Cecilia Resio: «Epitaffio»

125esimo appuntamento con “la cicala del sabato” (*)

Epitaffio

C’era una cosa, quando ero in vita,

che mi spaventava più dell’uomo nero,

degli armadi e dei paragoni.

Era, dopo il rullo dei tamburi, dopo l’orchestra,

l’odore dei leoni.

[da «L’odore dei leoni», libro autopubblicato]

(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, codesta cicala da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono; che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana fra le ultime inviate quella da regalare alla “bottega” e io posto. Perciò ci rivediamo qui fra 7 giorni. [db]

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

15 commenti

  • Cielo femmina, bellissimo.
    Che abisso se tu avessi scelto cielo donna! Ti devo ringrziare delle tue ciglia color di radici.
    La Capitaneriadel porto di Stromboli: per la sua appuntita sensibilità, tra le diciassette, faremo attraccare solo barconi di immigrati o meglio giovani Cubani pieni di strumenti musicali molto più peccaminosi di un sigaro.
    P.S.: Le rimandermo i tedeschi se appena appena la vedremo bisognosa di ridedere di lei.

  • quando succhiavi il ghiacciolo all’amarena per farlo diventare bianco e poi mangiavi il ghiaccio e ti chiedevi perché avevi fatto questa cosa

    Immagine che potrebbe tranquillamente abitare il capolavoro di C’era una volta in America (non riporto l’autore, mi spiace)
    Io poi , dopo la domanda, ricordo che mangiavo il ghiaccio, stoicamente . Lo mangiavo per un obbligo, ma molto più intimistico rispetto al dover finire le verdure.
    Il tuo bagno a mezzanotte mi ha ricordato il tuo amato Calvino nell’avventura di una nuotatrice mi pare.
    E mi ha fatto schifare del cinico squalo pur senza denti, che alcuni dei miei pensieri e dei miei comportamenti rispecchiano.
    Quanto alla cattiveria: non essere troppo autocritica, sei guerriera e detestatrice di.. ma per esempio tedeschi.
    Leggerò il tuo romanzo se non l’hai abbandonato.

  • La libertá è forse la parola più impensabile, carcerata.
    Ai tuoi sacrifici sommerei le tue stranezze, di pari preziositá, e soprattutto la tua lontananza , quasi abissale , da un mondo che per ben altri versi ti imprigiona.
    Ma ascoltando Gaber ( non insegniamo ai bambini). Secondo me.
    Scomoda infinita madre, secondo me.
    Traslochi? Poco male, non ti si dimenticherá mai.

    Un pesce imbecille . Un imbecille a forma di pesce

  • Vademecum
    Insistete come pesci imbecilli sulla vostra vulnerabilità.
    Siate condottieri , con le stelle delle vostre stelle apuntate sul petto, delle notti passate in bianco.
    Nel vostro aver cercato un qualsiasi torto per aver ragione . E ditelo fieri di umana pazzia perchè infine non credete più in Dio.
    Ditelo chiaro che il vostro potrebbe essere il solo, l’unico pensiero, genitori.
    E ditelo ancora meglio con linguaggio scientifico, parlate della amniocentesi.
    Ridete forte come il Superuomo di Nieztsche, e ridendo piangete su una terra palla sospesa persa nel vuoto, senza più alcun Diodell’astronomia
    Dopo tanta paura dei punti di domanda, offrite illuminazione con droghe e alcol che da sempre sono una buona e assai ostinata riserva; da non abusarne vergognosamente.
    Passate finalmente ora al corpo e ai suoi sensi, all’inedeguatezza , l’unica adeguata, per superare , e bene, questo schema. Mostrate al mondo quanto è poderso, assordante il vostro shhhhhh. Stretti stretti.
    Saper stare al mondo con gli occhi è una mission possible.

  • Avrei scritto anzichè il buio, la luce fredda di chi è ammalato di una fede formale, a forma di Raztinger.
    Evviva! L’avrei scritto uguale uguale.
    Ormai il sogno, l’aspirazione, il desiderare, l’amare in un altro modo così assoluto, è un amore che questo schema non potrà mai contemplare. E’ perduto per sempre questo sì, con la ragione.
    Evviva quindi, evvviva.

  • Ricordo oggi forse come forse la più grande gioia della mia vita, il periodo in cui mi interrogai senza scampo sul dolore.
    Fatico, ma ricordo ancora nitidamente, l’avvicinarmi filosoficamente e teologicamente alla domanda di tutte le domande.
    La rosa e le sue spine.
    Non c’era alcun bisogno di dolore, lo ero con amore, come non c’era alcun bisogno di mangiare, una perdita di tempo.
    Quanto tempo avrò perso?
    E’ nitido il non lo so 🙂

  • Non credo , in realtà ne sono ormai certo – ma nutro una cieca speranza nel non avere certezze – che smetterò mai di fumare.
    Mi piace troppo Contratto per Karelias di Vinicio Capossela.
    Per farmi Ragionare – io che sono vinto anche da un raffreddore coraggioso – vorrei su tutti i pacchetti del mondo, queste parole.
    Grazie
    Di questo giorno mi ricordo la cucina. Le mie mani che sollevavano la gonna e l’acqua che cadeva sul pavimento. Era tantissima. Non avevo considerato di poterne contenere così tanta. Ho provato un senso vertiginoso di estraneità a quel mondo, il mondo che pensavo di conoscere. E là, davanti a una credenza e a un calendario, improvvisamente non ero pronta.
    Poi ricordo il mio uomo che cercava di essere tranquillo e il traffico di Milano. Il cielo dal parabrezza correva velocissimo, eppure andavamo piano, piano, pianissimo.
    Ogni tanto arrivavano le contrazioni e respiravo come mi avevano insegnato, ma non avevo considerato di poter fare quel rumore. Pensavo alla mia bambina a secco, così pensavo.
    E poi, in seguito, la sedia a rotelle – perché? io posso camminare! – E tutto quell’affannarsi intorno alla mia persona che ne conteneva un’altra, più piccola.
    Venti ore di travaglio, io che alla fine dico cose dettate dal Demonio dei Parti Difficili, io che insulto tutti i dottori che si danno il cambio, le ostetriche e anche il grande orologio marca Bino. Il mio uomo che mi tiene la mano, io che non la voglio la mano, non voglio più nulla, non voglio nemmeno partorire. Blocco le contrazioni, cosa che è finita in un manuale di studio poiché pare sia impossibile arrivare a questo, eppure ero furiosa, furibonda, maledetta, sudata, ragno, tartaruga, sangue, grida, flebo, bisturi e nero.
    Nero.
    Sipario.
    Non l’ho vista nascere, mia figlia, mi hanno fatto un cesareo di urgenza, avevo chiesto l’epidurale, ma era notte fonda, fonda notte e non c’era l’anestesista in quel momento e poi era troppo tardi, troppo tardi.
    All’alba mi sono svegliata, era il 21 ottobre.
    Avevo le braccia bucate e sentivo male dappertutto.
    Poi mi hanno portato Sofia.
    E lì, in quel momento, con il latte che cominciava a risalire la corrente, come un salmone immacolato, ho provato un’emozione grandissima.
    Ogni anno ci provo, ma non riesco a descriverla.

    Un amore vasto, un prodigio, una pazzia, la Natura che si mostra, una dichiarazione di umanità, un essere dell’universo piovuto sul mio grembo.

    E allora, ogni volta che domani sarà il 21 ottobre, io racconterò di quella notte, di quella notte dove io sono nata un’altra volta.

  • https://www.youtube.com/watch?v=B0Ys_J4LhUk
    minuto 2:08- 2:09
    Hai voglia di tavole fredde dell’obitorio 🙂
    Stai bene guerriera
    Addio per sempre, ho un treno che mi aspetta.
    Grazie anche all’autore che riporto: Woody Allen.
    Addio

  • Quando mi interrogai sul dolore ero un adolescente d’oro. Di Francesca diddio.
    Un Werther , a modo mio, un puer aeternus che non capiva i film e i libri osannati per la forza del pugno in pancia. Che bisogno c’era.
    Odiavo forte e piano e forte e piano mio padre e amavo mia madre senza alcun complesso, con buona pace di Freud, sconosciuto come la musica di Rino Gaetano che nasceva a indovinarmi.
    Trascorsero gli anni e levai al dolore le sciarpe che occultavano il freddoloso male.
    Fui depresso un giorno solo , che sarebbe bastato un solo euro per il male . Il male degli uomini.
    Se ti vuoi aiutare. se mi vuoi aiutare, parla dell’indifferenza e del suo perchè.
    https://www.youtube.com/watch?v=NR07RuvmF6k

  • Leggerezza
    Livorno, lo dico da juventino, con Allegri fino all’anno scorso vicino, ho imparato è temperamento! 🙂
    Molte cose scocciano ai Livornesi, ma niente come una mancanza del senso dell’umorismo!….anche se lo capiscano solo loro…..

    Si tolgon il capotto e son pronti a fare a pugni se parli di bellezza del giuoco del calcio.

    Nulla e nessuno mi convinceranno che Montale non pensasse al riso quando lo elesse un topo d’avorio.

    Nulla e nessuno mi convincerà che Gesù bestemmiò il fico a crepapelle.

    Ci si chiede cosa rimane dell’amore a 60 anni … Ci si chieda cosa portò all’amore, serio serio .

    Bellissima Livorno

  • La fine di ogni attacco d’ infinito
    E’ inscenare un amore platonico bussare alla porta d’un amore perduto.
    Resterei Tutta una vita

  • Tu, non lo sa neanche Iddio se hai prima respirato o baciato; nella tua Nascita miracolosa.
    Il caldo il freddo, l’insonnia , la testa rotolante dipendono tutti dalla tua sacra sensibilità.
    Che tu vuoi donare a tutti e per tutti e tutte. Questo è Importante.
    Un bacio, ciao

  • Fame ed ebbrezza
    La brutta, appunti per una poesia, una giostrina di parole

    Non mangio mai quando sono in servizio
    l’ebbrezza mi annienta la fame
    patatine eccesso di sale l’unica salvezza
    però arachidi ricche di magnesio
    Apollo quando bevo per felicità
    si va a finire sempre a Dioniso?
    Come cacchio fa Guccini a dire sempre bene del vino?
    non voglio dventare grasso
    per me la stampella che può creparmi sotto i piedi l’unico abisso
    medicina di ultima salute, uccidermi
    per lui una carta da briscola da mettere sotto il tavolo per non farlo traballare
    il vino del suo spirito
    il mio spirito è Vasco rossi che la canzone che gli piace di più è l’avvelenata
    l’ecccesso,
    incapace di stare al mondo
    così pacato spaccato nel dare aiuto
    sempre divertente
    così incapace così nauseato di provare ad ascoltare tutti gli strumenti
    Ho scongelato il pane che l’Apollo tanto ha cercato
    tutto farina integrale con lievito madre
    tanto diverso dalle patatine
    Una volta era il ghiaccio bianco del ghiacciolo
    Ora è la stampella per me solo me medesimo
    del fatto che ho imparato a non uscire più, a rendermi così triste
    di abisso , di fogna
    parlare come un maiale con le perle nel colon putrefazione
    Apollo e Dioniso troveranno mai pace. Non è una domanda

  • Subito la bella

    La più bella barista mai vista
    a poco importa quella sera
    si scalda e non pensa più ai vicini
    quando mette musica altissima
    volgare e commerciale
    come la voglia di ballare.
    Non sa niente dei fiori
    che muovon come un burattinaio
    tutte le sue gesta,
    con quei due amiconi al bancone che tanto si amano e odiano e ridono
    come marinai
    tanto da arrrivare così lontano
    fino a far spegner la tv ai vicini.
    Non sa niente di Io Tu e le rose
    e sempre s’innamora di quello più carino:)
    Yeahhh:):(((((( ahahahah

  • Poesia per le sardine

    Pesci azzurri solo in mare
    giovani
    lettori indefessi di Cecilia Resio
    affaticati dal fascismo
    che riducete in violenza e violentate la storia e i professori
    tutti in piedi
    come sardine al vostro fianco
    sorretti
    Trap rap rock
    sono allibito , prepotentemente, di come cantate i Beatleas!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *