Chiara Benaglia: Bonifica Romagna, sesta puntata

di Davide Fabbri (*)

CONSORZIO BONIFICA ROMAGNA / SESTA PUNTATA: PLATEALI CONFLITTI DI INTERESSI. IL CASO CLAMOROSO DEL CAPO SETTORE CHIARA BENAGLIA


Il Consorzio di Bonifica della Romagna è un ente pubblico. Nei fatti è una società partecipata interamente da enti pubblici, con scopi unicamente legati a una funzione pubblica di controllo e programmazione del territorio. Ha la sede legale a Cesena e la sede amministrativa a Ravenna.
La protagonista della puntata odierna della mia inchiesta sulle ombre gestionali del Consorzio è Chiara Benaglia. E’ ingegnere. Lavora dal 1997 in un ente pubblico. Assunta dall’ex Consorzio di Bonifica Savio e Rubicone. Dal 2009 ricopre la posizione di Capo settore della manutenzione di Pianura del Bacino Savio del Consorzio di Bonifica. E’ super pagata, con incentivi straordinari per migliaia di euro l’anno. Anziché svolgere la sua attività in esclusiva a favore del proprio datore di lavoro, che le paga il suo lauto stipendio, ha esercitato la libera professione in assenza di qualsiasi autorizzazione (peraltro in contrasto con le norme del contratto di lavoro dei dipendenti del Consorzio) addirittura utilizzando indebitamente il suo ruolo di “esperta” in materia idraulica che le deriva dal suo incarico istituzionale. Tutto questo non solo è vietato dal contratto di lavoro – che prevede eventualmente persino la sanzione del licenziamento in tronco dei trasgressori dello specifico divieto – ma è anche contrario alla deontologia professionale.
Chiara Benaglia è figlia di un imprenditore cesenate che lavora nel settore della manutenzione del verde, amico di famiglia del presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consorzio di Bonifica, il democristiano Domenico Scarpellini (uomo di fiducia di Massimo Bulbi, ex Presidente della Provincia di ForlìCesena, amico e sponsor dell’avvocato Dolcini e dell’ex sottosegretario Roberto Pinza, gli uomini più potenti e influenti di Forlì e dintorni), uomo che dalla costituzione del Consorzio Bonifica Romagna rappresenta di fatto l’eminenza grigia che governa. A Domenico Scarpellini dedicherò una apposita puntata della mia inchiesta. Se la merita, dato il suo peso e potere nel Consorzio.
Torniamo a Chiara Benaglia: negli anni fra il 2009 e il 2012, in contrasto con i divieti imposti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e dal Codice degli Appalti (il primo perché vieta in modo assoluto al funzionario del Consorzio lo svolgimento della libera professione, il secondo perché stabilisce precisi divieti al contemporaneo esercizio di attività professionali in conflitto fra loro, sanzionandole espressamente) veniva incaricata e svolgeva per conto del Comune di Cervia un’attività di collaudo statico e tecnico amministrativo relativo alla realizzazione di una opera pubblica assegnata alla nota impresa appaltatrice della Lega delle Cooperative CMC di Ravenna. L’incarico affidato alla Benaglia dal Comune di Cervia ha comportato uno svolgimento continuativo nel tempo di attività ispettive, di verifica tecnica, di sopralluogo e altro, nei confronti della CMC di Ravenna la quale, nello stesso periodo, stava eseguendo in appalto importanti interventi per conto dello stesso Consorzio, nell’ambito delle attività di messa in sicurezza idraulica del centro storico di Cesenatico (quello dei cosiddetti capanni da pesca, per intenderci: ne ho già scritto ampiamente nella seconda puntata dell’inchiesta). I lavori che stava seguendo nello stesso periodo a Cesenatico per il Consorzio di Bonifica riguardavano il nodo idraulico; si trattava dello sbarramento con paratoie mobili sito al “Ponte del Gatto” sul Porto Canale di Cesenatico. In quel lavoro – assegnato in appalto dal Consorzio alla CMC – Chiara Benaglia seguiva la contabilità dei lavori in contradditorio con il direttore tecnico della CMC, il geometra Fiorenzo Fabbri, il quale dirigeva anche i lavori per il Comune di Cervia. L’incarico affidato alla Benaglia dal Comune di Cervia è stato concesso in assenza di una formale autorizzazione all’esercizio dell’attività libero professionale da parte del Consorzio di Bonifica.
In soldoni: Chiara Benaglia – fra il 2009 e il 2012 – mentre svolgeva i compiti di collaudo in corso d’opera per il Comune di Cervia, era altresì contemporaneamente legata da un rapporto professionale di carattere continuativo con la CMC, cioè il medesimo soggetto esecutore sia degli interventi da collaudare che dell’opera sottoposta a controllo contabile da parte del Consorzio di Bonifica in veste di funzionario del Consorzio committente.
Alcuni vertici politici del Consorzio ne erano a conoscenza. Erano consapevoli della gravità dell’accaduto. Non sono intervenuti a rimuovere questi abusi e/o violazioni di legge da parte di propri dipendenti..
Chiara Benaglia aveva il ruolo di membro dell’ufficio di direzione dei lavori dell’Ente di Bonifica, quindi un’attività non compatibile e in evidente conflitto d’interessi con i collaudi, riguardanti la stessa ditta esecutrice. Quando ricevette un avviso di garanzia per una vicenda di ipotetico falso in atto pubblico (si ipotizza che abbia contraffatto un parere del 2012, favorevole ad assoggettibilità a VAS di una Variante urbanistica nel Comune di Bellaria-Igea Marina) rinunciò a proseguire nell’incarico, probabilmente per timore di esporsi eccessivamente, visto che “direzioni lavori” nei confronti della CMC e “collaudo in corso d’opera” di lavori della stessa CMC presso il Comune di Cervia potevano configurare una responsabilità penale per “abuso d’ufficio”, reato per il quale è indagata e deve presentarsi in udienza davanti al GIP di Ravenna Corrado Schiaretti il 26 novembre prossimo.

(*) Davide Fabbri è blogger indipendente
NELLA FOTO: Chiara Benaglia

 

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