Canapa: Speranza è (cambiare) ministro?

di Enrico Fletzer

Il dibattito sulla canapa è percorso da dibattiti confusi e improntati a ideologia. Il cervello di molti esponenti governativi si annuvola più del solito. Ne fa fede la recente decisione adottata dal ministro Roberto Speranza di catalogare il cannabidiolo – un cannabinoide non psicotropo – fra le medicine stupefacenti. Il decreto entra in vigore dal 30 ottobre ed è stato già impugnato presso il Tar. La decisione costituisce una vera e propria follia, giustificata dal fatto che un’azienda multinazionale farmaceutica avrebbe intenzione di monopolizzare il CBD – una medicina estratta da una sostanza naturale – per commercializzarla anche nel nostro Paese.

A questo punto non si capisce cosa sia passato per la testa al nostro ministro che, invece di tutelare i produttori italiani di canapa, privilegia una sorta di monopolio di una multinazionale che non viene neppure citata nel testo.

Il decreto coincide infatti con lo sbarco in Italia – a inizio settembre – della GW Pharmaceuticals, un’azienda britannica che produce gocce a base di Thc con il nome commerciale Sativex e l’Epidiolex a base di cannabidiolo utilizzato soprattutto per l’epilessia infantile. La Gw ha aperto in pompa magna la sua sede di Milano come riportato dal bimestrale Soft Secrets.

Ma la decisione di Speranza riflette alcune tendenze emerse nella Commissione europea. A proposito di cannabis infatti continuano comportamenti borderline dei politici di mezzo mondo: ne aveva scritto su Lancet il professor Franjo Grotenhermen, dell’International Association Cannabis as Medicine, dimostrando come la paura della cannabis sia tuttora presente fra i politici e costituisca una vera e propria patologia che sfocia in sindrome paranoica.

Nonostante la cannabis sia stata permessa in terapia fin dal 2000, la pratica medica nel nostro Paese resta tuttora quasi inesistente e la giustizia si rivela addirittura feroce nei confronti dei pazienti oltre che dei consumatori ricreativi. Anche per questo chi scrive si unirà allo sciopero della fame in solidarietà con Walter De Benedetto (*) un paziente affetto da artrite reumatoide indagato per l’articolo 73 – coltivazione di stupefacenti ai fini di spaccio – avendo prodotto le piante necessarie per sostenere il suo piano terapeutico.

Sappiamo dei deliri dell’ex ministra Beatrice Lorenzin (**) – che continua a perorare la sua causa nel Partito Democratico – mentre sospettavamo qualche forma di tensione civile e umana nel compagno Roberto Speranza di Liberi ed Uguali ma evidentemente ci siamo sbagliati. La cosa più grave è che io l’ho anche votato!

Alla vigilia di un importante voto alla Conferenza Droghe Narcotiche – previsto il due dicembre 2020 a Vienna – sulla riclassificazione della cannabis che il comitato esperti dell’OMS vorrebbe reintegrare nella farmacopea mondiale, l’Italia va contro corrente anche perché il CBD è presente (in quantità variabili) in tutte le varietà di cannabis, ivi comprese quelle autorizzate nell’Unione europea. Insomma dal 30 ottobre si dovrebbe considerare stupefacente anche quello che non lo è, dando il colpo di grazia all’attività di migliaia di persone nel nostro Paese.

Vale ricordare che il cannabidiolo ha una funzione antispastica e rilassante, apprezzata da alcuni pazienti ma anche da consumatori ricreativi. Il decreto di Speranza sembra fare a pugni con ogni tipo di logica.

Al momento solo l’Ungheria rigetta tutte le proposte che riguardano l’estensione degli utilizzi terapeutici della cannabis e del Thc. Mentre la Germania e addirittura gli USA sostengono almeno parzialmente le proposte OMS.

Però l’ansia dei politici italiani su questi argomenti é apparentemente incurabile.

(*) Il digiuno a staffetta nel nome di Walter De Benedetto – nella foto – e per la cannabis terapeutica ha raccolto, in pochi giorni, ad Arezzo l’adesione di oltre 180 persone.

(**) sul divieto (poi rientraro)da parte di Renzi-Lorenzin del primo agosto 2016 cfr L’ibogaina e le credenze sociali

 

 

 
db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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