Chiude Utet ma qualcosa si può (si deve) fare

Un appello. A seguire testi di Gianluca Cicinelli e Alberto Corsani

La casa editrice Utet Grandi Opere è fallita e il tribunale fallimentare sta stabilendo l’entità del danno. In molte delle nostre case sono entrati volumi della Utet, un patrimonio culturale che non può andare disperso. Con questa petizione si chiede al ministro della Cultura di acquisire il catalogo delle opere affinchè rimanga di proprietà delle cittadine e dei cittadini. La cultura non può sottostare soltanto alle leggi di mercato. Perciò vi chiediamo una firma e di far circolare l’appello.

APPELLO – SALVIAMO IL CATOLOGO UTET GRANDI OPERE,

Il fallimento di Utet Grandi Opera Spa rischia di disperdere uno dei più grandi patrimoni della cultura italiana su cui dal 1791 a oggi si sono formati milioni di italiani. Chiediamo al ministro della Cultura che lo Stato acquisisca catalogo e magazzino della società fallita, in accordo con la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, ratificata dalla Camera dei deputati italiana. Utet Grandi Opere non è stata soltanto un’impresa privata ma un motore indispensabile per la cultura italiana. Grazie a un sistema di vendita rateale i volumi delle sue opere sono entrati nelle case di tutti i ceti sociali. Il ministero della Cultura deve intervenire per la conservazione delle opere come interesse pubblico e come risorsa per lo sviluppo  durevole e per la qualità della vita. La cultura non può essere una merce regolata soltanto dall’economia di mercato. Esiste un diritto all’eredità culturale dei popoli che lo Stato deve promuovere e proteggere.   

https://www.change.org/p/ministro-della-cultura-dario-franceschini-salviamo-il-catologo-utet-grandi-opere-appello-al-ministro-della-cultura?recruiter=828846232&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_petition&utm_term=share_petition&recruited_by_id=1996abc0-c30f-11e7-81c7-1b5b82d9b968&utm_content=fht-25804971-it-it%3A1

 

Le rifleessioni di Gianluca Cicinelli (promotore della petizione)

È vero che molte imprese chiudono ma il fallimento della Utet non può passare sotto silenzio come se fosse una qualsiasi pizzicheria; e stavolta non chiedo scusa al pizzicagnolo perchè la Utet è a pieno titolo un pezzo basilare della cultura italiana. Del fallimento ho appreso per caso da un post su fb: la notizia non sembra colpire molto nessuno, puntiamo tanto l’indice contro l’analfabetismo funzionale e poi si tace della perdita di una delle più importanti case editrici. Sono cresciuto in una casa dove un’intera stanza era occupata dalle opere Utet. E l’unica cosa di vero valore che posso lasciare ai miei figli è il Grande Dizionario della lingua italiana curato da Salvatore Battaglia, sono 23 volumi comprensivi di dizionario storico e regionalismi, gli ultimi due volumi di aggiornamento curati da Edoardo Sanguineti: un’opera unica, la vera Crusca del ventesimo secolo, pagata per oltre quarant’anni a rate. E poi ancora tutti i testi di filosofia e letteratura, la cultura universale prima che venisse ridotta a due righe su wikipedia, l’accesso al sapere prina della sua destrutturazione e volgarizzazione internettiana. Mi chiedo che fine faranno catalogo e magazzino della Utet, mi chiedo come sia possibile che il ministero della Cultura non intervenga per salvaguardare un simile patrimonio che parte dall’illuminismo italiano (credo sia stata fondata due anni dopo la rivoluzione francese) per arrivare a oggi. Non riesco a capire inoltre come una notizia tanto grave anzichè aprire le pagine culturali dei grandi giornali sia relegata a dieci righe su un paio di quotidiani torinesi online.
Facevo le elementari e dovevo fare un tema sull’altare della patria. Chiesi lumi  a mio padre che aprì il volume dell’enciclopedia Utet che ne parlava, quasi più grosso di me. Ecco se dovessi indicare un episodio formativo importante nella mia vita quella prima ricerca su un volume non scolastico sta sul podio e anche per questo non esagero nel definire per me un vero shock la notizia del fallimento Utet. Insomma mi chiedo se dopo tante campagne per salvare foche monache, alberi secolari e formaggi con vermi non si possa fare qualcosa per salvare anche, rendendolo pubblico, il catalogo della Utet.

Quando il pensiero protestante entrò nella cultura editoriale

di Alberto Corsani (*)

Chiude Utet-Grandi opere, della casa torinese che pubblicò Lutero e Calvino

Ogni volta che chiude i battenti una casa editrice è come perdere un pezzo di storia, uno sguardo critico in più sul presente; è come perdere la prospettiva futura di avere un’altra possibilità per valutare ciò che avviene nella contemporaneità. Così è anche questa volta, di fronte alla chiusura obbligata dell’Utet-Grandi opere.

L’Unione tipografico-editoriale torinese è stata la più antica casa editrice italiana, fondata a Torino nel 1791 (70 anni prima dell’Unità d’Italia!) dai fratelli Pomba, e ulteriormente sviluppata dal figlio di uno di loro, Giuseppe. Specializzata nel corso dei due secoli successivi nella produzione di “grandi opere”, ha dato i natali ad alcuni titoli fondamentali nella costruzione del sapere nazionale, opere di consultazione elevata dovuta a specialisti di altissimo livello: nel campo della linguistica italiana, dopo il celebre Tommaseo, Salvatore Battaglia (che coordinò il Grande Dizionario della lingua italiana) e Tullio De Mauro, ma anche il critico e storico musicale torinese Alberto Basso, autore principale del Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti. Si credeva ancora, solo pochi anni fa, in un’opera di acculturazione che, a fianco alla saggistica specialistica poneva la grande cultura enciclopedica come un forziere della massima affidabilità a cui attingere in caso di ricerche specialistiche. Il fatto che questi saperi “universali” si vadano trasferendo su altri strumenti tecnologici ha contribuito al declino dell’attività, messa poi in questione anche dal problema più generale del fatturato culturale in epoca di Coronavirus. Tant’è: la sezione “Grandi opere” chiude i battenti, a seguito della dichiarazione di fallimento del 15 ottobre, mentre resta aperto un ramo (Utet-libri) che da una ventina d’anni fa capo alla DeAgostini.

Il mondo protestante si è accostato a questa notizia con un interesse tutto particolare, perché a Utet si dovevano anche delle collane prestigiose, e fondamentali in un periodo ben preciso della nostra storia culturale: i «Classici delle religioni», volumi rilegati con copertina telata, dedicati a grandi classici del pensiero teologico, i cui titoli erano addirittura articolati in alcune sottosezioni: le religioni orientali (diretta da Oscar Botto, docente di Indologia all’Università di Torino), la religione ebraica; la religione islamica; la religione cattolica, le altre confessioni cristiane. Qui vide la luce la pubblicazione italiana dell’Istituzione della religione cristiana di Calvino, nella traduzione (dal latino e dal francese del ‘500) di Mario Musacchio e Oriana Bert, e con la cura del pastore Giorgio Tourn. «In quegli anni la Utet pubblicava una serie di grandi classici del pensiero – ricorda il pastore –; un’operazione di divulgazione “alta”, scientifica non in quanto destinata a specialisti o universitari, ma proprio per il suo livello. Era pensata per un pubblico colto, culturalmente preparato, includeva testi di economia, letteratura, politica, e tra i vari filoni era stato inserito anche quello religioso. Questo non era inteso come fatto ecclesiastico, ma come uno degli elementi culturali fondamentali, qui stava l’innovazione». Infatti, era un vero e proprio “salto di qualità” nel panorama editoriale, in anni in cui anche altri editori non specificamente religiosi andavano acquisendo importanti titoli della teologia protestante: Bompiani, nella collana diretta da Paolo De Benedetti («La ricerca religiosa – Studi e testi») aveva messo in catalogo l’Etica di Bonhoeffer nella traduzione del pastore Aldo Comba (1969) e nello stesso anno l’estratto Lettere a un amico, già pubblicate in Resistenza e resa, e ancora una Antologia di testi di Karl Barth era stata inserita nella collana «Portico»; invece Feltrinelli di Barth nel 1962 aveva pubblicato il commento alla Lettera ai Romani nella traduzione di Giovanni Miegge . Ma erano autori del ‘900.

La serie ideata da Utet era un’altra cosa, cercava i classici: «Nell’ambito religioso, già più problematico rispetto agli altri, erano stati inseriti i testi protestanti, una cosa inedita – prosegue Tourn –. Abbiamo così gli Scritti religiosi di Lutero curati da Valdo Vinay insieme a Giovanni Miegge, ed era la prima volta che Lutero entrava in una biblioteca italiana. E poi l’Istituzione di Calvino. Centrale in questo progetto editoriale è stato lo storico Luigi Firpo, figura emblematica anche di un clima di grande ricerca e fermento che si esprimeva anche nei convegni storici della Società di Studi valdesi, ai quali lo stesso prof. Firpo partecipava». Un lavoro appassionante e faticoso, svolto nella consapevolezza di fare qualcosa di importante per la cultura italiana. E va dato atto che la nuova configurazione aziendale nel 2009 pubblicò un’edizione economica dell’Istituzione, sempre in due volumi, più piccoli. Fu un ulteriore bel segnale, che speriamo di vedere ancora.

(*) ripreso da riforma.it ovvero «Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia».

 

La Bottega del Barbieri

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