Cartoline da Napoli

di Antonello Branca

 

…Nel 1977 narra  “le piaghe di Napoli: lavoro nero, minorile, cottimo alla caviglia (quando non è mai consentito staccarsi dalla macchina, come se l’operaio vi fosse incatenato), la polinevrite da collante….” Natalia Ginzburg apriva così, sulle pagine del Corriere della sera la recensione di Cartoline da Napoli (1977) e Cesare De Seta scriveva su Paese sera: “Un lavoro serio, capillare ed efficace per il freddo scrutare dell’obiettivo nelle miserie profonde della città.”. Lo accompagna nel lavoro un gruppo di giovani professionisti – del suono e delle riprese – Alessandro Zanon,  Ugo Adilardi, Alessandro Ojetti, ai quali è legato da un’amicizia profonda.

Il documentario produce un piccolo terremoto politico e l’On. Gava in persona scende in campo contro il programma…

da qui

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *