«Cani sciolti»: nuvolette dalle parti del ’68

db (abbastanza vecchio per ricordare) scruta il fumetto di Gianfranco Manfredi; i primi due numeri sono in edicola

Audace: è il nome della neonata etichetta («La nuova frontiera del fumetto») della “vecchia” Sergio Bonelli editore. Audace davvero perchè dopo un western «brutto, sporco e cattivo» propone la serie «Cani sciolti» scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Luca Casalanguida (da 7 anni nella scuderia Bonelli).

Audace è sempre stato GM in tutte le sue sette vite (miao). Qui in “bottega” abbiamo parlato soprattutto del fumettaro e dunque di «Volto nascosto», «Shangai Devil» e di «Magico Vento» sul quale – confesso marescià, mi tolga la lampada dagli occhi – mio figlio fece la “tesina” a scuola (*). Audace fu GM a portare il colonialismo in un albo Bonelli senza sposare le bugie degli “italiani brava gente” ma anche audace a mescolare western e magia con contorno di Poe (non Edgar Allan ma un sosia dello scrittore) in «Magico Vento». Audacissimo stavolta a proporre una serie sul Sessantotto (scritto in lettere perchè più che un anno riguarda un’onda lunga) senza cedere al banale.

Ho aspettato il secondo numero a parlarne perchè volevo avere conferma della prima (buona) impressione. «Sessantotto» si intitola il primo numero e «Dove siete?» il secondo: entrambi 68 (eh-eh) pagine per 3,50 eurini. Il terzo sarà in edicola il 12 gennaio.

Nell’introdurre la serie scrive Manfredi: «Qui si presenteranno le storie intrecciate di 6 studenti che si incontrano a Milano all’epoca delle occupazioni universitarie»: 4 uomini e 2 donne. Ma sarà «una storia corale», senza gerarchie narrative. «Ciascuna vita, personale e collettiva, è ricca di contraddizioni. Chi abolisce le contraddizioni non ha soltanto poca coscienza del passato ma anche del presente e del futuro». Un concetto ribadito nel presentare il secondo episodio: «quando si parla di bilanci, questo ho capito io, non bisogna soltanto tener conto di giudizi generali su un periodo storico […] ma anche delle biografie». Insomma «esistono le vite» che stanno strette dentro le etichette.

Come sa chi frequenta la “bottega” io credo sia meglio non raccontare le trame, togliendo il gusto della scoperta. Perciò accennerò solo che il secondo episodio ci porta a spasso negli anni: dal 1988 si ritorna al ’68 ma anche alla Resistenza nelle valli valdesi (per chi non lo sapesse sono in Piemonte) cioè nel 1944.

A s/proposito di numeri: subito prima dell’arrabbiata vignetta «dove cazzo sta l’istituto di storia?» due giovincelli parlano di «quarantatrè, risposta universale» ma io mica ci sono cascato: “professor Manfredi, lo so che era una trappola: il numero giusto è quarantadue” (**). Spero che le puntate di «Cani sciolti» saranno altrettante se non 130 come per «Magico Vento».

OMONIMIA …ESIMA PUNTATA. Chi passa spesso di qui forse saprà che Daniele Barbieri detto db ha un omonimo (omoni-mio dunque). Avviso chi non lo sapesse: io non sono il docente, semiologo e poeta bolognese; in comune abbiamo solo nome, cognome e la passione per i fumetti. Evitate confusioni, grazie. Oppure alimentatele se sono spiritose e doppio grazie.

(*) Una tesi su Magico Vento

(**) se non avete letto Douglas Adams (peggio per voi) occhieggiate qui: Risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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