Cerchiamo di fermare il boia di Stato

Un appello del Comitato Paul Rougeau (*) per bloccare la condanna a morte – fissata per il 7 novembre – di James Dailey

A seguire una noticina di db

URGENTE! AIUTIAMO DALE A FERMARE UN’ALTRA ESECUZIONE IN FLORIDA!

Il nostro amico floridiano Dale Recinella, impegnato per sventare l’esecuzione capitale di James Dailey, della cui innocenza è assolutamente sicuro, chiede ad ognuno di noi di collaborare con lui scrivendo una semplice lettera, da affrancare con 2,40 euro, al governatore cattolico Ron DeSantis.

Il 25 settembre Ron DeSantis ha firmato il terzo mandato di esecuzione da quando è diventato governatore della Florida: il 7 novembre prossimo, se nulla interverrà a interrompere la procedura, sarà infatti messo a morte il 73-enne James Dailey, accusato di un omicidio che ebbe luogo nel 1985. Dailey è cattolico, e ha chiesto al nostro amico Dale Recinella di assisterlo spiritualmente.

Ricordiamo che quest’anno Dale ha già assistito il pluriomicida Gary Ray Bowles, accompagnandolo fino all’esecuzione avvenuta il 22 agosto scorso. Fu un evento molto triste e Dale ci inviò subito dopo un messaggio di affettuosa partecipazione ( Vedi n. 262). Questa volta però sarà molto peggio perché – come hanno dimostrato gli avvocati difensori di Dailey – il condannato è totalmente innocente dell’orrendo crimine attribuitogli.

Nel maggio del 1985 la polizia rinvenne il corpo nudo della 14-enne Shelly Boggio che galleggiava nelle acque di un canale in una zona di pesca. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, Shelly e la sua sorella gemella facevano l’autostop e ricevettero un passaggio da Dailey e da un suo amico, Jack Percey.

L’accusa sostiene che la sorella di Shelly andò a casa dopo essersi fermata a bere con i due uomini, mentre Shelly fu poi da loro portata in un’area di pesca, dove il suo corpo fu successivamente ritrovato, con segni di pugnalate e tracce di stupro.

Percey, ora 64enne, fu condannato all’ergastolo per l’omicidio, mentre Dailey fu condannato a morte.

Il giudice al processo dichiarò che la vittima era stata “pugnalata brutalmente mentre lottava con tutte le sue forze per salvarsi” e che fu trascinata nel canale e tenuta sott’acqua fino a farla affogare. La sua biancheria intima fu trovata sulla riva vicino a macchie di sangue.

Un crimine atroce, dunque, che suscita orrore. Il problema però è che, secondo quanto dichiarato dalla difesa di Dailey, l’unico responsabile dell’omicidio fu Jack Percey. Dale Recinella ci ha scritto una mail e ha allegato il riassunto del caso legale di Dailey, chiedendoci se possibile di aiutarlo a salvare una vita innocente. Riportiamo qui di seguito la traduzione dei due testi:

Traduzione dell’email e dell’allegato che abbiamo ricevuto il 28 settembre da Dale Recinella:

Cari amici,

mi sto preparando ad assistere spiritualmente James Dailey nella casa della morte. Sento però anche il dovere di condividere con voi le informazioni sul suo caso che non sono state divulgate dai media. Allego alla presente una copia del riassunto del caso di James M. Dailey fornita dai suoi avvocati difensori, con il nome del legale disposto a rispondere a qualsiasi domanda vogliate fargli.

Sono certo che il nostro nuovo governatore Ron DeSantis, cattolico, veterano e a favore della vita, non avrebbe firmato il mandato di esecuzione del Sig. Dailey se avesse avuto queste informazioni.[…]

Per favore pregate per James, per sua moglie, i suoi figli e i suoi cari, e per i cari della ragazzina quattordicenne che fu la vittima del crimine. E per tutti gli agenti e il personale che saranno coinvolti in questo omicidio di stato.

Cordiali saluti

Fratello Dale Recinella

Riassunto del caso di James M. Dailey fornito dai suoi avvocati difensori

James Dailey ha trascorso oltre 30 anni nel braccio della morte per un delitto che non ha commesso. La Corte Suprema della Florida deve ancora deliberare sulle sue prove di innocenza. Il Governatore deve intervenire per impedire l’esecuzione di un uomo innocente.

Il caso contro il Sig. Dailey è interamente circostanziale:

  • Nessuna prova fisica ha collegato il Sig. Dailey al delitto. Anche l’accusa ammise, nell’arringa conclusiva, che non c’erano “prove fisiche”, “impronte digitali”, e neppure “capelli o altre fibre”.

  • Nessun testimone collocò il Sig. Dailey sul luogo del delitto.

  • Lo Stato sostenne il caso circostanziale per condannare Dailey, utilizzando testimonianze, inaffidabili e non avvalorate, da parte di spie all’interno del carcere, sebbene vi fossero prove che la polizia aveva istigato i testimoni a farsi avanti mostrando loro articoli di giornale che descrivevano i dettagli del crimine, nel tentativo di indurli a testimoniare, e che agli informatori all’interno del carcere fu garantita una considerevole riduzione della pena che stavano scontando.

  • Gli investigatori si abbassarono fino a usare un noto truffatore pedofilo che aveva in corso un processo per abuso su minore. Il suo caso fu cancellato dall’accusa durante la sua collaborazione ed egli fu liberato senza cauzione per aver testimoniato contro il Sig. Dailey. Questa persona continuò poi a commettere reati sessuali su minorenni.

  • Il pubblico ministero che perseguì il Sig. Dailey al processo, ha successivamente dichiarato di ritenere che la spia all’interno del carcere non aveva fornito una testimonianza veritiera.

  • Lo Stato mancò persino di correggere la sua palesemente falsa testimonianza al processo originale del Sig. Dailey.

  • L’accusa ha rifiutato di concedere un nuovo processo al Sig. Dailey nonostante alla giuria del processo originario non fosse stata rivelata la grande maggioranza di prove sulla sua innocenza.

Le prove fisiche esistenti escludono già il Sig. Dailey dai possibili colpevoli:

  • Gli esperti forensi dell’FBI hanno stabilito che i capelli trovati nella mano della vittima non appartenevano al Sig. Dailey.

Il vero omicida ha ripetutamente confessato di essere l’unico responsabile del crimine.

  • Prima del processo [il coimputato di Dailey] Jack Pearcy non superò il test della macchina della verità e chiese alla polizia di poter vedere un prete.

  • Jack Pearcy confessò, in una deposizione firmata, di aver ucciso la vittima.

  • Mentre era nel carcere di contea in attesa del processo, Jack Pearcy disse, al suo compagno di cella Travis Smith, di essere il coimputato di Dailey, ma che lui “commise il crimine, … che era colpa sua e soltanto sua.”

  • Successivamente, nel carcere Union Correctional Institution, tra il 1992 e il 1996, Pearcy disse al suo compagno di cella Juan Banda che “il Sig. Dailey era innocente del crimine per il quale era stato condannato a morte”. Pearcy dichiarò ancora a Banda la sua colpa e l’innocenza di Dailey in una terza confessione nel carcere Jackson Correctional Institution nel 2007.

  • Il rapporto della polizia del 1985 rivela che Pearcy lasciò la sua casa con la vittima poco prima del crimine e che il Dailey non era con loro; Pearcy poi rientrò a casa da solo. Questo rapporto della polizia fu tenuto illegalmente nascosto agli avvocati difensori di Dailey.

  • Una testimonianza depositata nel giugno 1986 dimostra che il Sig. Pearcy fu visto da solo con la vittima vicino al luogo del delitto, circa all’ora in cui la vittima fu uccisa.

  • Jack Pearcy ha una lunga storia di violenza, in particolare contro le donne. La corte criminale del Kansas ha un dossier che lo riguarda, in cui sono registrati numerosi arresti per atti violenti, minacce terroristiche, stupri e aggressioni. Pearcy era stato anche accusato in un altro caso capitale, un omicidio su commissione nel Missouri.

James Dailey è un cattolico da tutta la vita, nonché un veterano che ha servito con orgoglio il suo Paese per tre missioni in Vietnam e una missione in Korea.

  • Il Sig. Dailey non ha precedenti di comportamento violento contro le donne. Anzi, ci sono molti eventi documentati in cui lui ha difeso giovani donne vulnerabili da atti di violenza, incluso un caso in cui Dailey ricevette undici coltellate e rischiò di morire per essere intervenuto a difendere una giovane donna dal suo fidanzato violento e arrabbiato.

*******

Purtroppo il governatore della Florida, pur avendo nel suo sito web una pagina dedicata a ricevere email, non tiene conto di questo tipo di comunicazioni e si sa che prende in considerazione solo lettere autografe inviategli per posta.

Occorre quindi che tutti quelli che hanno a cuore questa tristissima situazione si armino di carta e penna e scrivano con la massima urgenza (va bene anche in italiano) una breve lettera al Governatore, citando i seguenti punti:

  • Orrore per la terribile fine della vittima e compassione per i suoi cari (the crime was horrendous and our sympathy goes to the victim’s family).

  • L’innocenza di James Dailey come segnalata dai suoi avvocati e la colpevolezza con la confessione da parte di Jack Pearcy (James Dailey is innocent, only Jack Pearcy committed the crime, as he many times confessed and stated)

  • Nessuna prova fisica lega James Dailey al delitto, egli è anzi un’ottima persona, veterano di guerra del Vietnam e della Corea e più volte intervenuto ad aiutare persone in difficoltà (there is no physical evidence linking James Dailey to the crime. He has always been on the contrary a very good person, a Vietnam and Korea veteran, and he has often defended persons in difficulty)

  • Il governatore è cattolico, anche lui un veterano e a favore della vita, eviti quindi assolutamente la morte di un innocente (we know you are of solid Catholic faith, that you too are a veteran, and that you have a strong pro-life stance: please do not allow an innocent to be put to death! Spare his life and grant him clemency)

Usate le frasi sopra indicate ma esprimetevi il più possibile con parole vostre, firmate la lettera (aggiungendo il vostro nome, cognome e indirizzo per esteso), chiudete in una busta affrancata per gli USA (2,40 Euro) e inviate a:

Office of Governor Ron DeSantis
State of Florida
The Capitol
400 S. Monroe St.
Tallahassee, FL 32399-0001 USA

Chi invia la lettera ci faccia sapere di averlo fatto, con una mail a prougeau@tiscali.it

Grazie per quanto farete, da parte nostra, di Dale, di James e dei suoi cari (la moglie e i due figli).

(*) Riprendiamo questo appello dal bollettino del Comitato Paul Rougeau del quale vi daremo notizia nei prossimi giorni.

UNA NOTICINA di db

care e cari del “Paul Rougeau”

ho pubblicato questo appello e spedirò la lettera. Ciò che scrive Dale Racinella mi sembra convincente. Tranne questa frase che a me pare insensata o peggio: «James Dailey è un cattolico da tutta la vita, nonché un veterano che ha servito con orgoglio il suo Paese per tre missioni in Vietnam e una missione in Korea».

Essere cattolici non è mai stata una garanzia per evitare comportamenti violenti. E quanto all’essere «veterani di guerra» per me (proprio perchè sono contro la pena di morte) non costuisce motivo di vanto, anzi. Tanto più perchè in Corea e in Vietnam gli Usa portarono avanti due guerre d’aggressione. Più in generale i soldati sono sempre assassini tranne quando si stanno difendendo da un’aggressione.

Ringrazio il Comitato Paul Rougeau – come Amnesty – per il suo costante impegno contro la pena di morte (ovunque e in ogni caso). Continuerò a sottoscrivere e a rilanciare ogni appello contro «il boia di Stato» e a informare, ogni mese, sul prezioso notiziario del “Paul Rougeau”.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • grazie sempre!!! condivido appieno il tuo commento finale: son argomentazioni cretine e petizioni di principio — la pena capitale è antietica sempre, a chiunque e per qualunque “motivazione” inflitta: “gli/le innocenti sono un problema dei/delle forcaioli/-e, non nostro” (claudio giusti); ma forse fan bene a servirsene, fanno larga presa sul popolo statunitense (che deve darsi una scantatona urgente su tutto, ma ha da insegnare a noi un concettino semplice e mirabile: telefona alla/al tu@ sindac@/deputat@/senatrice/senatore ed esigi il rispetto delle promesse elettorali).

  • questione particolarmente scottante: la pdm inflitta a persone minorenni al momento del reato, sport assai in voga specie in USA e iran. l’ultimo caso:

    MAGAI MATIOP NGONG, sudan meridionale, 15 anni al momento dell’omicidio imputatogli (di cui si è sempre proclamato innocente) e della condanna a morte – AI esige commutazione in ergastolo (sembra poca giustizia e poco guadagno: in realtà si guadagna tempo per ulteriori indagini, “finché c’è vita c’è speranza” non è banalità)
    action.amnesty.org.au/act-now/help-free-magai-from-death-row
    http://www.amnesty.it/appelli/pena-di-morte-sudan/ – nell’appello della sezione italiana hanno giustamente usato un nome fittizio (philip), in quello della sez. australiana compare quello vero… vabbè.

    pdm, qualche dato AI (fine 2018): 106 i paesi abolizionisti totali – 690 esecuzioni in tutto il mondo (cina esclusa), –31% rispetto al 2017 – migliaia di esecuzioni in cina, che col cazzo che pubblica statistiche ufficiali

    tutte le campagne AI attive:
    http://www.amnesty.org/en/what-we-do/http://www.amnesty.it/cosa-facciamo/campagne/

  • Giuseppe Lodoli

    D’accordo nel dire peste e corna della pena di morte negli Stati Uniti d’America. Però per fortuna dal 1° marzo 2005, con la sentenza Roper v. Simmons, è stata abolita negli Stati uniti la pena di morte per i minorenni.

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