Chi ci odia e ci uccide ogni giorno. Se noi…

non organizziamo il contrattacco SUBITO siamo perduti (e con noi il pianeta)

db fa alcune considerazioni forse controcorrente

ODIO FRA LE CLASSI

Leggo nell’articolo 415 del Codice penale: «Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni».

Se davvero questo articolo si applicasse a chi comanda (e non a chi sta sotto) il 90 per cento – forse più – delle leggi, dell’informazione e della pubblicità dovrebbe essere sotto processo perchè istiga a disprezzare e odiare chi è povero.

MENZOGNE E VIRUS

La prima vecchia-nuova bugia ai tempi del virus è che «siamo tutti nella stessa barca»; e a sinistra c’è chi («il manifesto» in prima pagina) si è così rincoglionito da trovare coraggioso il papa che lo dice.

La seconda grande menzogna è «nulla sarà più come prima». Basta scrutare le decisioni dei potenti – e purtroppo anche di certi sudditi – per capire che tutto resterà identico. Un solo esempio: mentre i governanti italiani cercano disperatamente soldi (spiccioli per la salute, tutto il resto per l’economia cioè l’econo-loro) hanno comunque trovato il modo di finanziare nuove spese militari.

Terza vecchissima o nuovissima bugia è che siamo tutti colpevoli («gli stili di vita» per esempio) e dunque tutti innocenti. Chi butta un sacchetto di plastica in mare è un idiota e se lo fanno milioni di persone è un gran casino: ma gli assassini di massa – di umani e del pianeta – sono i petrolieri, le industrie e le guerre. Molti anni fa quel giornalaccio che i benpensanti italiani sedicenti di sinistra amano («Repubblica», un bel nome fuori luogo) fece un decalogo dove considerava sullo stesso piano della “mala educazione ecologica” andare in autobus con la canottiera e gettare veleni nei fiumi: malafede o stupidità abissale?

Quarta balla colossale è che il corona virus ci ha preso alla sprovvista. Gli assassini al potere – cioè l’1 per cento dell’umanità – hanno avvelenato il pianeta e poi si sorprendono se stiamo tutte/i un po’ peggio. Gli assassini al potere in Italia (*) hanno quasi del tutto distrutto la sanità pubblica e poi si meravigliano se c’è difficoltà a curare il 99 per cento di chi si ammala.

UNA TRAPPOLA PER NOI

«Trappola per topi» (bel titolo eh, parlando di umani) è una commedia di Agatha Christie che va in scena ininterrottamente dal 25 novembre 1952 – record mondiale – al New Ambassadors Theatre di Londra. Io sono appena più vecchio (ottobre 1948) e da quando ho l’età della ragione sento recitare la stessa commedia ogni giorno: il capitalismo che si finge democrazia, trappola per esseri umani e per la Terra che abitiamo.

Con il passare degli anni il testo si è fatto più splatter: adesso il neoliberismo (ovvero il capitalismo con un golf nuovo) uccide apertamente ovunque, senza fingere; anche in quell’Occidente che io infatti trovo più giusto chiamare Uccidente. Questo mi pare il primo messaggio – l’evidenza per chi non è scemo – del corona virus. Non ce ne frega un cazzo in quanti morirete (e mannaggia se in mezzo finisce qualcuno dei nostri) purchè si salvi l’economia, cioè noi che comandiamo. Idem per l’allarme clima. Da anni perfino gli scienziati più osannati spiegano che se non si inverte subito la rotta restano pochi decenni agli umani di certo e forse anche alla Terra; i padroni del mondo si fanno i loro conti poi continuano come prima o peggio: non gliene strafrega un cazzo neppure dei loro figli o nipoti.

Padroni. Criminali. E psicopatici, visto che così è definito chi soffre di un «disturbo mentale caratterizzato da comportamento antisociale, deficit di empatia e di rimorso, emozioni nascoste, egocentrismo e inganno».

AMA CHI TI AMA

Giovanna Marini anni fa riprese una vecchia canzone che nel ritornello dice: «Ama chi ti ama / non amare chi ti vuol male /specialmente il caporale / e i padroni che sfruttano te». Questo dobbiamo tornare a fare. Non amare i padroni e i tanti «caporali» (gli intermediari travestiti da giornalisti, camici bianchi e intellettuali sono fra i peggiori). Loro ci odiano, fanno il nostro male. Lavorano duramente per distruggere l’umanità. Noi dobbiamo combatterli. Ricordarcelo sempre. E ogni giorno sabotare, inceppare, danneggiare il loro potere: ognuna/o di noi qualcosa può fare ma certo è meglio – mille volte meglio – se ci si organizza. La prima urgenza è questa.

LE CATASTROFI

Questo virus e i modi del suo diffondersi sono strettamente connessi alla crisi ecologica, ne sono figli. Ma la catastrofe sanitaria è anche intrecciata al crescere delle guerre, con le spese militari ormai così alte da impedire di affrontare ogni altra questione e con le armi in azione che aggravano ogni tragedia.

La necessità di combattere il virus può logicamente imporre limitazioni pesanti che potremmo affrontare con relativa tranquillità se… non vivessimo in democrazie sempre più tali solo per il nome (**). Come fidarsi di chi vuole controllarci e ingabbiarci ancora di più se viviamo all’epoca dello smantellamento dei diritti, così duramente conquistati, in gran parte del mondo? Con la riduzione di molti lavoratori e lavoratrici in nuove (o vecchie) forme di schiavitù; con la violenta offensiva del patriarcato e delle grandi religioni contro le donne… dovremmo dare maggiori poteri a chi comanda? Qualcuno dirà “ma la Germania di oggi non è la Turchia di Erdogan”; vero ma il boia Erdogan può ammazzare in libertà solo perchè la Germania (e l’Europa) gli danno armi e soldi. La differenza c’è ma è così sottile che quasi non la si vede più.

Dentro queste catastrofi connesse ce n’è una quinta che richiederebbe lunghe analisi ma forse si può racchiuderla in 6 parole: «troppe persone stanno smettendo di ragionare».

QUANDO ABBIAMO SMESSO?

Incontro spesso umani simili a me eppure zombies quanto a capacità mentali. Mi torna in mente il titolo di un libro di Irshad Manji, «Quando abbiamo smesso di pensare». L’autrice parlava di donne nell’Islam. Io invece mi riferisco a tutte/i coloro che qui – in Occidente ma anche nel resto del pianeta – hanno del tutto smesso di ragionare. Quando è cominciato? Quando abbiamo smesso di guardare persino la nostra realtà più vicina e trarne conclusioni? Quando abbiamo smesso di conservare memoria di un’esperienza importante per poi sommarla o paragonarla a un’altra? Da quanto tempo la maggior parte di noi è infastidita (o spaventata? O proprio non capisce?) nel sentire quelle poche teste pensanti che informano e ragionano sulle tragedie in arrivo? Se io – nel mio piccolo, per carità – dico in giro “organizziamoci, ne va della nostra pelle e addirittura del pianeta” spesso mi sento rispondere (o intuisco che questo è il pensiero) “non fare l’estremista”. C’è un problema enorme però: io non sono estremista – non più del solito – ma è la situazione a essere diventata sempre più estrema. Il corona virus è un altro segno. Ci “berremo” anche questo come tutti gli altri veleni?

DI FUTURI CE N’E’ TANTI

Non ho l’autorità o la saggezza di indicare tattiche e strategie. Come molte/i – padroni di niente e servi di nessuno – sogno e spero che ci riorganizzeremo per rovesciare tutto. Nel mio piccolo (sono un vecchiettino ormai) darò una mano. Con tutti i dubbi di chi immagina quanto sarà dura e sanguinosa la manovra per invertire la rotta. Però non si può convivere con il capitalismo. Dobbiamo uscire dalla preistoria umana proprio come scrisse il vecchio, giovane Karl. “Socialismo o barbarie”: aveva visto bene oltre 100 fa la vecchia giovane Rosa.

Oggi non sono più sicuro – lo confesso – che ce la faremo…

Però di una cosa resto certo. Non c’è un solo domani già scritto. Il futuro dipende sempre – almeno in parte – da ciò che noi faremo. Amiamo chi ci ama, non il padrone o il caporale. Lottiamo senza tregua contro chi ci uccide ogni giorno.

Vi saluto come fanno le compagne e i compagni nel Chiapas resistente: abrazos y rebeldia.

(*) Quando dico «assassini al potere» intendo le destre e le ex sinistre a pari demerito. In particolare sulla sanità pubblica in Italia le politiche sono state pressochè identiche. Qualcuno obietterà: “ma in Lombardia si sono rubati i soldi”. Vero; invece in Toscana hanno fatto le stesse scelte di politica sanitaria ma senza (o perlomeno nessuno se n’è accorto) lucro illecito. Il risultato ai fini della salute pubblica e delle stragi in corso sono quasi identici.

(**) C’erano una volta alcune tribù – riformisti, keynesisti, socialdemocratici i nomi più conosciuti – che credevano a un cambiamento dall’interno del capitalismo. Ai più giovani ricordo che si sono estinti intorno al 1975, nel silenzio generale: niente necrologi, funerali, tantomeno autopsie. Si sospetta che migliaia, forse milioni di loro siano stati “sepolti” direttamente nelle centrali nucleari, anche a fini simbolici. Mi si obietterà che alcuni sopravvissuti ancora esistono e talvolta vengono esibiti (un po’ come i Panda) in pubblico: sì ma sono meno – e contano ancor meno – degli Yanomami nella foresta amazzonica.

LE DUE VIGNETTE sono di Vincenzo Apicella; ricordo così questo bravo artista e generoso compagno morto nell’ottobre 2018.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

9 commenti

  • Bravo Daniele, ci voleva. Basta con luoghi comuni e piaggerie.
    Inoltre, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome. Perché, in questa fase storica, si inquinano anche le parole. Ad esempio, mi faceva notare un amico, è stata liberalizzata la frase : “Distanza sociale” e pare che nessuno si accorga che il significato delle due parole costituisce una palese violazione della Costituzione perché lede i diritti dell’uomo e del cittadino. Per contenere il diffondersi del virus è necessaria, forse, la distanza fisica, non sicuramente quella sociale

  • Forse ciò che vado a scrivere, Daniele, ti suonerà banale rispetto alla tua profonda disamina. Quando abbiamo smesso? Quando abbiamo smesso di salutarci tra vicini di casa, quando usiamo una chat per restare in contatto con l’esterno, quando abbiamo pensato che la parola team sia migliore di cooperare, quando abbiamo pensato che la carta di credito sia uno status, quando abbiamo pensato di non aver più bisogno d’intellettuali perché abbiamo una vetrina e possiamo esserlo tutti.

  • Michele Licheri

    Daniele buonasera. Pane al pane, vino al vino. O no!? Già, perché le parole non sono orpelli o meri esercizi demagogici: sono scienza, scienza della comunicazione prodotta per attuare il dominio delle masse così da incrementare la pronitudine. E se la massa prona invece che individuare nel capitalista, nel lobbysta il nemico di classe lo individua nel migrante cosa succede? La miscela del rinkoglionimento è triplicato al cubo. E allora sono così bravi i padroni o siamo stupidi anche noi? La coscienza di classe non è un refolo, una brezza di primavera, è qualcosa di determinante al fine di comporre e schierare le truppe: da una parte i garibaldini dall’altra i savoiardi di Cavour; da una parte gl’internazionalisti dall’altra i fascisti; da una parte i fratelli/kompagni/monaci bio-centrici ( relativi antimilitaristi a bordo compresi!) dall’altra gli antropocentrici deliranti del libero mercato etc. etc. Resistenza, allora; oggi, come ieri. W I PARTIGIANI! W Daniele partigiano.

  • Michele Licheri

    * ERRORE. il dominio è “sulle masse”.* seconda riga. Scusate la disattenzione. M.

  • Roberto Bartoli

    Grazie Daniele. Quando leggo scritti come questo sento risvegliarsi la speranza, e ti assicuro che di questi tempi non è poco. Il futuro dipende da ciò che faremo, penseremo e diremo domani mattina tutti noi. Adesso vado ad imbracciare il mio contrabbasso, e stavolta mi farò ricordare da lui che può essere usato anche come un mitra. Abrazos y rebeldia y amor!

  • Gian Marco Martignoni

    Il coronavirus è l’emblema del fallimento del neo liberismo e di quei ” coglioni ” che lo volevano temperare.. Penso ce lo ricordiamo tutti e tutte ! “Dunque, la crisi sarà pesantissima, e come sostiene Luciana Castellina su Il manifesto di oggi ” senza una soggettività ” non si va da nessuna parte.Già la o le soggettività bisogna cercarle con il lanternino, stante che la pseudo-sinistra e i mistificatori stile Repubblica le hanno uccise ( le soggettività ). Ma non perdiamoci d’animo : siamo come minimo comune denominatore perlomeno anticapitalisti : qualcuno si dichiara ancora comunista, qualcun’ altro – mi sono simpatici – anarchico.Pertanto, siamo pronti a seguire le direttive più lungimiranti , e spronati da Daniele certamente non ci faremo – almeno noi – un ‘altra volta prendere in giro!

  • Tranquilli, Repubblica non c’è più. Se l’è comprata la fiat nella disattenzione generale, in un paio di giorni ha cambiato direttore e linea editoriale. Parallelamente in confindustria è stato eletto un imprenditore con 4 dipendenti, ma taaaanto politico. Per far chiudere 1/3 delle fabbriche ( e una marea di contagi ) c’è voluto uno sciopero Fiom, e una minaccia di sciopero generale. A occhio sembrerebbe prepararsi uno scontro epocale. Tanta gente sta cercando di salvare vite umane dal virus o dalla fame, ed intanto cerca di fare informazione e denuncia, e la fatica è tanta. Tutto tornerà come prima? Non so dire se è una minaccia o un augurio. Io non sono più quello di prima, lo sento dentro, lo vedo allo specchio. Tutto sta cambiando. Tocca anche a noi farci carico? E’ sempre toccato anche a noi. Mentre tanta gente sta morendo altra sta aprendo gli occhi, altra sta uscendo di testa, altra ancora sta dando tutto se stessa. Ci vuole tanta pazienza e tanto coraggio oggi per vivere.

  • angelo maddalena

    grazie a Daniele per questo sprone, io resto sempre a disposizione per iniziare dal basso con i trasporti pubblici gratuiti come forma estremamente e minimamente concreta di ribaltamento del presente, poi ci sono altre cose da fare, tipo proporre di non usare più l’automobile privata e vietare di utilizzarla da soli, l’obbligo di prendere in macchina gli autostoppisti, ma son discorsi superati, anche perché ci stanno vendendo adesso con la scusa del rischio-contagio il ritorno all’automobile privata come più sicura del trasporto pubblico, poi per carità: biciclette, monopattini e tutto il resto, ma se poi c’è un Sala che ti propone di aprire l’area C alle automobili a Milano ti riscoraggi, ma noi dobbiamo inizare dal basso, quindi tutti senza biglietto in autobus e treni, come in Lussemburgo, ma dal basso, all’italiana: sicuramente più divertente, se molti “sinistri” diranno che così si tolgono soldi allo Stato e baggianate del genere…pazienza, c’è vita oltre la sinistra (sinistrata?!)

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