«Chi pretende di cibarsi di solo sale…»

Una recensione – in lieve ritardo – a «Il giro del mondo in 80 pensieri» di Piergiorgio Odifreddi (*)

Ilgirodelmondoin80pensieri

Bisogna essere moooooooolto presuntuosi o molto bravi per osare un libro del genere: Odifreddi è molto bravo.

Dopo un breve preludio («rivolto a te») «Il giro del mondo in 80 pensieri» (Rizzoli: 410 pagine per 20 euri) è diviso in 8 tappe: politica, religione, storia, scienza, matematica, filosofia, letteratura, arte. A seguire un «postludio ondivago» e due utili indici (dei nomi e delle opere). Ogni titolo è accompagnato da un nome o da una parola-chiave: da notare la cattiveria e la continuità di «menzogne», «ciarlatani», «impostori», «inconsistenza», «stupidità», «incompetenza», «fraintendimenti», «preconcetti». Il titolo forse più bello è «Premiata macelleria McHitler’s» (per la gioia dei vegetariani) ma anche «La scoperta dell’acqua caldea» è una piccola delizia.

Nel primo degli 80 pensieri si ricorda che «Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sono i nostri due campioni» nella menzogna.

Come si sa Odifreddi non è che uno che “le manda a dire”… E infatti, spiegando la dignità dell’astensione dal voto, l’autore rimanda ad Aristofane: «la politica è un sacco di merda che i cittadini devono portarsi sulle spalle, e i cattivi politici scacciano sempre quelli buoni».

E appunto non mandandole “a dire” si dilunga, in modo documentato, su privilegi, bugie, imbrogli del Vaticano e dei suoi complici: uno Stato italiano che tuttora si genuflette ma anche quel Palmiro Togliatti che in sede “costituente” salvò il Concordato mussoliniano. Quanto a «Comunione e liberazione» e dintorni, il giudizio è netto: «quelli che definiamo ciellini o teodem ma che se fossero islamici chiameremmo semplicemente fondamentalisti o talebani». Assai perplesso è sui «sedicenti atei» che «seguono estasiati il corteo condotto da papa Francesco, attratti come ratti dal suono del suo piffero magico». A seguire c’è anche un bel «decalogo» moderno, cioè laico, che al punto 5 proclama: «non uccidere la razionalità scientifica» e al punto 9 «non desiderare la scuola d’altri». Sui pericoli della religione organizzata Odifreddi è netto, al punto che, in due passaggi diversi, riprende una frase di Steven Weinberg (premio Nobel per la Fisica) ovvero «I buoni fanno il bene e i cattivi il male ma per fare il male ai buoni ci vuole la religione»; o che, riprendendo Josè Saramago, ipotizza che «il mondo sarebbe molto migliore se fossimo tutti atei».

Altro tabù? Israele. Ma Odifreddi sa spiegare che alla base dell’accusa di «antisemitismo» rivolta a chi attacca le scelte politiche di Israele c’è «una subdola confusione, propagandata da media e istituzioni, fra ciò che si può pensare di tre argomenti molto diversi fra loro: cioè il giudaismo religioso […] il sionismo politico dello Stato […] e il semitismo culturale».

Forse il “pensiero” più sorprendente e squassante è la riscrittura (in apparenza fredda in realtà empatica e caldissima) del discorso «Io ho un sogno» di Martin Luther King – il 28 agosto 1963 – che Odifreddi indirizza, contro ogni retorica, agli «amici immigrati ed extracomunitari»: 4 pagine da antologia.

Ovviamente per chi (è il mio caso) non è tanto giovincello e si nutre di buone letture, molti fra i pensieri odifreddiani sono anche una sfida alla memoria. A esempio non ricordavo che il Ku Klux Klan avesse crocifisso un disco dei Beatles o che George Harrison fosse stato un finanziatore dello scomodissimo (e geniale) film «Brian di Nazareth» dei Monty Python. O che Galileo scrivesse anagrammi. E avevo anche dimenticato i bei versi di Alexander Pope: «La Natura e le sue leggi / stavan nascoste nel blu. / Dio disse: “Sia fatto Newton” / e la luce fu».

Ignoravo invece che esistessero due libri di Gavin Pretor-Pinney con questi splendidi titoli: «Una guida illustrata per l’osservatore di nuvole» e «Una guida illustrata per l’osservatore di onde». Osserverò.

Grande è (era) la mia ignoranza anche sulle «farfalle monarca» cioè sui loro viaggi impossibili, sulla «generazione Matusalemme» che serve appunto a completare il viaggio, sul loro accoppiamento sessuale così “costoso” per i maschi (chissà che ne direbbe un catto-fanatico).

Ignoravo anche la bella frase dello scienziato Freeman Dyson: «La scienza è malvagia quando produce giocattoli per i ricchi ed è buona quando supplisce alle necessità dei poveri».

Ancor più grave forse che abbia finora ignorato l’esistenza di tre dei libri qui citati ovvero «Il matematico si diverte» di Federico Peiretti, l’antologia «Racconti matematici» (che «spazia da Borges a Cortazar a Pynchon e Saramago» e «Ultima lezione a Gottinga» di Davide Osenda (in questo terzo caso trattandosi di fumetti… il mio omonimo avrebbe potuto/dovuto avvisarmi).

Memorabile una frase dell’intervista (di Odifreddi) a Renato Dulbecco, nel 1975 premio Nobel per la Medicina. Alla domanda (finta ingenua?) come mai negli Usa vi sia il proibizionismo contro le droghe, anche leggere mentre il commercio del tabacco rimane libero ecco la candida risposta: «Il tabacco lo producono gli Stati Uniti, le droghe no».

Assai nota – ma è sempre bella da rileggere – la frase di Einstein che Odifreddi cita a proposito degli “stolti”: «Due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, ma sull’universo ho ancora dei dubbi».

Ho moltissimi accordi con Odifreddi e qualche piccolo disaccordo. Mi sembra, a esempio, un po’ frettoloso liquidare tutta la science fiction con questa (pur bella) frase di Primo Levi: «La fantascienza è in genere povera fantasia e cattiva scienza, e la vera fantascienza oggi è la scienza». In genere… tant’è che anche Primo Levi scrisse fantascienza interessantissima. Quanto alla citazione di Theodore Sturgeon mi pare imprecisa e fuori contesto. Azzeccato invece l’utilizzo del cosiddetto “rasoio di Heinlein” (si intende Robert, altro scrittore di science fiction) ossia: «mai attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato con la stupidità».

Un po’ tagliato con l’accetta mi pare il modo in cui Odifreddi liquida «La struttura delle rivoluzioni scientifiche» di Thomas Kuhn: è comunque non è colpa di Kuhn se le tante persone che hanno letto frettolosamente il suo libro ne hanno dedotto… sciocchezze.

Ma sono piccoli e pochi disaccordi all’interno di un libro e soprattutto di un modo di ragionare che mi è mooooooooooooolto piaciuto e che mi sento di consigliare a tutte/i.

Pur amando il cinema e la fiction, non posso che concordare – a denti stretti? – con quanto auspica Odifreddi, proprio all’inizio: «Bisognerebbe fruire dei romanzi, dei film e della tv cum grano salis. Cioè a pizzichi da spargere sul piatto forte della scienza, per insaporire la vita. Chi invece pretende di cibarsi di solo sale, non rimane sano a lungo e presto muore di fame intellettuale. Come sta facendo l’Occidente e forse l’intero mondo».

(*) Questa sorta di recensione va a collocarsi nella rubrica «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita e probabilmente continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3… o da chi si ricorda più); altre volte mi è accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a “morire di vecchiaia”. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto chiedendo venia. Però, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po’ di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo “agostano” quasi quotidiano, così da aggiornare in “un libro al giorno toglie db di torno” quel vecchio detto paramedico sulle mele. D’altronde quando ero piccino-picciò e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda «che farai da grande?» rispondevo «forse l’austriaco (intendevo dire “astronauta” ma spesso sbagliavo la parola) oppure «quello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli». Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; però ogni tanto mi mandano i libri … e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. «Allora fai il recensore?» mi domandano qualche volta. «Re e censore mi sembrano due parolacce» spiego: «quel che faccio è leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perché storia, personaggi e stile mi hanno catturato». Altra domanda: «e se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?». Meditando-meditonto rispondo: «In linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perché perder tempo a sparlare dei brutti?». (db)

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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