«City»: un libro i m p e r d i b i l e

Detto in 30 parole (o se preferite 163 battute)

«City» di Clifford Simak è un libro che non deve mancare nelle vostre biblioteche: visto che – per tutto febbraio – è in edicola a 6,50 euri non fatevelo sfuggire.

City-copertina

 

Detto con qualche parola in più (e con una nota finale sui fascisti)

Non ho resistito. E l’ ho riletto. Sarà la quindicesima volta ? Boh, forse più.

L’inizio di «City» lo so quasi a memoria.

«Queste sono le leggende che i Cani si raccontano quando le fiamme crepitano alte e il vento fischia da nord. Allora ogni famiglia si raccoglie intorno al focolare e i cuccioli siedono muti, intenti ad ascoltare, e quando la storia è finita fanno molte domande.

Che cos’è l’Uomo?” chiedono.

Oppure: “Cos’è una città?”

O anche: “Che cos’è una guerra?”.

Non c’è una risposta precisa a domande di queste genere. Ci sono supposizioni. Ci sono teorie e tante ipotesi dotte ma nessuna vera risposta».

Fantascienza? Se volete. Ma il consiglio di leggerlo vale per tutte/i, anche per chi dice di non amare la science fiction e il fantastico. E’ uno dei più bei libri del ‘900: per l’invenzione iniziale, per la trama, per come le diverse storie sanno intrecciarsi in un quadro sempre più bello, per i personaggi (umani e non), per almeno tre colpi di scena, per la scrittura. Se qualcuna/o vuole cercarci un difettuccio lo troverà: del resto anche io ho sempre pensato che 5 virgole Shakespeare le abbia sbagliate, che in un certo paragrafo Italo Calvino non fosse all’altezza del precedente e che Virginia Woolf poteva spiegarsi meglio nella quattordicesima riga.

Cosa c’è qui?

Non posso, non voglio, non devo dirvelo.

O almeno posso solamente accennare che robot, cani, formiche si contendono la scena con sogni e felicità. Che il fuoco (divino?) degli umani forse si è spento ma altri se ne sono accesi. Che i «rimbalzanti» e i «fantasmi» sono stati e saranno sempre vicini a noi umani: c’è chi li ha visti, c’è chi li vedrà.

L’idea di percorrere – noi cioè gli Umani e loro, i Cani – secoli «mano nella zampa» non vi piace? Vi accade di pensare che pensiamo e sogniamo “troppo”? Ritenete giusta l’idea che l’essere umano sia «signore di tutto il creato»? Una frase come «è meglio perdere un mondo che ricominciare a uccidere» vi disgusta? Questo allora è un libro che NON fa per voi; anzi devo dirvi – per essere franco – che avete sbagliato blog.

L’autore di «City» (in italiano gira anche come «Anni senza fine») cioè Clifford Simak è stato altre volte bravo e bravino, divertente e leggibile in romanzi e in alcuni racconti. Mai così in alto però come in «City» e probabilmente era impossibile.

Il libro uscì nel 1952 con la traduzione di Giorgio Monicelli: in questa riedizione della Collezione Urania – febbraio 2016, numero 157 – costa 6,50 euri per 272 pagine con un’utile bibliografia.

Purtroppo – almeno per me – questa edizione di «City» è “rovinata” da una nota di Gianfranco De Turris. Se siete curiose/i di sapere perché mi fa arrabbiare (inferocire anzi) trovare De Turris in coda a questo straordinario libro pazientate qualche riga: prima di arrivare al dunque devo fare una premessa e darvi un’informazione.

La premessa è che non amo i recinti e dunque solitamente discuto con tutte/i; però ogni tanto c’è un segnale di allarme da notare, un ostracismo da discutere e far finta di non vedere un incendio è una pessima idea.

L’informazione è questa: Gianluca Casseri, il killer dei due senegalesi (a Firenze nel dicembre 2011) che era attivo in Casa Pound aveva pubblicato «La chiave del caos», vagamente fantascientifico, con la prefazione di Gianfranco De Turris, come si vede nell’immagine qui sotto.

GianlucaCasseri-casaPound

De Turris è un fascista “in guanti bianchi” come dice qualcuno? E’ un tipo simpatico ma un po’ “nostalgico” come mi è stato argomentato di recente? “Sì ha idee politiche non condivisibili ma di fantascienza se ne intende” come qualche altro sostiene? Non parlo di questo. Io credo che nell’Italia del 2016 bisogna prendere atto che Casa Pound e Forza Nuova sono due organizzazioni neo/nazifasciste e pericolose per la democrazia, qualunque idea (minima o massima, ottimista o pessimista) si abbia della convivenza democratica. Se ci si trova con alcuni loro esponenti – killer o dirigenti “politici” che siano – in qualche frangente i casi son due: o si tratta di un errore e allora ci si scusa pubblicamente per l’involontaria “cattiva compagnia”; oppure si condivide il loro quadro di riferimento e allora si è scelto da che parte stare. So che questa presa di posizione non è popolare in alcuni ambienti, anche di “sinistra”, della fantascienza: perché, come accade in ogni piccola o grande “setta” (in questo non c’è differenza con il club dei fans di Poirot, con la congrega della moto Electra Glide o con il gruppo che si riunisce ogni giovedì per leggere Dante) sembra contare più quella comune passione che non le idee politiche… Io invece credo che ci siano limiti invalicabili: chi sta con Casa Pound o Forza Nuova è pericoloso. E questo va detto senza esitazioni.

Così molte persone non sapranno (ma a Urania dovrebbero saperlo) che De Turris ha fatto la prefazione al libro di Casseri, cioè di una persona che bazzicava la destra più estrema e poi coerentemente è diventato il killer di due innocenti senegalesi; e che di tutto questo De Turris non ha sentito il bisogno di dare spiegazioni/dissociazioni (se invece pubblicamente le ha date e io non ne sono a conoscenza… sarò lieto di esserne informato). E dunque c’è chi leggerà le sue paginette in fondo a «City» senza problemi. Anche perché in effetti parlando di «City» non è che si noti l’uomo di estrema destra; al massimo si può criticare queste pagine per l’eccesso di banalità ma insomma… niente di grave; io pure grosso modo su Simak la penso come lui e non avrei scritto cose troppo diverse.

La questione è questa. Se vado a un concerto potrò e dovrò sapere se quel bravo, mettiamo davvero bravo, pianista o chitarrista finanzia gruppi neonazisti? Secondo la logica sì. Come ho il diritto/dovere di sapere – e di far sapere – se, mettiamo caso, quello che i giornalisti definiscono un “prete ladro” è un ladro travestito da prete o davvero un sacerdote che ruba; faccio questo esempio perché di recente ho sentito, a proposito delle bombe di piazza Fontana, un imbecille parlare di anarco-fascisti: no, in alcuni gruppi anarchici nel 1969 si erano infiltrati fascisti (i nomi si sanno) nonché carabinieri e agenti dei servizi segreti (anche questi nomi si sanno) per “provocare” e per suggerire la preparazione di sanguinosi attentati che poi gli anarchici veri non fecero; se la differenza fra anarco-fascisti e fascisti che si infiltrano fra gli anarchici vi sfugge mancate, a mio avviso, del minimo di logica necessaria a ragionare.

Se come me credete che i fascisti siano un pericolo allora condividerete il senso di questa informazione e del mio invito all’ostracismo, al prendere le distanze da Gianfranco De Turris e/o da altre persone, se ci sono, che non hanno problemi a vedere il loro nome associato a Casa Pound o simili. Se ritenete invece che sia più importante che so? il comune amore per Simak o per la fantascienza… beh da questa vostra supposta “casa dei fans” gradisco star fuori.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

9 commenti

  • Grazie a Daniele di avermelo segnalato appena uscito.
    Pensavo di doverlo rileggerlo. No, mi era sfuggito. Contento e felice l’ho divorato in poche ore.
    Si, è vero, deve essere letto e deve rimanere nelle nostre biblioteche. Sarà sempre utile.

  • Grazie, Daniele.
    Però sulla storia delle prefazioni io sono più cauto. Negli anni 80 in America due ragazzi si suicidarono e la moglie di Al Gore, all’epoca nemmeno in odore di sconfitta presidenziale, partì all’attacco con una campagna contro l’heavy metal reo di traviare i giovani virgulti. Le armi invece risuonano spaventosamente ancora oggi, laggiù.
    Il tizio che ha fatto quel che ha fatto era uno spostato. Accade ogni giorno. Molti lo fanno per la religione e dovremmo incarcerare allora tutti i preti. Non ho il minimo rapporto con De Turris e anni fa Vittorio mi raccontava le loro epiche polemiche da opposti lati della strada. Ho paura come te di Forza Nuova e Casa (non cito il nome del grande poeta perché i figuri non meritano di avere il suo nome vicino).
    Ma, limitatamente alle prefazioni, sono sommessamente in disaccordo. Senza polemica e col solito affetto.

    • Daniele Barbieri

      grazie Vince
      la penso diversamente da te, è ovvio… ma dubbi ne ho sempre sul da farsi: anche gli strumenti nonviolenti come boicottaggi e ostracismi sono scelte difficili
      però quel che più detesto e mi fa paura – sono i silenzi e le omertà
      w Curtoni
      db
      PS: da qualche parte ho letto che Heminwgay scrisse a quelli che erano disinformati ma anche a quelli che facevano finta di non vedere i nazifascisti e così giustificavano la loro inazione e talvolta complicità: “non sarà per aprile o per maggio e magari neanche per ottobre ma prima o poi dovremo combattere i nazifascisti”. Aveva ragione lui. Bisogna combatterli.

  • GiorgIo Chelidonio

    E’ un titolo riemerso dalla mia memoria di “quattordicenne lettore di Urania”: penso proprio che lo rileggerò. Ne ho un ricordo sfumato e un po’ mitizzato.
    Grazie.

  • Daniele, al 101% con te. Sia su City sia, cosa più importante, sui neofascisti. Ricorda un po’la storia del tenente delle SS che mentre osserva il massacro di Ouradour che ha appena ordinato dipinge un quadro bucolico. Un quadro tecnicamente buono. Ma può essere “bello”? Per il partigiano che lo osserva nascosto nella boscaglia il problema non si pone neppure. Il quadro di un assassino non rientra nella categoria del bello anche se è tecnicamente ben realizzato. (Resta da chiarire quella nostra vecchia discussione su Van Vogt, che ammiccava pericolosamente a Evola…)

    • Daniele Barbieri

      grazie Raffaele, leggendoti ho ripensato (spero non solo io) a quel vecchio, grandissimo libro che è «Il silenzio del mare» di Vercors. Invece non ricordo assolutamente la nostra discussione su Van Vogt, però mi fido della tua memoria. Ho sempre considerato Van Vogt un simpatico pazzoide, confusissimo, a tratti incomprensibile. Pieno di idee sì ma con almeno due gravi difetti. Il primo è che VV dimenticava spesso di cosa stava scrivendo perciò le trame di alcuni suoi romanzi sono più ingarbugliate della foresta amazzonica prima dell’arrivo dei “civilizzatori”. Il secondo difetto, ben più grave, è di avere – involontariamente credo – incoraggiato un tal Hubbard a inventare la Dianetica con le successive religioni (fra virgolette o no?).
      Colgo l’occasione per dire – urbi, orbi e pure erbe – che mi piacerebbe riaverti in bottega: il sabato ma anche gli altri giorni. So che hai un casino di impegni ma io ci provo.

  • Agostino (Ago) Renda

    Grazie Daniele ! Abbracci

  • Giuliano Spagnul

    “(…) Chi, dopo aver letto City, si aspettasse di ritrovare in altre opere le profonde emozioni che questo romanzo suscita, ne resterebbe irrimediabilmente deluso. Considerato a ragione il suo capolavoro, City rappresenta, rispetto alle tematiche di Simak, un’eccezione alla regola: alle ottimistiche visioni di pace e amore universali subentra qui una profonda sfiducia nella capacità umana di superare la maledizione di Caino. Composto da otto racconti, pubblicati singolarmente tra il ’44 e il ’51 e ristrutturati per essere riuniti in un’opera organica, City potrebbe considerarsi un testamento spirituale: non già di Simak ma dell’Umanità con la U maiuscola, quella dei grandi sogni e dei buoni propositi. Amareggiato e scosso dagli orrori di una guerra che calpestava ogni principio morale, Simak dovette sentirsi tradito dai suoi simili proprio in quegli ideali che più gli sembravano sacri e irrinunciabili, fatto sta che concepì quest’opera amara e poetica al tempo stesso, aggrovigliata in nodi etici impossibili a sciogliersi. Anch’egli dovette pensarla come Balzac, e cioè che conoscendo a fondo gli uomini si finisce per amare di più le bestie; se quindi l’umana follia non potrà mai essere guarita, tanto meglio per gli altri abitanti di questo pianeta se gli uomini se ne andranno via per sempre. (…)” (da: Nei labirinti della fantascienza a cura del collettivo di Un’ambigua utopia, Feltrinelli 1979, Mimesis 2012)
    Più che d’accordo, va riletto e lo farò. Contiene una problematica fondamentale, oggi più che mai, sul significato dell’essere umani e sul nostro rapporto con gli altri esseri viventi e non, col mondo infine. Ma prometto di scriverne dopo la rilettura. Su Van Vogt vorrei spezzare una piccola lancia in favore, non solo Hubbard ma anche Dick gli deve qualcosa.

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