Che si parli del disarmo!

Alex Zanotelli, l’opuscolo «Nessuno Scrupolo», il sondaggio commissionato da ICAN, l’appello Reaserchers For Peace

“Mai avuto uno scrupolo di coscienza? Non esiste il problema. Se scegli di lavorare in un’azienda della difesa sai dal primo giorno cosa si produce e quale sarà l’utilizzo. Se c’è uno scrupolo di coscienza, non puoi far altro che andare altrove”. Così Fabio Sgarzi, amministratore delegato di RWM, in un’intervista dell’Unione Sarda il 13 gennaio 2018

L’apparente buon senso della frase dell’Ad di RWM è assumere il punto di vista del singolo lavoratore. magari con il cappello in mano. Diventa falsa quando assumiamo il punto di vista collettivo dell’antimilitarismo, contro le guerre e chi le arma. Mutatis mutandis, anche fare il boia è un lavoro come un altro, se uno non ha scrupoli di coscienza, ma se si vieta la pena di morte non esiste il problema, come avverrebbe chiudendo le fabbriche di armi (FM)

Pubblicato l’opuscolo sulla RWM ‘Nessuno Scrupolo’

L’antimilitarismo non è solo uno dei modi più sinceri e diretti per esprimere solidarietà con chi viene massacrato in Paesi lontani. Lottare contro il comparto bellico-industriale è lottare contro i nostri stessi nemici, contro chi ci sfrutta, chi ci controlla e tenta di decidere delle nostre vite, chi distrugge il territorio in cui viviamo, chi cerca di creare un mondo a misura dei ricchi e dei potenti. Non stiamo parlando solo di remote organizzazioni internazionali, ma di aziende, basi militari, università, reti, muri, mezzi, persone con cui spesso condividiamo lo stesso territorio.

Provare a ostacolare la fabbricazione di ordigni non è impossibile. Secondo noi l’angolo di attacco più efficace è quello del profitto, nel senso di rendere la produzione meno agevole e quindi più costosa.

Peraltro agire sull’indotto della fabbrica permette ad ognuno di scegliere il tipo di intervento che più gli è congeniale. L’azione diretta in tanti o in pochi, di giorno o di notte, costituisce sempre e comunque un piccolo passo verso la liberazione dall’industria di guerra.

I nostri nemici, siano essi una fabbrica di morte o le ditte con essa complici, hanno sedi fatte di reti e cemento, possiedono veicoli e macchinari, impiegano decine di persone e vorrebbero salvaguardare un’immagine pubblica il più possibile edulcorata dagli orrori di cui sono responsabili.

Attaccarli è possibile, in molti modi, tanti quanti la fantasia di ognuno può immaginare.

Scarica l’opuscolo Nessuno Scrupolo, a cura di compagne e compagni di Cagliari.

da qui

La maggioranza degli italiani è contro le armi nucleari e vorrebbe aderire al Trattato ONU di messa al bando

La maggioranza degli italiani vuole un mondo senza armi nucleari, a partire dal nostro Paese. Ben il 72% dei cittadini si è detto favorevole all’adesione al Trattato ONU di proibizione delle armi nucleari mentre il 65% ritiene che si dovrebbero eliminare dal nostro territorio le testate nucleari statunitensi attualmente presenti nelle badi di Ghedi ed Aviano. Per il 78% alle istituzioni finanziarie italiane dovrebbe essere impedito di investire in società coinvolte nella produzione delle armi nucleari e per un significativo 59% i cacciabombardieri attualmente in acquisizione (i famosi F-35) non dovrebbero essere dotati della “doppia capacità” anche nucleare.

Una presa di posizione netta è dimostrata dai risultati dei sondaggi condotti da YouGov e commissionati dalla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) e dai suoi partner europei, in cui si è reso evidente uno schiacciante rifiuto delle armi nucleari. Il sondaggio di opinione è stato condotto nei quattro Paesi dell’UE che ospitano armi nucleari statunitensi: Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia. In ciascuno di essi la grande maggioranza delle persone intervistate (dal 56% al 70%, a secondo dei casi) si è detta favorevole alla rimozione delle testate nucleari dal proprio territorio e d’accordo (dal 66% al 72%!) con l’ipotesi che il proprio Stato firmi il Trattato che le vieta completamente.

“Nel complesso i risultati del sondaggio mostrano un chiaro rifiuto delle armi nucleari da parte di quegli Europei che vivono più vicini alle armi nucleari statunitensi e che potrebbero dunque essere bersaglio di un attacco nucleare o a rischio di un incidente in quanto in prima linea nel rischio nucleare” dichiara Beatrice Fihn, Direttrice esecutiva di ICAN (colei che ha ricevuto il Nobel 2017 a nome della Campagna). “Ciò è particolarmente evidente in Italia dove il forte sostegno al Trattato ONU contro le armi nucleari dimostra la consapevolezza che le armi nucleari sono un potenziale disastro umanitario. Ecco perché nel primo Anniversario del Trattato siamo tutti al fianco dei cittadini di questi Paesi per spingere i leader del vertice NATO di Bruxelles della prossima settimana a creare una nuova sicurezza che rifiuti le armi nucleari, in linea con i desideri democratici dei loro elettori”.

Per l’Italia i partner del sondaggio sono stati Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo, promotori in questi ultimi mesi della mobilitazione “Italia ripensaci” che punta a far sì che anche il Governo italiano aderisca al Trattato. “E’ significativo che questi risultati, che confermano quanto già andavamo ipotizzando relativamente al sostegno alle posizioni di disarmo nucleare, siano diffusi alla vigilia del primo Anniversario dell’adozione a New York del testo del Trattato TPNW” commenta Lisa Clark co-presidente dell’International Peace Bureau e responsabile della Rete Disarmo per il disarmo nucleare. Il 7 luglio 2017 la maggioranza dei Paesi del mondo ha deciso infatti di rifiutare, anche con una norma legale, le armi nucleari adottando il Trattato di proibizione delle armi nucleari. “Noi avevamo già questa consapevolezza – continua Lisa Clark – grazie agli incontri che facciamo quotidianamente in tutta Italia. Lo dimostrano ulteriormente le oltre 28.000 cartoline che abbiamo già raccolto, e molte altre stanno arrivando, in sostegno alla nostra mobilitazione ‘Italia, ripensaci’ e che domani consegneremo simbolicamente al Governo a Roma”.

La seconda fase di “Italia, ripensaci”, campagna promossa da Senzatomica e Rete italiana per il Disarmo per spingere anche l’Italia ad aderire al Trattato di messa al bando delle armi nucleari, ha visto infatti la distribuzione su tutto il territorio nazionale di cartoline sottoscritte dai cittadini e mano a mano indirizzate al Presidente del Consiglio per far sì che anche l’Italia si allinei alla volontà di disarmo nucleare espressa dalla maggioranza degli Stati parte delle Nazioni Unite. Una volontà che è anche patrimonio delle città e comuni italiani, che a decine hanno raccolto l’invito della campagna di votare ed approvare Ordini del Giorno a sostegno del Trattato: “Siamo davvero soddisfatti che in così poco tempo diverse decine di Comuni ed Enti Locali italiani abbiano aderito alla nostra richiesta – sottolinea Daniele Santi, presidente di Senzatomica – e abbiano reso evidente (con dibattiti ed eventi che hanno coinvolto la popolazione) quanto sia importante mettere le armi nucleari fuori dalla storia. Li consideriamo in piena continuità con le decine di comuni italiani che negli ultimi anni hanno approvato documenti di sostegno a Senzatomica, anche prima dei negoziati poi celebrati alle Nazioni Unite. Un risultato straordinario reso possibile anche dalla sensibilizzazione operata con la Mostra “Senzatomica”, già ospitata in oltre 70 città e con centinaia di migliaia di visitatori al proprio attivo”.

Le armi nucleari sono le più distruttive, inumane e indiscriminate che siano mai state create. Una singola bomba nucleare potrebbe uccidere milioni di persone e l’uso anche solo di poche decine distruggerebbe il clima globale, causando una carestia diffusa. E’ giunto il momento per i Paesi che ancora possiedono o ospitano armi nucleari di assumersi le proprie responsabilità e agire, adempiendo ai propri obblighi di disarmo nucleare da tempo non rispettati. Tutti gli Stati realmente responsabili dovrebbero proibire le armi nucleari aderendo al Trattato ONU TPNW sulle armi nucleari. Così facendo, non solo ascolterebbero la volontà dei propri cittadini, ma adempirebbero anche ad una responsabilità fondamentale: proteggere le popolazioni da una delle peggiori atrocità, in base ai principi delle norme internazionali sui diritti umani.

“Nei giorni scorsi Rete Disarmo e Senzatomica hanno inviato una formale richiesta di incontro al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro degli Esteri Moavero Milanesi al fine di discutere i possibili passi in vista di una adesione al Trattato di messa al bando delle armi nucleari da parte del nostro Paese, senza purtroppo ricevere ancora risposta. Eppure nella scorsa legislatura oltre 240 parlamentari avevano sottoscritto la richiesta di un dibattito in tal senso e i dati dei sondaggi diffusi oggi sottolineano come una grande fetta dell’elettorato della maggioranza di Governo sarebbe a favore del Trattato. Speriamo che questo evidente consenso convinca il Governo a risponderci e ad incontrarci, dando riscontro alle nostre richieste: è ormai chiaro come i cittadini italiani siano dalla nostra parte nel chiedere passi concreti verso un mondo libero dalle armi nucleari, a partire dall’Italia” commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo

https://www.disarmo.org/ican/a/45546.html

Si grida contro i migranti e intanto si finanziano le armi: 800 scienziati si ribellano – Corrado Fontana

Soldi pubblici dei contribuenti europei? Per la ricerca e sviluppo sulle armi ci sono. E tanti: mezzo miliardo di euro subito, approvato ieri dal voto del Parlamento di Strasburgo in seduta plenaria. Denaro destinato all’EDIDP (European Defence Industrial Development Programme) per il biennio 2019-2020 che finirà in gran parte all’industria bellica (tra cui l’italiana Leonardo, ex Finmeccanica). E che si sommerà entro il 2027 ai 13 miliardi (!) del Fondo europeo per la difesa (EDF), 8,9 dei quali per lo sviluppo di capacità e 4,1 per la ricerca.

E allora 800 ricercatori e scienziati hanno deciso di ribellarsi a queste politiche, e hanno sottoscritto la petizione Reaserchers For Peace.

Una campagna internazionale lanciata proprio alla vigilia dei colloqui del Consiglio europeo di pochi giorni fa. Quando il baccano mediatico contro i migranti nascondeva, provvidenzialmente, un comune accordo sull’aumento degli investimenti per la guerra.

l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini By EU2017EE Estonian Presidency [CC BY 2.0], via Wikimedia CommonsPartiti in 700 all’alba della sottoscrizione, i “Ricercatori per la pace” sono già più di 800. Sono gli stessi che da anni denunciano lo squilibrio tra gli investimenti virtuosi (per la tutela ambientale e contro i cambiamenti climatici, per ridurre le disuguaglianze) e quelli militari. E che oggi aderiscono alla petizione promossa in Italia da organizzazioni come Rete Disarmo e, a livello internazionale, dalla rete ENAAT (European Network Against Arms Trade).

300 milioni “rubati” allo sviluppo civile

ENAAT denuncia innanzitutto la gravità dell’orientamento “bellicista”del Vecchio Continente. «A seconda del livello di cofinanziamento degli Stati membri, l’industria degli armamenti beneficerà di fondi straordinari. Tra i 23 e i 60 miliardi di euro di nuove sovvenzioni per la ricerca e lo sviluppo militare nel decennio 2017-2027. Il trattamento più favorevole mai concesso in base a Regimi di finanziamento dell’Ue (art.11)» ricordano gli attivisti dell’organizzazione.

Ma non solo. Perché «nonostante il Parlamento richieda che il 100% del bilancio EDIDP debba essere costituito da denaro fresco – scrive ENAAT -, il 60% (300 milioni di euro) di esso sarà deviato da programmi civili esistenti».

In particolare:

116,1 milioni di euro verranno sottratti all’assistenza agli investimenti infrastrutturali (telecomunicazioni, trasporti…) chiamata Meccanismo per collegare l’Europa.

104,1 milioni saranno portati via dal progetto i geolocalizzazione Galileo.

63,9 milioni da ITER,

12 da Copernico,

3,9 da Egnos.

Addirittura 200 milioni di euro verranno da fondi non assegnati. Denaro che quindi avrebbe potuto essere utilizzato per altri progetti utili, di natura civile e sociale.

Scelte meramente politiche guidano insomma l’allocazione di questi soldi. E l’ulteriore preoccupazione riguarda allora il futuro del bilancio totale dell’Unione europea. Stante questo travaso verso la Difesa, e considerati l’impatto della Brexit e le pretese crescenti di molti Stati per avere più contributi, si manterrà sui livelli precedenti?

Armi autonome. Siamo sicuri?

C’è poi un altro tema delicato che riguarda quali tecnologie militari la Ue stia sovvenzionando. Il programma EDIDP finanzia infatti anche lo sviluppo di sistemi d’arma senza equipaggio o completamente autonomi. «Ciò – specifica Rete Disarmo – aprirà la strada ai droni armati europei e probabilmente ai cosiddetti killer robots, che potrebbero poi essere utilizzati e venduti al di fuori dell’Europa in base agli interessi nazionali dei singoli Stati membri».

Uno sviluppo tecnologico, quello dell’automazione a fini militari, che evolverà presto e rapidamente verso l’intelligenza artificiale. Il che pone diversi interrogativi. In primis quello sulla reale possibilità di controllare la diffusione di certi sistemi al di fuori dell’ambito strettamente militare (si pensi solo alla criminalità organizzata o al terrorismo).

Si tratta inoltre di armi che pongono pesanti incertezze sulleresponsabilità del loro utilizzo. Per attacchi effettuati da velivoli senza pilota americani tra il 2009 e il 2016, le organizzazioni indipendenti hanno stimato un minimo di quasi 400 vittime civili in Pakistan, Somalia e Yemen (il governo ne ha ammesse meno di 120). Questi numeri, contenuti in un rapporto (Out of the shadows) pubblicato nel 2017 dalla Columbia Law School Human Rights Clinic e Sana’a Center for Strategic Studies, mettono drammaticamente al centro i temi della trasparenza e delle regole…

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Never Again – Mai più – Alex Zanotelli

Gli Usa da soli, investiranno nei prossimi decenni mille miliardi di dollari per modernizzare le proprie armi atomiche. Queste armi atomiche (“illegali, immorali e illogiche”, secondo papa Francesco) stanno portando il mondo sull’orlo del baratro di una guerra nucleare. Ma non meno grave è la corsa alle armi convenzionali sempre più sofisticate che portano a sempre nuove e spaventose guerre dalla Siria all’Afghanistan, dallo Yemen all’Ucraina, dalla Somalia al Congo, dal Sud Sudan al Mali, dal Centrafrica alla Libia, dal Sudan alla Nigeria. È l’Africa oggi il continente più infestato da guerre e questo proprio per la sua ricchezza soprattutto mineraria. La conseguenza di queste guerre sono i rifugiati che arrivano sulle nostre spiagge chiedendo asilo e che noi respingiamo.

L’Europa, la patria dei diritti umani, ha infatti dato sei miliardi a Erdogan per bloccare in Turchia chi fugge dalla Siria o dall’Afghanistan e ha spinto l’Italia a fare un accordo con l’uomo forte di Tripoli, El Serraj, per bloccare nell’inferno libico un milione di rifugiati, torturati e stuprati. L’Europa ha già sulla coscienza oltre 50.000 migranti sepolti nel Mediterraneo. Ora il portavoce del nuovo governo, il ministro degli Interni Matteo Salvini, urla: «Basta Ong  nel Mediterraneo per salvare i naufraghi», e nessun «vice-scafista deve attraccare nei porti italiani». Salvini vuole espellere dall’Italia 500.000 migranti «non regolari». È il trionfo del razzismo, della xenofobia non solo in Italia, ma anche in Polonia, in Ungheria, in Croazia, in Austria. E non solo a parole, ma con muri,  filo spinato e barriere metalliche con lama di rasoio. Il vecchio continente ha perso la sua umanità! I nostri nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti.

È la nostra Shoah! Il tutto nell’indifferenza e nel silenzio di noi “anziani e responsabili”. La mia generazione, quella nata dalla II Guerra Mondiale  e vissuta fino a  oggi, sarà tra le generazioni più maledette della storia umana, perché nessuna altra generazione ha talmente violentato il Pianeta Terra come l’abbiamo fatto noi.

Vi consegniamo un mondo malato, ora tocca a voi giovani! Tocca a voi, giovani, gridare , urlare, protestare contro un sistema economico-finanziario che impoverisce e affama così tante persone e che violenta il Pianeta Terra, contro la follia degli enormi investimenti in armi che portano a sempre nuove guerre, contro questa onda xenofoba e razzista che mina l’Europa e il nostro paese. Noi anziani e corrotti abbiamo fatto questo disastro. Ora tocca a voi giovani! “Per favore, decidetevi, prima che gridino le pietre!”.

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LE IMMAGINI: la foto è ripresa da Comune-info, le vignette sono di Vincenzo Apicella, Energu e Mauro Biani.

Redazione
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2 commenti

  • E’ di oggi la notizia che in Yemen un attacco saudita ha causato la morte di circa 30 bambini e altri civili. Domani probabilmente Avvenire dedicherà molto spazio al titolo sulla strage, forse l’ apertura di prima pagina, e spero lo faccia anche il manifesto.

    Non credo che oltre a questi due quotidiani ci sarà nell’ immediato qualche altra reazione all’ ennesima strage di innocenti.

    E’ incredibile anche come nessuno in due mesi di governo Conte abbia mai chiesto a esponenti della maggioranza la loro opinione sulla vendita di armi italiane all’ Arabia saudita, e il giornalista Dino Giarrusso de Le Iene, oggi testimonial del M5S, e candidato non eletto alle passate elezioni, non tornerà sul tema delle bombe prodotte dalla Rwm Italia di Domusnovas, eppure aveva fatto due servizi tempo fa dal titolo “L’ Italia ha le mani sporche di sangue”.

    C’ omertà verso il voltafaccia del Movimento 5 Stelle sulle guerre e gli armamenti ?

    “Omertà” è un giudizio, diciamo che c’è silenzio, e questo nessuno potrà contestarmelo.

    Marco

  • http://www.telecostasmeralda.tv/i…/trasmissioni/tcs-notizie/

    Ecco il servizio di TCS (il secondo dall’inizio del TG) sul sit-in di qualche giorno fa al porto di Cagliari e poi davanti alla Rinascente: contro i blocco dei porti, contro i lager libici, contro la fabbrica di bombe della RWM a Domusnovas. L’iniziativa è promossa da Antonello Repetto, storico militante di Pax Cristi, con le adesioni di Sardegna Pulita e Cagliari Social Forum. Tra gli intervistati Ennio Cabiddu e Angelo Cremone, che riferiscono anche dell’iniziativa contro la RWM tenuta a Roma davanti a Montecitorio.

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