagonisti credibili in una trama (pazza che si voglia). Se va bene qui ci sono soltanto gli appunti di Watson presi in disordine per farne 6 libri e/o 10 conferenze: senza editing, forse scelti per sorteggio. Penso che Giulia Abbate – mia (nostra?) maestra di scrittura – collasserebbe. Prendete fiato perchè Watson in ordine di apparizione ci rifila: la scala di suscettibilità ipnotica, le Pleiadi, William Blake, Sac (Stato alterato di coscienza), incontri forse del terzo tipo, inevitabili accenni al carro di fuoco del biblico Ezechiele, non poteva mancare Charles Fort, «i caccia fu» e appresso «il modello Adamski», uno dei tre protagonisti dice «Uri Geller dove lo mettiamo?», i rapporti medievali fra incubi e succubi, Tulpas, «antiche forme mentali aliene», meditazione, uno pterodattilo (o forse un’arpia), Men In Black, un po’ di celebri assassini “pazzi”, vampiri, il karama e il misterioso Khidr degli arabi, il deja vu, Ted Serios, lo gnoon, una protagonista che vola dopo aver invocato Gesù (non è chiaro però se per premio o punizione), i dervisci rotanti… Lo giuro. A pagina 89 mi sono rotto le palle di leggere una specie di elenco telefonico del paranormale. Però-peron-pompero-peron ho sfogliato in fretta le restanti pagine intravedendo ancora: un elefantetartaruga, Cassiopea, «la catastrofe siberiana del 1926», “storiche” scomparse a go-go, «la triplice scienza dell’uomo», un dizionario infernale del 1856 (tirato in 20 esemplari), «la Vita Totale Planetaria» (maiuscole di Watson), le apparizioni di Fatima, Giuseppe Arcimboldo, i Gebraudi e di sicuro mi sono perso qualcosa. Lo ri-giuro. Ho persino pensato: forse la strana influenza che circola mi fa immaginare ‘sto casino ma nessun Watson (e/o Holmes) può arrivare a tanto. Ma poco dopo parlando con “Clau d’Io” – che forse ogni tanto leggete in “bottega” – mi è parso di sentirgli dire: «tremendo Watson, mi sono fermato a un terzo della strada». Io neppure mi ero accorto che una strada ci fosse…

PS x CHI PASSA SPESSO DI QUI

Normalmente il “Marte-dì” della bottega ospita due o tre post di fantascienza (e dintorni) in alternanza con altri venuti dal “mondo reale”. Però influenze e stanchezze stanno decimando la redazione quindi per codesta settimana – e magari anche la prossima, si vedrà – dovete accontentarvi di un post(icino). Se però volete darci una mano, insomma essere “reclutate/i”… fischiate forte. [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Come co-curatore di TRA CIELO E TERRA ti ringrazio per l’attenzione e le belle parole, Daniele Barbieri!
    Maggiori dettagli sul libro sono on line sul sito di RiLL, l’associazione che lo ha curato:
    https://www.rill.it/?q=node/826
    Ricordo infine (scusate la reclame smaccata) che il libro è disponibile presso RiLL, su Delos Store e su Amazon
    https://www.amazon.it/dp/8895186591

  • Giorgio Chelidonio

    Contàr storie? Questa recensione, di cui trascrivo alcuni passaggi, ce la racconta “lunga”, nel tempo e nello spazio:
    Il ruolo delle storie nell’evoluzione sociale
    La narrazione, una costante in tutte le società umane, ha promosso la cooperazione tra i singoli, favorendo l’adattamento all’ambiente, prima dell’emergere delle religioni organizzate.
    La narrazione è una costante universale delle società umane: dalle riunioni intorno al fuoco dei nostri antenati alle trasmissioni televisive dei giorni nostri, gli esseri umani sono sempre stati infaticabili produttori e consumatori di storie. Ora un nuovo studio pubblicato su “Nature Communications” da Daniel Smith dello University College di Londra e colleghi di una collaborazione internazionale aiuta a comprendere le radici evolutive di questo comportamento.
    Dai dati emersi da una ricerca sul campo tra gli Agta, cacciatori-raccoglitori che vivono nelle Filippine, confrontati con i dati relativi ad altre popolazioni dello stesso tipo, è emerso che la narrazione ha un ruolo importante nel promuovere la cooperazione all’interno del gruppo sociale. Inoltre, i narratori più bravi hanno una reputazione sociale più elevata e un maggiore successo riproduttivo.
    ….. Alcuni studiosi hanno quindi ipotizzato che la narrazione abbia avuto un peso centrale nell’evoluzione umana. (http://www.lescienze.it/news/2017/12/05/news/agta_vantaggio_evolutivo_narrazione-3780216/ – 5.12.2017 )

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